ILLECITO AMMINISTRATIVO

PROPAGANDA ELETTORALE MEDIANTE VEICOLI PUBBLICITARI (VELE).

Risultati immagini per vele pubblicitarie

E’ possibile svolgere attività di propaganda elettorale mediante veicoli pubblicitari, meglio conosciuti come “vele”? E ciò anche durante il periodo previsto per legge nel quale si applica la specifica disciplina che regola in via generale lo svolgimento delle attività di propaganda elettorale?

La disciplina normativa di riferimento è contenuta nella L. 04/04/56 n° 212 “Norme per la disciplina della propaganda elettorale.”, la quale non disciplina il caso in trattazione, ma prevede in via generale all’art. 1, comma 1, quanto segue:

“L’affissione di stampati, giornali murali od altri e di manifesti di propaganda, da parte di partiti o gruppi politici che partecipano alla competizione elettorale con liste di candidati o, nel caso di elezioni a sistema uninominale, da parte dei singoli candidati o dei partiti o dei gruppi politici cui essi appartengono, è effettuata esclusivamente negli appositi spazi a ciò destinati in ogni Comune.”

e, all’art. 6, comma 1, che:

“Dal trentesimo giorno precedente la data fissata per le elezioni è vietata ogni forma di propaganda elettorale luminosa o figurativa, a carattere fisso in luogo pubblico, escluse le insegne indicanti le sedi dei partiti. È vietato, altresì, il lancio o il getto di volantini in luogo pubblico o aperto al pubblico e ogni forma di propaganda luminosa mobile.”.

In materia fondamentale è la Circolare del Ministero dell’Interno del 08/04/80 n° 1943/V (clicca e leggi) che costituisce strumento interpretativo ed operativo per gli organi di vigilanza, la quale al par. 6 prevede che “… dal momento della assegnazione degli appositi spazi per la propaganda elettorale a coloro che ne hanno titolo e fino alla chiusura delle votazioni:

  1. a) è vietata la affissione di qualsiasi materiale di propaganda elettorale negli spazi destinati dai comuni alle normali affissioni, previo pagamento dei diritti previsti al capo III del D.Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 639;
  2. b) è vietata la esposizione di materiale di propaganda elettorale negli spazi di pertinenza degli interessati, di cui all’articolo 28 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 639. Trattasi dei giornali murali, bacheche o vetrinette appartenenti a partiti o gruppi politici, associazioni sindacali o giovanili, editori di giornali o periodici, posti in luogo pubblico o esposto al pubblico.

In eccezione al predetto divieto, l’articolo 1 della legge n. 130 consente che nelle predette bacheche o vetrinette sia effettuata la affissione di quotidiani e periodici. La eccezione vale

anche per i giorni della votazione (articolo 8 della legge n. 130)

omissis

  1. c) è vietata l’affissione o l’esposizione di stampati murali od altri e di manifesti inerenti, direttamente o indirettamente, alla propaganda elettorale in qualsiasi altro luogo pubblico o esposto al pubblico, nelle vetrine dei negozi, nelle porte, sui portoni, sulle saracinesche, sui chioschi, sui capanni, sulle palizzate, sugli infissi delle finestre o dei balconi, sugli alberi o sui pali, ovvero su palloni o aerostati ancorati al suolo.”.

Per ciò che ci occupa il par. 22 della circolare prevede:

“L’articolo 6 della legge 212, nella nuova formulazione della legge n. 130, vieta ogni forma di propaganda luminosa mobile. La norma è intesa a proibire la propaganda elettorale eseguita su mezzi mobili con apparecchiature luminose.

Al contrario, deve ritenersi ammessa ogni forma di propaganda figurativa non luminosa eseguita con mezzi mobili.

E’ appena il caso di aggiungere che i veicoli che rechino tali mezzi di propaganda devono avere i requisiti richiesti dalle norme sulla circolazione stradale; deve poi ritenersi che, dentro i limiti delle predette norme, la sosta dei veicoli stessi deve essere ammessa.”

Pertanto la propaganda elettorale effettuata tramite un veicolo in movimento e a carattere figurativo non rientra nei divieti sopra indicati, in quanto essa da una parte non costituisce affissione e dall’altra non è né propaganda elettorale luminosa o figurativa a carattere fisso, né propaganda luminosa mobile.

La legitimità di tale forma di forma di propaganda elettorale risiede però nel fatto che il veicolo sia in movimento, in caso contrario si configura la realizzazione di una forma di propaganda elettorale figurativa a carattere fisso.

Nel tempo sono stati individuati una serie di criteri, trasfusi nelle circolari delle Prefetture emanate in occasione delle consultazioni elettorali, quali la possibilità di realizzare soste di breve durata (es. soste tecniche) o l’obbligo di rimessaggio in luoghi che non consentano la visibilità dall’esterno, al fine di giudicare la trasformazione della propaganda elettorale da mobile a fissa e quindi in violazione dell’art. 6 della L. 212/56.

In merito però ai tempi di sosta di breve durata è sentita la necessità di stabilire un preciso periodo temporale massimo di sosta a cui l’organo di vigilanza possa far riferimento, evitando in tal modo valutazioni ampiamente discrezionali e il sorgere di probabili contenziosi.

Ovviamente non vi è un dato normativo a cui far riferimento, si potrebbe utilizzare il termine di 48 ore indicato nei due pareri del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti del 18/02/08 n° 16076 e del 29/07/08 n° 62926, criterio ampiamente accolto dalla giurisprudenza, al fine di qualificare quando una attività pubblicitaria svolta attraverso un mezzo mobile si trasforma in un impianto pubblicitario fisso e quindi necessitante di specifica autorizzazione ex art. 23 Codice della Strada.

Si osserva che tale riferimento temporale è valido però solo fino al momento in cui la propaganda elettorale mediante veicolo può essere ritenuta come una qualsiasi attività pubblicitaria, perchè dal momento in cui scatta la vigenza della normativa specifica di settore sopra citata, allora la disciplina generale del Codice della Strada non può più essere applicata.

Quanto sopra trova riscontro nelle circolari/accordi con le formazioni politiche delle Prefetture emanate in occasione delle consultazioni elettorali, per alcune delle quali poi si prevedono esplicitamente tempi di sosta massimi, seppur diversificati, diversi dal termine delle 48 ore (si va da 15 minuti ad 1 ora, vedi stralcio Prefettura di Agrigento, Brescia, Fermo, Macerata, Massa-Carrara, Napoli, Pistoia – clicca e leggi), dalla loro lettura si rileva la esclusione della applicazione analogica dei suddetti pareri del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti alle “vele” di propaganda elettorale.

Giovanni Paris

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INOTTEMPERANZA AD ORDINANZA SINDACALE: VIOLAZIONE ART. 650 C.P.?

La violazione di una ordinanza sindacale viene perseguita penalmente e costituisce reato ex art. 650 c.p.?

Non sempre, l’ipotesi contravvenzionale sopra indicata si configura solo quando si tratti di provvedimento contingibile ed urgente, mentre in caso di inottemperanza di provvedimenti diretti a dare esecuzione a leggi o regolamenti la violazione sarà perseguita quale illecito amministrativo con applicazione delle specifiche sanzioni amministrative previste dalla legge o la applicazione della sanzione amministrativa prevista dall’art. 7-bis D.L.gs 267/00.

Questo il principio espresso e ribadito dalla Corte di Cassazione con sentenza 03/11/16 n° 46212 (scarica e leggi).

Giovanni Paris

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MANCATA OTTEMPERANZA ALL’ALT DELLA POLIZIA: ART. 650 C.P. O ART. 192/1 C.D.S.?

Il mancato adempimento da parte del conducente di un veicolo all’obbligo di fermarsi imposto da funzionari, ufficiali e agenti cui spetta la prevenzione e l’accertamento dei reati in materia di circolazione stradale integra gli estremi anche del reato ex art. 650 c.p. o vi è solo la violazione dell’art. 192/1 C.d.S., costituente illecito amministrativo?

Sulla questione si è espressa la Corte di Cassazione che con sentenza del 14-10-16 N° 42591  (scarica e leggi) ha affermato che il comportamento determina la applicazione del solo art. 192/1 C.d.S., in quanto in tale caso opera la disciplina del concorso apparente di norme, e perciò il principio di specialità, di cui all’art. 9 della L. 689/81 quando uno stesso fatto è punito da una disposizione penale e da una disposizione che prevede una sanzione amministrativa,

Giovanni Paris

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DIVIETO DI ACCESSO DI CANI IN GIARDINI E PARCHI PUBBLICI

DIVIETO ACCESSO CANI-

Il Comune può prevedere un divieto generalizzato di accesso ai cani, muniti anche di guinzaglio o museruala, in tutti i giardini e parchi pubblici cittadini?

In effetti è dato riscontrare che molti comuni hanno adottato provvedimenti in tal senso motivandoli:

  • con la considerazione che la presenza dei cani nei luoghi suddetti possa costituire un rischio di natura igienico/sanitaria per la salute dei cittadini, oltre che un problema di decoro, a causa delle deiezioni prodotte dagli animali, spesso non raccolte da chi conduce l’animale,
  • con lo scopo di maggiore tutela della sicurezza ed incolumità dei cittadini, specialmente minori, inabili e d anziani, abituali frequentatori di tali luoghi, per via di possibili aggressioni.

Tali provvedimenti, anche se partono da ragionevoli intendimenti, sono legittimi?

La questione è stata affrontata in diverse occasioni dagli organi di giustizia amministrativa con declaratoria di illegittimità dei provvedimenti impugnati, da ultimo si segnala la decisione del TAR LAZIO, SEZ. II BIS,DEL 17-05-16 N° 5836 (scarica e leggi)

Vediamo quali sono state nel tempo alcune sentenze emesse in proposito e le motivazioni a fondamento delle stesse.

TAR Piemonte del 18/05/12 n° 593

L’organo giurisdizionale dichiara la illegittimità del provvedimento impugnato per eccesso di potere determinato da carenza di adeguata istruttoria, non essendovi dati o accertamenti medico-veterinari che supportino la decisione di vietare l’accesso dei cani nelle aree verdi, pertanto invece di porre tale divieto andrebbe potenziato il servizio di controllo da parte della Polizia Municipale per sanzionare coloro che non adempiono all’obbligo di condurre il cane al guinzaglio o con la museruola (come previsto dall’art. 83 del D.P.R. 320/54 “Regolamento di Polizia Veterinaria”, che impone appunto di condurre i cani, quando si trovano nelle vie o in altri luoghi pubblici, con idonea museruola o con guinzaglio) o all’obbligo di rimuovere le deiezioni dell’animale.

TAR Sardegna del 30/11/12 n° 1080

L’organo giurisdizionale dichiara la illegittimità del provvedimento impugnato, emesso sotto la forma della ordinanza contingibile ed urgente ai sensi dell’art. 50 del D. Lgs. 267/00, in quanto manca la dimostrazione di un pericolo effettivo che minacci la sanità e l’igiene pubblica derivante da una situazione eccezionale ed imprevedibile, che deve fondare l’adozione di un provvedimento del genere, a cui non sia possibile far fronte con i mezzi ordinari previsti dall’ordinamento, concludendo che se il rischio per la cittadinanza è relativo alla mancata raccolta delle deiezioni dei cani, esso si risolve con la irrogazione delle sanzioni previste nei confronti dei trasgressori e non vietando indiscriminatamente l’ingresso dei cani nelle aree verdi.

TAR Puglia del 28/03/13 n° 732

TAR Basilicata del 17/10/13 n° 611

Gli organi giurisdizionali dichiarano la illegittimità dei provvedimenti impugnati, emessi sotto la forma della ordinanza contingibile ed urgente ai sensi dell’art. 50 del D. Lgs. 267/00, in quanto eccessivamente limitativi della libertà di circolazione delle persone e perchè la tutela dell’igiene e sanità pubblica è raggiungibile obbligando coloro che accompagnano i cani nei giardini e parchi pubblici di dotarsi di strumenti idonei per rimuovere le deiezioni dell’animale, sproporzionato ed eccessivo è il divieto assoluto di ingresso.

Vediamo quali sono state le motivazioni a fondamento dell’ultima sentenza emessa sull’argomento.

Tar Lazio del 17/05/16 n° 5836

L’organo di giustizia amministrativa aderisce al costante consolidato e non contrastato orientamento giurisprudenziale formatosi su fattispecie analoghe richiamandosi a: T.A.R. Potenza, 17 ottobre 2013, n. 611; T.A.R. Reggio Calabria, 28 maggio 2014, n. 225; T.A.R. Milano, 22 ottobre 2013 n. 2431; T.A.R. Sardegna, 27 febbraio 2016 n, 128; T.A.R. Venezia, 12 aprile 2012, n. 502.

Si osserva che sono meritevoli le ragioni di tutela dei cittadini in considerazione della circostanza che i cani vengono spesso lasciati senza guinzaglio e non ne vengono raccolte le deiezioni, ma il provvedimento risulta essere eccessivamente limitativo della libertà di circolazione delle persone ed è comunque posto in violazione dei principi di adeguatezza e proporzionalità, atteso che lo scopo perseguito dall’Ente locale di mantenere il decoro e l’igiene pubblica, nonché la sicurezza dei cittadini, può essere soddisfatto attraverso l’attivazione dei mezzi di controllo e di sanzione rispetto all’obbligo per gli accompagnatori o i custodi di cani di rimuovere le eventuali deiezioni con appositi strumenti e di condurli in aree pubbliche con idonee modalità di custodia (guinzaglio o museruola) trattandosi di obblighi imposti dalla disciplina generale statale, cosicchè il Sindaco può fronteggiare comportamenti incivili da parte dei conduttori di cani, al fine di prevenire le negative conseguenze di tali condotte, con l’esercizio degli ordinari poteri di prevenzione, vigilanza, controllo e sanzionatori di cui dispone l’Amministrazione.

Giovanni Paris

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COMPETENZA ALLA EMISSIONE DI ORDINANZA SANZIONATORIA

poliziamunicipale

Nel caso di violazione amministrativa in materia per la quale è devoluta la competenza sanzionatoria al Comune qual è l’organo comunale competente a conoscere della stessa e quindi ad emettere il provvedimento sanzionatorio, cioè l’ordinanza ingiunzione o, in caso di verifica negativa, di archiviazione?

Le diverse più datate normative nazionali facevano riferimento al Sindaco come autorità competente nel senso sopra indicato (si veda per esempio l’art. 22 del D.Lgs. 114/98 in materia di commercio).

Ora, tutte le disposizioni che disponevano in tal senso devono ritenersi implicitamente abrogate dal D.Lgs. 267/2000, l’art.107/1 del decreto suddetto prevede che i poteri di indirizzo e controllo appartengono agli organi di governo dell’ente, mentre i compiti gestionali sono attribuiti ai dirigenti e tra questi compiti gestionali vi rientra certamente la competenza ad irrogare sanzioni amministrative.

Quindi la competenza in materia è di un organo burocratico comunale, ma quale?

Istintivamente viene da individuarlo nella figura apicale appartenente alla Polizia Municipale/Locale, quindi nel Comandante il Corpo o nel Responsabile del Servizio.

E’ corretta tale individuazione? La risposta in effetti non è scontata.

Bisogna registrare due linee di pensiero:

  • la prima indica come competente la figura apicale appartenente alla Polizia Municipale/Locale e ciò per via della specifica competenza/conoscenza della materia sanzionatoria.

Tale tesi viene però criticata perchè la figura apicale appartenente alla Polizia Municipale/Locale in alcuni casi si troverebbe a conoscere di provvedimenti sanzionatori emessi da appartenenti alla stessa struttura che essa dirige, financo a dover decidere su situazioni che lo hanno visto esso stesso quale agente accertatore e soggetto che ha redatto il verbale di accertamento di violazione, con conseguenti critiche sul venir meno della caratteristica della “imparzialità” ed “indipendenza” che dovrebbe guidare un organo che si occupa di “sentenziare” se una violazione è stata commessa o meno e pronunciarsi anche su eventuali scritti difensivi presentati.

  • la seconda indica come competente la figura apicale appartenente al Settore o Servizio comunale che tratta della materia oggetto del provvedimento sanzionatorio, per capirci se l’infrazione a cui si riferisce il verbale di accertamento riguarda la materia commercio la competenza è dell’organo burocratico comunale che tratta della materia commercio, così per l’edilizia, ecc. .

Tale tesi se per certi aspetti potrebbe ritenersi condivisibile, per altra parte pone delle difficoltà pratiche perchè la competenza/conoscenza della materia sanzionatoria non appartiene a tutti gli organi burocratici comunali.

Registriamo sull’argomento il pronunciamento del Tribunale di Firenze che con sentenza n° 1870/16 ha concluso per la legittimità dell’ordinanza ingiunzione emessa dal Comandante della Polizia Municipale, affermando che “….nessun contrasto con l’art. 97 della Costituzione appare configurabile in quanto la dedotta terzietà dell’organo non è richiesta nei casi di richieste di riesame di atti in sede di autotutela. La terzietà è richiesta semmai nel caso di ricorsi giurisdizionali mentre nel caso dell’esercizio del potere sanzionatorio della P.A. l’autorità che rileva l’infrazione ben può essere la stessa chiamata ad esaminare le difese del trasgressore prima di emettere definitivamente la sanzione. …”

Giovanni Paris

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