Ambiente

QUALIFICA DI POLIZIA GIUDIZIARIA DELLE “GUARDIE ZOOFILE”: CASS. PEN., III, 17/02/21 N° 6146 – CONSIGLIO DI STATO, III, 21/06/22 N° 5202

Corso per guardie zoofile contro il maltrattamento degli animali - Prima  Treviglio

LE GUARDIE ZOOFILE SVOLGONO FUNZIONI DI POLIZIA GIUDIZIARIA RIVESTENDO PERTANTO LA RELATIVA QUALIFICA?

RIFERIMENTI NORMATIVI

Art. 6, comma 2 “Vigilanza” L. 20/07/04 n° 189
“Disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli animali, nonché di impiego degli stessi in combattimenti clandestini o competizioni non autorizzate”.

2. La vigilanza sul rispetto della presente legge e delle altre norme relative alla protezione degli animali è affidata anche, con riguardo agli animali di affezione, nei limiti dei compiti attribuiti dai rispettivi decreti prefettizi di nomina, ai sensi degli articoli 55 e 57 del codice di procedura penale, alle guardie particolari giurate delle associazioni protezionistiche e zoofile riconosciute.

Art. 27  “Vigilanza venatoria” L. 11/02/92 n° 157
“Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio”.

1.  La vigilanza sulla applicazione della presente legge e delle leggi regionali è affidata:

a)  agli agenti dipendenti degli enti locali delegati dalle regioni. A tali agenti è riconosciuta, ai sensi della legislazione vigente, la qualifica di agenti di polizia giudiziaria e di pubblica sicurezza. Detti agenti possono portare durante il servizio e per i compiti di istituto le armi da caccia di cui all’art. 13 nonché armi con proiettili a narcotico. Le armi di cui sopra sono portate e detenute in conformità al regolamento di cui all’art. 5, comma 5, della legge 7 marzo 1986, n. 65;
b)  alle guardie volontarie delle associazioni venatorie, agricole e di protezione ambientale nazionali presenti nel Comitato tecnico faunistico-venatorio nazionale e a quelle delle associazioni di protezione ambientale riconosciute dal Ministero dell’ambiente, alle quali sia riconosciuta la qualifica di guardia giurata ai sensi del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773.

2.  La vigilanza di cui al comma 1 è, altresì, affidata agli ufficiali, sottufficiali e guardie del Corpo forestale dello Stato, alle guardie addette a parchi nazionali e regionali, agli ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria, alle guardie giurate comunali, forestali e campestri ed alle guardie private riconosciute ai sensi del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza; è affidata altresì alle guardie ecologiche e zoofile riconosciute da leggi regionali.

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LA GIURISPRUDENZA

ENPA Guardie Zoofile Roma

Sull’argomento particolarmente importante è la sentenza Cass. Pen., III, 17/02/21 n° 6146, da leggere tutta e con attenzione, per il puntuale richiamo alle diverse disposizioni normative succedutesi nel tempo e per lo sviluppo logico-giuridico che sorregge il pronunciamento, la Corte premette che  è “…consapevole dell’esistenza di un contrasto interpretativo nella giurisprudenza di legittimità in ordine alle competenze delle guardie zoofile: secondo alcune pronunce, infatti, le guardie particolari giurate delle associazioni zoofile riconosciute, nominate con decreto prefettizio, non rivestono la qualifica di agenti di polizia giudiziaria con riguardo ai controlli in materia venatoria, per il solo fatto che è a loro affidata, ai sensi dell’art. 6, comma 2, della legge n. 189 del 2004, la vigilanza sull’applicazione di tale legge e delle altre norme a tutela degli “animali da affezione”, in quanto rientrano in questa categoria i soli animali domestici o di compagnia, con esclusione della fauna selvatica; viceversa, secondo un diverso approdo interpretativo, le guardie zoofile nominate con decreto prefettizio rivestono la qualifica di agenti di polizia giudiziaria, anche nel caso in cui svolgano attività di vigilanza sulla fauna selvatica. …”.

Il Supremo Consesso ha chiarito che in tema di caccia, alle guardie zoofile dell’E.n.p.a., alla luce della L. n. 189 del 2004, art. 6 e a seguito della perdita della personalità di diritto pubblico, non può riconoscersi la veste di agenti di polizia giudiziaria, se non rispetto agli animali d’affezione, tra cui non può farsi rientrare la fauna selvatica. Tuttavia, le stesse, quali guardie giurate di un’associazione di protezione ambientale riconosciuta (ex lege), possono esercitare i poteri di vigilanza e di accertamento indicati nella L. n. 157 del 1992, art. 28, commi 1 e 5, ovvero “possono chiedere a qualsiasi persona trovata in possesso di armi o arnesi atti alla caccia, in esercizio o in attitudine di caccia, l’esibizione della licenza di porto di fucile per uso di caccia, del tesserino di cui all’art. 12, comma 12, del contrassegno della polizza di assicurazione, nonché della fauna selvatica abbattuta o catturata”, e inoltre possono accertare, anche a seguito di denuncia, violazioni delle disposizioni sull’attività venatoria, redigere verbali, conformi alla legislazione vigente, in cui devono essere specificate tutte le circostanze del fatto e le eventuali osservazioni del contravventore, dovendo trasmetterli all’Ente da cui dipendono e all’Autorità competente ai sensi delle disposizioni vigenti, aggiungendo che i poteri di polizia amministrativa delle guardie zoofile delle associazioni volontarie di protezione sono ricollegati alla normativa regionale, in virtù di quanto stabilito dall’art. 27 della legge statale n. 157/1992.

Si legga anche Cass. Pen., III, 06/04/21 n° 12961.

Si veda infine altresì la recente sentenza del Consiglio di Stato, III, 21/06/22 n° 5202 la quale ricorda che “…La questione riguardante i poteri degli operatori, volontari e non, nel settore della tutela degli animali e del patrimonio zootecnico (tra i quali rientrano anche le guardie giurate al servizio dell’ENPA) è stata esaminata più volte dalla giurisprudenza amministrativa e penale, che ha focalizzato l’attenzione sulla portata delle diverse norme succedutesi nel tempo…” e che “…Il risultato ermeneutico cui è approdata la giurisprudenza è nel senso di riconoscere agli agenti dell’ENPA estesi poteri, comprensivi anche delle attribuzioni degli agenti di polizia giudiziaria, nel solo ambito della protezione degli animali di affezione…”, specificando che “…a tale riguardo, secondo l’Accordo Stato-Regioni sul benessere degli animali da compagnia e pet therapy del 6 febbraio 2003, recepito con DPCM 28 febbraio 2003, si intende “da compagnia” (o da affezione) “ogni animale tenuto, o destinato ad essere tenuto, dall’uomo, per compagnia o affezione senza fini produttivi od alimentari, compresi quelli che svolgono attività utili all’uomo, come il cane per disabili, gli animali da pet therapy, da riabilitazione, e impiegati nella pubblicità.”…”, mentre“…per quanto riguarda, invece, il più ampio settore della tutela degli animali in generale (riguardante, fra l’altro, i campi dell’attività venatoria, della conservazione della fauna selvatica, dello svolgimento della zootecnia, dell’itticoltura e della pesca, nonché dell’utilizzo degli animali nelle attività circensi e dello spettacolo;), tali soggetti restano titolari di meri poteri di polizia amministrativa, qualora la normativa statale o regionale preveda tali attribuzioni…”.

La conclusione quindi è che le “…guardie giurate possono eccezionalmente assumere i poteri tipici della polizia giudiziaria (di cui agli artt. 55 e 57 c.p.p.) con riguardo al ristretto ambito della protezione degli animali di affezione, così delimitando i poteri che altre fonti hanno riconosciuto alle guardie giurate delle associazioni protezionistiche e zoofile riconosciute…,la norma delinea la competenza delle guardie giurate, stabilendo che – per il solo limitato ambito della protezione degli animali di affezione – tali soggetti sono dotati anche dei poteri di polizia giudiziaria….

Giovanni Paris

ABBANDONO DI RIFIUTI E ORDINANZA DI RIMOZIONE A CARICO DEL PROPRIETARIO DEL TERRENO: T.A.R. CAMPANIA, V, 19/09/22, N° 5818

Castelfranco di Sotto, maxi intervento di pulizia di rifiuti abbandonati

IL PROPRIETARIO DEL TERRENO DOVE E’ AVVENUTO UN ABBANDONO DI RIFIUTI E’ SEMPRE TENUTO ALLA RIMOZIONE DEGLI STESSI A TITOLO DI RESPONSABILITA’ OGGETTIVA?

L’art. 192  “Divieto di abbandono” del T.U. sull’ambiente D.Lgs. 152/06 dispone:

“1.  L’abbandono e il deposito incontrollati di rifiuti sul suolo e nel suolo sono vietati.

2.  È altresì vietata l’immissione di rifiuti di qualsiasi genere, allo stato solido o liquido, nelle acque superficiali e sotterranee.

3.  Fatta salva l’applicazione delle sanzioni di cui agli articoli 255 e 256, chiunque viola i divieti di cui ai commi 1 e 2 è tenuto a procedere alla rimozione, all’avvio a recupero o allo smaltimento dei rifiuti ed al ripristino dello stato dei luoghi in solido con il proprietario e con i titolari di diritti reali o personali di godimento sull’area, ai quali tale violazione sia imputabile a titolo di dolo o colpa, in base agli accertamenti effettuati, in contraddittorio con i soggetti interessati, dai soggetti preposti al controllo. Il Sindaco dispone con ordinanza le operazioni a tal fine necessarie ed il termine entro cui provvedere, decorso il quale procede all’esecuzione in danno dei soggetti obbligati ed al recupero delle somme anticipate.

4.  Qualora la responsabilità del fatto illecito sia imputabile ad amministratori o rappresentanti di persona giuridica ai sensi e per gli effetti del comma 3, sono tenuti in solido la persona giuridica ed i soggetti che siano subentrati nei diritti della persona stessa, secondo le previsioni del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, in materia di responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni.”

La risposta è NEGATIVA, il proprietario del terreno dove si accerta l’abbandono di rifiuti non è sempre responsabile e tenuto alla rimozione degli stessi in forza di tale sua qualità, quindi a titolo di responsabilità oggettiva, ma solo se la violazione sia allo stesso imputabile a titolo di dolo o colpa e ciò a seguito e in base ai necessari, obbligatori accertamenti che devono essere svolti dagli organi di controllo/accertatori, instaurando quindi un contradditorio con la parte, se tale procedura non viene osservata e la responsabilità non viene accertata i provvedimenti dell’autorità sono illegittimi, questo è stato ribadito dalla sentenza del T.A.R. Campania, V, 19/09/22, n° 5818 (scarica e leggi) nella quale si richiama l’art. 192, commi 1 e 3 sopra riportati, affermando che

“…- in virtù di tale prescrizione, secondo consolidata giurisprudenza anche di questo Tribunale…l’obbligo di rimozione grava in via principale sull’inquinatore e, in solido, sul proprietario del terreno e sui titolari di diritti reali o personali di godimento sull’area, qualora a costoro sia imputabile una condotta dolosa o colposa, da accertarsi previo contraddittorio, secondo il principio di matrice eurounitaria in materia ambientale per cui “chi inquina paga”;

– più in dettaglio, ai sensi dell’art. 192 del D. Lgs. n. 152/2006, il proprietario o titolare di altro diritto di godimento sul bene risponde della bonifica del suolo, in solido con colui che ha concretamente determinato il danno, non a titolo di responsabilità oggettiva ma soltanto ove sia responsabile quanto meno a titolo di colpa, anche omissiva, per non aver approntato l’adozione delle cautele volte a custodire adeguatamente la proprietà, occorrendo la dimostrazione del dolo (espressa volontà o assenso agevolativo del proprietario in concorso nel reato) o della colpa attiva (imprudenza, negligenza, imperizia) ovvero omissiva (mancata denuncia alle autorità del fatto) per aver tollerato l’illecito;

per accertare la rimproverabilità della condotta occorre, d’altra parte, che gli organi preposti al controllo svolgano approfonditi accertamenti in contraddittorio con i soggetti interessati, di talché, in mancanza, non possono porsi incombenti a carico dei proprietari o titolari di diritti di godimento delle aree…,posto che “deve escludersi la natura di obbligazione propter rem dell’obbligo di ripristino del fondo a carico del titolare di un diritto di godimento sul bene; per regola generale non è quindi configurabile una sorta di responsabilità oggettiva facente capo al proprietario o al possessore dell’immobile in ragione di tale sola qualità”;

– applicando le superiori coordinate ermeneutiche al caso in esame, emerge l’illegittimità dell’avversata azione amministrativa, atteso che il ricorrente, allo stato, non risulta presentare alcuna delle condizioni rilevanti ai fini dell’applicazione dell’art. 192 del D. Lgs. 152/2006, essendo stato individuato quale destinatario degli obblighi di rimozione e di smaltimento in forza della mera qualità di proprietario del terreno oggetto di sversamento da parte di ignoti benché, alla stregua delle svolte considerazioni in diritto, la mera condizione di titolare dell’immobile nel quale sarebbero stati rinvenuti i rifiuti non sarebbe di per sé sufficiente ai fini della irrogazione della misura occorrendo, come si è visto, che la violazione sia imputabile al proprietario a titolo di dolo o colpa, in base agli accertamenti effettuati, in contraddittorio con i soggetti interessati, dagli organi ed enti preposti al controllo;

– sotto il profilo procedimentale, sussiste anche certamente la violazione del contraddittorio, imposto dall’art. 7 della L. 241/1990; difatti, l’ordinanza di rimozione dei rifiuti abbandonati ex art. 192 del Codice dell’Ambiente deve essere preceduta dalla comunicazione di avvio del procedimento ai soggetti interessati, stante la rilevanza dell’eventuale apporto procedimentale che tali soggetti possono fornire, quanto meno in riferimento all’ineludibile accertamento delle effettive responsabilità per l’abusivo deposito di rifiuti;

– si palesa pertanto illegittima l’ordinanza in contestazione, con la quale si è ordinato di provvedere alla rimozione e smaltimento dei rifiuti, in quanto non preceduta dalla comunicazione di avvio del relativo procedimento, risultando così violato il diritto alla partecipazione procedimentale, anche al fine di poter dimostrare l’assenza del requisito soggettivo del dolo o della colpa;…”.

Giovanni Paris

ABBANDONO DI RIFIUTI IN AREA PRIVATA


Foligno, rifiuti abbandonati in un terreno agricolo: scattano gli  accertamenti dell'ispettore ambientale

Problematica di indubbio interesse è quella di come si deve procedere nel caso di rinvenimento da parte degli Organi di Polizia di un abbandono di rifiuti in un’area privata.

Si potrà sempre introdurre il concetto di “abbandono di rifiuti” ovvero esistono altre circostanze che scagionano da quest’illecito il proprietario dell’area interessata a questo fenomeno?
 
Si riporta un articolo, redatto dallo scrivente ed inserito fra i capitoli dell’ultimo libro in fase di pubblicazione, con il quale si procede alla descrizione di fatti di questa natura, si danno indicazioni su come agire nelle fasi conseguenti all’accertamento e sul relativo iter procedurale.
 
 
 

                                                                                         Dott. Alberto Casoni

Docente APL Marche “Ambiente”

Alberto Casoni - Perito Industriale - ex responsabile ...

 

DIVIETO DI ACCESSO DI CANI IN GIARDINI E PARCHI PUBBLICI: TAR CAMPANIA, V, 05/10/22 N° 6173

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IL COMUNE PUO’ PREVEDERE UN DIVIETO GENERALIZZATO DI ACCESSO AI CANI, MUNITI ANCHE DI GUINZAGLIO O MUSERUOLA, IN TUTTI I GIARDINI E PARCHI PUBBLICI CITTADINI?

Sull’argomento pubblicammo tempo fa un articolo DIVIETO DI ACCESSO DI CANI IN GIARDINI E PARCHI PUBBLICI nel quale riportammo una serie di pronunciamenti della giustizia amministrativa dei T.A.R. di diverse Regioni.

Si segnala la sentenza del TAR Campania, V, 05/10/22 n° 6173 con la quale il collegio ha affermato che “…L’ordinanza sindacale che rechi, come nella specie, il divieto assoluto di introdurre cani, anche se custoditi, nelle aree ricomprese nel centro storico ovvero dei parchi cittadini dedicati all’intrattenimento ludico dei bambini – pur se in ragione delle meritevoli ragioni di tutela dei cittadini in considerazione della circostanza che i cani vengono spesso lasciati senza guinzaglio e non ne vengono raccolte le deiezioni – risulta essere eccessivamente limitativa della libertà di circolazione delle persone ed è in tal modo posta in violazione dei principi di adeguatezza e proporzionalità. …”,

sottolineando come

“…lo scopo perseguito dall’Ente locale di mantenere il decoro e l’igiene pubblica, nonché la sicurezza dei cittadini, avrebbe potuto essere soddisfatto non tanto mediante un generico divieto di accesso alle aree indicate, quanto attraverso l’attivazione dei mezzi di controllo e di sanzione rispetto all’obbligo per gli accompagnatori o i custodi di cani di rimuovere le eventuali deiezioni con appositi strumenti e di condurli in aree pubbliche con idonee modalità di custodia (guinzaglio e museruola), trattandosi di obblighi imposti dalla disciplina generale statale. Pertanto, il Sindaco avrebbe potuto fronteggiare gli eventuali comportamenti incivili da parte dei conduttori di cani, al fine di prevenire le negative conseguenze di tali condotte, con l’esercizio degli ordinari poteri di prevenzione, vigilanza, controllo e sanzionatori di cui dispone l’Amministrazione. …”

dal momento che

“…le esigenze poste a fondamento della gravata ordinanza risultano già compiutamente salvaguardate dalla disciplina vigente in materia, che impone di condurre i cani al guinzaglio e di rimuovere le eventuali deiezioni, dovendo quindi l’Amministrazione Comunale adoperarsi – in luogo dell’indiscriminato divieto di accesso dei cani alle aree verdi pubbliche – al fine di rendere cogenti tali misure mediante una efficace azione di controllo e di repressione, in tal modo rendendo possibile il raggiungimento del pubblico interesse attraverso strumenti idonei e nel rispetto del principio di proporzionalità dei mezzi rispetto ai fini perseguiti. …”.

L’organo giudicante ha così inteso aderire “…al costante orientamento giurisprudenziale formatosi in ordine a fattispecie analoghe (ex plurimis: T.A.R. Basilicata, 17 ottobre 2013, n. 611; T.A.R. Calabria, Reggio Calabria, 28 maggio 2014, n. 225; T.A.R. Lombardia, Milano, 22 ottobre 2013 n. 2431)…” dichiarando la fondatezza del ricorso.

Giovanni Paris

MODALITA’ DI GESTIONE DI MATERIALI CONTENENTI AMIANTO

Tetto in eternit: come riconoscerlo e cosa fare

Domanda:

Come si deve procedere in caso di rinvenimento di oggetti costituiti da MCA (materiale contenente amianto) meglio conosciuti come “materiali in eternit” ovvero nel caso in cui un cittadino dovesse presentare una segnalazione in merito alla presenza di un manufatto contenente amianto?

Premessa:

Con l’adozione della Legge 27 marzo 1992 n. 257, avente per oggetto “Norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto” (pubblicata sul Suppl.Ord. alla Gazzetta Ufficiale n. 87 del 13 aprile 1992), sono state regolamentate le modalità di gestione in fase di dismissione dei materiali contenenti amianto: i cosiddetti MCA.

Il CAPO III della summenzionata normativa, all’art. 8 dal titolo “Classificazione, imballaggio, etichettatura”, stabilisce:

1: La classificazione, l’imballaggio e l’etichettatura dell’amianto e dei prodotti che contengono amianto i quali sono disciplinati dalla legge 29 maggio 1974, n. 256, e successive modificazioni e integrazioni, e dal D.P.R. 24 maggio 1988, n. 215

…omissis…

Con l’art. 12 della legge 257/92, sono state stabilite le modalità relative alla rimozione dell’amianto nel rispetto delle cautele relative alla tutela dell’ambiente.

Con lo stesso provvedimento si è altresì stabilito che le Unità Sanitarie Locali effettuano l’analisi del rivestimento degli edifici di cui all’articolo 10, comma 2, lettera l) della suddetta Legge 257/92, avvalendosi anche del personale degli uffici tecnici erariali e degli uffici tecnici degli enti locali.

Al comma 3 dell’art. 12, è stato decretato altresì che qualora non si possa ricorrere a tecniche di fissaggio, e solo nei casi in cui i risultati del processo diagnostico la rendano necessaria, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano dispongono la rimozione dei materiali contenenti amianto, sia floccato che in matrice friabile. Il costo delle operazioni di rimozione è a carico dei proprietari degli immobili.

Mentre con il comma 4, è stato decretato che le imprese che operano per lo smaltimento e la rimozione dell’amianto e per la bonifica delle aree interessate debbono iscriversi a una speciale sezione dell’albo di cui all’articolo 10 del decreto-legge 31 agosto 1987, n. 361, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1987, n. 441 (attualmente Decreto Ministeriale 3 giugno 2014 n. 120).

  1. I rifiuti di amianto sono classificati tra i rifiuti speciali, tossici e nocivi, ai sensi dell’articolo 2 del decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre 1982, n. 915, in base alle caratteristiche fisiche che ne determinano la pericolosità, come la friabilità e la densità.

Considerato che il D.P.R. 915/82 è stato abrogato, attualmente la normativa di riferimento viene regolamentata dall’art. 227 del Decreto Legislativo 3 aprile 2006 n. 152 e succ. modif. ed integrazioni, il quale ha inserito questa fattispecie di rifiuto fra i “Rifiuti Speciali Pericolosi”.

Allegati:

Elenco materiali “potenzialmente” contenenti amianto.

Tabella (prevista dall’articolo 1, comma 2):

a) lastre di amianto piane o ondulate, di grande formato (due anni dalla data di entrata in vigore della presente legge);

b) tubi, canalizzazioni e contenitori per il trasporto e lo stoccaggio di fluidi, ad uso civile e industriale (due anni dalla data di entrata in vigore della presente legge);

c) guarnizioni di attrito per veicoli a motore, macchine e impianti industriali (un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge);

d) guarnizioni di attrito di ricambio per veicoli a motore, veicoli ferroviari, macchine e impianti industriali con particolari caratteristiche tecniche (due anni dalla data di entrata in vigore della presente legge);

e) guarnizioni delle testate per motori di vecchio tipo (due anni dalla data di entrata in vigore della presente legge);

f) giunti piatti statici e guarnizioni dinamiche per elementi sottoposti a forti sollecitazioni (due anni dalla data di entrata in vigore della presente legge);

g) filtri e mezzi ausiliari di filtraggio per la produzione di bevande (un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge);

h) filtri ultrafini per la sterilizzazione e per la produzione di bevande e medicinali (due anni dalla data di entrata in vigore della presente legge);

i) diaframmi per processi di elettrolisi (due anni dalla data di entrata in vigore della presente legge).

Ciò detto, quali sono gli accorgimenti da adottare e quali sono le competenze degli Organi preposti al controllo?

Suddividiamo queste casualità in due specifiche circostanze, più precisamente:

  • Rinvenimento di manufatti in materiale, potenzialmente, contenenti amianto;
  • Gestione di manufatti contenenti amianto.

Caso n. 1:

Nel caso di rinvenimento di manufatti abbandonati su area pubblica e/o privata soggetta ad uso pubblico, nonché, su area privata, l’Organo di controllo che ha effettuato il rinvenimento deve:

  1. contattare immediatamente il personale dell’ARPA (Agenzia Regionale Protezione Ambiente) il quale dovrà procedere al campionamento, nel rispetto delle norme di tutela della salute ed avvalendosi degli appositi D.P.I. (L. 81/2009), per poter sottoporre, questi frammenti di campioni prelevati, alle specifiche analisi di Laboratorio aventi sede nelle medesime ARPA;
  2. dopo aver accertato che il materiale sottoposto a campionamento è un materiale contenente amianto, gli Uffici delle ARPA ne daranno comunicazione al Sindaco territorialmente competente al luogo di rinvenimento. L’Autorità Amministrativa avrà l’obbligo di adottare specifica Ordinanza sindacale nel rispetto del 3° comma dell’art. 192 del Decreto legislativo 152/2006. Tutto ciò previo parere da parte del Medico Sanitario avente sede presso l’Autorità Sanitaria Locale territorialmente competente il quale avrà altresì anche l’obbligo di indicare le prescrizioni che dovranno essere adottate ai fini delle operazioni di rimozione, raccolta ed invio ad impianti debitamente autorizzati alla loro gestione.

Nel caso in cui dalle analisi di laboratorio questi materiali non presentino componenti riconducibili alla presenza di amianto, dovranno essere adottate le modalità previste per i casi contemplati dall’art. 192 del D. Lgs 152/06, relativamente ai rifiuti rinvenuti su aree pubbliche e/o aree private soggette ad uso pubblico ovvero per i casi di rinvenimento di rifiuti su aree private.

Caso n. 2

Nel caso di rinvenimento di manufatti, potenzialmente, compresi fra quelli contenenti amianto, meglio conosciuti come “MCA”, ovvero in caso di segnalazione da parte di cittadini circa la presenza di questi manufatti, debbono essere interessati gli appositi uffici, aventi sede presso le sedi delle Aziende Sanitarie Uniche Regionali meglio conosciute come “ASUR” e/o ASL a seconda della Regione di appartenenza.

Tecnici specializzati in materia di prevenzione “rischi amianto”, hanno il compito di verificare, mediante specifici sopralluoghi, l’entità del manufatto segnalato, lo stato di conservazione e, nel caso in cui accertino delle anomalie, procedere alla segnalazione al Sindaco territorialmente competente il quale avrà l’onere dell’adozione di specifica Ordinanza Sindacale ai sensi dell’art. 50 del T.U.L.E.L. 267/2000 nel rispetto delle indicazioni stabilite dall’art. 192, comma 3 del D. Lgs 152/06.

Con l’Ordinanza sindacale verranno fissati dei tempi in cui, il soggetto proprietario, legale rappresentante di un’azienda, Amministratore e/o obbligato in solido, ovvero altro soggetto a cui possono essere attribuite delle responsabilità (si pensi al capo del condominio in caso di copertura di uno stabile adibito a civile abitazione), dovranno procedere alla presentazione di un “piano di dismissione” di questi manufatti a firma di un Tecnico iscritto agli specifici Albi professionali.

Il piano di dismissione dovrà contenere il nominativo della Ditta appositamente specializzata per l’esercizio di queste operazioni la quale dovrà essere Iscritta all’Albo Gestori Ambientali di cui al Decreto Ministeriale 120/2014 nella specifica Categoria: per l’esattezza alla Cat. 10 “bonifica di beni contenenti amianto”.

Prima di procedere all’avvio delle operazioni di dismissione di questi manufatti, il “piano di gestione” deve essere approvato dal personale debitamente preposto presso l’ASUR.

Ad ogni buon conto, la normativa di riferimento, ha escluso la possibilità di utilizzare, successivamente alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, di commercializzare ed utilizzare nuovi manufatti contenenti amianto; la medesima normativa, ha altresì previsto un censimento a livello regionale di questi materiali al fine di monitorare le operazioni di gestione nei casi in cui ci sia una dismissione volontaria ovvero che gli stessi debbono essere rimossi a seguito di specifica ordinanza sindacale.

Tuttavia, la norma di riferimento ha previsto altresì, sempre previo parere tecnico da parte dei Tecnici appositamente preposti negli Uffici dell’ASUR, la possibilità della “messa in sicurezza” di questi manufatti previo “incapsulamento”.

Questa operazione può essere realizzata, sempre mediante l’avvalimento di Ditte specializzate, con la stesa di vernici di copertura sopra questi manufatti oppure, mediante l’apposizione di altri manufatti con le medesime modalità di realizzazione dei cosiddetti “pannelli sandwich”: si pensi ad esempio alle onduline utilizzate per la copertura di immobili.

Nel caso in specie verranno posizionate delle lastre nelle parti inferiore e superiore di questo manufatto in modo da racchiudere la lastra in “eternit” all’interno di questo “pacchetto”.

Altra modalità di contenimento di eventuali dispersioni di fibre di amianto nell’ambiente può essere realizzata mediante l’applicazione del poliuretano espanso nelle superfici superiore ed inferiore del manufatto che si intende proteggere.

Conclusioni

La Legge 257/92 quindi ha vietato, successivamente alla sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale la fabbricazione e l’utilizzo di nuovi manufatti in “eternit”; la stessa ha altresì stabilito le modalità di censimento, verifica e dismissione di questi manufatti. 

La medesima norma, tuttavia non ha “bandito” la presenza di manufatti contenenti amianto qualora questi non presentino cause di pericolo di dispersione in atmosfera ed in ambiente terrestre, di fibre di amianto.

Dott. Alberto CasoniAlberto Casoni - Perito Industriale - ex responsabile ...

Docente APL Marche “Ambiente”

RINVENIMENTO DI CARCASSE DI ANIMALI MORTI IN AREE PUBBLICHE E PRIVATE SOGGETTE AD USO PUBBLICO

Smaltimento Carcasse Animali Morti - Domestici e in Strada

In caso di rinvenimento da parte di Organi di Polizia, ovvero, a seguito di segnalazione da parte di cittadini, di carcasse di animali morti come ci si deve comportare?

Le carcasse degli animali morti per cause diverse dalla macellazione per consumo umano debbono essere raccolte da Ditte specializzate, debitamente autorizzate dal Servizio Veterinario dell’ASUR territorialmente competente alla sede legale del titolare della Ditta esercente questo tipo di attività ai sensi del Regolamento Comunitario 1069/2009.
La successiva destinazione potrà essere solo ed esclusivamente la “termodistruzione” presso impianti d’incenerimento debitamente autorizzati dalla Regione e/o dalla Provincia se espressamente delegata.
Per il vero, esistono delle deroghe per gli animali d’affezione di piccola taglia (cani, gatti, uccelli, ecc) per i quali, se il proprietario è in possesso di un giardino e/o di un terreno agricolo, questi animali deceduti possono essere interrati in questi siti a condizione che ci sia un’autorizzazione espressamente rilasciata, in forma scritta, da parte del Veterinario dell’ASUR il quale ha anche l’onere di impartire le dovute prescrizioni (esclusione nei paraggi di fonti di approvvigionamento di acque destinate al consumo umano, profondità della buca, utilizzo di sostanze disinfettanti quali calce, ecc).
Altra deroga può essere concessa dal Veterinario dell’ASUR territorialmente competente quando i costi per le operazioni di recupero potrebbero essere troppo esosi ovvero le condizioni di recupero siano proibitive; si pensi al capo di bestiame, bovino, equino, caprino, ovino il quale scivola in un burrone di montagna e non è possibile procede, come detto, al recupero del medesimo. In queste circostanze, seguendo quelle prescrizioni già dette per gli animali d’affezione (esclusione di fonti di approvigionamento di acque destinate al consumo umano, modalità di scavo e dimensione della buca, disinfettante, ecc.
In tutti gli altri casi valgono le disposizioni generali.
Inoltre, il Regolamento comunitario 1069/2009, detta altresì anche le regole per la gestione delle parti derivanti dalle operazioni di macellazione di capi di bestiame i quali, per la loro natura non sono commestibili.
Questi materiali definiti “il quinto quarto” dell’animale (considerato che l’animale macellato viene suddiviso in quattro parti due mezzene a sua volta divisibili per due – parte anteriore e parte superiore), vengono trasformati per la realizzazione di beni di consumo. 
Si allegano alla presente due casistiche documentate.

Dott. Alberto CasoniAlberto Casoni - Perito Industriale - ex responsabile ...

Docente APL Marche “Ambiente”

ABBRUCIAMENTO DEGLI SCARTI VEGETALI

Rischio incendi, prorogato al 15 aprile il divieto di abbruciamenti -  Notizie | TVL TV Libera

DOMANDE:

1) Quando possono essere bruciati gli scarti vegetali derivanti dalla normale pratica agricola? 

2) Quali sono i soggetti che possono essere ammessi all’utilizzo di questa procedura?

3) Quando possono essere bruciati gli scarti vegetali derivanti dalla manutenzione del verde? 

RISPOSTE:

1) Per la prima casistica si riporta sotto il disposto dell’art. 182, comma 6 bis del D.Lgs 152/06.

2) Possono avvalersi di questa procedura esclusivamente coloro che sono classificati giuridicamente (iscritti alla C.C.I.A.A) con la qualifica di Imprenditore agricolo e dispongano di almeno un  ettaro (1 ha) di terreno agricolo per ogni tre metri steri/giorno (misura agronomica che significa, a grandi linee vuoto per pieno), a condizione che gli scarti derivanti dalla combustione vengano riutilizzati come “ammendanti agrari” in sostituzione dei concimi sintetici.

3) Per coloro che praticano per professione la manutenzione del verde pubblico e/o privato, questa deroga è esclusa.

In questi casi coloro che procedono all’abbruciamento di questi scarti incorrono in tre sanzioni:

a) illecito smaltimento di rifiuti (art. 208 e/o 216 sanzionato dall’art. 256 del D.Lgs 152/06);

b) violazione dell’art. 269, sanzionato dall’art. 279 del D.Lgs 152/06, per aver immesso fumi in atmosfera in assenza della specifica autorizzazione;

c) violazione art. 674 C.P. “Getto pericoloso di cose”.

La disposizione normativa che viene affrontata è costituita dalle integrazioni apportate all’articolo 182 del summenzionato D. Lgs. 152/06, in particolare l’aggiunta del comma 6-bis (attività di raggruppamento e abbruciamento in piccoli cumuli e in quantità giornaliere non superiori a tre metri steri per ettaro). Con tale modifica integrativa il Legislatore ha inteso ratificare una pratica operativa adottata dagli imprenditori agricoli da tempo; verrebbe da pensare che questa procedura di disfarsi degli scarti di potatura rientri fra quelle che il nostro ordinamento giuridico ha inteso inserire fra: usi, costumi e consuetudini. Una modalità d’intervento la quale sembrerebbe possedere i principi ispiratori dell’ordinamento giuridico poiché fra le “Fonti del Diritto” rientrano a pieno titolo anche usi, costumi e consuetudine. Ciò detto, per quanto riguarda questa particolare gestione degli scarti vegetali derivanti dalla normale pratica agricola, vanno comunque fatte salve le disposizioni di tipo generale relativamente ai periodi di massimo rischio per gli incendi boschivi, dichiarati dalle regioni, unitamente alle disposizioni impartite dai comuni e le altre amministrazioni competenti. Questi possono differire o vietare la combustione del materiale di cui al presente comma all’aperto e in tutti i casi in cui sussistono condizioni meteorologiche, climatiche o ambientali sfavorevoli nonché, in tutti i casi in cui, da tale attività, possano derivare rischi per la pubblica e privata incolumità e per la salute   umana, con   particolare riferimento al rispetto dei livelli annuali delle polveri sottili (PM10)

Di seguito si riporta integralmente la disposizione normativa (art. 182 comma 6 bis del D. Lgs 152/06).

“Le attività di raggruppamento e abbruciamento in piccoli cumuli e in quantità giornaliere non superiori a tre metri steri per ettaro dei materiali vegetali di cui all’art. 185, comma 1, lett. f), effettuate nel luogo di produzione, costituiscono normali pratiche agricole consentite per il reimpiego dei materiali come sostanze concimanti o ammendanti e non attività di gestione rifiuti.

Nei periodi di massimo rischio per gli incendi boschivi, dichiarati dalle Regioni, la combustione dei residui vegetali agricoli e forestali è sempre vietata.

I Comuni e le altre amministrazioni competenti in materia ambientale hanno la facoltà di sospendere, differire o vietare la combustione del materiale  di cui al presente comma  all’aperto in tutti i casi in cui sussistono  condizioni meteorologiche, climatiche o ambientali sfavorevoli  e in tutti i casi in cui da tale attività possono derivare rischi per la pubblica e privata incolumità e per la salute umana, con particolare  riferimento al rispetto dei livelli annuali delle polveri sottili (PM10).”

Allegato: DOCUMENTAZIONE FOTOGRAFICA ABBRUCIAMENTO

Alberto Casoni - Perito Industriale - ex responsabile ...

Dott. Alberto Casoni

Docente APL Marche “Ambiente”

DIVIETO DI ACCENDERE FUOCHI D’ARTIFICIO: TAR LOMBARDIA, IV, 21/09/22 N° 2034

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E’ LEGITTIMO PREVEDERE CON ORDINANZA O REGOLAMENTO COMUNALE IL DIVIETO ASSOLUTO SU TUTTO IL TERRITORIO, ANCHE SE TEMPORALMENTE LIMITATO, DI ACCENSIONE DI FUOCHI ARTIFICIALI APPARTENENTI A QUALSIASI TIPOLOGIA?

La risposta ci viene dal recente pronunciamento del TAR LOMBARDIA, IV. 21/09/22 N° 2034  (scarica e leggi) che ha disposto l’annullamento di una norma regolamentare comunale avente tale contenuto.

L’organo di giustizia amministrativa argomenta compiutamente il giudizio ricordando che “…la potestà regolamentare comunale rinviene il proprio fondamento nella Costituzione che, all’art. 117, sesto comma, terzo periodo, stabilisce che “i Comuni, le Province e le Città metropolitane hanno potestà regolamentare in ordine alla disciplina dell’organizzazione e dello svolgimento delle funzioni loro attribuite”. Anche la legislazione primaria riconosce espressamente una tale potestà, statuendo che, “nel rispetto dei principi fissati dalla legge e dello statuto, il comune e la provincia adottano regolamenti nelle materie di propria competenza ed in particolare per l’organizzazione e il funzionamento delle istituzioni e degli organismi di partecipazione, per il funzionamento degli organi e degli uffici e per l’esercizio delle funzioni” (art. 7 del D. Lgs. n. 267 del 2000 – Testo unico degli Enti locali. …”.

Continua affermando che “…Tale assetto – direttamente correlato alla circostanza che il Comune è Ente a competenza generale, rappresentativo della collettività presente sul proprio territorio (cfr. art. 3, comma 2, del D. Lgs. n. 267 del 2000) – deve essere tuttavia coordinato con l’applicazione nell’ambito pubblicistico – almeno in via generale e salvo eccezioni – del principio di legalità (ex art. 97 Cost.), che presuppone la sussistenza di una norma primaria attributiva, anche in via implicita, del potere o della funzione a un determinato organo o Ente, in modo da legittimarne l’intervento in sede normativa, e quindi anche regolamentare…”.

Osserva come “…la disposizione impugnata…che stabilisce il “divieto di accendere fuochi d’artificio (compresi i petardi, mortaretti e artifici esplodenti in genere) nel periodo compreso tra il 1° ottobre e il 31 marzo”, vada a interferire con una materia – quella dei materiali esplodenti – di competenza legislativa (e regolamentare) esclusiva statale (art. 117, secondo comma, lett. d, Cost.), già oggetto di compiuta disciplina da parte del D. Lgs. n. 123 del 2015, a sua volta attuativo della Direttiva n. 2013/29/UE. In particolare, la contestata disposizione comunale – sebbene adottata nel perseguimento di finalità di tutela ambientale (certamente rientranti nella titolarità del Comune con riguardo al proprio ambito territoriale) – si pone in netto contrasto con la normativa sovraordinata ed eccede l’ambito di competenza dell’Ente locale. …”.

Inoltre sottolinea che “…Nemmeno la normativa in materia di qualità dell’aria abilita il Comune ad adottare norme regolamentari derogatorie della normativa settoriale primaria riguardante l’utilizzo del materiale pirotecnico. In tal senso la legislazione ordinaria che si occupa della tutela della qualità dell’aria (relativa alla materia “ambiente”, pure appartenente alla competenza esclusiva, sia legislativa che regolamentare, dello Stato, ai sensi dell’art. 117, secondo comma, lett. s, e sesto comma, Cost.), ossia il D. Lgs. n. 155 del 2010, affida alle Regioni la competenza ad adottare un Piano che introduca le misure necessarie per agire sulle principali sorgenti di emissione aventi un impatto negativo sulla qualità dell’aria, al fine di raggiungere i valori limite imposti dalla legge…”.

Giovanni Paris

DIVIETO DI ACCESSO DI CANI IN GIARDINI E PARCHI PUBBLICI

DIVIETO ACCESSO CANI-

Il Comune può prevedere un divieto generalizzato di accesso ai cani, muniti anche di guinzaglio o museruala, in tutti i giardini e parchi pubblici cittadini?

In effetti è dato riscontrare che molti comuni hanno adottato provvedimenti in tal senso motivandoli:

  • con la considerazione che la presenza dei cani nei luoghi suddetti possa costituire un rischio di natura igienico/sanitaria per la salute dei cittadini, oltre che un problema di decoro, a causa delle deiezioni prodotte dagli animali, spesso non raccolte da chi conduce l’animale,
  • con lo scopo di maggiore tutela della sicurezza ed incolumità dei cittadini, specialmente minori, inabili e d anziani, abituali frequentatori di tali luoghi, per via di possibili aggressioni.

Tali provvedimenti, anche se partono da ragionevoli intendimenti, sono legittimi?

La questione è stata affrontata in diverse occasioni dagli organi di giustizia amministrativa con declaratoria di illegittimità dei provvedimenti impugnati, da ultimo si segnala la decisione del TAR LAZIO, SEZ. II BIS,DEL 17-05-16 N° 5836 (scarica e leggi)

Vediamo quali sono state nel tempo alcune sentenze emesse in proposito e le motivazioni a fondamento delle stesse.

TAR Piemonte del 18/05/12 n° 593

L’organo giurisdizionale dichiara la illegittimità del provvedimento impugnato per eccesso di potere determinato da carenza di adeguata istruttoria, non essendovi dati o accertamenti medico-veterinari che supportino la decisione di vietare l’accesso dei cani nelle aree verdi, pertanto invece di porre tale divieto andrebbe potenziato il servizio di controllo da parte della Polizia Municipale per sanzionare coloro che non adempiono all’obbligo di condurre il cane al guinzaglio o con la museruola (come previsto dall’art. 83 del D.P.R. 320/54 “Regolamento di Polizia Veterinaria”, che impone appunto di condurre i cani, quando si trovano nelle vie o in altri luoghi pubblici, con idonea museruola o con guinzaglio) o all’obbligo di rimuovere le deiezioni dell’animale.

TAR Sardegna del 30/11/12 n° 1080

L’organo giurisdizionale dichiara la illegittimità del provvedimento impugnato, emesso sotto la forma della ordinanza contingibile ed urgente ai sensi dell’art. 50 del D. Lgs. 267/00, in quanto manca la dimostrazione di un pericolo effettivo che minacci la sanità e l’igiene pubblica derivante da una situazione eccezionale ed imprevedibile, che deve fondare l’adozione di un provvedimento del genere, a cui non sia possibile far fronte con i mezzi ordinari previsti dall’ordinamento, concludendo che se il rischio per la cittadinanza è relativo alla mancata raccolta delle deiezioni dei cani, esso si risolve con la irrogazione delle sanzioni previste nei confronti dei trasgressori e non vietando indiscriminatamente l’ingresso dei cani nelle aree verdi.

TAR Puglia del 28/03/13 n° 732

TAR Basilicata del 17/10/13 n° 611

Gli organi giurisdizionali dichiarano la illegittimità dei provvedimenti impugnati, emessi sotto la forma della ordinanza contingibile ed urgente ai sensi dell’art. 50 del D. Lgs. 267/00, in quanto eccessivamente limitativi della libertà di circolazione delle persone e perchè la tutela dell’igiene e sanità pubblica è raggiungibile obbligando coloro che accompagnano i cani nei giardini e parchi pubblici di dotarsi di strumenti idonei per rimuovere le deiezioni dell’animale, sproporzionato ed eccessivo è il divieto assoluto di ingresso.

Vediamo quali sono state le motivazioni a fondamento dell’ultima sentenza emessa sull’argomento.

Tar Lazio del 17/05/16 n° 5836

L’organo di giustizia amministrativa aderisce al costante consolidato e non contrastato orientamento giurisprudenziale formatosi su fattispecie analoghe richiamandosi a: T.A.R. Potenza, 17 ottobre 2013, n. 611; T.A.R. Reggio Calabria, 28 maggio 2014, n. 225; T.A.R. Milano, 22 ottobre 2013 n. 2431; T.A.R. Sardegna, 27 febbraio 2016 n, 128; T.A.R. Venezia, 12 aprile 2012, n. 502.

Si osserva che sono meritevoli le ragioni di tutela dei cittadini in considerazione della circostanza che i cani vengono spesso lasciati senza guinzaglio e non ne vengono raccolte le deiezioni, ma il provvedimento risulta essere eccessivamente limitativo della libertà di circolazione delle persone ed è comunque posto in violazione dei principi di adeguatezza e proporzionalità, atteso che lo scopo perseguito dall’Ente locale di mantenere il decoro e l’igiene pubblica, nonché la sicurezza dei cittadini, può essere soddisfatto attraverso l’attivazione dei mezzi di controllo e di sanzione rispetto all’obbligo per gli accompagnatori o i custodi di cani di rimuovere le eventuali deiezioni con appositi strumenti e di condurli in aree pubbliche con idonee modalità di custodia (guinzaglio o museruola) trattandosi di obblighi imposti dalla disciplina generale statale, cosicchè il Sindaco può fronteggiare comportamenti incivili da parte dei conduttori di cani, al fine di prevenire le negative conseguenze di tali condotte, con l’esercizio degli ordinari poteri di prevenzione, vigilanza, controllo e sanzionatori di cui dispone l’Amministrazione.

Giovanni Paris

http://www.corsidipolizialocale.it

 

LINEE GUIDA DELLE PROCURE SU ESTINZIONE REATI AMBIENTALI EX ARTT. 318-BIS/318-OCTIES D.LGS. 152/06 – PARTE TERZA

FORESTALE E GDF

La L. 68/15 “Disposizioni in materia di delitti contro l’ambiente” ha introdotto nel D.Lgs. 152/06 “Norme in materia ambientale” gli articoli da 318-bis a 318-octies (scarica e leggi).

Le nuove disposizioni hanno posto problemi interpretativi e fatto sorgere la necessità di specifiche indicazioni per la loro applicazione.

Per tali motivi diverse Procure della Repubblica hanno emanato in proposito dettagliate linee guida ed indirizzi operativi (alcune prevedendo e allegando specifica modulistica).

Concludiamo la pubblicazione delle suddette indicazioni, la prima e la seconda sono avvenute in due articoli del 05 e 08/06/16, secondo l’ordine alfabetico delle Procure emittenti (la data indica il giorno della loro emissione).

TERZA PARTE

PROCURA ROMA 12-10-15

PROCURA SANTA MARIA CAPUA VETERE 13-11-15

PROCURA SAVONA 23-11-15

PROCURA SAVONA VERBALE RIUNIONE 30-07-2015

PROCURA SIENA 26-06-15

PROCURA TRENTO 04-06-15

PROCURA TRIESTE 01-03-16

PROCURA UDINE 23-10-15

PROCURA VELLETRI 15-09-15

PROCURA VERBANIA 15-07-15

PROCURA VERCELLI 10-08-15

PROCURA VIBO VALENTIA 24-11-15

LINEE GUIDA DELLE PROCURE SU ESTINZIONE REATI AMBIENTALI EX ARTT. 318-BIS/318-OCTIES D.LGS. 152/06 – PARTE SECONDA

NOE

La L. 68/15 “Disposizioni in materia di delitti contro l’ambiente” ha introdotto nel D.Lgs. 152/06 “Norme in materia ambientale” gli articoli da 318-bis a 318-octies (scarica e leggi).

Le nuove disposizioni hanno posto problemi interpretativi e fatto sorgere la necessità di specifiche indicazioni per la loro applicazione.

Per tali motivi diverse Procure della Repubblica hanno emanato in proposito dettagliate linee guida ed indirizzi operativi (alcune prevedendo e allegando specifica modulistica).

Proseguiamo la pubblicazione delle suddette indicazioni, la prima è avvenuta nell’ambito di un articolo del 05/06/16, secondo l’ordine alfabetico delle Procure emittenti (la data indica il giorno della loro emissione).

La pubblicazione completa avverrà in tre parti.

SECONDA PARTE

PROCURA GROSSETO 22-12-15

PROCURA IMPERIA 30-11-15

PROCURA IVREA 27-11-15

PROCURA LA SPEZIA 19-10-15

PROCURA LIVORNO 20-07-15

PROCURA MILANO 09-07-15

PROCURA MODENA 19-10-15

PROCURA NAPOLI 16-12-15

PROCURA PISA 19-10-15

PROCURA RAVENNA 15-01-16

PROCURA RIETI 03-09-15

PROCURA RIETI MODELLO VERBALE

Giovanni Paris

http://www.corsidipolizialocale.it

LINEE GUIDA DELLE PROCURE SU ESTINZIONE REATI AMBIENTALI EX ARTT. 318-BIS/318-OCTIES D.LGS. 152/06 – PARTE PRIMA

ambiente

La L. 68/15 “Disposizioni in materia di delitti contro l’ambiente” ha introdotto nel D.Lgs. 152/06 “Norme in materia ambientale” gli articoli da 318-bis a 318-octies (scarica e leggi).

Con tali nuove disposizioni il legislatore ha previsto per le contravvenzioni in materia ambientale contemplate dal D.Lgs 152/06 che non hanno cagionato danno o pericolo concreto ed attuale di danno alle risorse ambientali, urbanistiche o paesaggistiche protette, una speciale causa di estinzione del reato, a condizione che il responsabile dell’illecito penale adempia alle prescrizioni imposte dall’organo di vigilanza o dalla polizia giudiziaria e effettui il pagamento di una sanzione pecuniaria amministrativa sostitutiva dell’ammenda prevista per la contravvenzione.

In costanza degli elementi sopra indicati si viene a “sanare” il comportamento illecito e si evita il procedimento penale.

Il compito in materia che deve svolgere la polizia giudiziaria risulta delicato e pretende particolare e specifica professionalità:

  • nella valutazione se il fatto reato non abbia cagionato danno o pericolo concreto ed attuale di danno alle risorse ambientali, urbanistiche o paesaggistiche protette,
  • nell’impartire al contravventore un’apposita prescrizione, anche se con il supporto dell’ente specializzato competente nella materia trattata,
  • nella verifica se la violazione è stata eliminata secondo le modalità e nel termine indicati dalla prescrizione.

Le nuove disposizioni hanno posto problemi interpretativi e fatto sorgere la necessità di specifiche indicazioni per la loro applicazione.

Per tali motivi diverse Procure della Repubblica hanno emanato in proposito dettagliate linee guida ed indirizzi operativi (alcune prevedendo e allegando specifica modulistica).

Vengono di seguito riportate le suddette indicazioni con una pubblicazione delle stesse secondo l’ordine alfabetico delle Procure emittenti (la data indica il giorno della loro emissione).

La pubblicazione completa avverrà in tre parti.

PRIMA PARTE

PROCURA ALESSANDRIA 06-07-15

PROCURA ASTI 01-09-15

PROCURA AREZZO 30-10-15

PROCURA CIVITAVECCHIA 23-09-16

PROCURA FIRENZE 11-12-15

PROCURA FIRENZE 17-09-15

PROCURA FOGGIA 21-10-15

PROCURA FOGGIA 23-02-16

PROCURA FROSINONE 23-07-15

PROCURA GENOVA 02-10-15

PROCURA GENOVA ALLEGATO 02-10-15

PROCURA GORIZIA 28-01-16

 

VEICOLI ABBANDONATI – IL D.M. 22/10/99 N° 460

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Analisi del DECRETO MINISTERIALE 22 OTTOBRE 1999 N. 460 “PROCEDURE DI CONFERIMENTO AI CENTRI DI RACCOLTA DEI VEICOLI ABBANDONATI” e studio sulle attuali procedure da seguire in occasione del rinvenimento, da parte degli Organi di Polizia Stradale, di un veicolo abbandonato e/o in evidente stato di abbandono e/o mancante delle parti essenziali per la circolazione, su di un’area pubblica o su area privata soggetta ad uso pubblico, nonché quando rinvengono un veicolo in sosta in un luogo in cui sussiste il divieto, anche temporaneo, per più di 60 (sessanta) giorni.

CLICCARE QUI PER LO STUDIO.

ALBERTO CASONI