Procedura Penale e Polizia Giudiziaria

DIRETTIVA PROCURA REPUBBLICA TRIBUNALE TRANI – D.LGS. 150/22 RIFORMA CARTABIA

Direttiva alla polizia giudiziaria, sulla applicazione del D.Lgs. 10.10.2022. n. 150 (cd. Riforma Cartabia) e relativi allegati della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Trani.

Direttiva alla polizia giudiziaria sulla applicazione del li Lgs. 10.10.2022. n. 150 (cd Riforma Cartabia).

VERBALE DI IDENTIFICAZIONE E INDIVIDUAZIONE DEL DOMICILIO DICHIARATO, ELETTO O DETERMINATO PER LE NOTIFICAZIONI – art. 161 c.p.p. –

VERBALE DI PROPOSIZIONE DI QUERELA E DI DICHIARAZIONE/ELEZIONE DI DOMICILIO DELLA PERSONA OFFESA QUERELANTE – artt. 120 c.p.; 336 e segg.; 153-bis c.p.p. –

AVVISI ALLA PERSONA OFFESA ~ artt. 90 e 90 bis, 90 bis.1 c.p.p. ~

VERBALE DI SOMMARIE INFORMAZIONI – art. 351 c.p.p. –

Giovanni Paris

DIRETTIVE PROCURA REPUBBLICA TRIBUNALE CAGLIARI– D.LGS. 150/22 RIFORMA CARTABIA

Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari

Si riportano due direttive emanate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari dopo l’entrata in vigore del D.Lgs 150/22 “Riforma Cartabia”.

Le direttive riguardano:

– la identificazione dell’indagato e dichiarazione/elezione di domicilio: DIRETTIVA 22.E/2023

– l’estensione dei casi della procedibilità a querela di parte: DIRETTIVA 23.U/2023

Giovanni Paris

DIRETTIVE PROCURA REPUBBLICA TRIBUNALE MINORI MILANO – TRIBUNALE MINORI BRESCIA – PROCURA DELLA REPUBBLICA DI PERUGIA – PROCURA DELLA REPUBBLICA DI VERONA – D.LGS. 150/22 RIFORMA CARTABIA

Procura della Repubblica di Salerno: pagamento diritti di copia con  "pagoPA". - Camera Penale di Salerno

Si riportano alcune direttive emanate da alcune Procure dopo l’entrata in vigore del D.Lgs 150/22 “Riforma Cartabia”.

La Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Milano ha emesso il 23/12/22 le “DIRETTIVE E INDICAZIONI ALLA POLIZIA GIUDIZIARIA IN VISTA DELL’ENTRATA IN VIGORE DEL D. LGS. N. 150/2022”

La Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Brescia ha emesso il 28/12/22 le “ISTRUZIONI DELLA PROCURA DEI MINORENNI ALLE FORZE DI POLIZIA ENTRATA IN VIGORE DEò D.LGS 150/22″

La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Perugia ha emesso il 30/12/22 la “Prima direttiva alla polizia giudiziaria a seguito dell’entrata in vigore del d.lgs n. 150/2022 (cd riforma Cartabia)”

La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Verona ha emesso il 03/01/23 le “PRIME DIRETTIVE IN RELAZIONE ALL’ENTRATA IN VIGORE DEL D.LGS N° 150/2022 (CD. RIFORMA CARTABIA)”.

Giovanni Paris

GIUDICE COMPETENTE PER LESIONI COLPOSE STRADALI LIEVI: CASS. PEN. IV 20/12/22 N° 48214

Giudice di Pace ad Ancona: competenze e indirizzo

QUAL E’ IL GIUDICE COMPETENTE PER IL REATO DI LESIONI COLPOSE STRADALI LIEVI? IL GIUDICE DI PACE O IL TRIBUNALE?

Una premessa.

Sappiamo che il referente diretto della polizia giudiziaria è il Pubblico Ministero a cui va inviata la comunicazione di notizia di reato ex art. 347 c.p.p., l’organo di polizia giudiziaria non invia infatti quella all’organo giurisdizionale competente a conoscere del reato, cioè a dire che all’organo di polizia giudiziaria non “importa” e non deve porsi il problema quindi della sua individuazione.

Solo nella situazione in cui il reato è di competenza del giudice di pace l’organo di polizia giudiziaria deve esserne consapevole, perché in tal caso mutano le norme di riferimento, in questo caso non sarà l’art. 347 c.p.p., bensì quelle del D.Lgs. 274/00 “Disposizioni sulla competenza penale del giudice di pace, a norma dell’articolo 14 della legge 24 novembre 1999, n. 468” e precisamente l’art. 11 “Attività di indagine”, laddove si qualifica “relazione” la comunicazione della notizia di reato che va riferita con tempistica diversa da quella prevista dall’art. 347 c.p.p.:

“1.  Acquisita la notizia di reato, la polizia giudiziaria compie di propria iniziativa tutti gli atti di indagine necessari per la ricostruzione del fatto e per l’individuazione del colpevole e ne riferisce al pubblico ministero, con relazione scritta, entro il termine di quattro mesi.

2.  Se la notizia di reato risulta fondata, la polizia giudiziaria enuncia nella relazione il fatto in forma chiara e precisa, con l’indicazione degli articoli di legge che si assumono violati, e richiede l’autorizzazione a disporre la comparizione della persona sottoposta ad indagini davanti al giudice di pace. (20)

3.  Con la relazione, la polizia giudiziaria indica il giorno e l’ora in cui ha acquisito la notizia.”.

Per il caso che interessa la competenza in caso di reato di lesioni colpose stradali lievi è (è rimasta al) del giudice di pace, come confermato da Cass. Pen. IV, 20/12/22 n° 48214 la quale afferma che “…l’introduzione del reato di lesioni stradali di cui all’art. 590 bis cod. pen. non ha determinato alcun effetto, in punto di competenza per materia, in relazione al reato di lesioni colpose lievi commesso con inosservanza delle norme sulla circolazione stradale, che è rimasto attratto dalla competenza del giudice di pace. …”, argomentando come la L. 41/16 “Introduzione del reato di omicidio stradale e del reato di lesioni personali stradali, nonché disposizioni di coordinamento al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e al decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274.” “…non ha comportato alcuna modifica espressa o implicita della competenza del giudice di pace indicata dall’art. 4 D.Lgs. n. 274/2000, ma si è limitato a modificare alcune norme sostanziali e processuali (commi 3, 4, 5, 6 e 7 L. n. 41/2016) in una prospettiva di adeguamento e di coordinamento della nuova fattispecie di reato nell’ordinamento giuridico (procedibilità di ufficio, citazione diretta a giudizio, arresto in flagranza ecc.), laddove la esclusione della competenza del giudice di pace, limitatamente alla ipotesi di lesioni stradali, ha costituito una conseguenza della esclusione della procedibilità a querela (quale condizione del riconoscimento della competenza di detto ufficio ai sensi dell’art. 4 comma 1 lett. a) D.Lvo 274/2000). La competenza del giudice di pace relativamente al reato di lesioni colpose stradali non grave risulta poi implicitamente confermata dal fatto che la nuova disciplina (art. 1 L. 41/2016) ha modificato lo stesso art. 4 del T.U. sul giudice
di pace ma esclusivamente ai fini di coordinamento sistematico, eliminando dalla suddetta norma l’inciso (ormai superato a seguito della introduzione della nuova ipotesi criminosa) che escludeva la competenza del giudice di pace per le lesioni gravi e gravissime commesse da soggetto in stato di ebbrezza alcolica grave o sotto l’effetto di sostanza stupefacente (ipotesi ormai compresa nello spettro dell’art. 590 bis (commi 2, 3 e 4) cod. pen. …”.

Giovanni Paris

RELAZIONE DEL MASSIMARIO DELLA CORTE DI CASSAZIONE SULLA DISCIPLINA TRANSITORIA DEL D.LGS. 150/22

Logo Corte Suprema di Cassazione

Disciplina transitoria e prime questioni di diritto intertemporale del decreto legislativo 10 ottobre 2022, n. 150 (Attuazione della legge 27 settembre 2021, n. 134, recante delega al Governo per l’efficienza del processo penale, nonché in materia di giustizia riparativa e disposizioni per la celere definizione dei procedimenti giudiziari – cd. Riforma Cartabia), come modificato dall’art. 6 del decreto-legge 31 ottobre 2022, n. 162.

RELAZIONE SUL D.GS. 150/22 “RIFORMA CARTABIA”

QUALIFICA DI POLIZIA GIUDIZIARIA DELLE “GUARDIE ZOOFILE”: CASS. PEN., III, 17/02/21 N° 6146 – CONSIGLIO DI STATO, III, 21/06/22 N° 5202

Corso per guardie zoofile contro il maltrattamento degli animali - Prima  Treviglio

LE GUARDIE ZOOFILE SVOLGONO FUNZIONI DI POLIZIA GIUDIZIARIA RIVESTENDO PERTANTO LA RELATIVA QUALIFICA?

RIFERIMENTI NORMATIVI

Art. 6, comma 2 “Vigilanza” L. 20/07/04 n° 189
“Disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli animali, nonché di impiego degli stessi in combattimenti clandestini o competizioni non autorizzate”.

2. La vigilanza sul rispetto della presente legge e delle altre norme relative alla protezione degli animali è affidata anche, con riguardo agli animali di affezione, nei limiti dei compiti attribuiti dai rispettivi decreti prefettizi di nomina, ai sensi degli articoli 55 e 57 del codice di procedura penale, alle guardie particolari giurate delle associazioni protezionistiche e zoofile riconosciute.

Art. 27  “Vigilanza venatoria” L. 11/02/92 n° 157
“Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio”.

1.  La vigilanza sulla applicazione della presente legge e delle leggi regionali è affidata:

a)  agli agenti dipendenti degli enti locali delegati dalle regioni. A tali agenti è riconosciuta, ai sensi della legislazione vigente, la qualifica di agenti di polizia giudiziaria e di pubblica sicurezza. Detti agenti possono portare durante il servizio e per i compiti di istituto le armi da caccia di cui all’art. 13 nonché armi con proiettili a narcotico. Le armi di cui sopra sono portate e detenute in conformità al regolamento di cui all’art. 5, comma 5, della legge 7 marzo 1986, n. 65;
b)  alle guardie volontarie delle associazioni venatorie, agricole e di protezione ambientale nazionali presenti nel Comitato tecnico faunistico-venatorio nazionale e a quelle delle associazioni di protezione ambientale riconosciute dal Ministero dell’ambiente, alle quali sia riconosciuta la qualifica di guardia giurata ai sensi del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773.

2.  La vigilanza di cui al comma 1 è, altresì, affidata agli ufficiali, sottufficiali e guardie del Corpo forestale dello Stato, alle guardie addette a parchi nazionali e regionali, agli ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria, alle guardie giurate comunali, forestali e campestri ed alle guardie private riconosciute ai sensi del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza; è affidata altresì alle guardie ecologiche e zoofile riconosciute da leggi regionali.

omissis

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LA GIURISPRUDENZA

ENPA Guardie Zoofile Roma

Sull’argomento particolarmente importante è la sentenza Cass. Pen., III, 17/02/21 n° 6146, da leggere tutta e con attenzione, per il puntuale richiamo alle diverse disposizioni normative succedutesi nel tempo e per lo sviluppo logico-giuridico che sorregge il pronunciamento, la Corte premette che  è “…consapevole dell’esistenza di un contrasto interpretativo nella giurisprudenza di legittimità in ordine alle competenze delle guardie zoofile: secondo alcune pronunce, infatti, le guardie particolari giurate delle associazioni zoofile riconosciute, nominate con decreto prefettizio, non rivestono la qualifica di agenti di polizia giudiziaria con riguardo ai controlli in materia venatoria, per il solo fatto che è a loro affidata, ai sensi dell’art. 6, comma 2, della legge n. 189 del 2004, la vigilanza sull’applicazione di tale legge e delle altre norme a tutela degli “animali da affezione”, in quanto rientrano in questa categoria i soli animali domestici o di compagnia, con esclusione della fauna selvatica; viceversa, secondo un diverso approdo interpretativo, le guardie zoofile nominate con decreto prefettizio rivestono la qualifica di agenti di polizia giudiziaria, anche nel caso in cui svolgano attività di vigilanza sulla fauna selvatica. …”.

Il Supremo Consesso ha chiarito che in tema di caccia, alle guardie zoofile dell’E.n.p.a., alla luce della L. n. 189 del 2004, art. 6 e a seguito della perdita della personalità di diritto pubblico, non può riconoscersi la veste di agenti di polizia giudiziaria, se non rispetto agli animali d’affezione, tra cui non può farsi rientrare la fauna selvatica. Tuttavia, le stesse, quali guardie giurate di un’associazione di protezione ambientale riconosciuta (ex lege), possono esercitare i poteri di vigilanza e di accertamento indicati nella L. n. 157 del 1992, art. 28, commi 1 e 5, ovvero “possono chiedere a qualsiasi persona trovata in possesso di armi o arnesi atti alla caccia, in esercizio o in attitudine di caccia, l’esibizione della licenza di porto di fucile per uso di caccia, del tesserino di cui all’art. 12, comma 12, del contrassegno della polizza di assicurazione, nonché della fauna selvatica abbattuta o catturata”, e inoltre possono accertare, anche a seguito di denuncia, violazioni delle disposizioni sull’attività venatoria, redigere verbali, conformi alla legislazione vigente, in cui devono essere specificate tutte le circostanze del fatto e le eventuali osservazioni del contravventore, dovendo trasmetterli all’Ente da cui dipendono e all’Autorità competente ai sensi delle disposizioni vigenti, aggiungendo che i poteri di polizia amministrativa delle guardie zoofile delle associazioni volontarie di protezione sono ricollegati alla normativa regionale, in virtù di quanto stabilito dall’art. 27 della legge statale n. 157/1992.

Si legga anche Cass. Pen., III, 06/04/21 n° 12961.

Si veda infine altresì la recente sentenza del Consiglio di Stato, III, 21/06/22 n° 5202 la quale ricorda che “…La questione riguardante i poteri degli operatori, volontari e non, nel settore della tutela degli animali e del patrimonio zootecnico (tra i quali rientrano anche le guardie giurate al servizio dell’ENPA) è stata esaminata più volte dalla giurisprudenza amministrativa e penale, che ha focalizzato l’attenzione sulla portata delle diverse norme succedutesi nel tempo…” e che “…Il risultato ermeneutico cui è approdata la giurisprudenza è nel senso di riconoscere agli agenti dell’ENPA estesi poteri, comprensivi anche delle attribuzioni degli agenti di polizia giudiziaria, nel solo ambito della protezione degli animali di affezione…”, specificando che “…a tale riguardo, secondo l’Accordo Stato-Regioni sul benessere degli animali da compagnia e pet therapy del 6 febbraio 2003, recepito con DPCM 28 febbraio 2003, si intende “da compagnia” (o da affezione) “ogni animale tenuto, o destinato ad essere tenuto, dall’uomo, per compagnia o affezione senza fini produttivi od alimentari, compresi quelli che svolgono attività utili all’uomo, come il cane per disabili, gli animali da pet therapy, da riabilitazione, e impiegati nella pubblicità.”…”, mentre“…per quanto riguarda, invece, il più ampio settore della tutela degli animali in generale (riguardante, fra l’altro, i campi dell’attività venatoria, della conservazione della fauna selvatica, dello svolgimento della zootecnia, dell’itticoltura e della pesca, nonché dell’utilizzo degli animali nelle attività circensi e dello spettacolo;), tali soggetti restano titolari di meri poteri di polizia amministrativa, qualora la normativa statale o regionale preveda tali attribuzioni…”.

La conclusione quindi è che le “…guardie giurate possono eccezionalmente assumere i poteri tipici della polizia giudiziaria (di cui agli artt. 55 e 57 c.p.p.) con riguardo al ristretto ambito della protezione degli animali di affezione, così delimitando i poteri che altre fonti hanno riconosciuto alle guardie giurate delle associazioni protezionistiche e zoofile riconosciute…,la norma delinea la competenza delle guardie giurate, stabilendo che – per il solo limitato ambito della protezione degli animali di affezione – tali soggetti sono dotati anche dei poteri di polizia giudiziaria….

Giovanni Paris

ASSUNZIONE DI INFORMAZIONI DALL’INDAGATO NELL’IMMEDIATEZZA DEL FATTO: CASS. PEN., II, 28/10/22 N° 40920

Il Comandante della Polizia Locale di Lodi indagato dalla Guardia di Finanza

QUALI SONO LE CONDIZIONI E I LIMITI DELLA ASSUNZIONE (SOLLECITAZIONE) DI INFORMAZIONI DA PARTE DEL SOGGETTO INDAGATO?

L’art. 350 “Sommarie informazioni dalla persona nei cui confronti vengono svolte le indagini” del c.p.p. dispone:

“1. Gli ufficiali di polizia giudiziaria assumono, con le modalità previste dall’articolo 64, sommarie informazioni utili per le investigazioni dalla persona nei cui confronti vengono svolte le indagini che non si trovi in stato di arresto o di fermo a norma dell’articolo 384, e nei casi di cui all’articolo 384-bis

2. Prima di assumere le sommarie informazioni, la polizia giudiziaria invita la persona nei cui confronti vengono svolte le indagini a nominare un difensore di fiducia e, in difetto, provvede a norma dell’articolo 97 comma 3.

3. Le sommarie informazioni sono assunte con la necessaria assistenza del difensore al quale la polizia giudiziaria dà tempestivo avviso. Il difensore ha l’obbligo di presenziare al compimento dell’atto.

4. Se il difensore non è stato reperito o non è comparso, la polizia giudiziaria richiede al pubblico ministero di provvedere a norma dell’articolo 97, comma 4.

5. Sul luogo o nell’immediatezza del fatto, gli ufficiali di polizia giudiziaria possono, anche senza la presenza del difensore, assumere dalla persona nei cui confronti vengono svolte le indagini, anche se arrestata in flagranza o fermata a norma dell’articolo 384, notizie e indicazioni utili ai fini della immediata prosecuzione delle indagini.

6. Delle notizie e delle indicazioni assunte senza l’assistenza del difensore sul luogo o nell’immediatezza del fatto a norma del comma 5 è vietata ogni documentazione e utilizzazione.

7. La polizia giudiziaria può altresì ricevere dichiarazioni spontanee dalla persona nei cui confronti vengono svolte le indagini, ma di esse non è consentita la utilizzazione nel dibattimento, salvo quanto previsto dall’articolo 503 comma 3.”.

Esso regola le diverse modalità con le quali la polizia giudiziaria apprende informazioni dall’indagato, si prevedono 3 specifici casi di acquisizione delle stesse, che si diversificano sia per il rispetto di particolari modalità ed obblighi a carico degli organi di polizia giudiziaria operanti, sia per il tipo di qualifica che deve essere posseduta dal soggetto appartenente alla polizia giudiziaria legittimato alla acquisizione, tali aspetti sono stati esposti in un precedente articolo dal titolo RICEZIONE DICHIARAZIONI SPONTANEE DALL’INDAGATO.

Si segnala la sentenza Cass. Pen., II, 28/10/22 n° 40920 (scarica e leggi) che ha trattato la questione dell’utilizzo delle dichiarazioni dell’indagato assunte (sollecitate) da parte della polizia giudiziaria nell’immediatezza del fatto. e per la quale “…le dichiarazioni “non spontanee, ma anzi sollecitate” degli indagati non sono utilizzabili ex 350, comma 6, cod. proc. pen. che recita: «Delle notizie e delle indicazioni assunte senza l’assistenza del difensore sul luogo o nell’immediatezza del fatto a norma del comma 5 è vietata ogni documentazione e utilizzazione». …”

La stessa richiama, condividendoli, diversi precedenti, in base ai quali:

“…«Sono utilizzabili nella fase procedimentale, e dunque nell’incidente cautelare e negli eventuali riti a prova contratta, le dichiarazioni spontanee che l’indagato abbia reso – in assenza di difensore ed in difetto degli avvisi di cui agli artt. 63, comma 1 e 64 cod. proc. pen. – alla polizia giudiziaria ai sensi dell’art. 350, comma 7, cod. proc. pen., anche se non nell’immediatezza dei fatti, purché emerga con chiarezza che egli abbia scelto di renderle liberamente, ossia senza alcuna coercizione o sollecitazione. (In motivazione la Corte ha precisato che, diversamente, le dichiarazioni che tale persona abbia reso su sollecitazione della polizia giudiziaria nell’immediatezza dei fatti in assenza di difensore non sono in alcun modo utilizzabili, neanche a suo favore, se non per la prosecuzione delle indagini)»…”,

“…«In tema di attività di polizia giudiziaria, l’art. 350, comma cinque, cod. proc. pen. consente di assumere sul luogo o nell’immediatezza del fatto dalla persona indagata, anche se arrestata o fermata e senza la presenza del difensore, notizie ed indicazioni utili ai fini dell’immediata prosecuzione delle investigazioni. Tali dichiarazioni non possono essere utilizzate (art. 350, sesto comma, cod. proc. pen.), nè possono formare oggetto di testimonianza (art. 62 cod. proc. pen.); la polizia giudiziaria,
tuttavia, ha il potere-dovere di sviluppare le indagini sulla base di quanto appreso, sicché restano validi ed utilizzabili nel processo i risultati dell’attività investigativa così compiuta. Ne consegue che deve considerarsi pienamente legittima ed utilizzabile, non rientrando’ nei predetti divieti, la testimonianza dell’ufficiale di polizia giudiziaria che abbia riferito sull’esito delle indagini svolte e sugli elementi raccolti a seguito delle indicazioni ricevute dal/’indagato nell’immediatezza del fatto. (In applicazione di tale principio la Corte ha ritenuto corretta la decisione del giudice di merito il quale, esclusa la possibilità di tener conto della deposizione dell’ufficiale di polizia giudiziaria nella parte concernente la confessione dell’indagato, aveva ritenuto utilizzabile quell’altra parte relativa all’esito positivo dell’attività di investigazione che aveva portato al rinvenimento ed all’acquisizione del corpo del reato in seguito alle indicazioni dello stesso indagato)»…”.

Giovanni Paris

CIRCOLARE COMUNE MILANO – DIREZIONE SICUREZZA URBANA CORPO POLIZIA LOCALE – “RIFORMA DEL PROCESSO PENALE. DECRETO LEGISLATIVO 150/2022”

74 posti al Comune di Milano, si cercano diversi profili

Si segnala la Circolare n° 34 del 27/10/22 (scarica e leggi) del Corpo Polizia Locale di Milano.

In apertura della stessa si legge:

“Il 1° novembre 2022 entrerà in vigore il decreto legislativo 10 ottobre 2022, n. 150 (pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 243 del 17 ottobre 2022 – Serie generale) recante “Attuazione della legge 27 settembre 2021, n. 134, recante delega al Governo per l’efficienza del processo penale, nonché in materia di giustizia riparativa e disposizioni per la celere definizione dei procedimenti giudiziari.”

Quanto ai principî e criteri direttivi della riforma, la riforma interviene in primo luogo con riguardo alle finalità di deflazione e accelerazione del processo penale.

Verrà qui di seguito esaminato il decreto attuativo limitatamente alle norme di maggiore interesse giuridico e pratico per l’attività di polizia giudiziaria…”.

Allegato alla circolare il nuovo modello di verbale di elezione domicilio (scarica e leggi).

Giovanni Paris

ACCERTAMENTO DELLO STATO DI EBBREZZA CON UNA SOLA MISURAZIONE ALCOLEMICA: CASS. PEN., VII, 26/10/22 N° 40468

Terlizzi: Etilometro e precursori a cella elettrochimica in dotazione alla polizia  municipale

E’ SUFFICIENTE ANCHE UNA SOLA MISURAZIONE ALCOLIMETRICA PER ACCERTARE LA GUIDA IN STATO DI EBBREZZA?

L’art. 186  “Guida sotto l’influenza dell’alcool” del Codice della Strada al comma 4 prevede:

“Quando gli accertamenti qualitativi di cui al comma 3 hanno dato esito positivo, in ogni caso d’incidente ovvero quando si abbia altrimenti motivo di ritenere che il conducente del veicolo si trovi in stato di alterazione psico-fisica derivante dall’influenza dell’alcool, gli organi di Polizia stradale di cui all’articolo 12, commi 1 e 2, anche accompagnandolo presso il più vicino ufficio o comando, hanno la facoltà di effettuare l’accertamento con strumenti e procedure determinati dal regolamento.

L’art. 379Guida sotto l’influenza dell’alcool” del Reg. Esec. del Codice della strada prevede:

“1.  L’accertamento dello stato di ebbrezza ai sensi dell’art. 186, comma 4, del codice, si effettua mediante l’analisi dell’aria alveolare espirata: qualora, in base al valore della concentrazione di alcool nell’aria alveolare espirata, la concentrazione alcoolemica corrisponda o superi 0,8 grammi per litro (g/l), il soggetto viene ritenuto in stato di ebbrezza.

2.  La concentrazione di cui al comma 1 dovrà risultare da almeno due determinazioni concordanti effettuate ad un intervallo di tempo di 5 minuti.

3.  Nel procedere ai predetti accertamenti, ovvero qualora si provveda a documentare il rifiuto opposto dall’interessato, resta fermo in ogni caso il compito dei verbalizzanti di indicare nella notizia di reato, ai sensi dell’art. 347 del codice di procedura penale, le circostanze sintomatiche dell’esistenza dello stato di ebbrezza, desumibili in particolare dallo stato del soggetto e dalla condotta di guida.

omissis “

Segnaliamo la pronuncia della Cass. Pen., VII, 26/10/22 n° 40468 (scarica e leggi) per la quale “…l’art. 186 c.d.s. ricollega la punibilità del soggetto al superamento di dati valori alcolimetrici: l’indicazione normativa di precisi parametri numerici per la configurabilità delle fattispecie penalmente rilevanti comporta che la tipicità del fatto non è ancorata al semplice stato di ebbrezza ma anche all’accertamento specifico e non meramente sintomatico del superamento di tali dati, solo in presenza del quale vi è certezza del fatto tipico e del conseguente regime sanzionatorio da applicare, nel rispetto del principio di legalità…”, ma “…ai fini della prova del superamento delle soglie di rilevanza…è sufficiente anche una sola misurazione alcolimetrica che produca risultati rientranti nelle fasce rispettivamente previste, se corroborata da elementi sintomatici desumibili dagli atti …”

Precedenti conformi sono stati:

Cass. Pen., IV, 15/05/19 n° 20814 ove si afferma che“…in tema di guida in stato d’ebbrezza, ai fini della prova della sussistenza di una delle fattispecie di cui all’art. 186 C.d.S., comma 2, lett. b) e c), è sufficiente anche una sola misurazione alcolimetrica che produca risultati rientranti nelle fasce rispettivamente previste se corroborata da elementi sintomatici desumibili dagli atti…”

Cass. Pen., IV, 09/05/17 n° 22604 la quale statuisce che “…In presenza di un accertamento strumentale del tasso alcolemico conforme alla previsione normativa, questa sezione ha pure precisato come sia onere dell’imputato dare dimostrazione di circostanze in grado di privare quell’accertamento di valenza dimostrativa della sussistenza del reato…” e che in caso di ” ….impossibilità di una seconda misurazione, poiché l’esame strumentale non costituisce una prova legale, l’accertamento della concentrazione alcolica può avvenire in base ad elementi sintomatici per tutte le ipotesi di reato previste dall’art. 186 cod. strada e, qualora vengano oltrepassate le soglie superiori, la decisione deve essere sorretta da congrua motivazione…”.

Giovanni Paris

CONDIZIONI PER L’ ARRESTO FACOLTATIVO IN FLAGRANZA DI REATO: CASS. PEN., I, 20/10/22 N° 39831

Arrestato quattro volte in tre mesi per spaccio di droga: nei guai un  nigeriano

LA POLIZIA GIUDIZIARIA PER PROCEDERE ALL’ARRESTO FACOLTATIVO IN FLAGRANZA DI REATO EX ART. 381 C.P.P. DEVE VALUTARE, AI FINI DELLA GIUSTIFICAZIONE DELLO STESSO, LA GRAVITA’ DEL FATTO INSIEME ALLA PERICOLOSITA’ DEL SOGGETTO? 

L’art. 381 “Arresto facoltativo in flagranza” del c.p.p. dispone

“1. Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria hanno facoltà di arrestare chiunque è colto in flagranza di un delitto non colposo, consumato o tentato, per il quale la legge stabilisce la pena della reclusione superiore nel massimo a tre anni ovvero di un delitto colposo per il quale la legge stabilisce la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni.

2. Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria hanno altresì facoltà di arrestare chiunque è colto in flagranza di uno dei seguenti delitti:

omissis

4. Nelle ipotesi previste dal presente articolo si procede all’arresto in flagranza soltanto se la misura è giustificata dalla gravità del fatto ovvero dalla pericolosità del soggetto desunta dalla sua personalità o dalle circostanze del fatto.

omissis”

In relazione ai presupposti previsti dal comma 4 dell’ar. 381 c.p.p., di gravità del fatto ovvero di pericolosità del soggetto Cass. Pen., I, 20/10/22 n° 39831 (scarica e leggi) chiarisce, anche se la disposizione è chiara utilizzando la congiunzione disgiuntiva “ovvero”, che “…«in tema di arresto facoltativo, ai fini della legittimità dell’arresto, non si richiede la presenza congiunta di entrambi i parametri previsti dall’art. 381, comma quarto, cod. proc. pen. (gravità del fatto e pericolosità del soggetto), essendo sufficiente, come si desume dalla formulazione disgiuntiva della norma, la presenza di uno solo di essi»…”.

IN COSA CONSISTONO LE “TRACCE” E QUANDO SI CONFIGURA L'”INSEGUIMENTO” NELLA QUASI FLAGRANZA CHE LEGITTIMANO L’ARRESTO?

L’art. 382 c.p.p.  “Stato di flagranza” del c.p.p. prevede

“1. E’ in stato di flagranza chi viene colto nell’atto di commettere il reato ovvero chi, subito dopo il reato, è inseguito dalla polizia giudiziaria, dalla persona offesa o da altre persone ovvero è sorpreso con cose o tracce dalle quali appaia che egli abbia commesso il reato immediatamente prima.

omissis “.

Il Collegio nella medesima sentenza sulla nozione di ‘tracce‘ rilevante ex art. 382 c.p.p. sottolinea  “…che, invero, non vanno considerate in senso letterale del termine, quali indizi materiali della perpetrazione del reato, ma che possono ricomprendere anche l’atteggiamento serbato dall’autore del fatto o dalla persona offesa che costituisca, con assoluta probabilità, un indicatore della avvenuta perpetrazione del reato in termini di stretta contiguità temporale rispetto al momento dell’intervento dalla polizia giudiziaria…”,

mentre sul concetto di ‘inseguimento‘ afferma che viene richiesto “…l’inseguimento c.d. effettivo, laddove colui che insegue non perde di vista l’inseguito e lo fa nell’immediatezza, subito dopo la commissione del reato, con ciò validando il rapporto logico temporale ‘azione delittuosa – individuazione dell’autore’, distinguendolo dall’inseguimento c.d. ideale, estranea al caso di specie, e configurato da ipotesi nelle quali la polizia giudiziaria, solo dopo la fuga dell’autore del reato, si mette, pur nell’immediatezza dei fatti, sulle sue tracce tramite informazioni e indagini svolte subito dopo. …”,

ribadendo che

“…in tema di arresto in flagranza, «la cd. quasi flagranza presuppone che l’inseguimento dell’indagato sia attuato subito dopo la commissione del reato, a seguito e a causa della sua diretta percezione, da parte della polizia giudiziaria, del privato o di un terzo, ma non postula la coincidenza del soggetto inseguitore con quello che procede ;all’arresto»…”.

Giovanni Paris

RELAZIONE ILLUSTRATIVA AL D.LGS 150/22 RIFORMA PROCESSO PENALE (“RIFORMA CARTABIA”)

Decreto Legge 7 gennaio 2022 n.1 – Misure organizzative – Ministero della  Giustizia – www.ordineavvocativelletri.it

Si segnala la pubblicazione della Relazione illustrativa al decreto legislativo 10 ottobre 2022, n. 150: «Attuazione della legge 27 settembre 2021, n. 134, recante delega al Governo per l’efficienza del processo penale, nonché in materia di giustizia riparativa e disposizioni per la celere definizione dei procedimenti giudiziari».

ALLEGATO: Decreto legislativo 10 ottobre 2022, n. 150

Giovanni Paris

RIFIUTO DI ACCERTAMENTO DEL TASSO ALCOLEMICO E OBBLIGO AVVISO ASSISTENZA DIFENSORE: CASS. PEN., IV, 18/10/22 N° 39134

Misure di sicurezza, se mancano il lavoratore può rifiutare la prestazione

L’OBBLIGO DI DARE AVVISO AL CONDUCENTE DELLA FACOLTA’ DI FARSI ASSISTERE DA UN DIFENSORE PER SVOLGERE LA PROVA DI ACCERTAMENTO DEL TASSO ALCOLEMICO SUSSISTE ANCHE NEL CASO DI RIFIUTO DI SOTTOPORSI ALLO STESSO?

Sulla questione è stato pubblicato un precedente articolo dal titolo “OBBLIGO AVVISO ASSISTENZA DIFENSORE PER ACCERTAMENTO TASSO ALCOLEMICO ANCHE IN CASO DI RIFIUTO?”,

nel quale si riportavano, tra l’altro, due provvedimenti, Corte di Cassazione Penale sez. VII 15/4/2022 n. 14878 e  Corte di Cassazione Penale sez. IV 10/5/2022 n. 18404 (scarica e leggi) per le quali l’obbligo di fornire avviso al conducente della facoltà di farsi assistere da un difensore per lo svolgimento dell’accertamento del tasso alcolemico non sussiste in caso di rifiuto di sottoporsi all’accertamento.

L’orientamento si conferma con la sentenza Cass. Pen., IV, 18/10/22 n° 39134. la quale ricorda che è stato “…reiteratamente ribadito, con pronunce anche recenti, che l’obbligo di dare avviso al conducente della facoltà di farsi assistere da un difensore per l’attuazione dell’alcoltest non sussiste in caso di rifiuto di sottoporsi all’accertamento, in quanto la presenza del difensore è funzionale a garantire che l’atto in questione, in quanto non ripetibile, sia condotto nel rispetto dei diritti della persona sottoposta alle indagini…”,

sottolineando che

“…l’avvertimento ex art. 114 disp. att, cod. proc. pen. è previsto nell’ambito del procedimento volto a verificare la presenza dello stato di ebbrezza, e l’eventuale presenza del difensore è finalizzata a garantire che il compimento dell’atto in questione, in quanto a sorpresa e non ripetibile, venga condotto nel rispetto dei diritti della persona sottoposta alle indagini. Il procedimento, in altri termini, è certamente in corso allorquando si registra il rifiuto dell’interessato di sottoporsi all’alcoltest ma a questo punto, e nel momento stesso del rifiuto, viene integrato il fatto reato sanzionato dall’art. 186, comma 7, cod. strada. …”,

ma la sentenza si palesa di particolare interesse ed importanza per il preciso richiamo a diverse disposizioni del Codice della Strada e del suo Regolamento con loro interpretazione che depone per la tesi sostenuta, infatti si osserva che

“…l’art. 354 cod. proc. pen., riguardante gli accertamenti urgenti demandati alla polizia giudiziaria, laddove adopera la locuzione «nel procedere al compimento degli atti», indica chiaramente il momento in cui ci si accinge a compiere l’atto, nella specie di rilevazione dell’alcolennia mediante etilometro, e perciò, se ci si sta apprestando a compiere l’atto, significa che l’interessato vi abbia acconsentito. Il rifiuto eventuale – e con esso il reato istantaneo di cui all’art. 186, comma 7, cod. strada — è da considerarsi che avvenga in un momento antecedente. …”,

richiamando altresì

“…il testo dell’art. 379, comma 3, del Regolamento di esecuzione ed attuazione del codice della strada, nel quale, disponendo sull’accertamento della guida in stato di ebbrezza e sulle modalità di verbalizzazione da parte degli operanti, si prevede che «Nel procedere ai predetti accertamenti, ovvero qualora si provveda a documentare il rifiuto opposto dall’interessato, resta fermo in ogni caso il compito dei verbalizzanti di indicare nella notizia di reato, ai sensi dell’articolo 347 del codice di procedura penale, le circostanze sintomatiche dell’esistenza dello stato di ebbrezza, desumibili in particolare dallo stato del soggetto e dalla condotta di guida». …”,

concludendo che

“…La lettera della norma, che chiarisce le modalità di effettuazione del test (misurazione della concentrazione di alcool nell’area alveolare, a mezzo di due prove a distanza di almeno cinque minuti), chiarisce, altresì, attraverso l’utilizzo della congiunzione disgiuntiva «ovvero», l’alternativa fra l’ipotesi dell’accertamento e quella del rifiuto, sicché se si deve dare atto delle circostanze sintomatiche «Nel procedere agli accertamenti» ovvero in caso di «rifiuto opposto dall’interessato», significa che il rifiuto precede l’inizio del compimento dell’atto, cui è rivolto il procedimento, e per il quale deve realizzarsi la garanza difensiva prevista dall’art. 114 disp. att. cod. proc. pen. …”.

Per quanto sopra argomentato “…l’obbligo di dare avviso non ricorre allorquando il conducente abbia rifiutato di sottoporsi all’accertamento etilometrico, essendo il reato perfezionato nel momento stesso dell’espressione della volontà di sottrarsi all’atto assistito dalla garanzia dell’avviso di farsi assistere da un difensore. …”.

Giovanni Paris

PROVA DOCUMENTALE E IMMAGINI DA “GOOGLE EARTH”: CASS. PEN., III, 17/10/22 N° 39087

Valle dei Casali - Roma: Abusi edilizi in grande stile nella Valle dei  Casali

LE IMMAGINI TRATTE DA “GOOGLE EARTH” COSTITUISCONO PROVA DOCUMENTALE IDONEA E UTILIZZABILE AI FINI DELL’ACCERTAMENTO DELLA REALIZZAZIONE DI UN ABUSO EDILIZIO?

Il Codice di Procedura Penale in tema di prove prevede

all’art. 189 “Prove non disciplinate dalla legge”

“1. Quando è richiesta una prova non disciplinata dalla legge, il giudice può assumerla se essa risulta idonea ad assicurare l’accertamento dei fatti e non pregiudica la libertà morale della persona. Il giudice provvede all’ammissione, sentite le parti sulle modalità di assunzione della prova.”

e all’art. 234 “Prova documentale”

“1. E’ consentita l’acquisizione di scritti o di altri documenti che rappresentano fatti, persone o cose mediante la fotografia, la cinematografia, la fonografia o qualsiasi altro mezzo.

2. Quando l’originale di un documento del quale occorre far uso è per qualsiasi causa distrutto, smarrito o sottratto e non è possibile recuperarlo, può esserne acquisita copia.

3. E’ vietata l’acquisizione di documenti che contengono informazioni sulle voci correnti nel pubblico intorno ai fatti di cui si tratta nel processo o sulla moralità in generale delle parti, dei testimoni, dei consulenti tecnici e dei periti.”.

Cosa è un DOCUMENTO?

Esso non è costituito solo da un atto scritto, ma è documento una foto, un filmato, una riproduzione sonora, ecc., documento è tutto ciò che incorpora una attività svolta o un fatto, è la veste esterna di un atto o un fatto, la forma tangibile che assume il compimento di un atto e offre la rappresentazione di fatti, persone e cose.

Il caso è stato affrontato da Cass. Pen., III, 17/10/22 n° 39087 (scarica e leggi) per la quale “…i rilievi di Google Earth rappresentano solo uno degli elementi della complessiva valutazione del Tribunale, deve osservarsi che il richiamo valorizzato dai giudici dell’impugnazione cautelare appare legittimo, avendo questa Corte precisato (Sez. 3, n. 48178 del 15/09/2017, Rv. 271313) che, in tema di prove, i fotogrammi scaricati dal sito internet “Google Earth”, costituiscono prove documentali pienamente utilizzabili ai sensi dell’articolo 234, comma 1, cod. proc. pen. o 189 cod. proc. pen., in quanto rappresentano fatti, persone o cose, essendo ben diversa, ovviamente, la questione relativa alla valutazione del loro contenuto e alla corrispondenza al vero di quanto in essi rappresentato…”.

Si leggano nello stesso senso anche Cass. Pen., III, 20/10/20 n° 37611  e  Cass. Pen., II, 26/10/21 n° 45900.

Quindi le immagini di “Google Earth” sono considerate documenti, acquisibili e valutabili dal giudice nella loro capacità di fornire certezza di un fatto e del suo modo di essere e potranno costituire “prova”, che sarà posta a fondamento del convincimento del giudice che verrà espresso nella sentenza. 

Giovanni Paris

IDENTIFICAZIONE EX ART. 349 C.P.P. – LA INTEGRAZIONE OPERATA DALL’ ART. 2/8 L. 134/21

Dieci furti commessi tra gennaio e dicembre del 2016. Arrestato dalla  Squadra Mobile 17enne, incastrato dalle impronte digitali

La L. 27-9-2021 n. 134 “Delega al Governo per l’efficienza del processo penale nonché in materia di giustizia riparativa e disposizioni per la celere definizione dei procedimenti giudiziari”, che introduce una serie di riforme del processo penale portate avanti dal Ministro della Giustizia, Marta Cartabia, all’art. 2/8 ha introdotto una aggiunta al comma 2 dell’art. 349 c.p.p. “Identificazione della persona nei cui confronti vengono svolte le indagini e di altre persone”, il quale prevedeva che “Alla identificazione della persona nei cui confronti vengono svolte le indagini può procedersi anche eseguendo, ove occorra, rilievi dattiloscopici, fotografici e antropometrici nonché altri accertamenti.”,

ora quanto sopra è stato integrato con i seguenti periodi:

I rilievi di cui al periodo precedente sono sempre eseguiti quando si procede nei confronti di un apolide, di una persona della quale è ignota la cittadinanza, di un cittadino di uno Stato non appartenente all’Unione europea ovvero di un cittadino di uno Stato membro dell’Unione europea privo del codice fiscale o che è attualmente, o è stato in passato, titolare anche della cittadinanza di uno Stato non appartenente all’Unione europea. In tale caso, la polizia giudiziaria trasmette al pubblico ministero copia del cartellino fotodattiloscopico e comunica il codice univoco identificativo della persona nei cui confronti sono svolte le indagini.”

Pertanto quei rilievi, svolti dalla polizia giudiziaria ai fini della identificazione e previsti come facoltativi, sono divenuti obbligatori quando si versa nelle particolari situazioni individuate dalla norma e cioè:

  • persona apolide,
  • persona della quale è ignota la cittadinanza,
  • cittadino di uno Stato non appartenente all’Unione europea,
  • cittadino di uno Stato membro dell’Unione europea privo del codice fiscale o che è attualmente, o è stato in passato, titolare anche della cittadinanza di uno Stato non appartenente all’Unione europea,

con obbligo altresì per l’organo di p.g. operante di trasmettere al Pubblico Ministero copia del cartellino fotodattiloscopico e comunicare il codice C.U.I. della persona indagata.

Quando una persona ha lo stato di apolide? Un apolide (dal greco a-polis “senza città”) è la persona che non possiede la cittadinanza di nessuno Stato.

Che condizione giuridica ha un cittadino di uno Stato non appartenente all’Unione europea? Il soggetto viene considerato “straniero” ai sensi dell’art. 1 del D.L.gs 286/98 “Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero”.

Sulle novità introdotte dalla L. 134/21 l’Ufficio del Massimario della Corte di Cassazione ha pubblicato la Relazione n° 60 del 03/11/21 (scarica e leggi) ove si tratta dell’argomento alle pagine 47 e 48.

DOMANDA: COSA E’ IL “CODICE UNIVOCO IDENTIFICATIVO – C.U.I.” ?

Abbiamo una sua definizione all’art. 2 del D.P.R. del 07/04/16 n° 87 “Regolamento recante disposizioni di attuazione della legge 30 giugno 2009, n. 85, concernente l’istituzione della banca dati nazionale del DNA e del laboratorio centrale per la banca dati nazionale del DNA, ai sensi dell’articolo 16 della legge n. 85 del 2009”, laddove propedeutica è la definizione del sistema A.F.I.S.:

“…d) AFIS (Automated Fingerprint Identification System): sistema automatizzato per l’identificazione delle impronte digitali del casellario centrale d’identita’ del Ministero dell’interno, Dipartimento della pubblica sicurezza, collocato presso la Direzione centrale anticrimine della Polizia di Stato, Servizio polizia scientifica;

e) CUI (Codice Univoco Identificativo): codice alfanumerico generato in automatico dal sistema AFIS e legato univocamente alla persona di cui all’articolo 9 della legge o al consanguineo sottoposti a prelievo di un campione biologico;…”.

Si segnalano le LINEE GUIDA PROCURA TIVOLI L. 134-21 11-10-21 (scarica e leggi) con indicazioni sulla novità al punto 4.1 . 

L’obbligo del fotosegnalamento in discussione si aggiunge a due fattispecie già previste ugualmente come obbligatorie dall’ordinamento giuridico e disciplinate nel D.L.gs 286/98 “Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero”

all’Art. 4-ter/2.  “Lo straniero che richiede la proroga del visto ai sensi del comma 1 è sottoposto a rilievi fotodattiloscopici” e

all’Art. 5/4-bis.  “Lo straniero che richiede il rinnovo del permesso di soggiorno è sottoposto a rilievi fotodattiloscopici”.

Giovanni Paris

MATERIALE DI STUDIO E OPERATIVO SULL’OMICIDIO STRADALE – L. 23/03/16 N° 41

La L. 23 marzo 2016 n° 41 ha introdotto la nuova disciplina dell’omicidio stradale e delle lesioni stradali innovando in modo significativo alcune disposizioni sia di carattere sostanziale che di carattere processuale.

Si propongono una serie di pubblicazioni e tesi di laurea sull’argomento.

TESI DOTT.SSA MARA BASEI – “LA SCENA DEL CRIMINE NELL’OMICIDIO STRADALE”

PUBBLICAZIONE DOTT.SSA ANTONIA MENGHINI – “L’OMICIDIO STRADALE Scelte di politica criminale e frammentazione del sistema”

TESI DOTT. NICOLA PISTILLI – “La colpa stradale Un’indagine dogmatica”

PUBBLICAZIONE DOTT. ADELMO MANNA DOTT. VITO PLANTAMURA – “I REATI DI OMICIDIO TRA TEORIA E PRASSI”

TESI DOTT. ALESSANDRO CECERE “I nuovi reati di omicidio e lesioni stradali tra vecchie questioni e nuovi scenari applicativi”

Si riportano inoltre di seguito le linee operative/guida sull’applicazione della L. 41/16 che diverse Procure hanno emanato a ridosso dell’entrata in vigore della novità normativa (elenco in ordine alfabetico).

1 PROCURA AOSTA 22/07/16     

2 PROCURA BERGAMO 19/05/16     

3 PROCURA BRESCIA 16/09/16

4 PROCURA FERMO 08/06/16

5 PROCURA FIRENZE 08/06/16     

6 PROCURA GENOVA     

7 PROCURA GROSSETO 03/06/16

8 PROCURA LECCO 07/07/16

9 PROCURA MACERATA 09/06/16     

10 PROCURA MILANO 21/04/16

11 PROCURA RIMINI 11/04/16

12 PROCURA SANTA MARIA CAPUA VETERE 05/04/16     

13 PROCURA SIENA 29/04/16

14 PROCURA SONDRIO 21/04/16     

15 PROCURA TORINO 14/06/16

16 PROCURA TRENTO 29/03/16     

17 PROCURA UDINE 31/03/16

18 PROCURA UDINE 16/06/16   

19 PROCURA VELLETRI 11/05/16    

20 PROCURA VELLETRI 06/06/16

 

Giovanni Paris

 

AVVISO ORALE DI ASSISTENZA DI DIFENSORE NON RISULTANTE DA VERBALE E PROVA ACCERTAMENTO TASSO ALCOLEMICO: CASS. PEN., IV, 15/09/22 N° 33985

attenzione • Succede in Italia

LA MANCATA VERBALIZZAZIONE DELL’AVVISO ALLA PERSONA SOTTOPOSTA A PROVA DEL TASSO ALCOLEMICO DELLA FACOLTA’ DI FARSI ASSISTERE DA DIFENSORE DI FIDUCIA, QUINDI DATO SOLO ORALMENTE, INVALIDA L’ATTO DI ACCERTAMENTO?

La situazione sopra descritta sicuramente è frutto di un “infortunio di percorso” nella quale alla sostanza, l’avvenuto avviso obbligatorio per legge, non è seguita la forma, la verbalizzazione dello stesso nel verbale, sappiamo che la forma è anche sostanza, ma l’atto può essere salvaguardato?

Interessante ed importante pronunciamento della Suprema Corte con CASS. PEN., IV, 15/09/22 N° 33985 , la quale si è occupata principalmente di rispondere alla questione relativa all’obbligo di fornire l’avviso ex art. 114 disp. att. c.p.p in caso richiesta di accertamento del tasso alcolemico con rifiuto del soggetto e l’esito è stato quello di affermare che “…é ormai granitico ed é qui condiviso – stante la stretta ed esclusiva funzionalità dell’avviso ex art. 114 disp.att. cod. proc. pen. all’effettiva esecuzione di un accertamento tecnico non ripetibile – l’indirizzo giurisprudenziale in base al quale l’obbligo di dare avviso al conducente della facoltà di farsi assistere da un difensore per l’attuazione dell'”alcoltest” non sussiste in caso di rifiuto di sottoporsi all’accertamento, in quanto la presenza del difensore é funzionale a garantire che l’atto in questione, in quanto non ripetibile, sia condotto nel rispetto dei diritti della persona sottoposta alle indagini…”.

Di ciò ci occupammo in un recente articolo OBBLIGO AVVISO ASSISTENZA DIFENSORE PER ACCERTAMENTO TASSO ALCOLEMICO ANCHE IN CASO DI RIFIUTO?

La sentenza si palesa importante però perché argomenta che l’avviso in discussione, anche se non verbalizzato, ma comunque dato verbalmente, può essere considerato come dato e valido:  “…l’avviso de quo, benché non verbalizzato, risulta comunque dato verbalmente al ricorrente, come risulta dalla motivazione della sentenza impugnata, che si diffonde ampiamente nell’illustrare le ragioni a sostegno di quanto riferito al riguardo dai militari operanti: e ciò soddisfa comunque le condizioni previste, a fini probatori, in ordine all’effettività dell’avviso medesimo, atteso che la prova dell’avvenuto adempimento dell’obbligo di dare avviso alla persona sottoposta ad esame alcolimetrico della facoltà di farsi assistere da difensore di fiducia, ove non risultante dal verbale, può essere data mediante la deposizione dell’agente operante, spettando al giudice valutare, fornendone rigorosa motivazione, la precisione e completezza della testimonianza, le ragioni della mancata verbalizzazione dell’avviso e la tempestività dell’avvertimento…“.

L’attività svolta può essere resa salva, ma condizionata alla valutazione del giudice, quindi non vi è certezza assoluta dell’esito, pertanto bisogna evitare tale situazione e prestare massima attenzione.

Giovanni Paris

ACCERTAMENTO TASSO ALCOLEMICO ED AVVISO DI ASSISTENZA DI DIFENSORE A SOGGETTO UBRIACO: CASS. PEN., IV, 26/09/22 N° 36048

Ubriaco al volante provoca incidente: denuncia e patente ritirata - La  Provincia

SI PUO’ PROCEDERE ALLA PROVA DI ACCERTAMENTO DEL TASSO ALCOLEMICO NEL CASO IN CUI IL SOGGETTO CHE DEVE ESSERVI SOTTOPOSTO E’ IN UN TALE STATO PSICO-FISICO DA NON COMPRENDERE L’AVVISO CHE L’ORGANO DI POLIZIA GLI FORNISCE IN ORDINE ALLA FACOLTA’ CHE HA DI FARSI ASSISTERE DA DIFENSORE DI FIDUCIA?

La questione è stata affrontata dalla Suprema Corte CASS. PEN., IV, 26/09/22 N° 36048. (scarica e leggi)

Prima di riportare l’esito del giudizio un breve riepilogo normativo.

L’accertamento mediante l’utilizzo dell’etilometro, per le sue caratteristiche e per la sua finalità di investigazione e di assicurazione delle fonti di prova, si classifica come controllo sulla persona e rientra nella categoria degli “atti di urgenza” o “atti a sorpresa”.

Dal punto di vista processuale tale accertamento si inquadra nell’ambito degli accertamenti urgenti sulle persone che, ai sensi dell’art. 354, comma 3, c.p.p., sono sempre consentiti agli organi di polizia giudiziaria anche di iniziativa.

L’art. 356 c.p.p. prevede che il difensore della persona nei cui confronti vengono svolte le indagini ha la facoltà di assistervi, senza diritto di essere preventivamente avvisato.

L’ograno di polizia giudiziaria procedente però ai sensi dell’art. 114 disp. att. c.p.p. ha l’obbligo di avvertire la persona che viene sottoposta alla prova mediante etilometro che, in qualità di persona sottoposta alle indagini, ha la facoltà di farsi assistere dal difensore di fiducia.

L’avvertimento va fatto verbalmente, ma va trasfuso nel corpo del verbale che si va a redigere.

La mancata indicazione del difensore di fiducia da parte del soggetto indagato non pregiudica pero’ la possibilità di procedere all’accertamento, così come si procede ugualmente all’accertamento senza dover aspettare l’arrivo del difensore pur essendo stata effettuata la sua indicazione.

Ritornando al quesito la risposta è AFFERMATIVA.

La Corte nella sentenza sopra citata ha affermato che “…Nel caso in cui la polizia giudiziaria compia di iniziativa gli accertamenti urgenti sulle persone (sui luoghi e sulle cose) previsti dall’art. 356 cod. proc. pen., l’imputato (Sic!!) non deve essere avvisato ai sensi dell’art. 114 disp. att. cod. proc. pen. della facoltà di farsi assistere da un difensore. Si tratta di previsione volta a garantire il controllo da parte del difensore della correttezza dell’operato della polizia giudiziaria. L’avviso, come ovvio, per potere esplicare la sua funzione, presuppone che il soggetto che ne è destinatario sia in condizione tale da poterne comprendere il significato e decidere di conseguenza se avvalersi o meno della relativa facoltà. Nelle ipotesi in cui il soggetto destinatario dell’avviso si trovi in condizione tale da non poter comprendere quanto gli viene detto, tuttavia, l’atto, proprio perché urgente, non può essere differito, pena il vanificarsi dello scopo a cui è preordinato. Per tale ragione la Corte di Cassazione ha già avuto modo di precisare, in tema di guida in stato di ebbrezza alcolica, che non è configurabile a carico della polizia giudiziaria operante l’obbligo di attendere che l’interessato sia in stato psicofisico tale da poter comprendere l’avviso della facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia nel compimento dell’alcoltest, trattandosi di atto urgente ed indifferibile, il cui esito, essendo legato al decorso del tempo, può essere compromesso definitivamente dall’attesa suddetta, sicché in casi di tal fatta l’avviso può essere pretermesso...”.

Giovanni Paris

FORZE DI POLIZIA, FORZE ARMATE E POLIZIA LOCALE: CASS. PEN., I, 22/09/22 N° 35328

Importanti novità pensioni militari e forze di polizia: il governo  riconosce la specificità con misure compensative ed integrative - INFODIFESA

LA POLIZIA LOCALE FA PARTE DELLE FORZE DI POLIZIA? RIENTRA TRA LE FORZE ARMATE?

Sappiamo che il diritto, come altre branche del sapere, è materia tecnica ed in quanto tale sconta l’uso di terminologie ed espressioni tecniche che hanno un preciso significato tecnico, ma alle quali, nell’uso quotidiano, sovente viene attribuito un significato che si discosta da quello autentico e corretto.

Uno di questi casi riguarda l’espressione “Forze di Polizia”, la quale qualifica una serie di organismi che svolgono particolari funzioni di polizia e specificamente attività di POLIZIA DI SICUREZZA, categoria facente parte della POLIZIA AMMINISTRATIVA.

Ricordiamo che la POLIZIA AMMINISTRATIVA è l’attività della Pubblica Amministrazione che si attua attraverso misure preventive e repressive in modo tale che dall’attività dei privati non derivino danni sociali e siano osservati gli obblighi, i divieti e le limitazioni imposti dalla legge all’attività dei singoli.

La polizia amministrativa (genus) si può ulteriormente distinguere (species) in POLIZIA AMMINISTRATIVA IN SENSO STRETTO  e POLIZIA DI SICUREZZA.

La polizia amministrativa in senso stretto si suddivide in categorie (settori) a seconda degli interessi pubblici tutelati e delle materie trattate.

Avremo quindi, ad esempio, la polizia:

  • edilizia,
  • commerciale,
  • tributaria,
  • annonaria,
  • stradale.

Rileva in particolar modo all’interno della categoria polizia amministrativa la polizia di sicurezza per la tipologia di interessi pubblici tutelati quali l’ordine pubblico, la sicurezza pubblica, l’incolumità dei cittadini, la proprietà (v. art. 1 T.U.L.P.S.).

Il riferimento normativo relativo alle “Forze di Polizia” lo troviamo nell’art. 16 “Forze di polizia” della L. 121/81 “Nuovo ordinamento dell’Amministrazione della pubblica sicurezza”:

“Ai fini della tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, oltre alla polizia di Stato sono forze di polizia, fermi restando i rispettivi ordinamenti e dipendenze:
a) l’Arma dei carabinieri, quale forza armata in servizio permanente di pubblica sicurezza;
b) il Corpo della guardia di finanza, per il concorso al mantenimento dell’ordine e della sicurezza pubblica (24).
Fatte salve le rispettive attribuzioni e le normative dei vigenti ordinamenti, sono altresì forze di polizia e possono essere chiamati a concorrere nell’espletamento di servizi di ordine e sicurezza pubblica il Corpo degli agenti di custodia e il Corpo forestale dello Stato. …”

Quindi nell’ambito complessivo degli organi che svolgono funzioni di polizia rilevano le FORZE DI POLIZIA propriamente dette come individuate dall’art. 16 della L 121/81 sopra riportato e che sono:

  • la POLIZIA DI STATO,
  • l’ARMA DEI CARABINIERI,
  • la GUARDIA DI FINANZA,
  • la POLIZIA PENITENZIARIA,
  • il CORPO FORESTALE DELLO STATO.

La disposizione normativa deve tener conto del DECRETO LEGISLATIVO 19/08/16 , n° 177 “Disposizioni in materia di razionalizzazione delle funzioni di polizia e assorbimento del Corpo forestale dello Stato, ai sensi dell’articolo 8, comma 1, lettera a), della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche”, ove si prevede all’art. 7. “Assorbimento del Corpo forestale dello Stato nell’Arma dei carabinieri e attribuzione delle funzioni”:

“1. Il Corpo forestale dello Stato è assorbito nell’Arma dei carabinieri, la quale esercita le funzioni già svolte dal citato Corpo previste dalla legislazione vigente alla data di entrata in vigore del presente decreto…”

L’elencazione posta dall’art. 16 della L. 121/81 è tassativa e gli altri organi che pure svolgono funzioni di polizia non possono qualificarsi come “Forze di Polizia”.

Per quanto sopra la Polizia Locale, pur svolgendo funzioni di polizia e dotata di una struttura organizzativa fortemente gerarchizzata, NON è Forza di Polizia.

Ancora, anche l’espressione “Forze armate” indica una specifica categoria di organismi pubblici e la Polizia Locale NON ne fa parte e l’occasione per confermare tale, risaputa, esclusione viene dalla sentenza della Cass. Pen., I, 22/09/22 n° 35328, che si è occupata del riconoscimento o meno della applicabilità dell’art. 290 cod. pen. “Vilipendio della Repubblica, delle istituzioni costituzionali e delle forze armate” per un fatto offensivo condotto contro la Polizia Locale, concludendo che “…La Polizia locale di un Comune non possiede la qualifica di ‘forza armata’ anche se sono in dotazione degli agenti della polizia municipale armi da fuoco. In Italia le forze armate sono costituite dall’Esercito, dalla Marina militare, dall’Aeronautica militare. Mentre l’Arma dei Carabinieri ha assunto tale qualifica con il D.lgs n. 297 del 05/10/00. Gli altri corpi militari dello Stato e le forze di polizia civili non possiedono tale qualifica, che costituisce elemento normativo indispensabile richiesto dalla fattispecie di cui all’art. 290 cod. pen. . Un fatto commesso con riferimento alla Polizia locale, che non è nemmeno un reparto militare, non può integrare, di conseguenza, il reato di cui all’art. 290 cod. pen.”.

Giovanni Paris

COMPETENZA DI POLIZIA GIUDIZIARIA DELLA POLIZIA LOCALE: CASS. PEN., III, 30/08/22 N° 31930

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L’ATTIVITA’ DI POLIZIA GIUDIZIARIA DEGLI APPARTENENTI ALLA POLIZIA LOCALE E’ LIMITATA SOLO AI REATI CHE RIGUARDANO “INTERESSI COMUNALI” (COMPETENZA LIMITATA) O COMPRENDE TUTTI I TIPI DI REATO (COMPETENZA GENERALE)?

Abbiamo avuto sinceramente “imbarazzo” a proporre la suddetta domanda ed eravamo in dubbio se formularla per la ovvietà della risposta, ma purtroppo per qualcuno la questione non era così chiara, perché ci vediamo, con stupore, costretti a registrare un pronunciamento della Corte di Cassazione che ha ancora dovuto occuparsene e che non poteva che rispondere secondo quanto appresso riportato.

Chi ancora afferma che la polizia locale non sia organo di polizia giudiziaria a competenza generale merita un NO COMMENT!.

Per Cass. Pen., III, 30/08/22 n° 31930 “…Costituisce…insegnamento risalente, ma mai messo in discussione, quello secondo cui, ai sensi dell’art. 5 legge 7 marzo 1986, n. 65 e dell’art. 57, comma secondo, lett. b) cod. proc. pen. la qualità di agenti di polizia giudiziaria è espressamente attribuita alle guardie dei comuni, alle quali è riconosciuto il potere di intervento nell’ambito territoriale dell’ente di appartenenza e nei limiti delle proprie attribuzioni, tra le quali rientra lo svolgimento di funzioni attinenti all’accertamento di reati di qualsiasi genere, che si siano verificati in loro presenza, e che richieda un pronto intervento anche al fine di acquisizione probatoria…”, aggiungendo che  “…come espressamente precisato da altra pronuncia, dall’art. 57 cod. proc. pen. non si evince che l’attività di agenti di polizia giudiziaria attribuita ai vigili urbani (sic!) debba essere limitata ai soli reati che ledano interessi comunali, in quanto la dizione della norma ha carattere generale e la disposizione è confermativa di quella contenuta nell’art. 5, comma 1, lett. a), legge 7 marzo 1986, n. 65, sull’ordinamento della polizia municipale…”.

N.B. Le censure che contestavano l’attività della polizia locale, in quanto si sarebbe occupata di reati esorbitanti la sua competenza, sono state dichiarate manifestamente infondate e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali, nonché – ravvisandosi profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità – al versamento a favore della cassa delle ammende della somma di euro tremila.

Speriamo sia l’ultima…

Giovanni Paris

ARRESTO DI POLIZIA GIUDIZIARIA E “QUASI FLAGRANZA” – ART. 382 C.P.P. : CASS. PEN., II, 16/09/22 N° 34375

L’ “arresto” sotto il profilo processualpenalistico e’ un atto di polizia giudiziaria di iniziativa e costituisce una misura di coercizione personale, di limitazione della libertà personale avente natura precautelare.
Esso trova disciplina negli artt. 380 (arresto obbligatorio) e 381 (arresto facoltativo) del c.p.p. e prevede quale condizione per la sua esecuzione lo stato di “flagranza” del reato.

Cosa si intende per “flagranza” di reato?

L’ art. 382 c.p.p. “Stato di flagranza” prevede alternativamente che è in stato di flagranza:
1. chi viene colto nell’atto di commettere il reato,
2. chi, subito dopo il reato, è inseguito dalla polizia giudiziaria, dalla persona offesa o da altre persone,
3. chi è sorpreso con cose o tracce dalle quali appaia che egli abbia commesso il reato immediatamente prima.

Il vecchio c.p.p. prevedeva all’art. 237 una distinzione, ora non più riportata nelle disposizioni dell’art. 382 c.p.p., tra “flagranza” e “quasi flagranza”, ricomprendendo in quest’ultima le situazioni di cui ai numeri 2. e 3. sopra riportati, ora l’art. 382 c.p.p. accoglie una nozione unitaria di “stato di flagranza” facendo confluire in essa, oltre alla fattispecie di flagranza “propria”, o in senso stretto, i casi di c.d. flagranza “impropria”, o quasi flagranza.

La Cass. Pen., II, 16/09/22 n° 34375 (scarica e leggi) si occupa della situazione di cui al punto 3 affermando che “…in tema di arresto nella quasi flagranza del reato, il requisito della sorpresa del reo con cose o tracce del reato non richiede la diretta percezione dei fatti da parte della polizia giudiziaria, nè che la “sorpresa” non avvenga in maniera casuale, ma solo l’esistenza di una stretta contiguità fra la commissione del fatto e la successiva sorpresa del presunto autore di esso con le “cose” o le “tracce” del reato e dunque il susseguirsi, senza soluzione di continuità, della condotta del reo e dell’intervento degli operanti a seguito della percezione delle cose o delle tracce…“, richiamando anche i principi espressi nella sentenza della Corte Cassazione, Sez. U, del 24/11/15 n° 39131 nella quale “…si specifica che per poter procedere all’arresto di un soggetto è necessario che vi sia “la coessenziale correlazione tra la percezione diretta del fatto delittuoso (quantomeno attraverso le tracce rivelatrici della immediata consumazione, recate dal reo) e il successivo intervento di privazione della libertà dell’autore del reato.” E quanto sopra è perfettamente in linea con la ratio legis, ben evidenziata nella sentenza delle Sezioni unite citata nella cui motivazione si afferma che “la eccezionale attribuzione alla polizia giudiziaria (o al privato) del potere di privare della libertà una persona trova concorrente giustificazione nella altissima probabilità (e, praticamente, nella certezza) della colpevolezza dell’arrestato. Ebbene, sono proprio la diretta percezione (che, come sopra evidenziato, si ha anche con la sorpresa di un soggetto con cose o tracce del reato, come nel nostro caso) e constatazione della condotta delittuosa da parte degli ufficiali e agenti di polizia giudiziaria procedenti all’arresto, che possono suffragare, nel senso indicato, la sicura previsione dell’accertamento giudiziario della colpevolezza”. Quindi quello che conta per ravvisare la flagranza è che la P.G. abbia la diretta percezione di ciò che la porta a ritenere sussistente la responsabilità dell’arrestando. …”.

Per la cognizione delle situazioni che invece configurano lo stato di “quasi flagranza” derivante dall’inseguimento da parte della polizia giudiziaria, della persona offesa o di altre persone, si leggano i seguenti articoli:

ARRESTO DI POLIZIA GIUDIZIARIA E “QUASI FLAGRANZA”

ARRESTO DI POLIZIA GIUDIZIARIA E “QUASI FLAGRANZA”

Giovanni Paris

IL SEQUESTRO PROBATORIO NEL PROCESSO PENALE

SEQUESTRO

Tesi di laurea della Dott.sa Annachiara Giorgi discussa presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Pisa.

Dopo una introduzione generale circa i sequestri, compresi quelli cautelari e le differenze tra di essi, la tesi nello specifico analizza la disciplina del sequestro probatorio dalla sua nascita fino alla sua impugnazione, prendendo in considerazione anche alcune ipotesi particolari del provvedimento ablativo.

IL SEQUESTRO PROBATORIO NEL PROCESSO PENALE

Giovanni Paris

ATTIVITA’ DI INDAGINE E DENUNCE ANONIME

anonimo

Una denuncia anonima costituisce notitia criminis (notizia di reato)? E legittima lo svolgimento di attività investigativa, di indagine da parte del Pubblico Ministero e della Polizia Giudiziaria?

L’art. 333 del c.p.p. “Denuncia da parte di privati” recita al comma 3: “Delle denunce anonime non può essere fatto alcun uso, salvo quanto disposto dall’articolo 240.”, cioè salvo che costituiscano corpo o provengano comunque dall’imputato.

Riservandosi un maggior approfondimento sulla tematica in un successivo articolo, sull’argomento registriamo il pronunciamento della Cassazione Penale. Sez. III, 01/04/22, n. 11991 (scarica eleggi) nel quale il Supremo Consesso ricorda e afferma “…che costituisce ius receptum nella giurisprudenza di questa Corte l’affermazione secondo cui l’effetto legittimo, e dunque non contrastante col precetto richiamato, degli elementi contenuti nella denuncia anonima “può essere quello di stimolare l’attività di iniziativa del P.M. e della polizia giudiziaria al fine di assumere dati conoscitivi, diretti a verificare se dall’anonimo possono ricavarsi gli estremi utili per l’individuazione di una notitia criminis (in tal senso, Sez.6, n. 34450 del 22/04/2016, Morico, Rv. e Sez.6, n. 36003 del 21/09/2006, Macrì). Si è aggiunto che tali investigazioni, volte ad acquisire elementi di prova utilizzabili, si pongono, peraltro, fuori delle indagini preliminari, appunto in quanto sfornite di pregressa notitia criminis, mentre invece l’accusa non può procedere – sulla sola base di una denuncia anonima o confidenziale, appunto perchè non inseribile in atti ed inutilizzabile – a perquisizioni, sequestri, intercettazioni telefoniche, ovvero ad atti che implicano e presuppongono l’esistenza di indizi di reità. … In altri termini, dunque, non è vietato che l’anonimo, pur inutilizzabile, possa tuttavia fungere da stimolo per indagini volte a verificare che vi siano elementi per l’enucleazione di una notitia criminis, con conseguente simmetrica preclusione di tutti quegli atti investigativi che già presuppongano l’esistenza di una notizia di reato e, a maggior ragione, di indizi di colpevolezza. …”.

Giovanni Paris

RAPPORTI TRA PUBBLICO MINISTERO E POLIZIA GIUDIZIARIA

Conseguenze di un esposto alla Procura della Repubblica - Diritto.netIRIS Catalogo Istituzionale della Ricerca dell’Università degli Studi del Molise
IRIS

IRIS è il Catalogo Istituzionale della Ricerca dell’Università degli Studi del Molise e ha lo scopo di consentire la conservazione e la consultazione delle informazioni sulla produzione scientifica dell’Ateneo.

Segnalo, tratta dal catalogo, la tesi del Dott. Agostino Allegro I RAPPORTI TRA PUBBLICO MINISTERO E POLIZIA GIUDIZIARIA: AUTONOMIA INVESTIGATIVA E DIPENDENZA FUNZIONALE

Giovanni Paris

OBBLIGO AVVISO ASSISTENZA DIFENSORE PER ACCERTAMENTO TASSO ALCOLEMICO ANCHE IN CASO DI RIFIUTO?

rifiutare aiuto - Cesare Lanza

L’obbligo di dare avviso al conducente della facoltà di farsi assistere da un difensore per svolgere la prova di accertamento del tasso alcolemico sussiste anche nel caso di rifiuto di sottoporsi allo stesso?

“Istintivamente“ la risposta che verrebbe da dare sarebbe negativa, sul dato di fatto che la prova non avviene e di conseguenza verrebbe meno l’obbligo giuridico derivante dal combinato disposto degli artt. 356 c.p.p. e 114 disp. att. c.p.p. .

Ma la risposta non è scontata, tanto che si deve segnalare un alterno esito giurisprudenziale della Suprema Corte sulla questione.

Si legga per tutte, come indirizzo giurisprudenziale nel senso della sussistenza dell’obbligo di avvertire il soggetto della facoltà di farsi assistere da un difensore per svolgere la prova di accertamento del tasso alcolemico anche in caso di rifiuto, Cassazione Penale sez. VI 09/02/18 n. 6526, per la quale “…il sistema delle garanzie, delineato dal combinato disposto degli artt. 114 disp. att. cod. proc. pen. e 354 cod. proc. pen., scatta nel momento in cui la polizia giudiziaria procede all’accertamento, per via strumentale – che ha natura indifferibile ed urgente – del tasso alcolemico, invitando il conducente a sottoporsi alle due prove spirometriche, secondo le modalità indicate dall’art. 379, reg. es . cod. strada. Tale sistema introduce, in sostanza, una verifica tecnica che prende avvio con la richiesta di sottoporsi al test strumentale e, in tale scansione, l’avvertimento del diritto all’assistenza del difensore costituisce presupposto necessario della relativa procedura, indipendentemente dall’esito della stessa e dalle modalità con le quali il test venga concretamente effettuato. …”.

Si rileva un recente duplice pronunciamento intervenuto con le sentenze Corte di Cassazione Penale sez. IV 10/5/2022 n. 18404 (scarica e leggi) e Corte di Cassazione Penale sez. VII 15/4/2022 n. 14878  (scarica e leggi), per le quali, sottolineando come esiste ormai consolidato orientamento del giudice di legittimità e risalenti i precedenti nei quali si conclude in senso contrario, l’obbligo di fornire avviso al conducente della facoltà di farsi assistere da un difensore per lo svolgimento dell’accertamento del tasso alcolemico non sussiste in caso di rifiuto di sottoporsi all’accertamento, dal momento che la eventuale presenza del difensore è motivata dalla esigenza di garantire che, realizzandosi un accertamento non ripetibile, questo venga svolto nel rispetto dei diritti della persona sottoposta alle indagini.

Cosa fare allora, come procedere? Gli ultimi pronunciamenti forniscono sufficiente sicurezza che in futuro non vengano assunte decisioni opposte, in specie da parte dei giudici di merito? Inutile arroccarsi su una posizione di principio sposando la tesi interpretativa meno restrittiva, col rischio di vedere vanificato il proprio lavoro e annullato l’atto, bensì necessita blindarlo e allora vale la pena fornire il previsto avviso, alla fine sarà stato redatto un verbale in più, ma che garantirà il buon esito dell’attività svolta.

Giovanni Paris

IL REGISTRO DELLE NOTIZIE DI REATO

procura

Il registro delle notizie di reato è previsto e disciplinato dall’art. 335 c.p.p. rubricato “Registro delle notizie di reato”.

In questo registro il P.M. iscrive immediatamente ogni notizia di reato che gli perviene o che ha acquisito di propria iniziativa.

Esistono diversi modelli del registro delle notizie di reato:

  • Il modello 21, il registro delle notizie di reato a carico di persone note, quando viene individuato il nome del possibile autore del reato.
  • Il modello 44, il registro delle notizie di reato a carico di persone ignote, quando non è ancora individuata la persona alla quale possa essere addebitato il reato.
  • Il modello 21-bis, il registro delle notizie di reato per i reati attribuiti alla competenza del giudice di pace.
  • Il modello 45, il registro degli atti non costituenti notizia di reato, atti che si trovano in una situazione di “limbo” di non accertata definibilità, per i quali necessitano    che  postulano  una fase  di accertamenti   “preliminari”.
  • Il modello 46, il registro delle notizie anonime.

Si propone la lettura del seguente materiale didattico, utile anche per gli organi di polizia giudiziaria, relativo:

  • al Corso di Formazione per Assistenti Giudiziari “I REGISTRI PENALI” (scarica e leggi) della Dott.ssa Marilena Cerati Dirigente Amministrativo del Tribunale di Parma.
  • al Corso di formazione per assistente giudiziario “CORSO PENALE” (scarica e leggi) Docente Amministrativo – Uffici Requirenti : Dott.ssa Petitta Annarita Docente Amministrativo – Uffici Giudicanti : Dott.ssa Benedetti Roberta.

Giovanni Paris

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LINEE GUIDA DELLE PROCURE SU ESTINZIONE REATI AMBIENTALI EX ARTT. 318-BIS/318-OCTIES D.LGS. 152/06 – PARTE TERZA

FORESTALE E GDF

La L. 68/15 “Disposizioni in materia di delitti contro l’ambiente” ha introdotto nel D.Lgs. 152/06 “Norme in materia ambientale” gli articoli da 318-bis a 318-octies (scarica e leggi).

Le nuove disposizioni hanno posto problemi interpretativi e fatto sorgere la necessità di specifiche indicazioni per la loro applicazione.

Per tali motivi diverse Procure della Repubblica hanno emanato in proposito dettagliate linee guida ed indirizzi operativi (alcune prevedendo e allegando specifica modulistica).

Concludiamo la pubblicazione delle suddette indicazioni, la prima e la seconda sono avvenute in due articoli del 05 e 08/06/16, secondo l’ordine alfabetico delle Procure emittenti (la data indica il giorno della loro emissione).

TERZA PARTE

PROCURA ROMA 12-10-15

PROCURA SANTA MARIA CAPUA VETERE 13-11-15

PROCURA SAVONA 23-11-15

PROCURA SAVONA VERBALE RIUNIONE 30-07-2015

PROCURA SIENA 26-06-15

PROCURA TRENTO 04-06-15

PROCURA TRIESTE 01-03-16

PROCURA UDINE 23-10-15

PROCURA VELLETRI 15-09-15

PROCURA VERBANIA 15-07-15

PROCURA VERCELLI 10-08-15

PROCURA VIBO VALENTIA 24-11-15

ORGANI DI P.G. A COMPETENZA “SPECIFICA” O “LIMITATA”

polizia_giudiziaria

Sono diverse le classificazioni esistenti e riguardanti gli organi/soggetti di polizia giudiziaria.

Una di queste è relativa alla competenza ed abbiamo la distinzione in organi/soggetti a competenza: 

GENERALE                                   

Soggetti che svolgono funzioni di p.g. con potere di intervento riconosciuto in via generale (tutti i reati) (art. 57/1 e 2 c.p.p.).

Gli appartenenti alla Polizia Municipale e alla Polizia Provinciale sono soggetti di p.g. a competenza generale.

SPECIFICA O LIMITATA

Soggetti ai quali le leggi assegnano le funzioni di p.g. nei limiti del servizio a cui sono destinati e secondo le relative attribuzioni (specifici reati) (art. 57/3 c.p.p) (Vigili del Fuoco, verificatori pesi e misure, funzionari ANAS, funzionari IMCTC, ispettori ASL, ispettori doganali, ecc).

VIGILI DEL FUOCO

Tra gli organi a competenza specifica o limitata vi sono gli appartenenti al Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco che hanno specifica competenza, ad esempio, in materia riguardante gli incendi.

Tutti i soggetti che svolgono funzioni di p.g. ovviamente al di là della loro competenza generale o specifica quando agiscono lo fanno applicando le norme del c.p.p. relative alla attività di p.g., quindi la normativa da rispettare, i principi che guidano l’attività di p.g. e le metodologie da osservare sono i medesimi, qualsiasi sia il tipo di reato commesso, specialistico o meno.

Riguardo le funzioni di p.g. svolte dal Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco segnalo ed allego utile materiale didattico sulla attività di p.g. (accompagnato da modelli di verbale) del Comando Provinciale del Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno realizzato dal Comandante Ing. Mauro Malizia.

L’ATTIVITA’ DI P.G. NEI VIGILI DEL FUOCO – SLIDES

L’ATTIVITA’ DI P.G. NEI VIGILI DEL FUOCO – DISPENSA

Giovanni Paris

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LINEE GUIDA DELLE PROCURE SU ESTINZIONE REATI AMBIENTALI EX ARTT. 318-BIS/318-OCTIES D.LGS. 152/06 – PARTE SECONDA

NOE

La L. 68/15 “Disposizioni in materia di delitti contro l’ambiente” ha introdotto nel D.Lgs. 152/06 “Norme in materia ambientale” gli articoli da 318-bis a 318-octies (scarica e leggi).

Le nuove disposizioni hanno posto problemi interpretativi e fatto sorgere la necessità di specifiche indicazioni per la loro applicazione.

Per tali motivi diverse Procure della Repubblica hanno emanato in proposito dettagliate linee guida ed indirizzi operativi (alcune prevedendo e allegando specifica modulistica).

Proseguiamo la pubblicazione delle suddette indicazioni, la prima è avvenuta nell’ambito di un articolo del 05/06/16, secondo l’ordine alfabetico delle Procure emittenti (la data indica il giorno della loro emissione).

La pubblicazione completa avverrà in tre parti.

SECONDA PARTE

PROCURA GROSSETO 22-12-15

PROCURA IMPERIA 30-11-15

PROCURA IVREA 27-11-15

PROCURA LA SPEZIA 19-10-15

PROCURA LIVORNO 20-07-15

PROCURA MILANO 09-07-15

PROCURA MODENA 19-10-15

PROCURA NAPOLI 16-12-15

PROCURA PISA 19-10-15

PROCURA RAVENNA 15-01-16

PROCURA RIETI 03-09-15

PROCURA RIETI MODELLO VERBALE

Giovanni Paris

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LINEE GUIDA DELLE PROCURE SU ESTINZIONE REATI AMBIENTALI EX ARTT. 318-BIS/318-OCTIES D.LGS. 152/06 – PARTE PRIMA

ambiente

La L. 68/15 “Disposizioni in materia di delitti contro l’ambiente” ha introdotto nel D.Lgs. 152/06 “Norme in materia ambientale” gli articoli da 318-bis a 318-octies (scarica e leggi).

Con tali nuove disposizioni il legislatore ha previsto per le contravvenzioni in materia ambientale contemplate dal D.Lgs 152/06 che non hanno cagionato danno o pericolo concreto ed attuale di danno alle risorse ambientali, urbanistiche o paesaggistiche protette, una speciale causa di estinzione del reato, a condizione che il responsabile dell’illecito penale adempia alle prescrizioni imposte dall’organo di vigilanza o dalla polizia giudiziaria e effettui il pagamento di una sanzione pecuniaria amministrativa sostitutiva dell’ammenda prevista per la contravvenzione.

In costanza degli elementi sopra indicati si viene a “sanare” il comportamento illecito e si evita il procedimento penale.

Il compito in materia che deve svolgere la polizia giudiziaria risulta delicato e pretende particolare e specifica professionalità:

  • nella valutazione se il fatto reato non abbia cagionato danno o pericolo concreto ed attuale di danno alle risorse ambientali, urbanistiche o paesaggistiche protette,
  • nell’impartire al contravventore un’apposita prescrizione, anche se con il supporto dell’ente specializzato competente nella materia trattata,
  • nella verifica se la violazione è stata eliminata secondo le modalità e nel termine indicati dalla prescrizione.

Le nuove disposizioni hanno posto problemi interpretativi e fatto sorgere la necessità di specifiche indicazioni per la loro applicazione.

Per tali motivi diverse Procure della Repubblica hanno emanato in proposito dettagliate linee guida ed indirizzi operativi (alcune prevedendo e allegando specifica modulistica).

Vengono di seguito riportate le suddette indicazioni con una pubblicazione delle stesse secondo l’ordine alfabetico delle Procure emittenti (la data indica il giorno della loro emissione).

La pubblicazione completa avverrà in tre parti.

PRIMA PARTE

PROCURA ALESSANDRIA 06-07-15

PROCURA ASTI 01-09-15

PROCURA AREZZO 30-10-15

PROCURA CIVITAVECCHIA 23-09-16

PROCURA FIRENZE 11-12-15

PROCURA FIRENZE 17-09-15

PROCURA FOGGIA 21-10-15

PROCURA FOGGIA 23-02-16

PROCURA FROSINONE 23-07-15

PROCURA GENOVA 02-10-15

PROCURA GENOVA ALLEGATO 02-10-15

PROCURA GORIZIA 28-01-16