VERBALE DI ACCERTAMENTO DI INFRAZIONE A NORMA C.D.S. A CARICO DI APPARTENENTE ALLE FORZE DI POLIZIA FUORI SERVIZIO: CASS. CIV., VI, 21/11/22 N° 34156

Le nostre forze di polizia sono sottodimensionate?

QUALE VALORE GIURIDICO HANNO LE DICHIARAZIONI DI UN APPARTENENTE ALLA FORZE DI POLIZIA FUORI SERVIZIO IN OCCASIONE DELLA CONTESTAZIONE A SUO CARICO DI ILLECITO PER VIOLAZIONE A NORME DEL CODICE DELLA STRADA?

Interessante sentenza della Suprema Corte in ordine alla domanda se le dichiarazioni fornite da parte di soggetto appartenente alle Forze di Polizia, ma fuori servizio, in occasione di contestazione nei suoi confronti di violazione a norme del Codice della Strada, rivestano lo stesso valore probatorio del verbale di accertamento degli operatori di polizia stradale, che è sostenuto da fede privilegiata e a cui è attribuito valore di piena prova fino a querela di falso.

Il pronunciamento di CASS. CIV., VI, 21/11/22 N° 34156 (scarica e leggi) chiarisce che “…a fronte della contestazione di un illecito amministrativo per violazione di norme del codice della strada, tale qualità non può essere di certo invocata al fine di attribuire alle dichiarazioni difensive…del trasgressore la medesima efficacia probatoria degli accertamenti eseguiti ai suoi danni così come contenuti nel relativo verbale. …”, confermando quindi la sentenza della Corte d’Appello, per la quale non ha rilievo “…il fatto che l’appellante fosse un carabiniere diretto a prendere servizio in caserma in quanto, non viaggiando per ragioni di servizio o nell’esercizio delle sue funzioni, le sue “dichiarazioni difensive”, contrarie a quelle dell’accertatore, “non possono essere assistite dalla medesima pubblica fede” né possono infirmare “la pubblica fede del verbale di accertamento”. …”.

Giovanni Paris

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VIOLAZIONI SUCCESSIVE AL DECESSO DELL’INTESTATARIO DEL VEICOLO E NOTIFICA VERBALI: CASS. CIV., III, 21/04/22 N° 12705

IN CASO DI ACCERTAMENTO DI VIOLAZIONE COMMESSA CON VEICOLO DOPO LA MORTE DELL’INTESTATARIO DELLO STESSO A CHI DEVE ESSERE NOTIFICATO IL VERBALE?

La notifica NON può essere fatta alla persona deceduta, ma va effettuata agli EREDI, questo è quanto risulta dalla sentenza della Cass. Civ., III, 21/04/22 n° 12705 (scarica e leggi) per la quale è “…da escludere in radice la possibilità di ritenere regolarmente perfezionata una qualunque notificazione indirizzata ad un soggetto già deceduto, per l’evidente ragione che non sarebbe in nessun caso possibile ipotizzare una qualsiasi forma di conoscenza dell’atto da parte del destinatario. …” e che “…laddove proprietario di un veicolo con il quale sono state commesse infrazioni al codice della strada risulti, secondo le emergenze del P.R.A., un soggetto già deceduto anteriormente alla data di commissione delle infrazioni, la notificazione dei relativi verbali di accertamento va effettuata ai suoi eredi (nelle forme consentite dalla legge), quali proprietari del veicolo e, quindi, responsabili, al momento degli illeciti amministrativi e non può certo effettuarsi direttamente al soggetto già deceduto solo in quanto intestatario formale del veicolo presso il P.R.A.. …”.

Altrimenti la conseguenza è la mancata regolare notificazione dei verbali di accertamento delle infrazioni.

Giovanni Paris

APPLICABILITA’ ART. 214 C.D.S. ALLA CIRCOLAZIONE DI VEICOLI IN FERMO AMMINISTRATIVO FISCALE: CIRCOLARE MINISTERO INTERNO N° 300/STRAD/1/0000038917.U/2022 DEL 22/11/2022

Fermo Amministrativo 2020: Cosa accade se circolo con l'automezzo e le  forze dell'ordine mi fermano? | Come difendersi dal fermo se siete un  lavoratore autonomo con Partita Iva | Come annullare il

Il Ministero dell’Interno rileva che “È stata posta all’attenzione la questione relativa all’applicazione delle sanzioni di cui all’art. 214, comma 8 del codice della strada nell’ipotesi di circolazione con un veicolo sottoposto a fermo fiscale, per effetto di quanto previsto dall’art. 86 del DPR 602/1973. In merito, alla luce di un recente orientamento giurisprudenziale, si è reso necessario rivedere le indicazioni contenute nella circolare n. 300/A/559/19/101/20/21/4 del 21 gennaio 2019…” e in relazione alla problematica ha diramato la CIRCOLARE MINISTERO INTERNO N° 300/STRAD/1/0000038917.U/2022 DEL 22/11/2022.

Giovanni Paris

RINNOVO DELLE AUTORIZZAZIONI E CRITERI DI UTILIZZO PER CIRCOLAZIONE DI PROVA – CIRCOLARE DEL MINISTERO DELL’INTERNO DEL 10/11/22 PROT. 300/STRAD/1/0000037301.U/2022

targa-prova

E’ LEGITTIMO L’USO DELLA “TARGA PROVA” SU VEICOLI IMMATRICOLATI?

La risposta è AFFERMATIVA, ma fino a non molto tempo fa non era chiaro se l’uso fosse legittimo e ciò per una diversa opinione del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti che era per la positiva e del Ministero dell’Interno che era per la negativa, sostenuta quest’ultima anche da pronunce della Corte di Cassazione.

Ma andiamo con ordine.

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RIFERIMENTI NORMATIVI ATTUALI

L’art. 1, comma 3 del D.L. 10/09/21 n° 121
Disposizioni urgenti in materia di investimenti e sicurezza delle infrastrutture, dei trasporti e della circolazione stradale, per la funzionalità del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, del Consiglio superiore dei lavori pubblici e dell’Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali” recita:

L’autorizzazione alla circolazione di prova di cui all’articolo 1 del decreto del Presidente della Repubblica 24 novembre 2001, n. 474, può essere utilizzata per la circolazione su strada dei veicoli non immatricolati e di quelli già muniti della carta di circolazione di cui agli articoli 93110 e 114 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 o del certificato di circolazione di cui all’articolo 97 del predetto decreto legislativo, anche in deroga agli obblighi previsti dall’articolo 80 del decreto legislativo n. 285 del 1992, qualora detti veicoli circolino su strada per esigenze connesse a prove tecniche, sperimentali o costruttive, dimostrazioni o trasferimenti, anche per ragioni di vendita o di allestimento. Ai fini della circolazione di cui al primo periodo, resta comunque fermo l’obbligo di copertura assicurativa da parte del titolare dell’autorizzazione alla circolazione di prova, ai sensi delle vigenti disposizioni in materia di responsabilità civile verso terzi. Dei danni cagionati dal veicolo in circolazione di prova, anche se munito della carta o del certificato di circolazione, risponde, ove ne ricorrano i presupposti, l’assicuratore dell’autorizzazione alla circolazione di prova.”.

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I PRECEDENTI MINISTERIALI

Il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti aveva affermato la possibilità di utilizzare la targa prova anche su veicoli immatricolati con la nota prot. n° 4699/M363 del 04/04/04.

Il Ministero dell’Interno invece aveva affermato che la circolazione con targa prova riguardasse solo i veicoli non immatricolati con PARERE DEL 30-03-18.

Stante la situazione in essere il Ministero dell’Interno aveva diramato successivamente la CIRCOLARE DEL 30-05-18 nella quale si prendeva atto del contrasto, convenendo di rimettere la questione al Consiglio di Stato affinché emettesse un parere sulla legittimità della prassi in uso di consentire la circolazione con targa prova anche ai veicoli immatricolati e invitando gli organi di controllo a non adottare provvedimenti sanzionatori in attesa del rilascio del richiesto parere.

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LA GIURISPRUDENZA

In attesa del parere del Consiglio di Stato però la giurisprudenza si pronunciava rinnovando precedenti decisioni, si legga Cass. Civ., III, 25/08/20 n° 17665 per la quale non è legittimo l’uso della targa prova su auto immatricolate affermando che “…La targa prova rappresenta…una deroga alla previa immatricolazione e alla documentazione propedeutica alla “messa in circolazione”, ma se l’auto è già in regola con i due presupposti (Carta di circolazione e immatricolazione), la deroga non è funzionale allo scopo…”, quindi se “…il veicolo già targato, anche se circola per esigenze di prova, a scopo dimostrativo o per collaudo, non può esibire la targa di prova, la quale deve essere applicata unicamente su veicoli privi di carta di circolazione. Difatti, se la targa di prova presuppone l’autorizzazione ministeriale, e se quest’ultima può essere concessa solo per i veicoli privi di carta di circolazione, ne consegue che l’apposizione della targa di prova sui veicoli già targati è una prassi che non trova riscontro nella disciplina di settore…”.

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CIRCOLARE MINISTERO DELL’INTERNO DEL 10/11/22 PROT. N° 300/STRAD/1/0000037301.U/2022

Ora la situazione è risolta sulla base dell’intervento normativo in testa riportato.

Si registra la circolare sopra indicata CIRCOLARE MINISTERO DELL’INTERNO DEL 10-11-22 PROT. 300-STRAD-1-0000037301.U-2022 – Circolazione di prova – DPR n. 474/2000 – Termini per il rinnovo delle autorizzazioni e nuovi criteri di utilizzo. con la quale si trasmette la nota n° 33233 del 24/10/22 del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti che fornisce chiarimenti in ordine all’utilizzo delle autorizzazioni alla circolazione di prova, ambedue i dicasteri ribadiscono l’utilizzo della targa prova anche per i veicoli immatricolati, anche se non in regola con gli obblighi di revisione.

Giovanni Paris

POSSIBILITA’ DI ADIBIRE MINORI ALLA SOMMINISTRAZIONE DI BEVANDE ALCOLICHE NEI PUBBLICI ESERCIZI

Corso-Barman

E’ POSSIBILE ADIBIRE UN MINORENNE ALLA SOMMINISTRAZIONE DI BEVANDE ALCOLICHE NEI PUBBLICI ESERCIZI?

Il nostro ordinamento giuridico prevede il divieto di vendita e somministrazione di bevande alcoliche a soggetti minorenni con un trattamento sanzionatorio diversificato se il minorenne ha meno di 16 anni (sanzione penale) o più di 16 anni (sanzione amministrativa).

RIFERIMENTI NORMATIVI

Le disposizioni normative sono le seguenti:

Art. 689 “Somministrazione di bevande alcooliche a minori o a infermi di mente” del Codice Penale

“L’esercente un’osteria o un altro pubblico spaccio di cibi o di bevande, il quale somministra, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, bevande alcooliche a un minore degli anni sedici, o a persona che appaia affetta da malattia di mente, o che si trovi in manifeste condizioni di deficienza psichica a causa di un’altra infermità, è punito con l’arresto fino a un anno.

La stessa pena di cui al primo comma si applica a chi pone in essere una delle condotte di cui al medesimo comma, attraverso distributori automatici che non consentano la rilevazione dei dati anagrafici dell’utilizzatore mediante sistemi di lettura ottica dei documenti. La pena di cui al periodo precedente non si applica qualora sia presente sul posto personale incaricato di effettuare il controllo dei dati anagrafici.

Se il fatto di cui al primo comma è commesso più di una volta si applica anche la sanzione amministrativa pecuniaria da 1.000 euro a 25.000 euro con la sospensione dell’attività per tre mesi.

Se dal fatto deriva l’ubriachezza, la pena è aumentata.

La condanna importa la sospensione dall’esercizio.”

Art. 14-ter.Introduzione del divieto di vendita di bevande alcoliche a minori” della L. 125/01 “Legge quadro in materia di alcol e di problemi alcolcorrelati”.

“1. Chiunque vende bevande alcoliche ha l’obbligo di chiedere all’acquirente, all’atto dell’acquisto, l’esibizione di un documento di identità, tranne che nei casi in cui la maggiore età dell’acquirente sia manifesta.

2. Salvo che il fatto non costituisca reato, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 250 a 1.000 euro a chiunque vende o somministra (parole inserite dall’art. 12/2 D.L. 14/17) bevande alcoliche ai minori di anni diciotto. Se il fatto è commesso più di una volta si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 500 a 2.000 euro con la sospensione dell’attività da quindici giorni a tre mesi.”.

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Queste norme sono conosciute, ma ne è vigente un’altra, un pò dimenticata, inserita nel regolamento di esecuzione al T.U.L.P.S. R.D. 635/40, la cui violazione costituisce reato contravvenzionale e che ha l’intento di evitare qualsiasi occasione di contatto del minorenne con le bevande alcoliche e con essa la possibilità da parte dello stesso della loro assunzione:

Art. 188

“I minori degli anni diciotto non possono essere adibiti alla somministrazione al minuto di bevande alcoliche negli esercizi pubblici, anche se trattisi di esercizi nei quali la vendita al minuto o il consumo delle bevande alcoliche non costituisca prestazione unica od essenziale dell’esercizio”.

L’articolo prevedeva altri due commi

Tale divieto può essere esteso dal Prefetto per ragioni di moralità e di ordine pubblico alle donne di qualsiasi età.

Il divieto di cui al primo comma non si applica alla moglie e ai parenti ed affini non oltre il terzo grado dell’esercente, con lui conviventi ed a suo carico”

che sono stati abrogati dall’art. 6, comma 1, lett. c), D.P.R. 28/05/01, n° 311.

Giovanni Paris

RELAZIONE DEL MASSIMARIO DELLA CORTE DI CASSAZIONE SULLA DISCIPLINA TRANSITORIA DEL D.LGS. 150/22

Logo Corte Suprema di Cassazione

Disciplina transitoria e prime questioni di diritto intertemporale del decreto legislativo 10 ottobre 2022, n. 150 (Attuazione della legge 27 settembre 2021, n. 134, recante delega al Governo per l’efficienza del processo penale, nonché in materia di giustizia riparativa e disposizioni per la celere definizione dei procedimenti giudiziari – cd. Riforma Cartabia), come modificato dall’art. 6 del decreto-legge 31 ottobre 2022, n. 162.

RELAZIONE SUL D.GS. 150/22 “RIFORMA CARTABIA”

QUALIFICA DI POLIZIA GIUDIZIARIA DELLE “GUARDIE ZOOFILE”: CASS. PEN., III, 17/02/21 N° 6146 – CONSIGLIO DI STATO, III, 21/06/22 N° 5202

Corso per guardie zoofile contro il maltrattamento degli animali - Prima  Treviglio

LE GUARDIE ZOOFILE SVOLGONO FUNZIONI DI POLIZIA GIUDIZIARIA RIVESTENDO PERTANTO LA RELATIVA QUALIFICA?

RIFERIMENTI NORMATIVI

Art. 6, comma 2 “Vigilanza” L. 20/07/04 n° 189
“Disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli animali, nonché di impiego degli stessi in combattimenti clandestini o competizioni non autorizzate”.

2. La vigilanza sul rispetto della presente legge e delle altre norme relative alla protezione degli animali è affidata anche, con riguardo agli animali di affezione, nei limiti dei compiti attribuiti dai rispettivi decreti prefettizi di nomina, ai sensi degli articoli 55 e 57 del codice di procedura penale, alle guardie particolari giurate delle associazioni protezionistiche e zoofile riconosciute.

Art. 27  “Vigilanza venatoria” L. 11/02/92 n° 157
“Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio”.

1.  La vigilanza sulla applicazione della presente legge e delle leggi regionali è affidata:

a)  agli agenti dipendenti degli enti locali delegati dalle regioni. A tali agenti è riconosciuta, ai sensi della legislazione vigente, la qualifica di agenti di polizia giudiziaria e di pubblica sicurezza. Detti agenti possono portare durante il servizio e per i compiti di istituto le armi da caccia di cui all’art. 13 nonché armi con proiettili a narcotico. Le armi di cui sopra sono portate e detenute in conformità al regolamento di cui all’art. 5, comma 5, della legge 7 marzo 1986, n. 65;
b)  alle guardie volontarie delle associazioni venatorie, agricole e di protezione ambientale nazionali presenti nel Comitato tecnico faunistico-venatorio nazionale e a quelle delle associazioni di protezione ambientale riconosciute dal Ministero dell’ambiente, alle quali sia riconosciuta la qualifica di guardia giurata ai sensi del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773.

2.  La vigilanza di cui al comma 1 è, altresì, affidata agli ufficiali, sottufficiali e guardie del Corpo forestale dello Stato, alle guardie addette a parchi nazionali e regionali, agli ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria, alle guardie giurate comunali, forestali e campestri ed alle guardie private riconosciute ai sensi del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza; è affidata altresì alle guardie ecologiche e zoofile riconosciute da leggi regionali.

omissis

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LA GIURISPRUDENZA

ENPA Guardie Zoofile Roma

Sull’argomento particolarmente importante è la sentenza Cass. Pen., III, 17/02/21 n° 6146, da leggere tutta e con attenzione, per il puntuale richiamo alle diverse disposizioni normative succedutesi nel tempo e per lo sviluppo logico-giuridico che sorregge il pronunciamento, la Corte premette che  è “…consapevole dell’esistenza di un contrasto interpretativo nella giurisprudenza di legittimità in ordine alle competenze delle guardie zoofile: secondo alcune pronunce, infatti, le guardie particolari giurate delle associazioni zoofile riconosciute, nominate con decreto prefettizio, non rivestono la qualifica di agenti di polizia giudiziaria con riguardo ai controlli in materia venatoria, per il solo fatto che è a loro affidata, ai sensi dell’art. 6, comma 2, della legge n. 189 del 2004, la vigilanza sull’applicazione di tale legge e delle altre norme a tutela degli “animali da affezione”, in quanto rientrano in questa categoria i soli animali domestici o di compagnia, con esclusione della fauna selvatica; viceversa, secondo un diverso approdo interpretativo, le guardie zoofile nominate con decreto prefettizio rivestono la qualifica di agenti di polizia giudiziaria, anche nel caso in cui svolgano attività di vigilanza sulla fauna selvatica. …”.

Il Supremo Consesso ha chiarito che in tema di caccia, alle guardie zoofile dell’E.n.p.a., alla luce della L. n. 189 del 2004, art. 6 e a seguito della perdita della personalità di diritto pubblico, non può riconoscersi la veste di agenti di polizia giudiziaria, se non rispetto agli animali d’affezione, tra cui non può farsi rientrare la fauna selvatica. Tuttavia, le stesse, quali guardie giurate di un’associazione di protezione ambientale riconosciuta (ex lege), possono esercitare i poteri di vigilanza e di accertamento indicati nella L. n. 157 del 1992, art. 28, commi 1 e 5, ovvero “possono chiedere a qualsiasi persona trovata in possesso di armi o arnesi atti alla caccia, in esercizio o in attitudine di caccia, l’esibizione della licenza di porto di fucile per uso di caccia, del tesserino di cui all’art. 12, comma 12, del contrassegno della polizza di assicurazione, nonché della fauna selvatica abbattuta o catturata”, e inoltre possono accertare, anche a seguito di denuncia, violazioni delle disposizioni sull’attività venatoria, redigere verbali, conformi alla legislazione vigente, in cui devono essere specificate tutte le circostanze del fatto e le eventuali osservazioni del contravventore, dovendo trasmetterli all’Ente da cui dipendono e all’Autorità competente ai sensi delle disposizioni vigenti, aggiungendo che i poteri di polizia amministrativa delle guardie zoofile delle associazioni volontarie di protezione sono ricollegati alla normativa regionale, in virtù di quanto stabilito dall’art. 27 della legge statale n. 157/1992.

Si legga anche Cass. Pen., III, 06/04/21 n° 12961.

Si veda infine altresì la recente sentenza del Consiglio di Stato, III, 21/06/22 n° 5202 la quale ricorda che “…La questione riguardante i poteri degli operatori, volontari e non, nel settore della tutela degli animali e del patrimonio zootecnico (tra i quali rientrano anche le guardie giurate al servizio dell’ENPA) è stata esaminata più volte dalla giurisprudenza amministrativa e penale, che ha focalizzato l’attenzione sulla portata delle diverse norme succedutesi nel tempo…” e che “…Il risultato ermeneutico cui è approdata la giurisprudenza è nel senso di riconoscere agli agenti dell’ENPA estesi poteri, comprensivi anche delle attribuzioni degli agenti di polizia giudiziaria, nel solo ambito della protezione degli animali di affezione…”, specificando che “…a tale riguardo, secondo l’Accordo Stato-Regioni sul benessere degli animali da compagnia e pet therapy del 6 febbraio 2003, recepito con DPCM 28 febbraio 2003, si intende “da compagnia” (o da affezione) “ogni animale tenuto, o destinato ad essere tenuto, dall’uomo, per compagnia o affezione senza fini produttivi od alimentari, compresi quelli che svolgono attività utili all’uomo, come il cane per disabili, gli animali da pet therapy, da riabilitazione, e impiegati nella pubblicità.”…”, mentre“…per quanto riguarda, invece, il più ampio settore della tutela degli animali in generale (riguardante, fra l’altro, i campi dell’attività venatoria, della conservazione della fauna selvatica, dello svolgimento della zootecnia, dell’itticoltura e della pesca, nonché dell’utilizzo degli animali nelle attività circensi e dello spettacolo;), tali soggetti restano titolari di meri poteri di polizia amministrativa, qualora la normativa statale o regionale preveda tali attribuzioni…”.

La conclusione quindi è che le “…guardie giurate possono eccezionalmente assumere i poteri tipici della polizia giudiziaria (di cui agli artt. 55 e 57 c.p.p.) con riguardo al ristretto ambito della protezione degli animali di affezione, così delimitando i poteri che altre fonti hanno riconosciuto alle guardie giurate delle associazioni protezionistiche e zoofile riconosciute…,la norma delinea la competenza delle guardie giurate, stabilendo che – per il solo limitato ambito della protezione degli animali di affezione – tali soggetti sono dotati anche dei poteri di polizia giudiziaria….

Giovanni Paris

EFFETTI DEL PAGAMENTO IN MISURA RIDOTTA EX ART. 16 L. 689/81: CONSIGLIO DI STATO, VI, 05/09/22 N° 7707

IL BIVIO — Liberacittadinanza

CHE EFFETTI DETERMINA IL PAGAMENTO IN MISURA RIDOTTA AI SENSI DELL’ART. 16 DELLA L. 689/81 REALIZZATO CON MANIFESTAZIONE DI ESPRESSA RISERVA DI PROCEDIMENTO GIUDIZIALE?

L’art. 16  “Pagamento in misura ridotta” della L. 689/81 al comma 1 recita

“È ammesso il pagamento di una somma in misura ridotta pari alla terza parte del massimo della sanzione prevista per la violazione commessa, o, se più favorevole e qualora sia stabilito il minimo della sanzione edittale, pari al doppio del relativo importo oltre alle spese del procedimento, entro il termine di sessanta giorni dalla contestazione immediata o, se questa non vi è stata, dalla notificazione degli estremi della violazione.”

Il pagamento in misura ridotta determina la estinzione della obbligazione pecuniaria e con essa la estinzione del procedimento sanzionatorio amministrativo, l’effetto è automatico e non è nella disponibilità del trasgressore.

Questo risulta dalla decisione del Consiglio di Stato, VI, 05/09/22 n° 7707, per il quale “…la espressa dichiarazione…che il pagamento in misura ridotta della sanzione avveniva “con ogni più ampia riserva, della sanzione amministrativa pecuniaria in misura ridotta”, (non) è in grado di scalfire l’effetto estintivo del pagamento in misura ridotta della sanzione per come voluto dal legislatore, non essendo tale conseguenza nella disponibilità del “trasgressore”. …”, 

in quanto “…è consolidato l’indirizzo giurisprudenziale per il quale sussiste acquiescenza nei confronti di un provvedimento in presenza di un comportamento che appaia inequivocabilmente incompatibile con la volontà del soggetto di impugnare il provvedimento stesso o di proseguire nel giudizio avviato, mirando a conoscerne l’esito consistente nella sentenza…”,

risultando che, “…come è noto, il pagamento in misura ridotta di cui all’art. 16 l. 689/1981, il cui esercizio costituisce una facoltà del soggetto cui è contestato un illecito amministrativo, ha la finalità di determinare, quale immediata conseguenza, l’estinzione del procedimento amministrativo sanzionatorioe quindi di paralizzare il procedimento…, il pagamento in misura ridotta, quale istituto avente carattere di generalità, persegue preminenti interessi pubblici, fra i quali non solo quello di deflazione del contenzioso giurisdizionale e amministrativo, ma anche quello di “immediata conferma (…) del precetto normativo che si è assunto violato”), di talché l’impossibilità di procedere giudizialmente all’accertamento della sussistenza o meno dei fatti contestati, vista la definizione anticipata del procedimento amministrativo. …”.

Giovanni Paris

FIRMA DEL VERBALE REDATTO CON SISTEMI AUTOMATIZZATI: CASS. CIV., II, 03/11/22 N° 32429

OBBLIGO DI INDICAZIONE DEL NUMERO CIVICO NEL VERBALE DI ACCERTAMENTO |  ....accademia.... ....polizia locale....IL VERBALE DI ACCERTAMENTO DI VIOLAZIONE A NORMA DEL CODICE DELLA STRADA RILEVATA A DISTANZA E REDATTO CON SISTEMA MECCANIZZATO DEVE CONTENERE LA SOTTOSCRIZIONE AUTOGRAFA DEL SOGGETTO ACCERTATORE E DEVE ESSERCI UN ORIGINALE CARTACEO FIRMATO?

L’art. 385  “Modalità della contestazione non immediata” del Reg. Esec. al Codice della Strada al comma 3 si dispone che

Il verbale redatto dall’organo accertatore rimane agli atti dell’ufficio o comando, mentre ai soggetti ai quali devono esserne notificati gli estremi, viene inviato uno degli originali o copia autenticata a cura del responsabile dello stesso ufficio o comando, o da un suo delegato. I verbali redatti con sistemi meccanizzati o di elaborazione dati sono notificati con il modulo prestampato recante l’intestazione dell’ufficio o comando predetti.”

Leggiamo Cass. Civ., II, 03/11/22 n° 32429 per la quale la risposta è negativa a tutte e due le domande, il ricorso proposto per il caso trattato si è fondato sul “…presupposto erroneo di fondo consistente nella confusione della normativa speciale contenuta nell’art. 3 del d. lgs. n. 39/1993 (in concreto applicabile alla materia oggetto di causa) con la disciplina normativa dettata dal c.d. Codice dell’amministrazione digitale sulle copie analogiche di documenti informatici, di cui all’art. 23 del d. lgs. n. 82/2005. ...”.

La Corte sottolinea come è stato statuito dalla “…costante giurisprudenza…proprio in relazione alla redazione degli atti amministrativi in versione informatica – che nell’ipotesi di violazione prevista dal c.d.s. 1992 rilevata a distanza (o in forma differita), il verbale di accertamento redatto con sistemi meccanizzati per fini di notifica non richiede la sottoscrizione autografa dell’accertatore, potendo essere sostituita dall’indicazione a stampa del nominativo del responsabile dell’atto, senza che occorra la formazione di un originale cartaceo firmato a mano e destinato a rimanere agli atti dell’ufficio. …”

e che è stato chiarito “…che, in tema di sanzioni amministrative per violazioni del codice della strada, ove il verbale di contestazione sia redatto con sistema meccanizzato o di elaborazione dati, la sua notifica al trasgressore avviene, ex art. 385, comma 3, del d.P.R. n. 495 del 1992, mediante modulo prestampato recante unicamente l’intestazione dell’ufficio o comando dell’organo accertatore, che è parificato ex lege al secondo originale o alla copia autentica del verbale medesimo, con conseguente irrilevanza della mancata attestazione di conformità dell’atto notificato al documento informatico…”,

precisando altresì “…che nel caso di infrazione stradale rilevata a distanza, oltre al dato che il verbale di accertamento redatto con sistemi meccanizzati per fini di notifica non richiede la sottoscrizione autografa dell’accertatore, che può essere sostituita dall’indicazione a stampa del nominativo del responsabile dell’atto, non occorre neanche la formazione di un originale cartaceo firmato a mano e destinato a rimanere agli atti dell’ufficio…”

con richiamo dell’univoco “…orientamento della giurisprudenza di questa Corte, in base al quale, in materia di formazione degli atti amministrativi informatici, le disposizioni di cui all’art. 3 del d.lgs. n. 39 del 1993 sono applicabili a tutti i provvedimenti nei quali sia configurabile una formazione con tecniche informatiche automatizzate, ossia quando il tenore del provvedimento dipende da precisi presupposti di fatto e non sussistono le condizioni per l’esercizio di un potere discrezionale, con la conseguenza che – si sottolinea in modo risolutivo – la sostituzione della firma autografa con la mera indicazione del nominativo del responsabile deve ritenersi ammessa tanto per i provvedimenti della fase esattiva, che per quelli inerenti la fase impositiva…”.

Giovanni Paris

CIRCOLARE MINISTERO DELL’INTERNO PROT. N° 300/STRAD/0000036140.U/2022 DEL 31/10/22 – D.LGS. 150/22. MODIFICA REGIME PROCEDIBILITA’ REATO LESIONI STRADALI PERSONALI GRAVI O GRAVISSIME EX ART. 590-BIS C.P.

Comune di Castel del Piano - Ministero dell'Interno

E’ stata emanata dal Ministero dell’Interno la  Circolare Prot. 300-STRAD-0000036140.U-2022 del 31-10-22 riguardante le modifiche apportate dal D.Lgs 150/22 in tema di regime di procedibilità del reato di lesioni stradali gravi o gravissime di cui all’art. 590-bis c.p..

Giovanni Paris

MANCATA ESPOSIZIONE DI TARGA PROVA: CASS. CIV., VI, 02/11/22 N° 32174

Come funziona la targa prova auto su veicoli immatricolati

LA MANCANZA A BORDO DEL VEICOLO DELLA  SPECIFICA  AUTORIZZAZIONE E DELLA TARGA PROVA E/O LA MANCATA ESPOSIZIONE DI QUESTA INTEGRA LA CIRCOLAZIONE CON VEICOLO PER IL QUALE NON E’ STATA RILASCIATA LA CARTA DI CIRCOLAZIONE (ART. 93 C.D.S.) E PRIVO DELLA COPERTURA ASSICURATIVA (ART. 193 C.D.S.)?

La disciplina normativa per la autorizzazione alla circolazione di prova dei veicoli è contenuta nel D.P.R. 24/11/01, n° 474 “Regolamento di semplificazione del procedimento di autorizzazione alla circolazione di prova dei veicoli” che

all’art. 1  “Autorizzazione alla circolazione di prova” prevede:

1. L’obbligo di munire della carta di circolazione di cui agli articoli 93, 110 e 114 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, i  veicoli che circolano su strada per esigenze connesse con prove tecniche, sperimentali o costruttive, dimostrazioni o trasferimenti, anche per ragioni di vendita o di allestimento, non sussiste per i seguenti soggetti, se autorizzati alla circolazione di prova ai sensi del presente articolo:

a) le fabbriche costruttrici di veicoli a motore e di rimorchi, i loro rappresentanti, concessionari, commissionari e agenti di vendita, i commercianti autorizzati di tali veicoli, ivi comprese le aziende che esercitano attività di trasferimento su strada di veicoli non ancora immatricolati da o verso aree di stoccaggio e per tragitti non superiori a 100 chilometri, nonché gli istituti universitari e gli enti pubblici e privati di ricerca che conducono sperimentazioni su veicoli;

b) le fabbriche costruttrici di carrozzerie e di pneumatici;

c) le fabbriche costruttrici di sistemi o dispositivi di equipaggiamento di veicoli a motore e di rimorchi, qualora l’applicazione di tali sistemi o dispositivi costituisca motivo di aggiornamento della carta di circolazione ai sensi dell’articolo 236 del decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495, e successive modificazioni, i loro rappresentanti, concessionari, commissionari e agenti di vendita, i commercianti autorizzati di veicoli allestiti con tali sistemi o dispositivi di equipaggiamento;

d) gli esercenti di officine di riparazione e di trasformazione, anche per proprio conto.

2. L’autorizzazione alla circolazione di prova è rilasciata dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e ha validità annuale.

3. Con decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti sono stabilite le modalità per il rilascio, la revoca ed il rinnovo dell’autorizzazione.

4. L’autorizzazione è utilizzabile per la circolazione di un solo veicolo per volta ed è tenuta a bordo dello stesso. Sul veicolo è presente il titolare dell’autorizzazione medesima o un suo dipendente munito di apposita delega ovvero un soggetto in rapporto di collaborazione funzionale con il titolare dell’autorizzazione, purché tale rapporto sia attestato da idonea documentazione e il collaboratore sia munito di delega.

5. A chiunque adibisce un veicolo in circolazione di prova ad uso diverso si applicano le sanzioni previste dall’articolo 98, commi 3 e 4, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 “.

all’art 2 “Targhe di prova”, comma 1 recita:

“Il veicolo che circola su strada per le esigenze di cui al comma 1, dell’articolo 1, munito dell’autorizzazione, espone posteriormente una targa, trasferibile da veicolo a veicolo insieme con la relativa autorizzazione, recante una sequenza di caratteri alfanumerici corrispondente al numero dell’autorizzazione medesima. Per gli autotreni o autoarticolati, la targa è applicata posteriormente al veicolo rimorchiato. In caso di omissione, si applicano le sanzioni previste dall’articolo 100, comma 13, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285.”.

L’art. 98 ” Circolazione di prova” del Codice della Strada prevede:

“Commi 1 e 2 abrogati dall’art. 4, comma 1, lett. a), D.P.R. 24/11/01, n° 474.

3.  Chiunque adibisce un veicolo in circolazione di prova ad uso diverso è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 87 ad euro 344. La stessa sanzione si applica se il veicolo circola senza che su di esso sia presente il titolare dell’autorizzazione o un suo dipendente munito di apposita delega.

4.  Se le violazioni di cui al comma 3 superano il numero di tre, la sanzione amministrativa è del pagamento di una somma da euro 173 ad euro 694; ne consegue in quest’ultimo caso la sanzione amministrativa accessoria della confisca del veicolo, secondo le norme del capo I, sezione II, del titolo VI.

Comma 5 abrogato dall’art. 2-bis, comma 1, lett. c), D.L. 23/10/08, n° 162″

Sul caso si è espressa Cass. Civ., VI, 02/11/22 n° 32174 (scarica e leggi), la quale afferma e conferma che “…a norma degli artt. 1 e 2 del d.P.R. n. 474 del 2001, la circolazione di un veicolo con targa di prova è subordinata sia all’esposizione della targa relativa sia all’esistenza dell’autorizzazione alla circolazione che ne garantisce la copertura assicurativa. Tale autorizzazione, tuttavia, è utilizzabile per la circolazione di un solo veicolo per volta e deve essere tenuta a bordo dello stesso, sicché la mancanza del documento di autorizzazione e della targa di prova a bordo del veicolo (come accertato, in fatto, nel caso in esame, con apprezzamento non censurato per l’omesso esame del fatto decisivo costituito, in ipotesi, dalla presenza a bordo del veicolo  della targa ancorché non esposta ma del quale non è stata dimostrata alcuna emergenza dagli atti di causa) integra gli estremi della illecita circolazione con veicolo privo della relativa carta (art. 93, comma 7, del codice della strada) e privo della copertura assicurativa (art. 193, comma 2, del codice della strada); né rileva che tale documentazione e la targa di prova si trovino nella sede o nella residenza del soggetto autorizzato o a bordo di altro veicolo contemporaneamente in circolazione, poiché il dettato normativo prevede un illecito formale, di pura condotta, avente una finalità non tanto di repressione, quanto di prevenzione…”.

Recente precedente conforme si è avuto con la pronuncia di Cass. Civ., II, 07/02/22 n° 3706 (scarica e leggi) stabilendo che “…dal combinato disposto dell’art. 1, comma 4, e dell’art. 2, comma 1, del citato d.P.R. n. 474/2001 emerge chiaramente che tanto l’autorizzazione quanto la targa ad essa relativa devono trovarsi a bordo del veicolo (e la seconda deve anche essere esposta)…” per cui “…la mancanza del documento di autorizzazione e della targa-prova a bordo del veicolo integra gli estremi degli illeciti di circolazione con veicolo per il quale non è stata rilasciata la carta di circolazione – non potendosi invocare l’autorizzazione in deroga per essere questa applicabile al solo veicolo a bordo del quale si trovi il relativo documento e successivamente al quale sia applicata la targa prova – e privo della copertura assicurativa…”.

Giovanni Paris

ART. 126-BIS C.D.S. E PRESENTAZIONE DI RICORSO: CIRCOLARE MINISTERO DELL’INTERNO DEL 27/10/22 N° 300/STRAD/1/0000035626.U/2022 – CASS. CIV., VI, 31/10/22 N° 32091

Comunicare belle notizie nelle situazioni di crisi - soundPR

La presentazione di un ricorso avverso il verbale di accertamento per la violazione che comporta la decurtazione dei punti dalla patente di guida determina la sospensione dei termini previsti dal comma 2 dell’art. 126 bis o un giustificato motivo per la omissione della prevista comunicazione?

Risolto, finalmente, il contrasto interpretativo tra organi amministrativi, in tal caso rappresentato dal Ministero dell’Interno, per il quale la presentazione di un ricorso avverso il verbale di contestazione costituisce un giustificato e documentato motivo di omissione dell’indicazione delle generalità del conducente e il termine previsto dalla norma rimane sospeso fino alla definizione del ricorso presentato e organi giurisdizionali per i quali l’obbligo di comunicazione sancito dalla norma in esame è indipendente dagli esiti di una concorrente impugnativa attinente alla legittimità dell’accertamento dell’illecito presupposto, con la conseguenza che il termine per la comunicazione delle generalità del conducente decorre dal momento della richiesta dell’autorità.

La situazione è stata riepilogata in un precedente articolo dal titolo ART. 126-BIS C.D.S. E PRESENTAZIONE DI RICORSO: LA CERTEZZA DELL’INCERTEZZA.

E’ stata emanata dal Ministero dell’Interno la Circolare Ministero dell’interno 27-10-22 prot.300-STRAD-1-0000035626.U-2022 (scarica e leggi) nella quale si forniscono indicazioni che modificano quelle fornite con altra precedente, adeguandosi al consolidato orientamento della giurisprudenza in base al quale la presentazione del ricorso non può essere considerato giustificato motivo di omissione della comunicazione ex art. 126-bis C.D.S. .

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ATTENZIONE!!

AGGIORNARE I MODELLI DEI VERBALI, PER CHI ANCORA AVESSE CONTINUATO A SEGUIRE LE PRECEDENTI INDICAZIONI MINISTERIALI, IN QUANTO LE INFORMAZIONI FORNITE DETERMINANO LEGITTIMO AFFIDAMENTO PER L’UTENTE COME AFFERMATO DA Cass. Civ., VI, 31/10/22 n° 32091, (scarica e leggi),

quando “…il verbale di contestazione recava invito a comunicare entro 60 giorni dalla notifica i dati del conducente, con l’avvertimento che il relativo obbligo “ai sensi dell’art. 126-bis, comma 2, del Codice della Strada, in caso di ricorso avverso il presente verbale decorre dalla data di notifica del provvedimento con cui si sono conclusi i rimedi giurisdizionali o amministrativi previsti dalla legge”

bisogna tenere conto dell’ “…affidamento ingenerato…dal verbale di notifica dell’infrazione al C.d.S., ove era stata la stessa P.A. a comunicare che, in caso di esperimento dei rimedi giudiziali o amministrativi, il termine ex art. 126 bis C.d.S. avrebbe iniziato a decorrere solamente dalla notifica del provvedimento di definizione dei suddetti rimedi. …”,

pertanto “…il destinatario dell’atto è legittimato a fare affidamento sulle conoscenze a lui trasmesse con l’atto medesimo, ed incorre in errore scusabile ove il termine indicato dalla P.A. per eseguire una determinata attività risulti erroneo…”.

Giovanni Paris

ART. 434 – BIS C.P. “INVASIONE DI TERRENI O EDIFICI PER RADUNI PERICOLOSI PER L’ORDINE PUBBLICO O L’INCOLUMITA’ PUBBLICA O LA SALUTE PUBBLICA” – D.L. 162/22.

Rave party, Meloni: "Introdotta nuova fattispecie reato"

PUBBLICATO NELLA GAZZETTA UFFICIALE N° 255 DEL 31/10/22 IL D.L.132/22 IL CUI ART. 5 “NORME IN MATERIA DI OCCUPAZIONI ABUSIVE E ORGANIZZAZIONE DI RADUNI ILLEGALI” INTRODUCE AL CODICE PENALE L’ART. 434-BIS “INVASIONE DI TERRENI O EDIFICI PER RADUNI PERICOLOSI PER L’ORDINE PUBLICO O L’INCOLUMITA’ PUBBLICA O LA SALUTE PUBBLICA” PENSATO PER CONTRASTARE IL FENOMENO DEI RAVE PARTY.

DECRETO-LEGGE 31 ottobre 2022 , n. 162 . Misure urgenti in materia di divieto di concessione dei benefici penitenziari nei confronti dei detenuti o internati che non collaborano con la giustizia, nonché in materia di entrata in vigore del decreto legislativo 10 ottobre 2022, n. 150, di obblighi di vaccinazione anti SARS-COV-2 e di prevenzione e contrasto dei raduni illegali.

Giovanni Paris

ASSUNZIONE DI INFORMAZIONI DALL’INDAGATO NELL’IMMEDIATEZZA DEL FATTO: CASS. PEN., II, 28/10/22 N° 40920

Il Comandante della Polizia Locale di Lodi indagato dalla Guardia di Finanza

QUALI SONO LE CONDIZIONI E I LIMITI DELLA ASSUNZIONE (SOLLECITAZIONE) DI INFORMAZIONI DA PARTE DEL SOGGETTO INDAGATO?

L’art. 350 “Sommarie informazioni dalla persona nei cui confronti vengono svolte le indagini” del c.p.p. dispone:

“1. Gli ufficiali di polizia giudiziaria assumono, con le modalità previste dall’articolo 64, sommarie informazioni utili per le investigazioni dalla persona nei cui confronti vengono svolte le indagini che non si trovi in stato di arresto o di fermo a norma dell’articolo 384, e nei casi di cui all’articolo 384-bis

2. Prima di assumere le sommarie informazioni, la polizia giudiziaria invita la persona nei cui confronti vengono svolte le indagini a nominare un difensore di fiducia e, in difetto, provvede a norma dell’articolo 97 comma 3.

3. Le sommarie informazioni sono assunte con la necessaria assistenza del difensore al quale la polizia giudiziaria dà tempestivo avviso. Il difensore ha l’obbligo di presenziare al compimento dell’atto.

4. Se il difensore non è stato reperito o non è comparso, la polizia giudiziaria richiede al pubblico ministero di provvedere a norma dell’articolo 97, comma 4.

5. Sul luogo o nell’immediatezza del fatto, gli ufficiali di polizia giudiziaria possono, anche senza la presenza del difensore, assumere dalla persona nei cui confronti vengono svolte le indagini, anche se arrestata in flagranza o fermata a norma dell’articolo 384, notizie e indicazioni utili ai fini della immediata prosecuzione delle indagini.

6. Delle notizie e delle indicazioni assunte senza l’assistenza del difensore sul luogo o nell’immediatezza del fatto a norma del comma 5 è vietata ogni documentazione e utilizzazione.

7. La polizia giudiziaria può altresì ricevere dichiarazioni spontanee dalla persona nei cui confronti vengono svolte le indagini, ma di esse non è consentita la utilizzazione nel dibattimento, salvo quanto previsto dall’articolo 503 comma 3.”.

Esso regola le diverse modalità con le quali la polizia giudiziaria apprende informazioni dall’indagato, si prevedono 3 specifici casi di acquisizione delle stesse, che si diversificano sia per il rispetto di particolari modalità ed obblighi a carico degli organi di polizia giudiziaria operanti, sia per il tipo di qualifica che deve essere posseduta dal soggetto appartenente alla polizia giudiziaria legittimato alla acquisizione, tali aspetti sono stati esposti in un precedente articolo dal titolo RICEZIONE DICHIARAZIONI SPONTANEE DALL’INDAGATO.

Si segnala la sentenza Cass. Pen., II, 28/10/22 n° 40920 (scarica e leggi) che ha trattato la questione dell’utilizzo delle dichiarazioni dell’indagato assunte (sollecitate) da parte della polizia giudiziaria nell’immediatezza del fatto. e per la quale “…le dichiarazioni “non spontanee, ma anzi sollecitate” degli indagati non sono utilizzabili ex 350, comma 6, cod. proc. pen. che recita: «Delle notizie e delle indicazioni assunte senza l’assistenza del difensore sul luogo o nell’immediatezza del fatto a norma del comma 5 è vietata ogni documentazione e utilizzazione». …”

La stessa richiama, condividendoli, diversi precedenti, in base ai quali:

“…«Sono utilizzabili nella fase procedimentale, e dunque nell’incidente cautelare e negli eventuali riti a prova contratta, le dichiarazioni spontanee che l’indagato abbia reso – in assenza di difensore ed in difetto degli avvisi di cui agli artt. 63, comma 1 e 64 cod. proc. pen. – alla polizia giudiziaria ai sensi dell’art. 350, comma 7, cod. proc. pen., anche se non nell’immediatezza dei fatti, purché emerga con chiarezza che egli abbia scelto di renderle liberamente, ossia senza alcuna coercizione o sollecitazione. (In motivazione la Corte ha precisato che, diversamente, le dichiarazioni che tale persona abbia reso su sollecitazione della polizia giudiziaria nell’immediatezza dei fatti in assenza di difensore non sono in alcun modo utilizzabili, neanche a suo favore, se non per la prosecuzione delle indagini)»…”,

“…«In tema di attività di polizia giudiziaria, l’art. 350, comma cinque, cod. proc. pen. consente di assumere sul luogo o nell’immediatezza del fatto dalla persona indagata, anche se arrestata o fermata e senza la presenza del difensore, notizie ed indicazioni utili ai fini dell’immediata prosecuzione delle investigazioni. Tali dichiarazioni non possono essere utilizzate (art. 350, sesto comma, cod. proc. pen.), nè possono formare oggetto di testimonianza (art. 62 cod. proc. pen.); la polizia giudiziaria,
tuttavia, ha il potere-dovere di sviluppare le indagini sulla base di quanto appreso, sicché restano validi ed utilizzabili nel processo i risultati dell’attività investigativa così compiuta. Ne consegue che deve considerarsi pienamente legittima ed utilizzabile, non rientrando’ nei predetti divieti, la testimonianza dell’ufficiale di polizia giudiziaria che abbia riferito sull’esito delle indagini svolte e sugli elementi raccolti a seguito delle indicazioni ricevute dal/’indagato nell’immediatezza del fatto. (In applicazione di tale principio la Corte ha ritenuto corretta la decisione del giudice di merito il quale, esclusa la possibilità di tener conto della deposizione dell’ufficiale di polizia giudiziaria nella parte concernente la confessione dell’indagato, aveva ritenuto utilizzabile quell’altra parte relativa all’esito positivo dell’attività di investigazione che aveva portato al rinvenimento ed all’acquisizione del corpo del reato in seguito alle indicazioni dello stesso indagato)»…”.

Giovanni Paris

CIRCOLARE COMUNE MILANO – DIREZIONE SICUREZZA URBANA CORPO POLIZIA LOCALE – “RIFORMA DEL PROCESSO PENALE. DECRETO LEGISLATIVO 150/2022”

74 posti al Comune di Milano, si cercano diversi profili

Si segnala la Circolare n° 34 del 27/10/22 (scarica e leggi) del Corpo Polizia Locale di Milano.

In apertura della stessa si legge:

“Il 1° novembre 2022 entrerà in vigore il decreto legislativo 10 ottobre 2022, n. 150 (pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 243 del 17 ottobre 2022 – Serie generale) recante “Attuazione della legge 27 settembre 2021, n. 134, recante delega al Governo per l’efficienza del processo penale, nonché in materia di giustizia riparativa e disposizioni per la celere definizione dei procedimenti giudiziari.”

Quanto ai principî e criteri direttivi della riforma, la riforma interviene in primo luogo con riguardo alle finalità di deflazione e accelerazione del processo penale.

Verrà qui di seguito esaminato il decreto attuativo limitatamente alle norme di maggiore interesse giuridico e pratico per l’attività di polizia giudiziaria…”.

Allegato alla circolare il nuovo modello di verbale di elezione domicilio (scarica e leggi).

Giovanni Paris

CATENE DA NEVE IN TESSUTO: CIRCOLARE MINISTERO DELL’INTERNO 300/STRAD/1/0000035611.U/2022 DEL 27/10/22

Catena da neve tessile Alternative Active L, 2 pezzi rosso

E’ stata emanata dal Ministero dell’Interno la circolare n° 300/STRAD/1/0000035611.U/2022 del 27/10/22 (scarica e leggi) avente per oggetto “Dispositivi supplementari di aderenza per gli pneumatici degli autoveicoli leggeri (categorie M1, N1, O1 e O2). Catene da neve in tessuto.”

Giovanni Paris

ACCERTAMENTO DELLO STATO DI EBBREZZA CON UNA SOLA MISURAZIONE ALCOLEMICA: CASS. PEN., VII, 26/10/22 N° 40468

Terlizzi: Etilometro e precursori a cella elettrochimica in dotazione alla polizia  municipale

E’ SUFFICIENTE ANCHE UNA SOLA MISURAZIONE ALCOLIMETRICA PER ACCERTARE LA GUIDA IN STATO DI EBBREZZA?

L’art. 186  “Guida sotto l’influenza dell’alcool” del Codice della Strada al comma 4 prevede:

“Quando gli accertamenti qualitativi di cui al comma 3 hanno dato esito positivo, in ogni caso d’incidente ovvero quando si abbia altrimenti motivo di ritenere che il conducente del veicolo si trovi in stato di alterazione psico-fisica derivante dall’influenza dell’alcool, gli organi di Polizia stradale di cui all’articolo 12, commi 1 e 2, anche accompagnandolo presso il più vicino ufficio o comando, hanno la facoltà di effettuare l’accertamento con strumenti e procedure determinati dal regolamento.

L’art. 379Guida sotto l’influenza dell’alcool” del Reg. Esec. del Codice della strada prevede:

“1.  L’accertamento dello stato di ebbrezza ai sensi dell’art. 186, comma 4, del codice, si effettua mediante l’analisi dell’aria alveolare espirata: qualora, in base al valore della concentrazione di alcool nell’aria alveolare espirata, la concentrazione alcoolemica corrisponda o superi 0,8 grammi per litro (g/l), il soggetto viene ritenuto in stato di ebbrezza.

2.  La concentrazione di cui al comma 1 dovrà risultare da almeno due determinazioni concordanti effettuate ad un intervallo di tempo di 5 minuti.

3.  Nel procedere ai predetti accertamenti, ovvero qualora si provveda a documentare il rifiuto opposto dall’interessato, resta fermo in ogni caso il compito dei verbalizzanti di indicare nella notizia di reato, ai sensi dell’art. 347 del codice di procedura penale, le circostanze sintomatiche dell’esistenza dello stato di ebbrezza, desumibili in particolare dallo stato del soggetto e dalla condotta di guida.

omissis “

Segnaliamo la pronuncia della Cass. Pen., VII, 26/10/22 n° 40468 (scarica e leggi) per la quale “…l’art. 186 c.d.s. ricollega la punibilità del soggetto al superamento di dati valori alcolimetrici: l’indicazione normativa di precisi parametri numerici per la configurabilità delle fattispecie penalmente rilevanti comporta che la tipicità del fatto non è ancorata al semplice stato di ebbrezza ma anche all’accertamento specifico e non meramente sintomatico del superamento di tali dati, solo in presenza del quale vi è certezza del fatto tipico e del conseguente regime sanzionatorio da applicare, nel rispetto del principio di legalità…”, ma “…ai fini della prova del superamento delle soglie di rilevanza…è sufficiente anche una sola misurazione alcolimetrica che produca risultati rientranti nelle fasce rispettivamente previste, se corroborata da elementi sintomatici desumibili dagli atti …”

Precedenti conformi sono stati:

Cass. Pen., IV, 15/05/19 n° 20814 ove si afferma che“…in tema di guida in stato d’ebbrezza, ai fini della prova della sussistenza di una delle fattispecie di cui all’art. 186 C.d.S., comma 2, lett. b) e c), è sufficiente anche una sola misurazione alcolimetrica che produca risultati rientranti nelle fasce rispettivamente previste se corroborata da elementi sintomatici desumibili dagli atti…”

Cass. Pen., IV, 09/05/17 n° 22604 la quale statuisce che “…In presenza di un accertamento strumentale del tasso alcolemico conforme alla previsione normativa, questa sezione ha pure precisato come sia onere dell’imputato dare dimostrazione di circostanze in grado di privare quell’accertamento di valenza dimostrativa della sussistenza del reato…” e che in caso di ” ….impossibilità di una seconda misurazione, poiché l’esame strumentale non costituisce una prova legale, l’accertamento della concentrazione alcolica può avvenire in base ad elementi sintomatici per tutte le ipotesi di reato previste dall’art. 186 cod. strada e, qualora vengano oltrepassate le soglie superiori, la decisione deve essere sorretta da congrua motivazione…”.

Giovanni Paris

CONTESTAZIONE DIFFERITA DI VIOLAZIONI IN CASO DI INCIDENTE STRADALE: CASS. CIV., II, 23/09/22 N° 27980

Controlli della Municipale sulle strade. In agosto rilevati 97 incidenti -  piacenzasera.it

E’ LEGITTIMA LA CONTESTAZIONE DIFFERITA (NOTIFICAZIONE) DI VERBALE DI VIOLAZIONE IN CASO DI INCIDENTE STRADALE MOTIVATA PER L’IMPEGNO DEGLI OPERATORI INTERVENUTI NELLE OPERAZIONI DI RILIEVO E/O PER LA NECESSITA’ DI RICOSTRUZIONE SUCCESSIVA ALLE STESSE?

L’art. 200  “Contestazione e verbalizzazione delle violazioni” del Codice della Strada prevede al comma 1 che Fuori dei casi di cui all’articolo 201, comma 1-bis, la violazione, quando è possibile, deve essere immediatamente contestata tanto al trasgressore quanto alla persona che sia obbligata in solido al pagamento della somma dovuta.”.

Quindi quella sopra riportata costituisce la regola per la contestazione delle violazioni alle norme del Codice della Starda.

L’art. 201  “Notificazione delle violazioni” del Codice della Strada dispone al comma 1 che Qualora la violazione non possa essere immediatamente contestata, il verbale, con gli estremi precisi e dettagliati della violazione e con la indicazione dei motivi che hanno reso impossibile la contestazione immediata, deve, entro novanta giorni dall’accertamento, essere notificato all’effettivo trasgressore o, quando questi non sia stato identificato e si tratti di violazione commessa dal conducente di un veicolo a motore, munito di targa, ad uno dei soggetti indicati nell’art. 196…”, mentre al comma 1-bis sono previsti in maniera precisa e tassativa i casi in cui la contestazione immediata non è necessaria e si procede alla contestazione mediante notificazione, come, ad esempio, impossibilità di raggiungere un veicolo lanciato ad eccessiva velocità, attraversamento di un incrocio con il semaforo indicante la luce rossa, sorpasso vietato, accertamento della violazione in assenza del trasgressore e del proprietario del veicolo, accertamento di violazioni tramite apposite apparecchiature elettroniche.

Il comma 1-ter  prevede che “Nei casi diversi da quelli di cui al comma 1-bis nei quali non è avvenuta la contestazione immediata, il verbale notificato agli interessati deve contenere anche l’indicazione dei motivi che hanno reso impossibile la contestazione immediata.“.

Le situazioni in forza delle quali l’organo accertatore non ha avuto la possibilità di procedere alla contestazione immediata possono essere diverse e di quelle va dato conto nel verbale.

PUO’ RITENERSI VALIDA COME MOTIVAZIONE DELLA MANCATA CONTESTAZIONE IMMEDIATA IL FATTO DELL’IMPEGNO DEGLI OPERATORI INTERVENUTI PER LE OPERAZIONI DI RILIEVO E/O LA NECESSITA’ DI RICOSTRUZIONE SUCCESSIVA ALLO STESSO, PER CUI LA VIOLAZIONE E’ STATA ACCERTATA SUCCESSIVAMENTE?

La questione è stata trattata da  Cass. Civ., II, 23/09/22 n° 27980 (scarica e leggi) ritenendo legittima la contestazione differita, in quanto gli organi di polizia stradale intervenuti “…non potevano che intervenir successivamente all’incidente, come peraltro precisato nel verbale, ove i P.U. dichiaravano che la violazione era stata accertata a seguito della ricostruzione della dinamica del sinistro; la dinamica è stata ricostruita…solo a seguito delle complesse risultanze raccolte sul posto (rilievi fotoplanimetrici; posizione di quiete assunta dai veicoli, i quali hanno terminato la loro marcia nella corsia opposta a quella in cui viaggiava la ricorrente; danni riportati dai veicoli e manufatti; lesioni riportate dalla ricorrente; testimonianza del padre del conducente del veicolo coinvolto). …”.

Precedente si ritrova in Cass. Civ.,, II, 05/11/20 n° 24756 (scarica e leggi), ove in maniera precisa si rileva come “…la contestazione differita deve avvenire con la notificazione del verbale nel termine di legge, ma solo nei casi ricadenti nell’art. 201, comma 1 bis, CDS non è necessaria l’indicazione dei relativi motivi giustificativi, in quanto già insiti nella natura stessa delle violazioni (non essendo, in tal caso, consentito alcun margine di apprezzamento circa l’eventuale possibilità di effettuare la contestazione immediata). Qualora, invece, la contestazione sia stata differita per ragioni diverse da quelle elencante nelle lettere a-g, del comma 1 bis della norma già citata, occorre che il verbale contenga l’indicazione dei motivi giustificativi, date le molteplici eventualità in cui, per ragioni contingenti, sia impedito agli organi accertatori di elevare la contestazione contestualmente all’accertamento. In tal caso, l’apprezzamento del giudice verte sulla sola ragionevolezza del motivo addotto dall’amministrazione a giustificazione del proprio operato. Questa Corte ha inoltre affermato che l’indicazione, contenuta nel verbale, che la contestazione non sia stata immediata a causa della verificazione di un sinistro, costituisce una motivazione sufficiente a rendere legittima la sanzione. Non occorre che l’esposizione dei motivi sia preceduta da una rubrica esplicativa che circostanzi in modo puntuale le ragioni addotte, essendo detta motivazione già munita di un’intrinseca logica, …stante inoltre l’impossibilità di censurare, in tali frangenti, le scelte operative degli organi accertatori. …”.

Sulla possibilità di individuare la norma violata a seguito di incidente stradale e dopo la sua ricostruzione d’ufficio si legga uno stralcio, anche se datata, della CIRCOLARE MINISTERO DELL’INTERNO 300/A/47019/101/3/3/9 del 26-10-93

Giovanni Paris

ORDINANZA DI LIMITAZIONE ORARIO ATTIVITA’ DI GIOCO LECITO: CONSIGLIO DI STATO, V, 26/09/22 N° 8237

Sale gioco e slot, il sindaco può limitare gli orari di apertura - ANCI  Toscana

E’ LEGITTIMA LA ADOZIONE DI ORDINANZA SINDACALE DI REGOLAZIONE DEGLI ORARI DI ATTIVITA’ DI GIOCO LECITO?

L’articolo 50  “Competenze del Sindaco e del Presidente della Provincia” del  D.Lgs. 18/08/00 n. 267 “Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali”, al comma 7 prevede:

“7.  Il sindaco, altresì, coordina e riorganizza, sulla base degli indirizzi espressi dal consiglio comunale e nell’ambito dei criteri eventualmente indicati dalla regione, gli orari degli esercizi commerciali, dei pubblici esercizi e dei servizi pubblici, nonché, d’intesa con i responsabili territorialmente competenti delle amministrazioni interessate, gli orari di apertura al pubblico degli uffici pubblici localizzati nel territorio, al fine di armonizzare l’espletamento dei servizi con le esigenze complessive e generali degli utenti”.

La sentenza del Consiglio di Stato, V, 26/09/22 n° 8237 (scarica e leggi) afferma che “…è del tutto pacifico il potere del Sindaco di cui all’art. 50, comma 7, del TUEL di adottare provvedimenti funzionali a regolamentare gli orari delle sale giochi e degli esercizi pubblici in cui sono installate apparecchiature da gioco…”,

considerando la scelta altresì proporzionata, in quanto “…la limitazione oraria mira a contrastare il fenomeno della ludopatia inteso come disturbo psichico che spinge l’individuo a concentrare ogni suo interesse sul gioco, in maniera ossessiva e compulsiva, con ovvie ricadute sul piano della vita familiare e professionale, oltre che con innegabile dispersione del patrimonio personale…”,

sottolineando come “…i provvedimenti di limitazione all’attività di organizzazione e gestione dei giochi pubblici sono volti alla tutela di interessi generali (salute, dignità, sicurezza, utilità sociale) e, acclarata la proporzionalità del provvedimento, esso può ben consistere in una misura specifica avente l’obiettivo di contrastare efficacemente le ludopatie. …“,

con riaffermazione che  “…è pacifico che, in forza della generale previsione dell’art. 50, comma 7, del d.lgs. n. 267 del 2000, il Sindaco possa disciplinare gli orari delle sale giochi e degli esercizi nei quali siano installate apparecchiature per il gioco e che ciò possa fare anche per esigenze di tutela della salute e della quiete pubblica. L’art. 50 comma 7 è un paradigma di norma attributiva di potere. La questione non si pone quindi sul “se” il potere esiste ma sul “come” esso viene esercitato. La norma attribuisce il potere per una causa (l’interesse pubblico specifico); questo interesse è modellato dagli elementi del potere, definiti dalla norma (oggetto, soggetto e fine). …”.

Giovanni Paris

ORDINANZA DI DEMOLIZIONE DI ABUSO EDILIZIO E OBBLIGO DI COMUNICAZIONE AVVIO PROCEDIMENTO: CONSIGLIO DI STATO, VII, 21/10/22 N° 8993

LA EMISSIONE DI ORDINANZA DI DEMOLIZIONE DI ABUSO EDILIZIO DEVE ESSERE PRECEDUTA DALLA COMUNICAZIONE DI AVVIO DEL PROCEDIMENTO EX ART. 7 L. 241/90?

Abbiamo risposto negativamente pochi giorni fa pubblicando l’articolo ORDINANZA DI RIMESSA IN PRISTINO DI ABUSO EDILIZIO E OBBLIGO DI COMUNICAZIONE AVVIO PROCEDIMENTO: CONSIGLIO DI STATO, VI, 07/10/22 N° 8613 .

Registriamo conferma dell’indirizzo da Consiglio di Stato, VII, 21/10/22 n° 8993 e in forza del quale se il provvedimento emesso dall’autorità ha carattere DOVEROSO e VINCOLATO esso non deve essere preceduto dalla comunicazione di avvio del procedimento ai sensi dell’art. 7 della L. 241/90.

Con la sentenza si afferma che l’ordinanza impugnata “…risulta adottata in esercizio della potestà sanzionatoria del Comune, che trova il suo referente normativo all’art. 35 d.p.r. n. 380/2001 e che consiste in un atto dovuto e vincolato al ricorrere dei presupposti di legge, consistenti nella esistenza di abusi e nella proprietà pubblica del suolo. …”,

costituendo ormai

“…jus receptum che il provvedimento avente natura di atto vincolato…non necessita di essere preceduto dalla comunicazione di avvio del procedimento ex art. 7 l. n. 241/1990, in quanto non è prevista, in capo all’amministrazione, la possibilità di effettuare valutazioni di interesse pubblico influenzabili da una fattiva partecipazione del soggetto destinatario, anche al fine di evitare l’inutile aggravio del procedimento (ex multis, Con. Stato, Sez. IV, 22.08.2018, n. 5008). Per l’effetto, lo stesso non può essere invalidato per omessa osservanza delle norme che disciplinano la partecipazione endoprocedimentale del privato, ciò anche alla luce di quanto stabilito dall’art. 21-octies, secondo comma, primo periodo, l. n. 241/1990, essendo palese che il suo contenuto non avrebbe potuto essere diverso da quello concretamente adottato. …”,

e richiamando una pronuncia del Consiglio di Stato secondo cui

“…“i provvedimenti di demolizione sono atti vincolati il cui presupposto è costituito esclusivamente dalla sussistenza di opere abusive; per la adozione di tali atti non è richiesta, quindi, una specifica motivazione circa la ricorrenza del concreto interesse pubblico alla rimozione, in quanto, verificata la sussistenza dei manufatti abusivi, l’amministrazione ha il dovere di adottare il provvedimento, essendo la relativa ponderazione tra l’interesse pubblico e quello privato compiuta a monte dal legislatore. Inoltre, non rileva l’eventuale decorso del termine dalla commissione dell’abuso, in quanto il provvedimento con cui viene ingiunta, sia pure tardivamente, la demolizione di un immobile abusivo e giammai assistito da alcun titolo, per la sua natura vincolata e rigidamente ancorata al ricorrere dei relativi presupposti in fatto e in diritto, non richiede motivazione in ordine alle ragioni di pubblico interesse (diverse da quelle inerenti al ripristino della legittimità violata) che impongono la rimozione dell’abuso” (Cons. Stato, Sez. II, 5.07.2019, n. 4662). …”.

Giovanni Paris

CONDIZIONI PER L’ ARRESTO FACOLTATIVO IN FLAGRANZA DI REATO: CASS. PEN., I, 20/10/22 N° 39831

Arrestato quattro volte in tre mesi per spaccio di droga: nei guai un  nigeriano

LA POLIZIA GIUDIZIARIA PER PROCEDERE ALL’ARRESTO FACOLTATIVO IN FLAGRANZA DI REATO EX ART. 381 C.P.P. DEVE VALUTARE, AI FINI DELLA GIUSTIFICAZIONE DELLO STESSO, LA GRAVITA’ DEL FATTO INSIEME ALLA PERICOLOSITA’ DEL SOGGETTO? 

L’art. 381 “Arresto facoltativo in flagranza” del c.p.p. dispone

“1. Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria hanno facoltà di arrestare chiunque è colto in flagranza di un delitto non colposo, consumato o tentato, per il quale la legge stabilisce la pena della reclusione superiore nel massimo a tre anni ovvero di un delitto colposo per il quale la legge stabilisce la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni.

2. Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria hanno altresì facoltà di arrestare chiunque è colto in flagranza di uno dei seguenti delitti:

omissis

4. Nelle ipotesi previste dal presente articolo si procede all’arresto in flagranza soltanto se la misura è giustificata dalla gravità del fatto ovvero dalla pericolosità del soggetto desunta dalla sua personalità o dalle circostanze del fatto.

omissis”

In relazione ai presupposti previsti dal comma 4 dell’ar. 381 c.p.p., di gravità del fatto ovvero di pericolosità del soggetto Cass. Pen., I, 20/10/22 n° 39831 (scarica e leggi) chiarisce, anche se la disposizione è chiara utilizzando la congiunzione disgiuntiva “ovvero”, che “…«in tema di arresto facoltativo, ai fini della legittimità dell’arresto, non si richiede la presenza congiunta di entrambi i parametri previsti dall’art. 381, comma quarto, cod. proc. pen. (gravità del fatto e pericolosità del soggetto), essendo sufficiente, come si desume dalla formulazione disgiuntiva della norma, la presenza di uno solo di essi»…”.

IN COSA CONSISTONO LE “TRACCE” E QUANDO SI CONFIGURA L'”INSEGUIMENTO” NELLA QUASI FLAGRANZA CHE LEGITTIMANO L’ARRESTO?

L’art. 382 c.p.p.  “Stato di flagranza” del c.p.p. prevede

“1. E’ in stato di flagranza chi viene colto nell’atto di commettere il reato ovvero chi, subito dopo il reato, è inseguito dalla polizia giudiziaria, dalla persona offesa o da altre persone ovvero è sorpreso con cose o tracce dalle quali appaia che egli abbia commesso il reato immediatamente prima.

omissis “.

Il Collegio nella medesima sentenza sulla nozione di ‘tracce‘ rilevante ex art. 382 c.p.p. sottolinea  “…che, invero, non vanno considerate in senso letterale del termine, quali indizi materiali della perpetrazione del reato, ma che possono ricomprendere anche l’atteggiamento serbato dall’autore del fatto o dalla persona offesa che costituisca, con assoluta probabilità, un indicatore della avvenuta perpetrazione del reato in termini di stretta contiguità temporale rispetto al momento dell’intervento dalla polizia giudiziaria…”,

mentre sul concetto di ‘inseguimento‘ afferma che viene richiesto “…l’inseguimento c.d. effettivo, laddove colui che insegue non perde di vista l’inseguito e lo fa nell’immediatezza, subito dopo la commissione del reato, con ciò validando il rapporto logico temporale ‘azione delittuosa – individuazione dell’autore’, distinguendolo dall’inseguimento c.d. ideale, estranea al caso di specie, e configurato da ipotesi nelle quali la polizia giudiziaria, solo dopo la fuga dell’autore del reato, si mette, pur nell’immediatezza dei fatti, sulle sue tracce tramite informazioni e indagini svolte subito dopo. …”,

ribadendo che

“…in tema di arresto in flagranza, «la cd. quasi flagranza presuppone che l’inseguimento dell’indagato sia attuato subito dopo la commissione del reato, a seguito e a causa della sua diretta percezione, da parte della polizia giudiziaria, del privato o di un terzo, ma non postula la coincidenza del soggetto inseguitore con quello che procede ;all’arresto»…”.

Giovanni Paris

ABBANDONO DI RIFIUTI E ORDINANZA DI RIMOZIONE A CARICO DEL PROPRIETARIO DEL TERRENO: T.A.R. CAMPANIA, V, 19/09/22, N° 5818

Castelfranco di Sotto, maxi intervento di pulizia di rifiuti abbandonati

IL PROPRIETARIO DEL TERRENO DOVE E’ AVVENUTO UN ABBANDONO DI RIFIUTI E’ SEMPRE TENUTO ALLA RIMOZIONE DEGLI STESSI A TITOLO DI RESPONSABILITA’ OGGETTIVA?

L’art. 192  “Divieto di abbandono” del T.U. sull’ambiente D.Lgs. 152/06 dispone:

“1.  L’abbandono e il deposito incontrollati di rifiuti sul suolo e nel suolo sono vietati.

2.  È altresì vietata l’immissione di rifiuti di qualsiasi genere, allo stato solido o liquido, nelle acque superficiali e sotterranee.

3.  Fatta salva l’applicazione delle sanzioni di cui agli articoli 255 e 256, chiunque viola i divieti di cui ai commi 1 e 2 è tenuto a procedere alla rimozione, all’avvio a recupero o allo smaltimento dei rifiuti ed al ripristino dello stato dei luoghi in solido con il proprietario e con i titolari di diritti reali o personali di godimento sull’area, ai quali tale violazione sia imputabile a titolo di dolo o colpa, in base agli accertamenti effettuati, in contraddittorio con i soggetti interessati, dai soggetti preposti al controllo. Il Sindaco dispone con ordinanza le operazioni a tal fine necessarie ed il termine entro cui provvedere, decorso il quale procede all’esecuzione in danno dei soggetti obbligati ed al recupero delle somme anticipate.

4.  Qualora la responsabilità del fatto illecito sia imputabile ad amministratori o rappresentanti di persona giuridica ai sensi e per gli effetti del comma 3, sono tenuti in solido la persona giuridica ed i soggetti che siano subentrati nei diritti della persona stessa, secondo le previsioni del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, in materia di responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni.”

La risposta è NEGATIVA, il proprietario del terreno dove si accerta l’abbandono di rifiuti non è sempre responsabile e tenuto alla rimozione degli stessi in forza di tale sua qualità, quindi a titolo di responsabilità oggettiva, ma solo se la violazione sia allo stesso imputabile a titolo di dolo o colpa e ciò a seguito e in base ai necessari, obbligatori accertamenti che devono essere svolti dagli organi di controllo/accertatori, instaurando quindi un contradditorio con la parte, se tale procedura non viene osservata e la responsabilità non viene accertata i provvedimenti dell’autorità sono illegittimi, questo è stato ribadito dalla sentenza del T.A.R. Campania, V, 19/09/22, n° 5818 (scarica e leggi) nella quale si richiama l’art. 192, commi 1 e 3 sopra riportati, affermando che

“…- in virtù di tale prescrizione, secondo consolidata giurisprudenza anche di questo Tribunale…l’obbligo di rimozione grava in via principale sull’inquinatore e, in solido, sul proprietario del terreno e sui titolari di diritti reali o personali di godimento sull’area, qualora a costoro sia imputabile una condotta dolosa o colposa, da accertarsi previo contraddittorio, secondo il principio di matrice eurounitaria in materia ambientale per cui “chi inquina paga”;

– più in dettaglio, ai sensi dell’art. 192 del D. Lgs. n. 152/2006, il proprietario o titolare di altro diritto di godimento sul bene risponde della bonifica del suolo, in solido con colui che ha concretamente determinato il danno, non a titolo di responsabilità oggettiva ma soltanto ove sia responsabile quanto meno a titolo di colpa, anche omissiva, per non aver approntato l’adozione delle cautele volte a custodire adeguatamente la proprietà, occorrendo la dimostrazione del dolo (espressa volontà o assenso agevolativo del proprietario in concorso nel reato) o della colpa attiva (imprudenza, negligenza, imperizia) ovvero omissiva (mancata denuncia alle autorità del fatto) per aver tollerato l’illecito;

per accertare la rimproverabilità della condotta occorre, d’altra parte, che gli organi preposti al controllo svolgano approfonditi accertamenti in contraddittorio con i soggetti interessati, di talché, in mancanza, non possono porsi incombenti a carico dei proprietari o titolari di diritti di godimento delle aree…,posto che “deve escludersi la natura di obbligazione propter rem dell’obbligo di ripristino del fondo a carico del titolare di un diritto di godimento sul bene; per regola generale non è quindi configurabile una sorta di responsabilità oggettiva facente capo al proprietario o al possessore dell’immobile in ragione di tale sola qualità”;

– applicando le superiori coordinate ermeneutiche al caso in esame, emerge l’illegittimità dell’avversata azione amministrativa, atteso che il ricorrente, allo stato, non risulta presentare alcuna delle condizioni rilevanti ai fini dell’applicazione dell’art. 192 del D. Lgs. 152/2006, essendo stato individuato quale destinatario degli obblighi di rimozione e di smaltimento in forza della mera qualità di proprietario del terreno oggetto di sversamento da parte di ignoti benché, alla stregua delle svolte considerazioni in diritto, la mera condizione di titolare dell’immobile nel quale sarebbero stati rinvenuti i rifiuti non sarebbe di per sé sufficiente ai fini della irrogazione della misura occorrendo, come si è visto, che la violazione sia imputabile al proprietario a titolo di dolo o colpa, in base agli accertamenti effettuati, in contraddittorio con i soggetti interessati, dagli organi ed enti preposti al controllo;

– sotto il profilo procedimentale, sussiste anche certamente la violazione del contraddittorio, imposto dall’art. 7 della L. 241/1990; difatti, l’ordinanza di rimozione dei rifiuti abbandonati ex art. 192 del Codice dell’Ambiente deve essere preceduta dalla comunicazione di avvio del procedimento ai soggetti interessati, stante la rilevanza dell’eventuale apporto procedimentale che tali soggetti possono fornire, quanto meno in riferimento all’ineludibile accertamento delle effettive responsabilità per l’abusivo deposito di rifiuti;

– si palesa pertanto illegittima l’ordinanza in contestazione, con la quale si è ordinato di provvedere alla rimozione e smaltimento dei rifiuti, in quanto non preceduta dalla comunicazione di avvio del relativo procedimento, risultando così violato il diritto alla partecipazione procedimentale, anche al fine di poter dimostrare l’assenza del requisito soggettivo del dolo o della colpa;…”.

Giovanni Paris

VIOLAZIONE ART. 126-BIS C.D.S. E INDICAZIONE DATA DELLA COMMESSA VIOLAZIONE: CASS. CIV., VI, 14/09/22 N° 26961

IL VERBALE PER VIOLAZIONE ALL’ART. 126-BIS C.D.S. DEVE RIPORTARE OBBLIGATORIAMENTE LA DATA DELLA AVVENUTA VIOLAZIONE O QUESTA E’ POSSIBILE DESUMERLA PER RELATIONEM DAL VERBALE ORIGINARIO CHE HA DETERMINATO L’OBBLIGO DELLA COMUNICAZIONE DEI DATI DELLA PATENTE DI GUIDA?

L’art. 383  “Contestazione – Verbale di accertamento” del Reg. Esec. del Codice della Strada prevede:

“1.  Il verbale deve contenere l’indicazione del giorno, dell’ora e della località nei quali la violazione è avvenuta, delle generalità e della residenza del trasgressore e, ove del caso, l’indicazione del proprietario del veicolo, o del soggetto solidale, degli estremi della patente di guida, del tipo del veicolo e della targa di riconoscimento, la sommaria esposizione del fatto, nonché la citazione della norma violata e le eventuali dichiarazioni delle quali il trasgressore chiede l’inserzione.

omissis”

Su tale aspetto bisogna prestare la massima attenzione perchè si registra che Cass. Civ, VI, 14/09/22 n° 26961 (scarica e leggi) ha affermato sostanzialmente che la data della violazione deve SEMPRE essere indicata nel verbale di accertamento e pertanto

“…in tema di circolazione stradale, è invalido, perché non sufficientemente specifico, il verbale notificato all’autore materiale dell’infrazione che contenga il solo riferimento alla violazione commessa ed al tipo e alla targa del veicolo, ma che sia assolutamente privo di qualsiasi indicazione con riguardo, tra l’altro, al giorno in cui tale violazione è avvenuta, come richiesto dall’art. 383 del d.P.R. n. 495 del 1992...dovendosi, per contro, escludere la sanatoria di tale invalidità per il fatto che…la data dell’omissione era evincibile per relationem…o addirittura con un semplice calcolo matematico. …”.

Giovanni Paris

ABBANDONO DI RIFIUTI IN AREA PRIVATA


Foligno, rifiuti abbandonati in un terreno agricolo: scattano gli  accertamenti dell'ispettore ambientale

Problematica di indubbio interesse è quella di come si deve procedere nel caso di rinvenimento da parte degli Organi di Polizia di un abbandono di rifiuti in un’area privata.

Si potrà sempre introdurre il concetto di “abbandono di rifiuti” ovvero esistono altre circostanze che scagionano da quest’illecito il proprietario dell’area interessata a questo fenomeno?
 
Si riporta un articolo, redatto dallo scrivente ed inserito fra i capitoli dell’ultimo libro in fase di pubblicazione, con il quale si procede alla descrizione di fatti di questa natura, si danno indicazioni su come agire nelle fasi conseguenti all’accertamento e sul relativo iter procedurale.
 
 
 

                                                                                         Dott. Alberto Casoni

Docente APL Marche “Ambiente”

Alberto Casoni - Perito Industriale - ex responsabile ...

 

RELAZIONE ILLUSTRATIVA AL D.LGS 150/22 RIFORMA PROCESSO PENALE (“RIFORMA CARTABIA”)

Decreto Legge 7 gennaio 2022 n.1 – Misure organizzative – Ministero della  Giustizia – www.ordineavvocativelletri.it

Si segnala la pubblicazione della Relazione illustrativa al decreto legislativo 10 ottobre 2022, n. 150: «Attuazione della legge 27 settembre 2021, n. 134, recante delega al Governo per l’efficienza del processo penale, nonché in materia di giustizia riparativa e disposizioni per la celere definizione dei procedimenti giudiziari».

ALLEGATO: Decreto legislativo 10 ottobre 2022, n. 150

Giovanni Paris

ORDINANZA DI RIMESSA IN PRISTINO DI ABUSO EDILIZIO E OBBLIGO DI COMUNICAZIONE AVVIO PROCEDIMENTO: CONSIGLIO DI STATO, VI, 07/10/22 N° 8613

24/09/2020 - La legge 241/1990 dopo le modifiche della Legge  Semplificazioni — Segretari Comunali Vighenzi

LA EMISSIONE DI ORDINANZA DI RIMESSA IN PRISTINO DI ABUSO EDILIZIO DEVE ESSERE PRECEDUTA DALLA COMUNICAZIONE DI AVVIO DEL PROCEDIMENTO EX ART. 7 L. 241/90?

L’art. 7  “Comunicazione di avvio del procedimento” della L. 241/90 “Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi” recita:

“1.  Ove non sussistano ragioni di impedimento derivanti da particolari esigenze di celerità del procedimento, l’avvio del procedimento stesso è comunicato, con le modalità previste dall’articolo 8, ai soggetti nei confronti dei quali il provvedimento finale è destinato a produrre effetti diretti ed a quelli che per legge debbono intervenirvi. Ove parimenti non sussistano le ragioni di impedimento predette, qualora da un provvedimento possa derivare un pregiudizio a soggetti individuati o facilmente individuabili, diversi dai suoi diretti destinatari, l’amministrazione è tenuta a fornire loro, con le stesse modalità, notizia dell’inizio del procedimento.

2.  Nelle ipotesi di cui al comma 1 resta salva la facoltà dell’amministrazione di adottare, anche prima della effettuazione delle comunicazioni di cui al medesimo comma 1, provvedimenti cautelari.”.

La risposta è NEGATIVA, stante il carattere DOVEROSO e VINCOLATO del provvedimento emesso ed è stata fornita dal CONSIGLIO STATO, VI, 07/10/22 N° 8613  il quale, riportando con dovizia numerose precedenti pronunce, sottolinea come “…la giurisprudenza amministrativa interpreta le norme in materia di partecipazione procedimentale, non in senso formalistico, bensì avendo riguardo all’effettivo e oggettivo pregiudizio che la sua inosservanza abbia causato alle ragioni del soggetto privato nello specifico rapporto con la pubblica amministrazione.

Ne deriva che l’omissione della comunicazione di avvio del procedimento non cagiona l’automatica illegittimità del provvedimento finale qualora possa trova applicazione l’art. 21-octies, comma 2, della stessa legge, secondo cui non è annullabile il provvedimento per vizi formali non incidenti sulla sua legittimità sostanziale e il cui contenuto non avrebbe potuto essere differente da quello in concreto adottato, poiché detto art. 21-octies, attraverso la dequotazione dei vizi formali dell’atto, mira a garantire una maggiore efficienza all’azione amministrativa, risparmiando antieconomiche ed inutili duplicazioni di attività, laddove il riesercizio del potere non potrebbe comunque portare all’attribuzione del bene della vita richiesto dall’interessato (cfr., tra le tante, Cons. Stato, Sez. II, 18 marzo 2020 n. 1925, 12 febbraio 2020 n. 1081 e 17 settembre 2019 n. 6209; Sez. III, 19 febbraio 2019 n. 1156; Sez. IV, 11 gennaio 2019 n. 256 e 27 settembre 2018 n. 5562).

Delineato tale quadro generale, si rileva che il diniego di sanatoria è atto vincolato, cosicché la mancata comunicazione del preavviso di diniego non comporta, in base al principio di cui al su citato art. 21-octies, comma 2, primo periodo, effetti vizianti ove il Comune non avrebbe potuto emanare provvedimenti differenti (cfr. Cons. Stato, Sez. IV, 10 maggio 2012 n. 2714).

Trattasi di coordinate ermeneutiche incentrate sul carattere doveroso e vincolato della sanzione edilizia, conseguente alla realizzazione di opere eseguite in assenza o in difformità del titolo edilizio, che è stato definitivamente riconosciuto dalla Adunanza plenaria del Consiglio di Stato nella sentenza 17 ottobre 2017 n. 9, sicché, proprio in ragione di tale caratteristica è stato ancora, recentemente, esclusa la necessità di comunicare l’avvio del relativo procedimento al destinatario (cfr., ancora e tra le molte, Cons. Stato, Sez. VI, 27 gennaio 2022 n. 1953 e 18 gennaio 2022 n. 311). …”

Giovanni Paris

RIFIUTO DI ACCERTAMENTO DEL TASSO ALCOLEMICO E OBBLIGO AVVISO ASSISTENZA DIFENSORE: CASS. PEN., IV, 18/10/22 N° 39134

Misure di sicurezza, se mancano il lavoratore può rifiutare la prestazione

L’OBBLIGO DI DARE AVVISO AL CONDUCENTE DELLA FACOLTA’ DI FARSI ASSISTERE DA UN DIFENSORE PER SVOLGERE LA PROVA DI ACCERTAMENTO DEL TASSO ALCOLEMICO SUSSISTE ANCHE NEL CASO DI RIFIUTO DI SOTTOPORSI ALLO STESSO?

Sulla questione è stato pubblicato un precedente articolo dal titolo “OBBLIGO AVVISO ASSISTENZA DIFENSORE PER ACCERTAMENTO TASSO ALCOLEMICO ANCHE IN CASO DI RIFIUTO?”,

nel quale si riportavano, tra l’altro, due provvedimenti, Corte di Cassazione Penale sez. VII 15/4/2022 n. 14878 e  Corte di Cassazione Penale sez. IV 10/5/2022 n. 18404 (scarica e leggi) per le quali l’obbligo di fornire avviso al conducente della facoltà di farsi assistere da un difensore per lo svolgimento dell’accertamento del tasso alcolemico non sussiste in caso di rifiuto di sottoporsi all’accertamento.

L’orientamento si conferma con la sentenza Cass. Pen., IV, 18/10/22 n° 39134. la quale ricorda che è stato “…reiteratamente ribadito, con pronunce anche recenti, che l’obbligo di dare avviso al conducente della facoltà di farsi assistere da un difensore per l’attuazione dell’alcoltest non sussiste in caso di rifiuto di sottoporsi all’accertamento, in quanto la presenza del difensore è funzionale a garantire che l’atto in questione, in quanto non ripetibile, sia condotto nel rispetto dei diritti della persona sottoposta alle indagini…”,

sottolineando che

“…l’avvertimento ex art. 114 disp. att, cod. proc. pen. è previsto nell’ambito del procedimento volto a verificare la presenza dello stato di ebbrezza, e l’eventuale presenza del difensore è finalizzata a garantire che il compimento dell’atto in questione, in quanto a sorpresa e non ripetibile, venga condotto nel rispetto dei diritti della persona sottoposta alle indagini. Il procedimento, in altri termini, è certamente in corso allorquando si registra il rifiuto dell’interessato di sottoporsi all’alcoltest ma a questo punto, e nel momento stesso del rifiuto, viene integrato il fatto reato sanzionato dall’art. 186, comma 7, cod. strada. …”,

ma la sentenza si palesa di particolare interesse ed importanza per il preciso richiamo a diverse disposizioni del Codice della Strada e del suo Regolamento con loro interpretazione che depone per la tesi sostenuta, infatti si osserva che

“…l’art. 354 cod. proc. pen., riguardante gli accertamenti urgenti demandati alla polizia giudiziaria, laddove adopera la locuzione «nel procedere al compimento degli atti», indica chiaramente il momento in cui ci si accinge a compiere l’atto, nella specie di rilevazione dell’alcolennia mediante etilometro, e perciò, se ci si sta apprestando a compiere l’atto, significa che l’interessato vi abbia acconsentito. Il rifiuto eventuale – e con esso il reato istantaneo di cui all’art. 186, comma 7, cod. strada — è da considerarsi che avvenga in un momento antecedente. …”,

richiamando altresì

“…il testo dell’art. 379, comma 3, del Regolamento di esecuzione ed attuazione del codice della strada, nel quale, disponendo sull’accertamento della guida in stato di ebbrezza e sulle modalità di verbalizzazione da parte degli operanti, si prevede che «Nel procedere ai predetti accertamenti, ovvero qualora si provveda a documentare il rifiuto opposto dall’interessato, resta fermo in ogni caso il compito dei verbalizzanti di indicare nella notizia di reato, ai sensi dell’articolo 347 del codice di procedura penale, le circostanze sintomatiche dell’esistenza dello stato di ebbrezza, desumibili in particolare dallo stato del soggetto e dalla condotta di guida». …”,

concludendo che

“…La lettera della norma, che chiarisce le modalità di effettuazione del test (misurazione della concentrazione di alcool nell’area alveolare, a mezzo di due prove a distanza di almeno cinque minuti), chiarisce, altresì, attraverso l’utilizzo della congiunzione disgiuntiva «ovvero», l’alternativa fra l’ipotesi dell’accertamento e quella del rifiuto, sicché se si deve dare atto delle circostanze sintomatiche «Nel procedere agli accertamenti» ovvero in caso di «rifiuto opposto dall’interessato», significa che il rifiuto precede l’inizio del compimento dell’atto, cui è rivolto il procedimento, e per il quale deve realizzarsi la garanza difensiva prevista dall’art. 114 disp. att. cod. proc. pen. …”.

Per quanto sopra argomentato “…l’obbligo di dare avviso non ricorre allorquando il conducente abbia rifiutato di sottoporsi all’accertamento etilometrico, essendo il reato perfezionato nel momento stesso dell’espressione della volontà di sottrarsi all’atto assistito dalla garanzia dell’avviso di farsi assistere da un difensore. …”.

Giovanni Paris

PROVA DOCUMENTALE E IMMAGINI DA “GOOGLE EARTH”: CASS. PEN., III, 17/10/22 N° 39087

Valle dei Casali - Roma: Abusi edilizi in grande stile nella Valle dei  Casali

LE IMMAGINI TRATTE DA “GOOGLE EARTH” COSTITUISCONO PROVA DOCUMENTALE IDONEA E UTILIZZABILE AI FINI DELL’ACCERTAMENTO DELLA REALIZZAZIONE DI UN ABUSO EDILIZIO?

Il Codice di Procedura Penale in tema di prove prevede

all’art. 189 “Prove non disciplinate dalla legge”

“1. Quando è richiesta una prova non disciplinata dalla legge, il giudice può assumerla se essa risulta idonea ad assicurare l’accertamento dei fatti e non pregiudica la libertà morale della persona. Il giudice provvede all’ammissione, sentite le parti sulle modalità di assunzione della prova.”

e all’art. 234 “Prova documentale”

“1. E’ consentita l’acquisizione di scritti o di altri documenti che rappresentano fatti, persone o cose mediante la fotografia, la cinematografia, la fonografia o qualsiasi altro mezzo.

2. Quando l’originale di un documento del quale occorre far uso è per qualsiasi causa distrutto, smarrito o sottratto e non è possibile recuperarlo, può esserne acquisita copia.

3. E’ vietata l’acquisizione di documenti che contengono informazioni sulle voci correnti nel pubblico intorno ai fatti di cui si tratta nel processo o sulla moralità in generale delle parti, dei testimoni, dei consulenti tecnici e dei periti.”.

Cosa è un DOCUMENTO?

Esso non è costituito solo da un atto scritto, ma è documento una foto, un filmato, una riproduzione sonora, ecc., documento è tutto ciò che incorpora una attività svolta o un fatto, è la veste esterna di un atto o un fatto, la forma tangibile che assume il compimento di un atto e offre la rappresentazione di fatti, persone e cose.

Il caso è stato affrontato da Cass. Pen., III, 17/10/22 n° 39087 (scarica e leggi) per la quale “…i rilievi di Google Earth rappresentano solo uno degli elementi della complessiva valutazione del Tribunale, deve osservarsi che il richiamo valorizzato dai giudici dell’impugnazione cautelare appare legittimo, avendo questa Corte precisato (Sez. 3, n. 48178 del 15/09/2017, Rv. 271313) che, in tema di prove, i fotogrammi scaricati dal sito internet “Google Earth”, costituiscono prove documentali pienamente utilizzabili ai sensi dell’articolo 234, comma 1, cod. proc. pen. o 189 cod. proc. pen., in quanto rappresentano fatti, persone o cose, essendo ben diversa, ovviamente, la questione relativa alla valutazione del loro contenuto e alla corrispondenza al vero di quanto in essi rappresentato…”.

Si leggano nello stesso senso anche Cass. Pen., III, 20/10/20 n° 37611  e  Cass. Pen., II, 26/10/21 n° 45900.

Quindi le immagini di “Google Earth” sono considerate documenti, acquisibili e valutabili dal giudice nella loro capacità di fornire certezza di un fatto e del suo modo di essere e potranno costituire “prova”, che sarà posta a fondamento del convincimento del giudice che verrà espresso nella sentenza. 

Giovanni Paris

DIVIETO DI ACCESSO DI CANI IN GIARDINI E PARCHI PUBBLICI: TAR CAMPANIA, V, 05/10/22 N° 6173

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IL COMUNE PUO’ PREVEDERE UN DIVIETO GENERALIZZATO DI ACCESSO AI CANI, MUNITI ANCHE DI GUINZAGLIO O MUSERUOLA, IN TUTTI I GIARDINI E PARCHI PUBBLICI CITTADINI?

Sull’argomento pubblicammo tempo fa un articolo DIVIETO DI ACCESSO DI CANI IN GIARDINI E PARCHI PUBBLICI nel quale riportammo una serie di pronunciamenti della giustizia amministrativa dei T.A.R. di diverse Regioni.

Si segnala la sentenza del TAR Campania, V, 05/10/22 n° 6173 con la quale il collegio ha affermato che “…L’ordinanza sindacale che rechi, come nella specie, il divieto assoluto di introdurre cani, anche se custoditi, nelle aree ricomprese nel centro storico ovvero dei parchi cittadini dedicati all’intrattenimento ludico dei bambini – pur se in ragione delle meritevoli ragioni di tutela dei cittadini in considerazione della circostanza che i cani vengono spesso lasciati senza guinzaglio e non ne vengono raccolte le deiezioni – risulta essere eccessivamente limitativa della libertà di circolazione delle persone ed è in tal modo posta in violazione dei principi di adeguatezza e proporzionalità. …”,

sottolineando come

“…lo scopo perseguito dall’Ente locale di mantenere il decoro e l’igiene pubblica, nonché la sicurezza dei cittadini, avrebbe potuto essere soddisfatto non tanto mediante un generico divieto di accesso alle aree indicate, quanto attraverso l’attivazione dei mezzi di controllo e di sanzione rispetto all’obbligo per gli accompagnatori o i custodi di cani di rimuovere le eventuali deiezioni con appositi strumenti e di condurli in aree pubbliche con idonee modalità di custodia (guinzaglio e museruola), trattandosi di obblighi imposti dalla disciplina generale statale. Pertanto, il Sindaco avrebbe potuto fronteggiare gli eventuali comportamenti incivili da parte dei conduttori di cani, al fine di prevenire le negative conseguenze di tali condotte, con l’esercizio degli ordinari poteri di prevenzione, vigilanza, controllo e sanzionatori di cui dispone l’Amministrazione. …”

dal momento che

“…le esigenze poste a fondamento della gravata ordinanza risultano già compiutamente salvaguardate dalla disciplina vigente in materia, che impone di condurre i cani al guinzaglio e di rimuovere le eventuali deiezioni, dovendo quindi l’Amministrazione Comunale adoperarsi – in luogo dell’indiscriminato divieto di accesso dei cani alle aree verdi pubbliche – al fine di rendere cogenti tali misure mediante una efficace azione di controllo e di repressione, in tal modo rendendo possibile il raggiungimento del pubblico interesse attraverso strumenti idonei e nel rispetto del principio di proporzionalità dei mezzi rispetto ai fini perseguiti. …”.

L’organo giudicante ha così inteso aderire “…al costante orientamento giurisprudenziale formatosi in ordine a fattispecie analoghe (ex plurimis: T.A.R. Basilicata, 17 ottobre 2013, n. 611; T.A.R. Calabria, Reggio Calabria, 28 maggio 2014, n. 225; T.A.R. Lombardia, Milano, 22 ottobre 2013 n. 2431)…” dichiarando la fondatezza del ricorso.

Giovanni Paris