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MANCATA ESPOSIZIONE DI TARGA PROVA: CASS. CIV., VI, 02/11/22 N° 32174

Come funziona la targa prova auto su veicoli immatricolati

LA MANCANZA A BORDO DEL VEICOLO DELLA  SPECIFICA  AUTORIZZAZIONE E DELLA TARGA PROVA E/O LA MANCATA ESPOSIZIONE DI QUESTA INTEGRA LA CIRCOLAZIONE CON VEICOLO PER IL QUALE NON E’ STATA RILASCIATA LA CARTA DI CIRCOLAZIONE (ART. 93 C.D.S.) E PRIVO DELLA COPERTURA ASSICURATIVA (ART. 193 C.D.S.)?

La disciplina normativa per la autorizzazione alla circolazione di prova dei veicoli è contenuta nel D.P.R. 24/11/01, n° 474 “Regolamento di semplificazione del procedimento di autorizzazione alla circolazione di prova dei veicoli” che

all’art. 1  “Autorizzazione alla circolazione di prova” prevede:

1. L’obbligo di munire della carta di circolazione di cui agli articoli 93, 110 e 114 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, i  veicoli che circolano su strada per esigenze connesse con prove tecniche, sperimentali o costruttive, dimostrazioni o trasferimenti, anche per ragioni di vendita o di allestimento, non sussiste per i seguenti soggetti, se autorizzati alla circolazione di prova ai sensi del presente articolo:

a) le fabbriche costruttrici di veicoli a motore e di rimorchi, i loro rappresentanti, concessionari, commissionari e agenti di vendita, i commercianti autorizzati di tali veicoli, ivi comprese le aziende che esercitano attività di trasferimento su strada di veicoli non ancora immatricolati da o verso aree di stoccaggio e per tragitti non superiori a 100 chilometri, nonché gli istituti universitari e gli enti pubblici e privati di ricerca che conducono sperimentazioni su veicoli;

b) le fabbriche costruttrici di carrozzerie e di pneumatici;

c) le fabbriche costruttrici di sistemi o dispositivi di equipaggiamento di veicoli a motore e di rimorchi, qualora l’applicazione di tali sistemi o dispositivi costituisca motivo di aggiornamento della carta di circolazione ai sensi dell’articolo 236 del decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495, e successive modificazioni, i loro rappresentanti, concessionari, commissionari e agenti di vendita, i commercianti autorizzati di veicoli allestiti con tali sistemi o dispositivi di equipaggiamento;

d) gli esercenti di officine di riparazione e di trasformazione, anche per proprio conto.

2. L’autorizzazione alla circolazione di prova è rilasciata dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e ha validità annuale.

3. Con decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti sono stabilite le modalità per il rilascio, la revoca ed il rinnovo dell’autorizzazione.

4. L’autorizzazione è utilizzabile per la circolazione di un solo veicolo per volta ed è tenuta a bordo dello stesso. Sul veicolo è presente il titolare dell’autorizzazione medesima o un suo dipendente munito di apposita delega ovvero un soggetto in rapporto di collaborazione funzionale con il titolare dell’autorizzazione, purché tale rapporto sia attestato da idonea documentazione e il collaboratore sia munito di delega.

5. A chiunque adibisce un veicolo in circolazione di prova ad uso diverso si applicano le sanzioni previste dall’articolo 98, commi 3 e 4, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 “.

all’art 2 “Targhe di prova”, comma 1 recita:

“Il veicolo che circola su strada per le esigenze di cui al comma 1, dell’articolo 1, munito dell’autorizzazione, espone posteriormente una targa, trasferibile da veicolo a veicolo insieme con la relativa autorizzazione, recante una sequenza di caratteri alfanumerici corrispondente al numero dell’autorizzazione medesima. Per gli autotreni o autoarticolati, la targa è applicata posteriormente al veicolo rimorchiato. In caso di omissione, si applicano le sanzioni previste dall’articolo 100, comma 13, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285.”.

L’art. 98 ” Circolazione di prova” del Codice della Strada prevede:

“Commi 1 e 2 abrogati dall’art. 4, comma 1, lett. a), D.P.R. 24/11/01, n° 474.

3.  Chiunque adibisce un veicolo in circolazione di prova ad uso diverso è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 87 ad euro 344. La stessa sanzione si applica se il veicolo circola senza che su di esso sia presente il titolare dell’autorizzazione o un suo dipendente munito di apposita delega.

4.  Se le violazioni di cui al comma 3 superano il numero di tre, la sanzione amministrativa è del pagamento di una somma da euro 173 ad euro 694; ne consegue in quest’ultimo caso la sanzione amministrativa accessoria della confisca del veicolo, secondo le norme del capo I, sezione II, del titolo VI.

Comma 5 abrogato dall’art. 2-bis, comma 1, lett. c), D.L. 23/10/08, n° 162″

Sul caso si è espressa Cass. Civ., VI, 02/11/22 n° 32174 (scarica e leggi), la quale afferma e conferma che “…a norma degli artt. 1 e 2 del d.P.R. n. 474 del 2001, la circolazione di un veicolo con targa di prova è subordinata sia all’esposizione della targa relativa sia all’esistenza dell’autorizzazione alla circolazione che ne garantisce la copertura assicurativa. Tale autorizzazione, tuttavia, è utilizzabile per la circolazione di un solo veicolo per volta e deve essere tenuta a bordo dello stesso, sicché la mancanza del documento di autorizzazione e della targa di prova a bordo del veicolo (come accertato, in fatto, nel caso in esame, con apprezzamento non censurato per l’omesso esame del fatto decisivo costituito, in ipotesi, dalla presenza a bordo del veicolo  della targa ancorché non esposta ma del quale non è stata dimostrata alcuna emergenza dagli atti di causa) integra gli estremi della illecita circolazione con veicolo privo della relativa carta (art. 93, comma 7, del codice della strada) e privo della copertura assicurativa (art. 193, comma 2, del codice della strada); né rileva che tale documentazione e la targa di prova si trovino nella sede o nella residenza del soggetto autorizzato o a bordo di altro veicolo contemporaneamente in circolazione, poiché il dettato normativo prevede un illecito formale, di pura condotta, avente una finalità non tanto di repressione, quanto di prevenzione…”.

Recente precedente conforme si è avuto con la pronuncia di Cass. Civ., II, 07/02/22 n° 3706 (scarica e leggi) stabilendo che “…dal combinato disposto dell’art. 1, comma 4, e dell’art. 2, comma 1, del citato d.P.R. n. 474/2001 emerge chiaramente che tanto l’autorizzazione quanto la targa ad essa relativa devono trovarsi a bordo del veicolo (e la seconda deve anche essere esposta)…” per cui “…la mancanza del documento di autorizzazione e della targa-prova a bordo del veicolo integra gli estremi degli illeciti di circolazione con veicolo per il quale non è stata rilasciata la carta di circolazione – non potendosi invocare l’autorizzazione in deroga per essere questa applicabile al solo veicolo a bordo del quale si trovi il relativo documento e successivamente al quale sia applicata la targa prova – e privo della copertura assicurativa…”.

Giovanni Paris

ORDINANZA DI DEMOLIZIONE DI ABUSO EDILIZIO E OBBLIGO DI COMUNICAZIONE AVVIO PROCEDIMENTO: CONSIGLIO DI STATO, VII, 21/10/22 N° 8993

LA EMISSIONE DI ORDINANZA DI DEMOLIZIONE DI ABUSO EDILIZIO DEVE ESSERE PRECEDUTA DALLA COMUNICAZIONE DI AVVIO DEL PROCEDIMENTO EX ART. 7 L. 241/90?

Abbiamo risposto negativamente pochi giorni fa pubblicando l’articolo ORDINANZA DI RIMESSA IN PRISTINO DI ABUSO EDILIZIO E OBBLIGO DI COMUNICAZIONE AVVIO PROCEDIMENTO: CONSIGLIO DI STATO, VI, 07/10/22 N° 8613 .

Registriamo conferma dell’indirizzo da Consiglio di Stato, VII, 21/10/22 n° 8993 e in forza del quale se il provvedimento emesso dall’autorità ha carattere DOVEROSO e VINCOLATO esso non deve essere preceduto dalla comunicazione di avvio del procedimento ai sensi dell’art. 7 della L. 241/90.

Con la sentenza si afferma che l’ordinanza impugnata “…risulta adottata in esercizio della potestà sanzionatoria del Comune, che trova il suo referente normativo all’art. 35 d.p.r. n. 380/2001 e che consiste in un atto dovuto e vincolato al ricorrere dei presupposti di legge, consistenti nella esistenza di abusi e nella proprietà pubblica del suolo. …”,

costituendo ormai

“…jus receptum che il provvedimento avente natura di atto vincolato…non necessita di essere preceduto dalla comunicazione di avvio del procedimento ex art. 7 l. n. 241/1990, in quanto non è prevista, in capo all’amministrazione, la possibilità di effettuare valutazioni di interesse pubblico influenzabili da una fattiva partecipazione del soggetto destinatario, anche al fine di evitare l’inutile aggravio del procedimento (ex multis, Con. Stato, Sez. IV, 22.08.2018, n. 5008). Per l’effetto, lo stesso non può essere invalidato per omessa osservanza delle norme che disciplinano la partecipazione endoprocedimentale del privato, ciò anche alla luce di quanto stabilito dall’art. 21-octies, secondo comma, primo periodo, l. n. 241/1990, essendo palese che il suo contenuto non avrebbe potuto essere diverso da quello concretamente adottato. …”,

e richiamando una pronuncia del Consiglio di Stato secondo cui

“…“i provvedimenti di demolizione sono atti vincolati il cui presupposto è costituito esclusivamente dalla sussistenza di opere abusive; per la adozione di tali atti non è richiesta, quindi, una specifica motivazione circa la ricorrenza del concreto interesse pubblico alla rimozione, in quanto, verificata la sussistenza dei manufatti abusivi, l’amministrazione ha il dovere di adottare il provvedimento, essendo la relativa ponderazione tra l’interesse pubblico e quello privato compiuta a monte dal legislatore. Inoltre, non rileva l’eventuale decorso del termine dalla commissione dell’abuso, in quanto il provvedimento con cui viene ingiunta, sia pure tardivamente, la demolizione di un immobile abusivo e giammai assistito da alcun titolo, per la sua natura vincolata e rigidamente ancorata al ricorrere dei relativi presupposti in fatto e in diritto, non richiede motivazione in ordine alle ragioni di pubblico interesse (diverse da quelle inerenti al ripristino della legittimità violata) che impongono la rimozione dell’abuso” (Cons. Stato, Sez. II, 5.07.2019, n. 4662). …”.

Giovanni Paris

VIOLAZIONE ART. 157/5 C.D.S. – SOSTA FUORI DAGLI APPOSITI SPAZI: CASS. CIV., II, 06/10/22 N° 29050

Venezia, allarme parcheggio selvaggio a Tessera. Residenti furiosi:  «Abbandonano le macchine per giorni e vanno in aeroporto»

L’art. 157 del Codice della Strada Arresto, fermata e sosta dei veicoli” al comma 5 prevede che:

Nelle zone di sosta all’uopo predisposte i veicoli devono essere collocati nel modo prescritto dalla segnaletica.”.

L’art. 351 del Reg. Esec. al Codice della Strada Arresti e soste dei veicoli in generale” aggiunge che:

“Nelle zone di sosta nelle quali siano delimitati, mediante segnaletica orizzontale, gli spazi destinati a ciascun veicolo, i conducenti sono tenuti a sistemare il proprio veicolo entro lo spazio ad esso destinato, senza invadere gli spazi contigui.”.

La violazione può realizzarsi ogni qual volta la sosta è effettuata in una area appositamente predisposta, ma:

  • fuori degli appositi spazi,
  • in modo difforme da quanto previsto dalla segnaletica,
  • occupando più di uno stallo di sosta/invadendo uno stallo di sosta adiacente.

DOMANDA: La violazione si concretizza comunque ogni qual volta la sosta fuori dagli appositi spazi avvenga a causa delle dimensioni del veicolo che non sono compatibili, bensì superiori rispetto a quelle che delimitano lo stallo di sosta?

La risposta appare scontata ed è AFFERMATIVA, dal momento che se un veicolo ha un ingombro tale che non gli permette di “entrare” completamente nello stallo di sosta non può legittimamente sostare e ne subisce le conseguenze sanzionatorie, considerando altresì che potrebbe verificarsi anche una situazione di pericolo per la circolazione stradale quando il veicolo invade la carreggiata stradale destinata al transito veicolare.

Questa fattispecie è stata trattata da Cass. Civ., II, 06/10/22 n° 29050 (scarica e leggi), che si è occupata del caso di una sosta fuori dagli appositi spazi realizzata da un autocaravan e chiarendo che l’adozione di un provvedimento sanzionatorio nei confronti di tale categoria di veicolo, quando si realizza la ipotesi in discussione, non determina un trattamento “discriminatorio” nei suoi confronti, possibile, in senso differenziato rispetto alle altre categorie di veicoli, solamente attraverso la adozione di provvedimenti di disciplina della circolazione stradale aventi a fondamento motivi tecnici e di sicurezza stradale, come ormai più volte affermato dai competenti ministeri.

Il Supremo Consesso procede a riassumere il quadro normativo riguardante la circolazione delle autocaravan, indicando che 

“…La normativa nazionale, ai fini della circolazione stradale (e la sosta su strada, che fa parte della stessa circolazione), equipara le autocaravan agli altri autoveicoli, pur con alcune specificità. A norma dell’art. 54, comma 1 lettera m) del C.d.S., le autocaravan sono veicoli aventi una speciale carrozzeria e attrezzati permanentemente per essere adibiti al trasporto e all’alloggio di sette persone al massimo, compreso il conducente per essere dotate di motore e sistema di guida autonoma. La circolazione e la sosta di siffatti mezzi sono regolamentati dall’art. 185 del C.d.S., le cui disposizioni si possono così riassumere:
– le autocaravan sono equiparate agli autoveicoli di classe M, le comuni automobili, e sono pertanto soggetti agli stessi divieti e limitazioni (per la sosta il riferimento è l’art. 158 CdS);
– le stesse possono sostare ovunque sia consentito;
– per le autocaravan in sosta su strade pubbliche sono vietati tutti i comportamenti che possono ricondurre all’attività di campeggio: ancorare stabilmente il mezzo al suolo, emettere fumi e/o scarichi delle  acque, ampliare la sagoma del camper attraverso l’apertura di porte o verande, posizionare tavoli, sedie o quant’altro al di fuori del mezzo, ecc. L’attività di campeggio è ammessa solo nelle aree di sosta attrezzate per i camper;
– le autocaravan che sostano nelle strisce blu pagano una tariffa maggiorata del 50%, ma solo se lo stallo di sosta è di dimensioni maggiori rispetto agli altri stalli presenti nell’area di parcheggio.
Le amministrazioni comunali possono imporre ulteriori limitazioni alla circolazione e soprattutto alla sosta dei camper, giustificandole con “accertate e motivate esigenze di prevenzione degli inquinamenti e di tutela del patrimonio artistico, ambientale e naturale” (art. 7 comma 1 lettera b) del C.d.S.). …”,

osserva poi che 

“…la questione che permane è dunque quella di individuare la facoltà di parcheggiare siffatti mezzi negli stalli predisposti dal Comune laddove la sagoma dell’autocaravan oltrepassi con le proprie dimensioni la segnaletica orizzontale, in assenza di ogni altra previsione. Orbene è evidente che l’organizzazione di un parcheggio deriva dalla progettazione del numero di stalli di sosta e dalla apposizione della relativa segnaletica stradale, soprattutto orizzontale, da cui dipende la tipologia dei veicoli che ne possono usufruire. ..”,

richiamando

…l’art. 149 del reg. att. C.d.S. che ai commi 1 e 2 stabilisce che “La delimitazione degli stalli di sosta è effettuata mediante il tracciamento sulla pavimentazione di strisce della larghezza di 12 cm formanti un rettangolo, oppure con strisce di delimitazione ad L o a T, indicanti l’inizio, la fine o la suddivisione degli stalli entro i quali dovrà essere parcheggiato il veicolo. …”,

stabilendo che

“…i provvedimenti per la regolazione della circolazione emessi dall’ente proprietario della strada ed i criteri ivi previsti per la realizzazione delle aree, fra i quali sono ricomprese le dimensioni degli stalli, costituiscono di per sé precetto per l’individuazione degli spazi entro i quali la facoltà di sosta può essere fruita e non oltre, per cui il parcheggio è consentito ed autorizzato purchè avvenga nel rispetto e con l’occupazione di un’area determinata sia che riguardi le autovetture sia le autocaravan, sempre che abbiano lo stesso ingombro. …”.

Giovanni Paris

D.M. 18/08/22 NORMATIVA TECNICA MONOPATTINI PROPULSIONE ELETTRICA

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E’ stato pubblicato nella G.U. del 30/08/02 n° 202 il Decreto del Ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili del 18/8/202 “Normativa tecnica relativa ai monopattini a propulsione prevalentemente elettrica”   (scarica e leggi).

Il provvedimento si è reso necessario, come si può leggere nel preambolo dello stesso, in considerazione che i monopattini a propulsione prevalentemente elettrica hanno caratteristiche tecniche diverse rispetto ai velocipedi come definiti dall’art. 50 del Nuovo codice della strada e che, ai fini della sicurezza, è necessario adottare una specifica disciplina, pertanto vi è l’esigenza di definire le caratteristiche tecniche dei monopattini a propulsione prevalentemente elettrica per tener conto delle differenze esistenti con i velocipedi, ai fini della sicurezza degli utilizzatori dei monopattini stessi.

Giovanni Paris

IL NUOVO ART. 403 CODICE CIVILE E LE FORZE DI POLIZIA: MINORE IN STATO DI ABBANDONO

Abbandono di minore fisico e digitale

Il nuovo 403 cod. civ. “Intervento della pubblica autorità a favore dei minori” nel testo modificato della L. 26/11/21 n° 206 è entrato in vigore il 22/06/22.

La nuova norma introduce per gli operatori, per le Forze di Polizia, per la Procura e per il Tribunale per i Minorenni obblighi procedurali specifici da adempiersi in tempi rigorosi e strettissimi, pena la cessazione di efficacia del provvedimento con cui il minore è stato messo in sicurezza.

Di seguito alcune circolari di Procure della Repubblica presso il Tribunale dei Minori contenenti linee guida per il collocamento di minori in protezione ai sensi dell’art. 403 cod. civ. e altre indicazioni teoriche ed operative 

CIRCOLARE PROCURA REPUBBLICA TRIB. MINORI BRESCIA DEL 21/05/22

CIRCOLARE PROCURA REPUBBLICA TRIB. MINORI BOLOGNA DEL 17/06/22

CIRCOLARE PROCRA REPUBBLICA TRIB. MINORI DI ANCONA DEL 20/06/22

ORDINE ASSISTENTI SOCIALI LOMBARDIA CON SCHEMA DI ORDINANZA SINDACALE

ORDINE ASSISTENTI SOCIALI UMBRIA

IL NUOVO ART. 403 C.C.: UNA PRIMA LETTURA

Giovanni Paris

OBBLIGO AVVISO ASSISTENZA DIFENSORE PER ACCERTAMENTO TASSO ALCOLEMICO ANCHE IN CASO DI RIFIUTO?

rifiutare aiuto - Cesare Lanza

L’obbligo di dare avviso al conducente della facoltà di farsi assistere da un difensore per svolgere la prova di accertamento del tasso alcolemico sussiste anche nel caso di rifiuto di sottoporsi allo stesso?

“Istintivamente“ la risposta che verrebbe da dare sarebbe negativa, sul dato di fatto che la prova non avviene e di conseguenza verrebbe meno l’obbligo giuridico derivante dal combinato disposto degli artt. 356 c.p.p. e 114 disp. att. c.p.p. .

Ma la risposta non è scontata, tanto che si deve segnalare un alterno esito giurisprudenziale della Suprema Corte sulla questione.

Si legga per tutte, come indirizzo giurisprudenziale nel senso della sussistenza dell’obbligo di avvertire il soggetto della facoltà di farsi assistere da un difensore per svolgere la prova di accertamento del tasso alcolemico anche in caso di rifiuto, Cassazione Penale sez. VI 09/02/18 n. 6526, per la quale “…il sistema delle garanzie, delineato dal combinato disposto degli artt. 114 disp. att. cod. proc. pen. e 354 cod. proc. pen., scatta nel momento in cui la polizia giudiziaria procede all’accertamento, per via strumentale – che ha natura indifferibile ed urgente – del tasso alcolemico, invitando il conducente a sottoporsi alle due prove spirometriche, secondo le modalità indicate dall’art. 379, reg. es . cod. strada. Tale sistema introduce, in sostanza, una verifica tecnica che prende avvio con la richiesta di sottoporsi al test strumentale e, in tale scansione, l’avvertimento del diritto all’assistenza del difensore costituisce presupposto necessario della relativa procedura, indipendentemente dall’esito della stessa e dalle modalità con le quali il test venga concretamente effettuato. …”.

Si rileva un recente duplice pronunciamento intervenuto con le sentenze Corte di Cassazione Penale sez. IV 10/5/2022 n. 18404 (scarica e leggi) e Corte di Cassazione Penale sez. VII 15/4/2022 n. 14878  (scarica e leggi), per le quali, sottolineando come esiste ormai consolidato orientamento del giudice di legittimità e risalenti i precedenti nei quali si conclude in senso contrario, l’obbligo di fornire avviso al conducente della facoltà di farsi assistere da un difensore per lo svolgimento dell’accertamento del tasso alcolemico non sussiste in caso di rifiuto di sottoporsi all’accertamento, dal momento che la eventuale presenza del difensore è motivata dalla esigenza di garantire che, realizzandosi un accertamento non ripetibile, questo venga svolto nel rispetto dei diritti della persona sottoposta alle indagini.

Cosa fare allora, come procedere? Gli ultimi pronunciamenti forniscono sufficiente sicurezza che in futuro non vengano assunte decisioni opposte, in specie da parte dei giudici di merito? Inutile arroccarsi su una posizione di principio sposando la tesi interpretativa meno restrittiva, col rischio di vedere vanificato il proprio lavoro e annullato l’atto, bensì necessita blindarlo e allora vale la pena fornire il previsto avviso, alla fine sarà stato redatto un verbale in più, ma che garantirà il buon esito dell’attività svolta.

Giovanni Paris

“DECRETO SICUREZZA”: NO AL POTERE SOSTITUTIVO DEI PREFETTI PERCHÉ TROPPO DISCREZIONALE, SÍ AL DASPO URBANO PURCHÉ IL DIVIETO DI ACCESSO AI PRESÍDI SANITARI NON SI APPLICHI A CHI HA BISOGNO DI CURE

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Ufficio Stampa della Corte costituzionale

Comunicato del 24 Luglio 2019

(clicca e leggi)

Il potere sostitutivo del prefetto nelle attività di comuni e province è illegittimo perché lede l’autonomia degli enti locali e contrasta con il principio di tipicità e legalità dell’azione amministrativa. È invece legittima l’estensione ai presídi sanitari del cosiddetto Daspo urbano (divieto di accedere a taluni luoghi per esigenze di decoro e sicurezza pubblica) a condizione, però, che il divieto non si applichi ha chi ha bisogno di cure mediche o di prestazioni terapeutiche e diagnostiche, poiché il diritto alla salute prevale sempre sulle altre esigenze.

È quanto ha stabilito la Corte costituzionale con la  SENTENZA N° 195  (CLICCA E LEGGI) depositata oggi riguardante due aspetti del cosiddetto Decreto sicurezza (Decreto legge n. 113 del 2018).

Giovanni Paris

LA RICEVUTA DI RICHIESTA DI CARTA IDENTITA’ ELETTRONICA E’ DOCUMENTO DI RICONOSCIMENTO – NUOVA CIRCOLARE DEL MINISTERO DELL’INTERNO

Nuova circolare e si pensa (e spera) ultima del Ministero dell’interno sulla vicenda relativa alla questione se alla ricevuta di richiesta di carta di identità elettronica possa essere riconosciuto il titolo di documento di riconoscimento. Si legga il precedente articolo LA RICEVUTA DI RICHIESTA DI CARTA IDENTITA’ ELETTRONICA E’ DOCUMENTO DI RICONOSCIMENTO? dove si ricostruisce il succedersi delle prime favorevoli circolari del Ministero dell’Interno e il contrario avviso della Direzione Generale della Motorizzazione Civile.

Registriamo con favore la CIRCOLARE DEL MINISTERO DELL’INTERNO N° 9 DEL 16/07/19 (clicca e leggi) con la quale si ribadisce che  alla ricevuta di richiesta di carta di identità elettronica possa essere riconosciuto il titolo di documento di riconoscimento.

Giovanni Paris

LA RICEVUTA DI RICHIESTA DI CARTA IDENTITA’ ELETTRONICA E’ DOCUMENTO DI RICONOSCIMENTO?

In un articolo pubblicato il 21/02/18 (clicca e leggi) fu affrontata la questione se potesse essere riconosciuto il valore di documento di riconoscimento alla ricevuta della richiesta di carta d’identità elettronica denominata “Riepilogo dati per accettazione pratica”.

Partiamo dal dato normativo.

L’art. 1 comma 1 “Definizioni” del D.P.R. 445/00 dà queste definizioni:

c)  DOCUMENTO DI RICONOSCIMENTO ogni documento munito di fotografia del titolare e rilasciato, su supporto cartaceo, magnetico o informatico, da una pubblica amministrazione italiana o di altri Stati, che consenta l’identificazione personale del titolare;

d)  DOCUMENTO D’IDENTITA’ la carta d’identità ed ogni altro documento munito di fotografia del titolare e rilasciato, su supporto cartaceo, magnetico o informatico, da una pubblica amministrazione competente dello Stato italiano o di altri Stati, con la finalità prevalente di dimostrare l’identità personale del suo titolare;

L’art. 35 “Documenti di identità e di riconoscimento” del D.P.R. 445/00 prevede:

  1. In tutti i casi in cui nel presente testo unico viene richiesto un documento di identità, esso può sempre essere sostituito dal documento di riconoscimento equipollente ai sensi del comma 2.
  2. Sono equipollenti alla carta di identità il passaporto, la patente di guida, la patente nautica, il libretto di pensione, il patentino di abilitazione alla conduzione di impianti termici, il porto d’armi, le tessere di riconoscimento, purché munite di fotografia e di timbro o di altra segnatura equivalente, rilasciate da un’amministrazione dello Stato

La risposta che si diede fu positiva anche a seguito della circolare del Ministero dell’Interno n° 2/2018 del 14/02/18  (clicca e leggi), la quale riconobbe al documento la qualità di documento di riconoscimento ai sensi dell’art. 1, comma 1, lett. c) del D.P.R. 445/2000 “Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa”, in quanto munita della fotografia del titolare, dei relativi dati anagrafici e del numero della carta di identità elettronica cui si riferisce. Tale conclusione fu confermata con la circolare del Ministero dell’Interno n° 5/2018 del 27/02/18 (clicca e leggi)

Ma, come spesso accade nel mondo giuridico della applicazione delle norme e della loro interpretazione da parte dei molti attori istituzionali, quando si ritiene di avere raggiunto una certezza, questa svanisce facendo ritornare dubbi ed incertezze agli operatori del diritto.

Si è dovuta però registrare sull’argomento la emissione della nota prot. n° 24224 del 05/10/18 della Direzione Generale per la Motorizzazione (clicca e leggi) con la quale si ritiene di NON poter utilizzare la ricevuta di richiesta di carta di identità elettronica come idoneo documento di identificazione dei candidati in sede di esame per il conseguimento della patente di guida e ciò in attesa della formale risposta del Ministero dell’Interno, stante anche il fatto che “…Informalmente funzionari..del predetto ministero hanno dichiarato che la ricevuta della richiesta di carta di identità elettronica non costituisce valido documento di identificazione personale. …   (!!!???, quante “anime” ha il Ministero dell’Interno se lo stesso con la circolare n° 2/2018 ci dice il contrario???).

Sta di fatto che sulla base di tale nota gli uffici delle Direzioni Generali Territoriali del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti hanno disposto di conseguenza, prevedendo che ogni altro eventuale precedente provvedimento di contrario contenuto deve esse considerato sospeso (clicca e leggi DIREZIONE TERRITORIALE NORD EST, DIREZIONE TERRITORIALE DEL CENTRO, DIREZIONE TERRITORIALE DEL NORD-OVEST).

Tale situazione però non ha (e non può non avere) conseguenze limitate al caso dell’esame per il conseguimento della patente di guida, ma il principio espresso va applicato ogni volta che un procedimento amministrativo preveda l’esibizione di un valido documento di riconoscimento, con il determinarsi di evidenti difficoltà da parte del cittadino, come nel caso, di cui giungono segnalazioni, relativo allo smarrimento o sottrazione della patente di guida per cui si procede secondo le modalità previste dal D.P.R. 09/03/00 n° 104 con la denuncia   ad un organo di polizia e alla compilazione dell’apposito modulo che verrà trasmesso all’Ufficio Centrale Operativo della Motorizzazione ai fini del rilascio del duplicato.

Ebbene, il cittadino deve presentare una fotografia da apporre sul permesso provvisorio di guida da inviare alla Motorizzazione, fotografia che deve essere autenticata mediante la esibizione di idoneo documento di riconoscimento, e l’organo di polizia (anche se volesse procedere diversamente non potrebbe) non può accettare come valido documento di riconoscimento la ricevuta della richiesta di carta d’identità elettronica denominata “Riepilogo dati per accettazione pratica”, perché il procedimento in atto deve portare al rilascio da parte della Motorizzazione del duplicato della patente di guida, istituzione che non ritiene valido il suddetto documento.

La conseguenza è che chi ha smarrito o subito il furto della patente di guida, ma anche della carta di identità, nell’attesa che gli venga recapitata la nuova carta di identità elettronica e non sia in possesso di altro documento di riconoscimento, non potrà ottenere il permesso provvisorio di guida.

Rimaniamo in attesa che il Ministero dell’Interno risponda sollecitamente e soprattutto non si contraddica.

Giovanni Paris

RICEZIONE DICHIARAZIONI SPONTANEE DALL’INDAGATO

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L’art. 350 c.p.p. “Sommarie informazioni dalla persona nei cui confronti vengono svolte le indagini” regola le diverse modalità con le quali la polizia giudiziaria apprende informazioni dall’indagato.

La disposizione prevede 3 specifici casi di acquisizione delle stesse, che si diversificano sia per il rispetto di particolari modalità ed obblighi a carico degli organi di polizia giudiziaria operanti, sia per il tipo di qualifica che deve essere posseduta dal soggetto appartenente alla polizia giudiziaria legittimato alla acquisizione.

Specificamente:

  1. Situazione disciplinata dal comma 1 al comma 4: soggetto legittimato è l’ufficiale di p.g., deve essere invitato l’indagato a nominare un difensore di fiducia, in mancanza viene nominato un difensore d’ufficio, la assunzione di informazioni dall’indagato avviene con l’assistenza necessaria del difensore, il quale deve essere preavvertito e ha l’obbligo di presenziare al compimento dell’atto, va redatto verbale ex art. 357/2 lett. b) c.p.p. .

 

  1. Situazione disciplinata dal comma 5 al comma 6: soggetto legittimato è l’ufficiale di p.g., la assunzione di informazioni dall’indagato può avvenire anche senza la presenza del difensore e deve avvenire sul luogo o nell’immediatezza del fatto per avere notizie e indicazioni utili ai fini della immediata prosecuzione delle indagini, di tali dichiarazioni è vietata ogni documentazione (l’assenza di garanzie difensive in questa ipotesi è giustificata dalla urgente necessità dello sviluppo immediato dell’azione investigativa, il sacrificio delle esigenze della difesa è controbilanciato dalla previsione del divieto di utilizzazione delle notizie raccolte).

 

  1. Situazione disciplinata dal comma 7: soggetto legittimato è anche l’agente di p.g., la acquisizione di informazioni avviene attraverso la ricezione di dichiarazioni spontanee che l’indagato rende di sua iniziativa come mezzo di autodifesa e di collaborazione spontanea e senza che siano stimolate da domande o contestazioni, non è prevista l’assistenza del difensore, va redatto verbale ex art. 357/2 lett. b) c.p.p. .

Specificazione terminologica sulla differenza tra ASSUNZIONE e RICEZIONE:

  • la assunzione prevede la formulazione di domande, il soggetto viene “interrogato” attivamente dalla p.g.,
  • la ricezione non prevede la formulazione di domande, il soggetto fa dichiarazioni senza sollecitazioni da parte della p.g. che le registra passivamente.

Si segnala sull’argomento relativo alla ricezione di dichiarazioni spontanee la sentenza della Corte di Cassazione del 28/03/18 n° 14320 (clicca e leggi), con la quale si ribadisce che tali dichiarazioni possono essere acquisite senza garanzie difensive, in quanto si tratta di una scelta legislativa “…che trova la sua giustificazione nel fatto che le dichiarazioni spontanee non sono funzionali a raccogliere elementi di prova, ma piuttosto a consentire all’indagato di interagire con la polizia giudiziaria in qualunque momento egli lo ritenga, esercitando un suo diritto personalissimo.   “, ritenendo pertanto che “…le dichiarazioni spontanee anche se rese in assenza del difensore e senza l’avviso di poter esercitare il diritto al silenzio siano utilizzabili nella fase procedimentale, nella misura in cui emerga con chiarezza che l’indagato abbia scelto di renderle liberamente, senza alcuna coercizione o sollecitazione. …”.

Giovanni Paris

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CURE URGENTI AD ANIMALE E “STATO DI NECESSITA'”

Può essere invocato lo stato di necessità ex art. 4 L. 689/81 da parte di chi viola una o più norme di comportamento del Codice della Strada per provvedere a cure urgenti nei confronti di un animale?

La questione è stata affrontata e risolta negativamente dalla Corte di Cassazione, che con ordinanza del 01/03/18 n° 4834 (clicca e leggi) ha affermato che “…la costante giurisprudenza di questa Corte afferma che l’esclusione della responsabilità per violazioni amministrative derivante da “stato di necessità”, secondo la previsione dell’art. 4 della legge n. 689 del 1981, postula, in applicazione degli artt. 54 e 59 c.p., che fissano i principi generali della materia, una effettiva situazione di pericolo imminente di danno grave alla persona, non altrimenti evitabile…” e che “…in tema d’infrazioni amministrative lo stato di necessità, contemplato dall’art. 4 della legge 24 novembre 1981 n. 689 come causa di esclusione della responsabilità, è ravvisabile solo in presenza di tutti gli elementi previsti nell’art. 54 c.p., incluso il’pericolo attuale di un danno grave alla persona’…”, pertanto, anche se il nostro ordinamento giuridico pone una serie di disposizioni a salvaguardia della salute degli animali, per quanto riguarda l’istituto giuridico dello stato di necessità non esiste una “parificazione” dell’animale all’essere umano parlando la norma di “persona”.

Ad analoga conclusione pervenne sempre la Corte di Cassazione con  sentenza del 19/06/09 n° 14515 (clicca e leggi).

Si legga anche il seguente approfondimento riguardante VIOLAZIONI A NORME DEL CODiCE DELLA STRADA E STATO DI NECESSITA’ (clicca e leggi).

Giovanni Paris

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AVVISO ASSISTENZA DIFENSORE PROVA ETILOMETRO ANCHE IN CASO DI RIFIUTO

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In applicazione del più recente orientamento della Corte di Cassazione l’avvertimento della facoltà di farsi assistere da un difensore, ex art. 114 disp. att. c.p.p, deve essere rivolto al conducente del veicolo nel momento in cui viene avviata la procedura di accertamento strumentale dell’alcolemia con la richiesta di sottoporsi al relativo test, anche nel caso in cui l’interessato si rifiuti di sottoporsi all’accertamento,

E’ quanto affermato nella sentenza della Corte di Cassazione del 09/02/18 n° 6526 (clicca e leggi) nella quale si afferma che “…il sistema delle garanzie, delineato dal combinato disposto degli artt. 114 disp. att. cod. proc. pen. e 354 cod. proc. pen., scatta nel momento in cui la polizia giudiziaria procede all’accertamento, per via strumentale – che ha natura indifferibile ed urgente – del tasso alcolemico, invitando il conducente a sottoporsi alle due prove spirometriche, secondo le modalità indicate dall’art. 379, reg. es . cod. strada. Tale sistema introduce, in sostanza, una verifica tecnica che prende avvio con la richiesta di sottoporsi al test strumentale e, in tale scansione, l’avvertimento del diritto all’assistenza del difensore costituisce presupposto necessario della relativa procedura, indipendentemente dall’esito della stessa e dalle modalità con le quali il test venga concretamente effettuato. …”.

Giovanni Paris

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MANCATA, ERRONEA O PARZIALE INDICAZIONE DELLA NORMA VIOLATA NEL VERBALE DI ACCERTAMENTO

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La mancata o la erronea o la incompleta indicazione della norma violata nel verbale di accertamento di infrazione determina una causa di illegittimità dello stesso e per tale motivo può essere annullato?

Per ciò che riguarda le violazioni al Codice della strada l’ art. 383 del Reg. Esec. C.d.S. “Contestazione – Verbale di accertamento”  prevede che:

“1.  Il verbale deve contenere l’indicazione del giorno, dell’ora e della località nei quali la violazione è avvenuta, delle generalità e della residenza del trasgressore e, ove del caso, l’indicazione del proprietario del veicolo, o del soggetto solidale, degli estremi della patente di guida, del tipo del veicolo e della targa di riconoscimento, la sommaria esposizione del fatto, nonché la citazione della norma violata e le eventuali dichiarazioni delle quali il trasgressore chiede l’inserzione. Omissis “

Il verbale può essere afflitto da vizi formali, ma non tutti i vizi formali ne determinano la annullabilità.

Possiamo dire che tale effetto si ha ogni qual volta l’errore determina una compromissione del diritto di difesa del trasgressore/sanzionato.

Ebbene, per quanto ci occupa, la recente ordinanza della Corte di Cassazione, VI, 25/01/18 n° 1930 (clicca e leggi) ha affermato che “…l’indicazione nel verbale di contestazione dell’articolo…senza specificazione del testo normativo di appartenenza (d.lgs. n. 285 del 1992) non era lesiva del diritto di difesa dell’opponente, in quanto si desumeva agevolmente dalla intitolazione del verbale stesso, recante “violazione delle norme del codice della strada”, e dalla descrizione del fatto…”, rigettando così il ricorso il quale censurava addirittura non che mancasse la indicazione dell’articolo della norma violata (che era stato invece correttamente indicato), ma il fatto che mancasse la specificazione che fosse un articolo del Codice della Strada (!!).

Sulla medesima questione diversi sono stati i pronunciamenti in tal senso della suprema corte, vedi:

  • Cass., I, 24/07/03 n° 11475
  • Cass. I, 08/08/03 n° 11968
  • Cass., II, 23/01/07 n° 1414
  • Cass., II, 14/04/09 n° 8885
  • Cass., I, 18/05/09 n° 11421
  • Cass., II, 15/09/09 n° 19906

Concludendo, nel caso di mancata, erronea o parziale indicazione nel verbale di accertamento di infrazione della norma violata dal trasgressore, il diritto di difesa di costui non viene in concreto menomato dalla conseguente mancata o parziale conoscenza della norma che sanziona il comportamento illecito, purchè nel verbale sia indicata con precisione la condotta materiale che integra la violazione e il fatto sia compiutamente descritto.

Giovanni Paris

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FOGLIO DI VIA A PROSTITUTA

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IN UN ARTICOLO DEL 17/07/14 LA PROSTITUTA CHE ESERCITA IN STRADA E’ PERSONA PERICOLOSA? PER LA CASSAZIONE NO. (clicca e legggi) SI SEGNALO’ CHE LA CORTE DI CASSAZIONE CON LA SENTENZA N° 28226 DEL 01/07/14 AVEVA ANNULLATO LA CONDANNA PENALE INFLITTA A UNA PROSTITUTA PER VIOLAZIONE AL “FOGLIO DI VIA OBBLIGATORIO”. PER LA SUPREMA CORTE NON ERA POSSIBILE INCLUDERE TALE SOGGETTO NELLA CATEGORIA DELLE PERSONE PERICOLOSE PER L’ORDINE PUBBLICO SOLO PERCHÉ TROVATA A PROSTITUIRSI IN STRADA.

SI SEGNALA ORA LA SENTENZA DEL TAR CAMPANIA 17-01-18 N° 82 (clicca e leggi) CON LA QUALE E’ STATO RITENUTO LEGITTIMO IL PROVVEDIMENTO DI DIVIETO DI RITORNO IN UN COMUNE IN QUANTO IL PROVVEDIMENTO IMPUGNATO RIENTRA TRA LE MISURE DI CARATTERE DISCREZIONALE, CHE NON RICHIEDONO LA COMMISSIONE DI VERI E PROPRI REATI MA CHE SI GIUSTIFICANO CON RIGUARDO ALLA COMPLESSIVA CONDOTTA E STILE DI VITA DEL SOGGETTO CHE NE È DESTINATARIO E CHE RIVELINO, OGGETTIVAMENTE, UNA APPREZZABILE PROBABILITÀ DI COMMISSIONE DI CONDOTTE PENALMENTE RILEVANTI .”.

Giovanni Paris

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IMPIANTI DI VIDEOSORVEGLIANZA PRIVATI/DOMESTICI.

Quali sono i limiti e le condizioni per la installazione di un sistema di videosorveglianza ad uso domestico da parte di privati?

Il Provvedimento del Garante Privacy del 08/04/10 in materia di videosorveglianza prevede a proposito quanto segue:

“6.1. Trattamento di dati personali per fini esclusivamente personali

L’installazione di sistemi di videosorveglianza -come si rileva dall’esame di numerose istanze pervenute all’Autorità- viene sovente effettuata da persone fisiche per fini esclusivamente personali. In tal caso va chiarito che la disciplina del Codice non trova applicazione qualora i dati non siano comunicati sistematicamente a terzi ovvero diffusi, risultando comunque necessaria l’adozione di cautele a tutela dei terzi (art. 5, comma 3, del Codice, che fa salve le disposizioni in tema di responsabilità civile e di sicurezza dei dati). In tali ipotesi possono rientrare, a titolo esemplificativo, strumenti di videosorveglianza idonei ad identificare coloro che si accingono ad entrare in luoghi privati (videocitofoni ovvero altre apparecchiature che rilevano immagini o suoni, anche tramite registrazione), oltre a sistemi di ripresa installati nei pressi di immobili privati ed all’interno di condomini e loro pertinenze (quali posti auto e box).

Benché non trovi applicazione la disciplina del Codice, al fine di evitare di incorrere nel reato di interferenze illecite nella vita privata (art. 615-bis c.p.), l’angolo visuale delle riprese deve essere comunque limitato ai soli spazi di propria esclusiva pertinenza (ad esempio antistanti l’accesso alla propria abitazione) escludendo ogni forma di ripresa, anche senza registrazione di immagini, relativa ad aree comuni (cortili, pianerottoli, scale, garage comuni) ovvero ad ambiti antistanti l’abitazione di altri condomini.”.

L’art. 615-bis c.p. sopra richiamato recita:

“615-bis. Interferenze illecite nella vita privata.

Chiunque mediante l’uso di strumenti di ripresa visiva o sonora, si procura indebitamente notizie o immagini attinenti alla vita privata svolgentesi nei luoghi indicati nell’articolo 614, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni.

Alla stessa pena soggiace, salvo che il fatto costituisca più grave reato, chi rivela o diffonde, mediante qualsiasi mezzo di informazione al pubblico, le notizie o le immagini ottenute nei modi indicati nella prima parte di questo articolo.

I delitti sono punibili a querela della persona offesa; tuttavia si procede d’ufficio e la pena è della reclusione da uno a cinque anni se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio, con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti alla funzione o servizio, o da chi esercita anche abusivamente la professione di investigatore privato.”.

Da quanto sopra sicuramente la installazione di un sistema di videosorveglianza ad uso domestico da parte di privati non comporta l’obbligo di dotarsi di nessun tipo di autorizzazione rilasciata dal Garante o dal comune o da qualsiasi altra autorità o organo pubblico, né deve essere presentata una comunicazione alle Forze di Polizia.

Si segnala, a riguardo, il parere del Garante Privacy DREP/AC/113990 del 07/03/17 (clicca e leggi) con il quale si afferma che la installazione di un impianto domestico di videosorveglianza da parte di un privato non è sottoposto al rispetto delle norme previste dal Codice in materia di protezione dei dati personali, evitando però la ripresa di aree soggette a pubblico passaggio, altrimenti sono operativi gli obblighi e le limitazioni previsti dalla normativa, comprensivi del limite temporale massimo di conservazione delle immagini e dell’obbligo di utilizzo dei cartelli di informativa, coerentemente anche a quanto previsto nella sentenza della Corte di Giustizia Europea, quarta sezione, C-2121 del 111214 (clicca e leggi).

INTERVALLO TEMPORALE MISURAZIONI PER RILEVAMENTO TASSO ALCOOLEMICO

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Art. 379  Reg. Esec. Cod. Str. – Guida sotto l’influenza dell’alcool

  1. L’accertamento dello stato di ebbrezza ai sensi dell’art. 186, comma 4, del codice, si effettua mediante l’analisi dell’aria alveolare espirata: qualora, in base al valore della concentrazione di alcool nell’aria alveolare espirata, la concentrazione alcoolemica corrisponda o superi 0,8 (LEGGI ORA 0,5) grammi per litro (g/l), il soggetto viene ritenuto in stato di ebbrezza.
  2. La concentrazione di cui al comma 1 dovrà risultare da almeno due determinazioni concordanti effettuate ad un intervallo di tempo di 5 minuti.

OMISSIS

Il combinato disposto dei commi 1 e 2 dell’art. 379 Reg. Esec. C.d.S., sopra riportato, prevede che il soggetto viene considerato in stato di ebbrezza quando vi sono due determinazioni concordanti da effettuarsi ad un intervallo di tempo di 5 minuti, ma la norma non prevede come calcolare questa tempistica, non individua il momento dal quale far decorrere il lasso temporale dei 5 minuti.

Della questione si è occupata la Corte di Cassazione che con sentenza n° 18791 del 18/04/17 (per leggerla clicca QUI), rifacendosi e confermando un precedente pronunciamento avvenuto con sentenza n° 50607 del 05/04/13 (per leggerla clicca QUI) ha affermato che “del tutto logica la argomentazione utilizzata dalla Corte territoriale secondo la quale l’intervallo di tempo di almeno 5 minuti tra le due misurazioni può ritenersi rispettato atteso che la prima è iniziata alle 12:54 terminando alle 12:56 la seconda è iniziata alle 13:00 terminata alle 13:01. A ben vedere, infatti, l’art. 186 C.d.S., comma 2, non prescrive che la decorrenza dell’intervallo “de quo” debba conteggiarsi dal termine della prima misurazione invece che dal suo inizio e, nel silenzio della legge, è logico ritenere – per ovvie ragioni di coerenza – che suddetto intervallo debba calcolarsi considerando il momento di inizio della prima misurazione e della seconda ovvero il termine di dette misurazioni”.

Giovanni Paris

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OMICIDIO STRADALE – LE CIRCOLARI DELLE PROCURE E MATERIALE DI STUDIO

omicidio-stradale

La legge 23 marzo 2016 n°41 entrata in vigore il 25 marzo 2016 introduce la nuova disciplina dell’omicidio stradale e delle lesioni stradali innovando in modo significativo alcune disposizioni sia di carattere sostanziale che di carattere processuale. L’intervento del legislatore si ispira alla evidente finalità di perseguire un trattamento complessivo più rigoroso delle ipotesi di condotte colpose derivanti dalla circolazione stradale.

Diverse Procure hanno emanato linee operative/guida sull’applicazione della L. 41/16 che ha posto diverse problematiche.

PROCURA AOSTA     PROCURA BERGAMO     PROCURA BRESCIA

PROCURA FIRENZE     PROCURA GENOVA     PROCURA GROSSETO

PROCURA MACERATA     PROCURA SANTA MARIA CAPUA VETERE     PROCURA SIENA

PROCURA SONDRIO     PROCURA TRENTO     PROCURA UDINE 1

PROCURA UDINE 2     VELLETRI

MATERIALE DI STUDIO

Circolare Ministero Interni 300-a-2251-16-124-68 del 25 marzo 2016

CIRCOLARE P.M. TORINO 1         CIRCOLARE PM. TORINO 2

PROTOCOLLO INTESA PROCURA LECCE  BRUNO MALUSARDI P.M. MILANO

CATALDO LO IACONO REGIONE TOSCANA   DOMENICO NOTARO LEGISL. PEN.

ALESSANDRO ROIATI DIR. PEN. CONTEMP.   ETTORE SQUILLACI DIR. PEN. CONTEMP.

ANTONELLA MASSARO DIR. PEN. CONTEMP.   GIUSEPPE LOSAPPIO DIR. PEN. CONTEMP.

Giovanni Paris

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DIVIETO DI SOSTA PER AUTOCARAVAN

 

E’ risaputo che, stante le diverse e molteplici indicazioni impartite dal Ministero delle Infrastrutture e Trasporti e dal Ministero degli Interni, non possono essere emesse e ritenute legittime ordinanze di disciplina della circolazione stradale che prevedano la imposizione di un generico divieto di sosta per le autocaravan, determinandosi in tal modo, essendo queste ai sensi dell’art. 185/1 C.d.S. equiparate agli altri veicoli, una ingiustificata disparità di trattamento, a meno che la imposizione sia motivata da particolari esigenze di circolazione connesse alle caratteristiche strutturali della strada,

Si segnala la sentenza della CORTE DI CASSAZIONE, VI,, 14/10/16 N° 20842 (scarica e leggi), con la quale si conferma la validità di un verbale di accertamento di violazione ad un divieto di sosta e con essa dell’ordinanza di previsione del divieto in quanto motivata da particolari esigenze di circolazione connesse alle caratteristiche strutturali della strada, non comportante una ingiustificata disparità di trattamento delle autocaravan con altri veicoli.

Pertanto non tutte le ordinanze che prevedano un divieto in tal senso devono essere necessariamente illegittime.

Giovanni Paris

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DIVIETO DI FUMO IN AUTO – MATERIALE DI STUDIO ED OPERATIVO

DIVIETO FUMO

Il D. Lgs. n° 6 del 12-01-16 (scarica e leggi) recepisce la Direttiva europea 2014/40/UE sul ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri relative alla lavorazione, alla presentazione e alla vendita dei prodotti del tabacco e dei prodotti correlati.

La Direttiva 2014/40/UE abroga la Direttiva 2001/37/CE che è stata recepita con D. Lgs. n° 184 del 24/06/03, ora abrogato dal D. Lgs. 6/16.

Il provvedimento prevede diverse novità e tra queste il divieto di fumo in autoveicoli in presenza di minori e donne in gravidanza, previsto dall’art. 24/2 attraverso la introduzione del comma 1-ter all’art. 51 della L. 3/03 “Tutela della salute dei non fumatori”, disposizione normativa che ha esteso il divieto di fumo a tutti i locali chiusi (compresi i luoghi di lavoro privati o non aperti al pubblico, gli esercizi commerciali e di ristorazione, i luoghi di svago, palestre, centri sportivi), con le sole eccezioni dei locali riservati ai fumatori e degli ambiti strettamente privati (abitazioni civili).

A commento e al fine di fornire indicazioni interpretative e attuative dei divieti conseguenti all’entrata in vigore del D. Lgs. 6/16 sono state emanate:

Si segnala sull’argomento:

  • l’approfondimento normativo ed operativo “DIVIETO DI FUMO IN AUTO” (scarica e leggi) del Brig. RICCA Mario – Comandante int. Capo Equipaggio Aliquota Radiomobile della Compagnia Carabinieri S. Angelo dei Lombardi (AV);
  • materiale didattico “LEGGE ANTI FUMO” (scarica e leggi) relativo alla formazione degli addetti al controllo dei divieti previsti dalla L. 3/03 realizzato dal Cap. Paolo Befera del Comando Provinciale di L’aquila- Regione Carabinieri Abruzzo.

Giovanni Paris

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AVVISO A INDAGATO DI ASSISTENZA DIFENSORE PER PRELIEVO EMATICO

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L’art 186/5 del Codice della Strada prevede che “Per i conducenti coinvolti in incidenti stradali e sottoposti alle cure mediche, l’accertamento del tasso alcoolemico viene effettuato, su richiesta degli organi di Polizia stradale di cui all’articolo 12, commi 1 e 2, da parte delle strutture sanitarie di base o di quelle accreditate o comunque a tali fini equiparate. Le strutture sanitarie rilasciano agli organi di Polizia stradale la relativa certificazione, estesa alla prognosi delle lesioni accertate, assicurando il rispetto della riservatezza dei dati in base alle vigenti disposizioni di legge. …..”

Anche in questo caso però è necessario procedere ai sensi dell’art. 114 Disp. Att. c.p.p. a dare avviso all’indagato della facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia, pena la inutilizzabilità del risultato delle analisi.

Lo ha ribadito la Corte di Cassazione, Sez. IV., con sentenza del 30/05/16 n° 22711 (scarica e leggi).

Giovanni Paris

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NORMATIVA REGIONE MARCHE IN MATERIA DI TATUAGGIO E PIERCING

tatuatore

E’ stato pubblicato nel B.U.R. Marche in data 26/05/16 il regolamento regionale approvato con D.G.R. n° 445 del 09/05/16 (scarica e leggi) che disciplina le attività di tatuaggio e piercing.

La Regione Marche ha altresì diramato ai comuni una NOTA TECNICA (scarica e leggi) dove sono dettagliati gli aspetti procedurali e le competenze comunali in materia.

La disciplina è importante per le caratteristiche dell’attività, che comporta il rispetto di una serie di norme igienico-sanitarie.

Il regolamento attua l’art 5 della L.R. 18/11/13 n° 38 “Disciplina dell’attività di tatuaggio e piercing”(scarica e leggi) prevedendo i requisiti minimi igienico-sanitari dei locali adibiti all’esercizio dell’attività, le apparecchiature utilizzate, le modalità di preparazione, utilizzo e conservazione, nonché le cautele d’uso delle apparecchiature e dei pigmenti colorati utilizzabili, l’individuazione delle sedi anatomiche da trattare, i percorsi formativi per l’accesso alla professione.

Inoltre si disciplina la modalità di espressione del consenso del cliente. E’ previsto infatti che prima dell’ esecuzione del trattamento, l’operatore informi sul tipo di operazioni da effettuarsi, sui rischi legati all’esecuzione, nonché sulle precauzioni da osservare dopo il trattamento. Prima dell’esecuzione del trattamento è previsto poi che l’operatore acquisisca il consenso informato del richiedente o dell’esercente la potestà genitoriale o del tutore qualora il richiedente sia minore di diciotto anni.

E’ previsto il divieto di eseguire tatuaggi e piercing sui minori di diciotto anni senza il consenso informato, in sedi anatomiche nelle quali sono possibili conseguenze invalidanti permanenti, eseguire tatuaggi  e piercing su animali, procedere all’eliminazione dei tatuaggi in strutture non sanitarie.

Gli operatori che esercitano l’attività di tatuaggio e piercing alla data di entrata in vigore del regolamento stesso sono tenuti a presentare entro trenta giorni al SUAP competente per territorio apposita SCIA in cui sono indicati i nomi dei responsabili tecnici e a frequentare entro due anni dalla suddetta data un apposito percorso formativo e ad adeguarsi entro un anno ai requisiti igienico-sanitari dei locali destinati all’impresa.

Giovanni Paris

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MATERIALE SUL “SOPRALLUOGO GIUDIZIARIO” TRATTO DAL DIPARTIMENTO DI CHIMICA DELL’UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI TORINO

SCENA DEL CRIMINE

Materiale sul SOPRALLUOGO GIUDIZIARIO tratto dal Corso di Insegnamento “Esame della scena del reato ed indagini medico-legali” del Dipartimento di Chimica dell’Università degli Studi di Torino, docenti del corso Dott. Roberto Testi e Dott. Emilio Bosini.

SOPRALLUOGO E REPERTAMENTO

Il materiale di studio è stato realizzato dal Comando Provinciale Carabinieri di Torino Reparto Operativo – Sezione Investigazioni Scientifiche della REGIONE CARABINIERI PIEMONTE E VALLE D’AOSTA.

Il servizio investigazioni scientifiche dell’Arma dei Carabinieri è la struttura preposta a soddisfare le richieste di indagine tecnico-scientifiche di P.G. dei Reparti dell’Arma, della Magistratura e delle altre Forze di Polizia.

Attualmente esso si articola nel modo seguente:

  • Raggruppamento Carabinieri Investigazioni Scientifiche (Ra.C.I.S.), con sede a Roma;
  • 4 Reparti Investigazioni Scientifiche (R.I.S.), con sedi in Roma, Parma, Messina e Cagliari collocati alle dipendenze del RaCIS;
  • 29 Sezioni Investigazioni Scientifiche, collocate nell’ambito dei Nuclei Investigativi dei Comandi Provinciali e collegate tecnicamente con i rispettivi R.I.S., composte da personale altamente specializzato nelle analisi di sostanze stupefacenti, negli interventi sulla scena del crimine e per il disinnesco di esplosivi.

Si sottolinea che quando si parla di SOPRALLUOGO GIUDIZIARIO la normativa da seguire (codice di procedura penale), i principi che lo reggono e le metodologie da applicare sono i medesimi, qualsiasi sia il tipo di reato commesso, dal più semplice al complesso.

Giovanni Paris

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RIFORMA PENALE – D.L.GS 7/16 ABROGAZIONE E D.L.GS 8/16 DEPENALIZZAZIONE

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IN DATA ODIERNA ENTRANO IN VIGORE:

  • D. L.gs 15 gennaio 2016 n° 7 “Disposizioni in materia di abrogazione di reati e introduzione di illeciti con sanzioni pecuniarie civili, a norma dell’articolo 2, comma 3, della legge 28 aprile 2014, n. 67”;
  • D. L.gs 15 gennaio 2016 n° 8 “Disposizioni in materia di depenalizzazione, a norma dell’articolo 2, comma 2, della legge 28 aprile 2014, n. 67”.

SI FORNISCE IL SEGUENTE MATERIALE:

COMMENTO ALLA RIFORMA PENALE – ABROGAZIONE E DEPENALIZZAZIONE

L. 67-14-DELEGA RIFORMA PENALE

D.L.VO 7 E 8 DEL 2016

CIRCOLARE MININTERNO N° 300/A/852/16/109/33/1 DEL 05-02-16 GUIDA SENZA PATENTE

ART. 5 D.L. 78/15 E ASSUNZIONI DI VIGILI STAGIONALI

ASSUNZIONI DI VIGILI STAGIONALI
L’art. 5 del Dl 78/2015, è stato interamente riscritto nel testo del DDL di conversione approvato dal Senato.

                                                                                                                                               
ATTENZIONE!! SE IL LINK NON FUNZIONA CLICCARE QUI  

ART. 94, COMMA 4-BIS C.D.S. – INTESTAZIONE TEMPORANEA DI VEICOLI

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SI FORNISCONO LE SOTTOINDICATE CIRCOLARI DEL MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI E DEL MINISTERO DELL’INTERNO RELATIVE ALL’ART. 94, COMMA 4-BIS C.D.S. RECANTE NUOVE DISPOSIZIONI IN MATERIA DI VARIAZIONE DELLA DENOMINAZIONE O DELLE GENERALITA’ DELL’INTESTATARIO DELLA CARTA DI CIRCOLAZIONE E DI INTESTAZIONE TEMPORANEA DI VEICOLI.