PAGAMENTO DELLA ORDINANZA INGIUNZIONE E POSSIBILITA’ DI OPPOSIZIONE : CASS. CIV., II, 30/09/22 N° 28479

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IL PAGAMENTO DELLA SANZIONE PECUNIARIA PREVISTA NELLA ORDINANZA INGIUNZIONE IMPEDISCE LA PROPOSIZIONE DELLA OPPOSIZIONE CONTRO LA STESSA?

L’Art. 16  “Pagamento in misura ridotta” della L. 689/81 prevede:

“È ammesso il pagamento di una somma in misura ridotta pari alla terza parte del massimo della sanzione prevista per la violazione commessa, o, se più favorevole e qualora sia stabilito il minimo della sanzione edittale, pari al doppio del relativo importo oltre alle spese del procedimento, entro il termine di sessanta giorni dalla contestazione immediata o, se questa non vi è stata, dalla notificazione degli estremi della violazione.

Per le violazioni ai regolamenti ed alle ordinanze comunali e provinciali, la Giunta comunale o provinciale, all’interno del limite edittale minimo e massimo della sanzione prevista, può stabilire un diverso importo del pagamento in misura ridotta, in deroga alle disposizioni del primo comma.

Il pagamento in misura ridotta è ammesso anche nei casi in cui le norme antecedenti all’entrata in vigore della presente legge non consentivano l’oblazione.”

Il pagamento in misura ridotta determina l’estinzione dell’obbligazione del pagamento della sanzione pecuniaria e al contempo l’accettazione della sanzione con riconoscimento di responsabilità, con conseguente rinuncia ad esercitare il proprio diritto alla tutela giurisdizionale.

Tale conseguenza si produce anche nel caso in cui il soggetto destinatario del provvedimento di ordinanza ingiunzione paghi la somma ingiunta?

La risposta è NEGATIVA e ci arriva da Cass. Civ., II, 30/09/22 n° 28479, per la quale

“…costituisce orientamento consolidato nella giurisprudenza di legittimità che, in tema di sanzioni amministrative pecuniarie, il pagamento, da parte dell’indicato autore della violazione amministrativa, della sanzione irrogata con l’ordinanza-ingiunzione, potendo ricollegarsi alla volontà dell’intimato di evitare, a scopo cautelativo, le conseguenze derivanti dalla natura di titolo esecutivo del provvedimento sanzionatorio, non comporta, di per sé, acquiescenza ad essa, né incide sull’interesse dello stesso ad insorgere in sede giurisdizionale avverso il provvedimento medesimo. Diversamente avviene nella fattispecie disciplinata dall’art. 16 della legge n. 689/1981, che – prevedendo il “pagamento in misura ridotta”, da parte dell’indicato (nel processo verbale di contestazione della violazione) autore della violazione, corrispondente alla terza parte del massimo della sanzione prevista per la violazione commessa o, se più favorevole, al doppio del minimo della sanzione edittale, oltre alle spese del procedimento, entro il termine di sessanta giorni dalla contestazione immediata o, se questa non vi è stata, dalla notificazione degli estremi della violazione, ossia prima che l’ordinanza-ingiunzione sia emessa – implica necessariamente l’accettazione della sanzione e, quindi, il riconoscimento, da parte del contravventore, della propria responsabilità e, conseguentemente, nel sistema delineato dal legislatore anche a fini di deflazione dei processi, la rinuncia ad esercitare il proprio diritto alla tutela giurisdizionale…“.

Giovanni Paris

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