Diritto Penale

DIRETTIVA PROCURA REPUBBLICA TRIBUNALE TRANI – D.LGS. 150/22 RIFORMA CARTABIA

Direttiva alla polizia giudiziaria, sulla applicazione del D.Lgs. 10.10.2022. n. 150 (cd. Riforma Cartabia) e relativi allegati della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Trani.

Direttiva alla polizia giudiziaria sulla applicazione del li Lgs. 10.10.2022. n. 150 (cd Riforma Cartabia).

VERBALE DI IDENTIFICAZIONE E INDIVIDUAZIONE DEL DOMICILIO DICHIARATO, ELETTO O DETERMINATO PER LE NOTIFICAZIONI – art. 161 c.p.p. –

VERBALE DI PROPOSIZIONE DI QUERELA E DI DICHIARAZIONE/ELEZIONE DI DOMICILIO DELLA PERSONA OFFESA QUERELANTE – artt. 120 c.p.; 336 e segg.; 153-bis c.p.p. –

AVVISI ALLA PERSONA OFFESA ~ artt. 90 e 90 bis, 90 bis.1 c.p.p. ~

VERBALE DI SOMMARIE INFORMAZIONI – art. 351 c.p.p. –

Giovanni Paris

DIRETTIVE PROCURA REPUBBLICA TRIBUNALE CAGLIARI– D.LGS. 150/22 RIFORMA CARTABIA

Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari

Si riportano due direttive emanate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari dopo l’entrata in vigore del D.Lgs 150/22 “Riforma Cartabia”.

Le direttive riguardano:

– la identificazione dell’indagato e dichiarazione/elezione di domicilio: DIRETTIVA 22.E/2023

– l’estensione dei casi della procedibilità a querela di parte: DIRETTIVA 23.U/2023

Giovanni Paris

DIRETTIVE PROCURA REPUBBLICA TRIBUNALE MINORI MILANO – TRIBUNALE MINORI BRESCIA – PROCURA DELLA REPUBBLICA DI PERUGIA – PROCURA DELLA REPUBBLICA DI VERONA – D.LGS. 150/22 RIFORMA CARTABIA

Procura della Repubblica di Salerno: pagamento diritti di copia con  "pagoPA". - Camera Penale di Salerno

Si riportano alcune direttive emanate da alcune Procure dopo l’entrata in vigore del D.Lgs 150/22 “Riforma Cartabia”.

La Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Milano ha emesso il 23/12/22 le “DIRETTIVE E INDICAZIONI ALLA POLIZIA GIUDIZIARIA IN VISTA DELL’ENTRATA IN VIGORE DEL D. LGS. N. 150/2022”

La Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Brescia ha emesso il 28/12/22 le “ISTRUZIONI DELLA PROCURA DEI MINORENNI ALLE FORZE DI POLIZIA ENTRATA IN VIGORE DEò D.LGS 150/22″

La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Perugia ha emesso il 30/12/22 la “Prima direttiva alla polizia giudiziaria a seguito dell’entrata in vigore del d.lgs n. 150/2022 (cd riforma Cartabia)”

La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Verona ha emesso il 03/01/23 le “PRIME DIRETTIVE IN RELAZIONE ALL’ENTRATA IN VIGORE DEL D.LGS N° 150/2022 (CD. RIFORMA CARTABIA)”.

Giovanni Paris

ART. 633 – BIS C.P. “INVASIONE DI TERRENI O EDIFICI CON PERICOLO PER LA SALUTE PUBBLICA O L’INCOLUMITA’ PUBBLICA”

Rave Party abusivo a Verolavecchia: sgomberati circa 200 ragazzi

PUBBLICATA NELLA GAZZETTA UFFICIALE N° 304 DEL 30/12/22 LA L. 199/22 DI CONVERSIONE DEL  D.L. 162/22 IL CUI ART. 5 “NORME IN MATERIA DI OCCUPAZIONI ABUSIVE E ORGANIZZAZIONE DI RADUNI ILLEGALI” AVEVA INTRODOTTO AL CODICE PENALE L’ART. 434-BIS “INVASIONE DI TERRENI O EDIFICI PER RADUNI PERICOLOSI PER L’ORDINE PUBLICO O L’INCOLUMITA’ PUBBLICA O LA SALUTE PUBBLICA” PENSATO PER CONTRASTARE IL FENOMENO DEI RAVE PARTY. IL COMMA 1 DELL’ART. 5 E’ STATO SOSTITUITO DAL TESTO SOTTORIPORTATO INSERENDO AL CODICE PENALE DOPO L’ART. 633 IL NUOVO ART. 633-BIS.

Art. 633-bis “Invasione di terreni o edifici con pericolo per la salute pubblica o l’incolumità pubblica”.

“Chiunque organizza o promuove l’invasione arbitraria di terreni o edifici altrui, pubblici o privati, al fine di realizzare un raduno musicale o avente altro scopo di intrattenimento, è punito con la reclusione da tre a sei anni e con la multa da euro 1.000 a euro 10.000, quando dall’invasione deriva un concreto pericolo per la salute pubblica o per l’incolumità pubblica a causa dell’inosservanza delle norme in materia di sostanze stupefacenti ovvero in materia di sicurezza o di igiene degli spettacoli e delle manifestazioni pubbliche di intrattenimento, anche in ragione del numero dei partecipanti ovvero dello stato dei luoghi.

È sempre ordinata la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato di cui al primo comma, nonché di quelle utilizzate per realizzare le finalità dell’occupazione o di quelle che ne sono il prodotto o il profitto”.

Giovanni Paris

GIUDICE COMPETENTE PER LESIONI COLPOSE STRADALI LIEVI: CASS. PEN. IV 20/12/22 N° 48214

Giudice di Pace ad Ancona: competenze e indirizzo

QUAL E’ IL GIUDICE COMPETENTE PER IL REATO DI LESIONI COLPOSE STRADALI LIEVI? IL GIUDICE DI PACE O IL TRIBUNALE?

Una premessa.

Sappiamo che il referente diretto della polizia giudiziaria è il Pubblico Ministero a cui va inviata la comunicazione di notizia di reato ex art. 347 c.p.p., l’organo di polizia giudiziaria non invia infatti quella all’organo giurisdizionale competente a conoscere del reato, cioè a dire che all’organo di polizia giudiziaria non “importa” e non deve porsi il problema quindi della sua individuazione.

Solo nella situazione in cui il reato è di competenza del giudice di pace l’organo di polizia giudiziaria deve esserne consapevole, perché in tal caso mutano le norme di riferimento, in questo caso non sarà l’art. 347 c.p.p., bensì quelle del D.Lgs. 274/00 “Disposizioni sulla competenza penale del giudice di pace, a norma dell’articolo 14 della legge 24 novembre 1999, n. 468” e precisamente l’art. 11 “Attività di indagine”, laddove si qualifica “relazione” la comunicazione della notizia di reato che va riferita con tempistica diversa da quella prevista dall’art. 347 c.p.p.:

“1.  Acquisita la notizia di reato, la polizia giudiziaria compie di propria iniziativa tutti gli atti di indagine necessari per la ricostruzione del fatto e per l’individuazione del colpevole e ne riferisce al pubblico ministero, con relazione scritta, entro il termine di quattro mesi.

2.  Se la notizia di reato risulta fondata, la polizia giudiziaria enuncia nella relazione il fatto in forma chiara e precisa, con l’indicazione degli articoli di legge che si assumono violati, e richiede l’autorizzazione a disporre la comparizione della persona sottoposta ad indagini davanti al giudice di pace. (20)

3.  Con la relazione, la polizia giudiziaria indica il giorno e l’ora in cui ha acquisito la notizia.”.

Per il caso che interessa la competenza in caso di reato di lesioni colpose stradali lievi è (è rimasta al) del giudice di pace, come confermato da Cass. Pen. IV, 20/12/22 n° 48214 la quale afferma che “…l’introduzione del reato di lesioni stradali di cui all’art. 590 bis cod. pen. non ha determinato alcun effetto, in punto di competenza per materia, in relazione al reato di lesioni colpose lievi commesso con inosservanza delle norme sulla circolazione stradale, che è rimasto attratto dalla competenza del giudice di pace. …”, argomentando come la L. 41/16 “Introduzione del reato di omicidio stradale e del reato di lesioni personali stradali, nonché disposizioni di coordinamento al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e al decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274.” “…non ha comportato alcuna modifica espressa o implicita della competenza del giudice di pace indicata dall’art. 4 D.Lgs. n. 274/2000, ma si è limitato a modificare alcune norme sostanziali e processuali (commi 3, 4, 5, 6 e 7 L. n. 41/2016) in una prospettiva di adeguamento e di coordinamento della nuova fattispecie di reato nell’ordinamento giuridico (procedibilità di ufficio, citazione diretta a giudizio, arresto in flagranza ecc.), laddove la esclusione della competenza del giudice di pace, limitatamente alla ipotesi di lesioni stradali, ha costituito una conseguenza della esclusione della procedibilità a querela (quale condizione del riconoscimento della competenza di detto ufficio ai sensi dell’art. 4 comma 1 lett. a) D.Lvo 274/2000). La competenza del giudice di pace relativamente al reato di lesioni colpose stradali non grave risulta poi implicitamente confermata dal fatto che la nuova disciplina (art. 1 L. 41/2016) ha modificato lo stesso art. 4 del T.U. sul giudice
di pace ma esclusivamente ai fini di coordinamento sistematico, eliminando dalla suddetta norma l’inciso (ormai superato a seguito della introduzione della nuova ipotesi criminosa) che escludeva la competenza del giudice di pace per le lesioni gravi e gravissime commesse da soggetto in stato di ebbrezza alcolica grave o sotto l’effetto di sostanza stupefacente (ipotesi ormai compresa nello spettro dell’art. 590 bis (commi 2, 3 e 4) cod. pen. …”.

Giovanni Paris

RESPONSABILITA’ PER LAVORI DI COMPLETAMENTO DI IMMOBILE: CASS. PEN. III 19/12/22 N° 47801

Costo dell'intonaco al mq – prezzo intonacatura al metro quadro

IL SOGGETTO CHE SI LIMITI A SVOLGERE LAVORI DI COMPLETAMENTO DELL’IMMOBILE HA RESPONSABILITA’ PENALE PER I LAVORI ABUSIVI?

L’art. 29 comma 1 del T.U. Edilizia D.P.R. 380/01  Responsabilità del titolare del permesso di costruire, del committente, del costruttore e del direttore dei lavori, nonché anche del progettista per le opere subordinate a segnalazione certificata di inizio attività” recita:

“Il titolare del permesso di costruire, il committente e il costruttore sono responsabili, ai fini e per gli effetti delle norme contenute nel presente capo, della conformità delle opere alla normativa urbanistica, alle previsioni di piano nonché, unitamente al direttore dei lavori, a quelle del permesso e alle modalità esecutive stabilite dal medesimo. Essi sono, altresì, tenuti al pagamento delle sanzioni pecuniarie e solidalmente alle spese per l’esecuzione in danno, in caso di demolizione delle opere abusivamente realizzate, salvo che dimostrino di non essere responsabili dell’abuso.”.

La risposta è affermativa, come deciso dalla Suprema Corte con la sentenza Cass. Pen. III, 19/12/22 n° 47801 (scarica e leggi) per la quale “…Secondo quanto disposto dall’art. 29 d.P.R. n. 380 del 2001, anche l’assuntore dei lavori, indicato come costruttore, è responsabile della conformità delle opere alla normativa urbanistica, alle previsioni di piano nonché, unitamente al direttore dei lavori, a quelle del permesso e alle modalità esecutive stabilite dal medesimo. …”, specificando che “…il costruttore, quale diretto responsabile dell’opera, prima di iniziare i lavori, ha il dovere di controllare che siano state richieste e rilasciate le prescritte autorizzazioni, con la conseguenza che risponderà a titolo di dolo, se darà inizio alle opere nonostante l’accertamento negativo ed a titolo di colpa, nell’ipotesi in cui ometta tale accertamento, perché la responsabilità del costruttore trova il suo fondamento nella violazione dell’obbligo, imposto dalla legge, di osservare le norme in materia urbanistica-edilizia…si è anche precisato che è responsabile del reato di costruzione abusiva non solo l’esecutore dei lavori che collabori all’edificazione delle opere principali ma anche quello che si limiti a svolgere lavori di completamento dell’immobile (quali la pavimentazione, l’intonacatura, gli infissi), sempre che sia ravvisabile un profilo di colpa collegato alla mancata conoscenza del carattere abusivo dei lavori…”.

Giovanni Paris

POSSIBILITA’ DI ADIBIRE MINORI ALLA SOMMINISTRAZIONE DI BEVANDE ALCOLICHE NEI PUBBLICI ESERCIZI

Corso-Barman

E’ POSSIBILE ADIBIRE UN MINORENNE ALLA SOMMINISTRAZIONE DI BEVANDE ALCOLICHE NEI PUBBLICI ESERCIZI?

Il nostro ordinamento giuridico prevede il divieto di vendita e somministrazione di bevande alcoliche a soggetti minorenni con un trattamento sanzionatorio diversificato se il minorenne ha meno di 16 anni (sanzione penale) o più di 16 anni (sanzione amministrativa).

RIFERIMENTI NORMATIVI

Le disposizioni normative sono le seguenti:

Art. 689 “Somministrazione di bevande alcooliche a minori o a infermi di mente” del Codice Penale

“L’esercente un’osteria o un altro pubblico spaccio di cibi o di bevande, il quale somministra, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, bevande alcooliche a un minore degli anni sedici, o a persona che appaia affetta da malattia di mente, o che si trovi in manifeste condizioni di deficienza psichica a causa di un’altra infermità, è punito con l’arresto fino a un anno.

La stessa pena di cui al primo comma si applica a chi pone in essere una delle condotte di cui al medesimo comma, attraverso distributori automatici che non consentano la rilevazione dei dati anagrafici dell’utilizzatore mediante sistemi di lettura ottica dei documenti. La pena di cui al periodo precedente non si applica qualora sia presente sul posto personale incaricato di effettuare il controllo dei dati anagrafici.

Se il fatto di cui al primo comma è commesso più di una volta si applica anche la sanzione amministrativa pecuniaria da 1.000 euro a 25.000 euro con la sospensione dell’attività per tre mesi.

Se dal fatto deriva l’ubriachezza, la pena è aumentata.

La condanna importa la sospensione dall’esercizio.”

Art. 14-ter.Introduzione del divieto di vendita di bevande alcoliche a minori” della L. 125/01 “Legge quadro in materia di alcol e di problemi alcolcorrelati”.

“1. Chiunque vende bevande alcoliche ha l’obbligo di chiedere all’acquirente, all’atto dell’acquisto, l’esibizione di un documento di identità, tranne che nei casi in cui la maggiore età dell’acquirente sia manifesta.

2. Salvo che il fatto non costituisca reato, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 250 a 1.000 euro a chiunque vende o somministra (parole inserite dall’art. 12/2 D.L. 14/17) bevande alcoliche ai minori di anni diciotto. Se il fatto è commesso più di una volta si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 500 a 2.000 euro con la sospensione dell’attività da quindici giorni a tre mesi.”.

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Queste norme sono conosciute, ma ne è vigente un’altra, un pò dimenticata, inserita nel regolamento di esecuzione al T.U.L.P.S. R.D. 635/40, la cui violazione costituisce reato contravvenzionale e che ha l’intento di evitare qualsiasi occasione di contatto del minorenne con le bevande alcoliche e con essa la possibilità da parte dello stesso della loro assunzione:

Art. 188

“I minori degli anni diciotto non possono essere adibiti alla somministrazione al minuto di bevande alcoliche negli esercizi pubblici, anche se trattisi di esercizi nei quali la vendita al minuto o il consumo delle bevande alcoliche non costituisca prestazione unica od essenziale dell’esercizio”.

L’articolo prevedeva altri due commi

Tale divieto può essere esteso dal Prefetto per ragioni di moralità e di ordine pubblico alle donne di qualsiasi età.

Il divieto di cui al primo comma non si applica alla moglie e ai parenti ed affini non oltre il terzo grado dell’esercente, con lui conviventi ed a suo carico”

che sono stati abrogati dall’art. 6, comma 1, lett. c), D.P.R. 28/05/01, n° 311.

Giovanni Paris

RELAZIONE DEL MASSIMARIO DELLA CORTE DI CASSAZIONE SULLA DISCIPLINA TRANSITORIA DEL D.LGS. 150/22

Logo Corte Suprema di Cassazione

Disciplina transitoria e prime questioni di diritto intertemporale del decreto legislativo 10 ottobre 2022, n. 150 (Attuazione della legge 27 settembre 2021, n. 134, recante delega al Governo per l’efficienza del processo penale, nonché in materia di giustizia riparativa e disposizioni per la celere definizione dei procedimenti giudiziari – cd. Riforma Cartabia), come modificato dall’art. 6 del decreto-legge 31 ottobre 2022, n. 162.

RELAZIONE SUL D.GS. 150/22 “RIFORMA CARTABIA”

CIRCOLARE MINISTERO DELL’INTERNO PROT. N° 300/STRAD/0000036140.U/2022 DEL 31/10/22 – D.LGS. 150/22. MODIFICA REGIME PROCEDIBILITA’ REATO LESIONI STRADALI PERSONALI GRAVI O GRAVISSIME EX ART. 590-BIS C.P.

Comune di Castel del Piano - Ministero dell'Interno

E’ stata emanata dal Ministero dell’Interno la  Circolare Prot. 300-STRAD-0000036140.U-2022 del 31-10-22 riguardante le modifiche apportate dal D.Lgs 150/22 in tema di regime di procedibilità del reato di lesioni stradali gravi o gravissime di cui all’art. 590-bis c.p..

Giovanni Paris

ART. 434 – BIS C.P. “INVASIONE DI TERRENI O EDIFICI PER RADUNI PERICOLOSI PER L’ORDINE PUBBLICO O L’INCOLUMITA’ PUBBLICA O LA SALUTE PUBBLICA” – D.L. 162/22.

Rave party, Meloni: "Introdotta nuova fattispecie reato"

PUBBLICATO NELLA GAZZETTA UFFICIALE N° 255 DEL 31/10/22 IL D.L.132/22 IL CUI ART. 5 “NORME IN MATERIA DI OCCUPAZIONI ABUSIVE E ORGANIZZAZIONE DI RADUNI ILLEGALI” INTRODUCE AL CODICE PENALE L’ART. 434-BIS “INVASIONE DI TERRENI O EDIFICI PER RADUNI PERICOLOSI PER L’ORDINE PUBLICO O L’INCOLUMITA’ PUBBLICA O LA SALUTE PUBBLICA” PENSATO PER CONTRASTARE IL FENOMENO DEI RAVE PARTY.

DECRETO-LEGGE 31 ottobre 2022 , n. 162 . Misure urgenti in materia di divieto di concessione dei benefici penitenziari nei confronti dei detenuti o internati che non collaborano con la giustizia, nonché in materia di entrata in vigore del decreto legislativo 10 ottobre 2022, n. 150, di obblighi di vaccinazione anti SARS-COV-2 e di prevenzione e contrasto dei raduni illegali.

Giovanni Paris

CIRCOLARE COMUNE MILANO – DIREZIONE SICUREZZA URBANA CORPO POLIZIA LOCALE – “RIFORMA DEL PROCESSO PENALE. DECRETO LEGISLATIVO 150/2022”

74 posti al Comune di Milano, si cercano diversi profili

Si segnala la Circolare n° 34 del 27/10/22 (scarica e leggi) del Corpo Polizia Locale di Milano.

In apertura della stessa si legge:

“Il 1° novembre 2022 entrerà in vigore il decreto legislativo 10 ottobre 2022, n. 150 (pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 243 del 17 ottobre 2022 – Serie generale) recante “Attuazione della legge 27 settembre 2021, n. 134, recante delega al Governo per l’efficienza del processo penale, nonché in materia di giustizia riparativa e disposizioni per la celere definizione dei procedimenti giudiziari.”

Quanto ai principî e criteri direttivi della riforma, la riforma interviene in primo luogo con riguardo alle finalità di deflazione e accelerazione del processo penale.

Verrà qui di seguito esaminato il decreto attuativo limitatamente alle norme di maggiore interesse giuridico e pratico per l’attività di polizia giudiziaria…”.

Allegato alla circolare il nuovo modello di verbale di elezione domicilio (scarica e leggi).

Giovanni Paris

ABBANDONO DI RIFIUTI IN AREA PRIVATA


Foligno, rifiuti abbandonati in un terreno agricolo: scattano gli  accertamenti dell'ispettore ambientale

Problematica di indubbio interesse è quella di come si deve procedere nel caso di rinvenimento da parte degli Organi di Polizia di un abbandono di rifiuti in un’area privata.

Si potrà sempre introdurre il concetto di “abbandono di rifiuti” ovvero esistono altre circostanze che scagionano da quest’illecito il proprietario dell’area interessata a questo fenomeno?
 
Si riporta un articolo, redatto dallo scrivente ed inserito fra i capitoli dell’ultimo libro in fase di pubblicazione, con il quale si procede alla descrizione di fatti di questa natura, si danno indicazioni su come agire nelle fasi conseguenti all’accertamento e sul relativo iter procedurale.
 
 
 

                                                                                         Dott. Alberto Casoni

Docente APL Marche “Ambiente”

Alberto Casoni - Perito Industriale - ex responsabile ...

 

ORDINANZA DI RIMESSA IN PRISTINO DI ABUSO EDILIZIO E OBBLIGO DI COMUNICAZIONE AVVIO PROCEDIMENTO: CONSIGLIO DI STATO, VI, 07/10/22 N° 8613

24/09/2020 - La legge 241/1990 dopo le modifiche della Legge  Semplificazioni — Segretari Comunali Vighenzi

LA EMISSIONE DI ORDINANZA DI RIMESSA IN PRISTINO DI ABUSO EDILIZIO DEVE ESSERE PRECEDUTA DALLA COMUNICAZIONE DI AVVIO DEL PROCEDIMENTO EX ART. 7 L. 241/90?

L’art. 7  “Comunicazione di avvio del procedimento” della L. 241/90 “Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi” recita:

“1.  Ove non sussistano ragioni di impedimento derivanti da particolari esigenze di celerità del procedimento, l’avvio del procedimento stesso è comunicato, con le modalità previste dall’articolo 8, ai soggetti nei confronti dei quali il provvedimento finale è destinato a produrre effetti diretti ed a quelli che per legge debbono intervenirvi. Ove parimenti non sussistano le ragioni di impedimento predette, qualora da un provvedimento possa derivare un pregiudizio a soggetti individuati o facilmente individuabili, diversi dai suoi diretti destinatari, l’amministrazione è tenuta a fornire loro, con le stesse modalità, notizia dell’inizio del procedimento.

2.  Nelle ipotesi di cui al comma 1 resta salva la facoltà dell’amministrazione di adottare, anche prima della effettuazione delle comunicazioni di cui al medesimo comma 1, provvedimenti cautelari.”.

La risposta è NEGATIVA, stante il carattere DOVEROSO e VINCOLATO del provvedimento emesso ed è stata fornita dal CONSIGLIO STATO, VI, 07/10/22 N° 8613  il quale, riportando con dovizia numerose precedenti pronunce, sottolinea come “…la giurisprudenza amministrativa interpreta le norme in materia di partecipazione procedimentale, non in senso formalistico, bensì avendo riguardo all’effettivo e oggettivo pregiudizio che la sua inosservanza abbia causato alle ragioni del soggetto privato nello specifico rapporto con la pubblica amministrazione.

Ne deriva che l’omissione della comunicazione di avvio del procedimento non cagiona l’automatica illegittimità del provvedimento finale qualora possa trova applicazione l’art. 21-octies, comma 2, della stessa legge, secondo cui non è annullabile il provvedimento per vizi formali non incidenti sulla sua legittimità sostanziale e il cui contenuto non avrebbe potuto essere differente da quello in concreto adottato, poiché detto art. 21-octies, attraverso la dequotazione dei vizi formali dell’atto, mira a garantire una maggiore efficienza all’azione amministrativa, risparmiando antieconomiche ed inutili duplicazioni di attività, laddove il riesercizio del potere non potrebbe comunque portare all’attribuzione del bene della vita richiesto dall’interessato (cfr., tra le tante, Cons. Stato, Sez. II, 18 marzo 2020 n. 1925, 12 febbraio 2020 n. 1081 e 17 settembre 2019 n. 6209; Sez. III, 19 febbraio 2019 n. 1156; Sez. IV, 11 gennaio 2019 n. 256 e 27 settembre 2018 n. 5562).

Delineato tale quadro generale, si rileva che il diniego di sanatoria è atto vincolato, cosicché la mancata comunicazione del preavviso di diniego non comporta, in base al principio di cui al su citato art. 21-octies, comma 2, primo periodo, effetti vizianti ove il Comune non avrebbe potuto emanare provvedimenti differenti (cfr. Cons. Stato, Sez. IV, 10 maggio 2012 n. 2714).

Trattasi di coordinate ermeneutiche incentrate sul carattere doveroso e vincolato della sanzione edilizia, conseguente alla realizzazione di opere eseguite in assenza o in difformità del titolo edilizio, che è stato definitivamente riconosciuto dalla Adunanza plenaria del Consiglio di Stato nella sentenza 17 ottobre 2017 n. 9, sicché, proprio in ragione di tale caratteristica è stato ancora, recentemente, esclusa la necessità di comunicare l’avvio del relativo procedimento al destinatario (cfr., ancora e tra le molte, Cons. Stato, Sez. VI, 27 gennaio 2022 n. 1953 e 18 gennaio 2022 n. 311). …”

Giovanni Paris

RIFIUTO DI ACCERTAMENTO DEL TASSO ALCOLEMICO E OBBLIGO AVVISO ASSISTENZA DIFENSORE: CASS. PEN., IV, 18/10/22 N° 39134

Misure di sicurezza, se mancano il lavoratore può rifiutare la prestazione

L’OBBLIGO DI DARE AVVISO AL CONDUCENTE DELLA FACOLTA’ DI FARSI ASSISTERE DA UN DIFENSORE PER SVOLGERE LA PROVA DI ACCERTAMENTO DEL TASSO ALCOLEMICO SUSSISTE ANCHE NEL CASO DI RIFIUTO DI SOTTOPORSI ALLO STESSO?

Sulla questione è stato pubblicato un precedente articolo dal titolo “OBBLIGO AVVISO ASSISTENZA DIFENSORE PER ACCERTAMENTO TASSO ALCOLEMICO ANCHE IN CASO DI RIFIUTO?”,

nel quale si riportavano, tra l’altro, due provvedimenti, Corte di Cassazione Penale sez. VII 15/4/2022 n. 14878 e  Corte di Cassazione Penale sez. IV 10/5/2022 n. 18404 (scarica e leggi) per le quali l’obbligo di fornire avviso al conducente della facoltà di farsi assistere da un difensore per lo svolgimento dell’accertamento del tasso alcolemico non sussiste in caso di rifiuto di sottoporsi all’accertamento.

L’orientamento si conferma con la sentenza Cass. Pen., IV, 18/10/22 n° 39134. la quale ricorda che è stato “…reiteratamente ribadito, con pronunce anche recenti, che l’obbligo di dare avviso al conducente della facoltà di farsi assistere da un difensore per l’attuazione dell’alcoltest non sussiste in caso di rifiuto di sottoporsi all’accertamento, in quanto la presenza del difensore è funzionale a garantire che l’atto in questione, in quanto non ripetibile, sia condotto nel rispetto dei diritti della persona sottoposta alle indagini…”,

sottolineando che

“…l’avvertimento ex art. 114 disp. att, cod. proc. pen. è previsto nell’ambito del procedimento volto a verificare la presenza dello stato di ebbrezza, e l’eventuale presenza del difensore è finalizzata a garantire che il compimento dell’atto in questione, in quanto a sorpresa e non ripetibile, venga condotto nel rispetto dei diritti della persona sottoposta alle indagini. Il procedimento, in altri termini, è certamente in corso allorquando si registra il rifiuto dell’interessato di sottoporsi all’alcoltest ma a questo punto, e nel momento stesso del rifiuto, viene integrato il fatto reato sanzionato dall’art. 186, comma 7, cod. strada. …”,

ma la sentenza si palesa di particolare interesse ed importanza per il preciso richiamo a diverse disposizioni del Codice della Strada e del suo Regolamento con loro interpretazione che depone per la tesi sostenuta, infatti si osserva che

“…l’art. 354 cod. proc. pen., riguardante gli accertamenti urgenti demandati alla polizia giudiziaria, laddove adopera la locuzione «nel procedere al compimento degli atti», indica chiaramente il momento in cui ci si accinge a compiere l’atto, nella specie di rilevazione dell’alcolennia mediante etilometro, e perciò, se ci si sta apprestando a compiere l’atto, significa che l’interessato vi abbia acconsentito. Il rifiuto eventuale – e con esso il reato istantaneo di cui all’art. 186, comma 7, cod. strada — è da considerarsi che avvenga in un momento antecedente. …”,

richiamando altresì

“…il testo dell’art. 379, comma 3, del Regolamento di esecuzione ed attuazione del codice della strada, nel quale, disponendo sull’accertamento della guida in stato di ebbrezza e sulle modalità di verbalizzazione da parte degli operanti, si prevede che «Nel procedere ai predetti accertamenti, ovvero qualora si provveda a documentare il rifiuto opposto dall’interessato, resta fermo in ogni caso il compito dei verbalizzanti di indicare nella notizia di reato, ai sensi dell’articolo 347 del codice di procedura penale, le circostanze sintomatiche dell’esistenza dello stato di ebbrezza, desumibili in particolare dallo stato del soggetto e dalla condotta di guida». …”,

concludendo che

“…La lettera della norma, che chiarisce le modalità di effettuazione del test (misurazione della concentrazione di alcool nell’area alveolare, a mezzo di due prove a distanza di almeno cinque minuti), chiarisce, altresì, attraverso l’utilizzo della congiunzione disgiuntiva «ovvero», l’alternativa fra l’ipotesi dell’accertamento e quella del rifiuto, sicché se si deve dare atto delle circostanze sintomatiche «Nel procedere agli accertamenti» ovvero in caso di «rifiuto opposto dall’interessato», significa che il rifiuto precede l’inizio del compimento dell’atto, cui è rivolto il procedimento, e per il quale deve realizzarsi la garanza difensiva prevista dall’art. 114 disp. att. cod. proc. pen. …”.

Per quanto sopra argomentato “…l’obbligo di dare avviso non ricorre allorquando il conducente abbia rifiutato di sottoporsi all’accertamento etilometrico, essendo il reato perfezionato nel momento stesso dell’espressione della volontà di sottrarsi all’atto assistito dalla garanzia dell’avviso di farsi assistere da un difensore. …”.

Giovanni Paris

PROVA DOCUMENTALE E IMMAGINI DA “GOOGLE EARTH”: CASS. PEN., III, 17/10/22 N° 39087

Valle dei Casali - Roma: Abusi edilizi in grande stile nella Valle dei  Casali

LE IMMAGINI TRATTE DA “GOOGLE EARTH” COSTITUISCONO PROVA DOCUMENTALE IDONEA E UTILIZZABILE AI FINI DELL’ACCERTAMENTO DELLA REALIZZAZIONE DI UN ABUSO EDILIZIO?

Il Codice di Procedura Penale in tema di prove prevede

all’art. 189 “Prove non disciplinate dalla legge”

“1. Quando è richiesta una prova non disciplinata dalla legge, il giudice può assumerla se essa risulta idonea ad assicurare l’accertamento dei fatti e non pregiudica la libertà morale della persona. Il giudice provvede all’ammissione, sentite le parti sulle modalità di assunzione della prova.”

e all’art. 234 “Prova documentale”

“1. E’ consentita l’acquisizione di scritti o di altri documenti che rappresentano fatti, persone o cose mediante la fotografia, la cinematografia, la fonografia o qualsiasi altro mezzo.

2. Quando l’originale di un documento del quale occorre far uso è per qualsiasi causa distrutto, smarrito o sottratto e non è possibile recuperarlo, può esserne acquisita copia.

3. E’ vietata l’acquisizione di documenti che contengono informazioni sulle voci correnti nel pubblico intorno ai fatti di cui si tratta nel processo o sulla moralità in generale delle parti, dei testimoni, dei consulenti tecnici e dei periti.”.

Cosa è un DOCUMENTO?

Esso non è costituito solo da un atto scritto, ma è documento una foto, un filmato, una riproduzione sonora, ecc., documento è tutto ciò che incorpora una attività svolta o un fatto, è la veste esterna di un atto o un fatto, la forma tangibile che assume il compimento di un atto e offre la rappresentazione di fatti, persone e cose.

Il caso è stato affrontato da Cass. Pen., III, 17/10/22 n° 39087 (scarica e leggi) per la quale “…i rilievi di Google Earth rappresentano solo uno degli elementi della complessiva valutazione del Tribunale, deve osservarsi che il richiamo valorizzato dai giudici dell’impugnazione cautelare appare legittimo, avendo questa Corte precisato (Sez. 3, n. 48178 del 15/09/2017, Rv. 271313) che, in tema di prove, i fotogrammi scaricati dal sito internet “Google Earth”, costituiscono prove documentali pienamente utilizzabili ai sensi dell’articolo 234, comma 1, cod. proc. pen. o 189 cod. proc. pen., in quanto rappresentano fatti, persone o cose, essendo ben diversa, ovviamente, la questione relativa alla valutazione del loro contenuto e alla corrispondenza al vero di quanto in essi rappresentato…”.

Si leggano nello stesso senso anche Cass. Pen., III, 20/10/20 n° 37611  e  Cass. Pen., II, 26/10/21 n° 45900.

Quindi le immagini di “Google Earth” sono considerate documenti, acquisibili e valutabili dal giudice nella loro capacità di fornire certezza di un fatto e del suo modo di essere e potranno costituire “prova”, che sarà posta a fondamento del convincimento del giudice che verrà espresso nella sentenza. 

Giovanni Paris

MATERIALE DI STUDIO E OPERATIVO SULL’OMICIDIO STRADALE – L. 23/03/16 N° 41

La L. 23 marzo 2016 n° 41 ha introdotto la nuova disciplina dell’omicidio stradale e delle lesioni stradali innovando in modo significativo alcune disposizioni sia di carattere sostanziale che di carattere processuale.

Si propongono una serie di pubblicazioni e tesi di laurea sull’argomento.

TESI DOTT.SSA MARA BASEI – “LA SCENA DEL CRIMINE NELL’OMICIDIO STRADALE”

PUBBLICAZIONE DOTT.SSA ANTONIA MENGHINI – “L’OMICIDIO STRADALE Scelte di politica criminale e frammentazione del sistema”

TESI DOTT. NICOLA PISTILLI – “La colpa stradale Un’indagine dogmatica”

PUBBLICAZIONE DOTT. ADELMO MANNA DOTT. VITO PLANTAMURA – “I REATI DI OMICIDIO TRA TEORIA E PRASSI”

TESI DOTT. ALESSANDRO CECERE “I nuovi reati di omicidio e lesioni stradali tra vecchie questioni e nuovi scenari applicativi”

Si riportano inoltre di seguito le linee operative/guida sull’applicazione della L. 41/16 che diverse Procure hanno emanato a ridosso dell’entrata in vigore della novità normativa (elenco in ordine alfabetico).

1 PROCURA AOSTA 22/07/16     

2 PROCURA BERGAMO 19/05/16     

3 PROCURA BRESCIA 16/09/16

4 PROCURA FERMO 08/06/16

5 PROCURA FIRENZE 08/06/16     

6 PROCURA GENOVA     

7 PROCURA GROSSETO 03/06/16

8 PROCURA LECCO 07/07/16

9 PROCURA MACERATA 09/06/16     

10 PROCURA MILANO 21/04/16

11 PROCURA RIMINI 11/04/16

12 PROCURA SANTA MARIA CAPUA VETERE 05/04/16     

13 PROCURA SIENA 29/04/16

14 PROCURA SONDRIO 21/04/16     

15 PROCURA TORINO 14/06/16

16 PROCURA TRENTO 29/03/16     

17 PROCURA UDINE 31/03/16

18 PROCURA UDINE 16/06/16   

19 PROCURA VELLETRI 11/05/16    

20 PROCURA VELLETRI 06/06/16

 

Giovanni Paris

 

RESPONSABILITA’ DETENTORE PER AGGRESSIONE DEL CANE: CASS. PEN., IV, 03/10/22 N° 37183

Cane malato accusato di aggressione, salvato dalla testimonianza del  veterinario

Con l’art. 672 c.p. “Omessa custodia e mal governo di animali, posto a tutela della incolumità pubblica, il nostro ordinamento giuridico prevede, in materia di tenuta e conduzione di animali pericolosi, applicabile anche ai cani,  che:

“Chiunque lascia liberi, o non custodisce con le debite cautele, animali pericolosi da lui posseduti, o ne affida la custodia a persona inesperta, è punito con la sanzione amministrativa da euro 25 a euro 258.

Alla stessa sanzione soggiace:

1. chi, in luoghi aperti, abbandona a se stessi animali da tiro, da soma o da corsa, o li lascia comunque senza custodia, anche se non siano disciolti, o li attacca o conduce in modo da esporre a pericolo l’incolumità pubblica, ovvero li affida a persona inesperta;

2. chi aizza o spaventa animali, in modo da mettere in pericolo l’incolumità delle persone.”

La fattispecie costituisce illecito amministrativo a seguito della depenalizzazione avvenuta ad opera dell’art. 33 della L. 689/81.

E’ illecito di pericolo, realizzabile con condotta omissiva o commissiva, il bene giuridico tutelato è la incolumità pubblica, per quanto riguarda il soggetto attivo si sottolinea che le fattispecie connotano un illecito “proprio” facendo riferimento alla qualità di “possessore” e/o “detentore“, quindi non necessariamente “proprietario”, mentre solo l’ipotesi di cui al n° 2. del comma 2 è di applicabilità generale a qualsiasi soggetto.

Per la configurabilità della violazione non occorre verificare che vi sia stata un’aggressione o che sia sorto un pericolo effettivo per l’incolumità pubblica, questo perché la norma considera la pericolosità intrinseca collegata alla natura dell’animale.

Se vi è stata effettiva aggressione e quindi il pericolo si è tramutato in danno alle persone, il responsabile risponde del reato di lesioni o omicidio colposo.

Di tale ultima situazione si è occupata Cass. pen, IV, 03/10/22 n° 37183 (scarica eleggi), la quale, trattando il caso di aggressione con lesioni alla persona da parte di un cane, ha chiaramente indicato come la responsabilità penale non presuppone necessariamente che l’autore sia proprietario dell’animale e illustrato le condizioni per poterla riconoscere, richiamando “…..consolidato principio di diritto secondo cui l’obbligo di custodia di un animale sorge ogni qualvolta sussista una relazione di semplice detenzione, anche solo materiale e di fatto, tra un certo soggetto e un animale, non essendo necessario un rapporto di proprietà in senso civilistico…”,

sottolineando che “…il trovarsi ad una certa distanza dall’animale del quale si ha la gestione, lungi dal costituire un motivo di esonero dalla responsabilità, integra un profilo di colpa, poiché il porsi nell’impossibilità di controllare un cane, dopo averlo lasciato senza museruola, costituisce senz’altro negligenza e imprudenza. Dunque l’affermazione…secondo cui…si trovava ad una distanza di circa 100 metri dai cani, intenta a conversare con un’altra persona, e quindi nell’impossibilità di intervenire in tempo utile per impedire l’aggressione, lungi dal costituire una giustificazione, vale ad ammettere un profilo di colpa. …”,

in quanto “…In presenza di altre persone occorre sempre adottare cautele idonee a evitare il pericolo che il cane possa assalire i terzi e quindi portare l’animale al guinzaglio e munirlo di museruola, senza che abbia rilievo alcuno che ci si trovi in aperta campagna e che non si tratti di zona abitualmente frequentata da persone, poiché è proprio la presenza di terzi nella specifica occasione in cui ci si trova a transitare con il cane, e non in generale, a determinare la necessità di cautela…”,

sottolineando che “…l’obbligo di protezione e controllo si estende ai comportamenti imprudenti altrui in quanto la colpa della vittima che tenga un comportamento imprudente può, al più, concorrere con quella del garante ma non eliderla…”.

Si legga anche l’articolo AMBITO APPLICAZIONE ART. 672 C.P. “OMESSA CUSTODIA E MAL GOVERNO DI ANIMALI”

Giovanni Paris

ABBRUCIAMENTO DEGLI SCARTI VEGETALI

Rischio incendi, prorogato al 15 aprile il divieto di abbruciamenti -  Notizie | TVL TV Libera

DOMANDE:

1) Quando possono essere bruciati gli scarti vegetali derivanti dalla normale pratica agricola? 

2) Quali sono i soggetti che possono essere ammessi all’utilizzo di questa procedura?

3) Quando possono essere bruciati gli scarti vegetali derivanti dalla manutenzione del verde? 

RISPOSTE:

1) Per la prima casistica si riporta sotto il disposto dell’art. 182, comma 6 bis del D.Lgs 152/06.

2) Possono avvalersi di questa procedura esclusivamente coloro che sono classificati giuridicamente (iscritti alla C.C.I.A.A) con la qualifica di Imprenditore agricolo e dispongano di almeno un  ettaro (1 ha) di terreno agricolo per ogni tre metri steri/giorno (misura agronomica che significa, a grandi linee vuoto per pieno), a condizione che gli scarti derivanti dalla combustione vengano riutilizzati come “ammendanti agrari” in sostituzione dei concimi sintetici.

3) Per coloro che praticano per professione la manutenzione del verde pubblico e/o privato, questa deroga è esclusa.

In questi casi coloro che procedono all’abbruciamento di questi scarti incorrono in tre sanzioni:

a) illecito smaltimento di rifiuti (art. 208 e/o 216 sanzionato dall’art. 256 del D.Lgs 152/06);

b) violazione dell’art. 269, sanzionato dall’art. 279 del D.Lgs 152/06, per aver immesso fumi in atmosfera in assenza della specifica autorizzazione;

c) violazione art. 674 C.P. “Getto pericoloso di cose”.

La disposizione normativa che viene affrontata è costituita dalle integrazioni apportate all’articolo 182 del summenzionato D. Lgs. 152/06, in particolare l’aggiunta del comma 6-bis (attività di raggruppamento e abbruciamento in piccoli cumuli e in quantità giornaliere non superiori a tre metri steri per ettaro). Con tale modifica integrativa il Legislatore ha inteso ratificare una pratica operativa adottata dagli imprenditori agricoli da tempo; verrebbe da pensare che questa procedura di disfarsi degli scarti di potatura rientri fra quelle che il nostro ordinamento giuridico ha inteso inserire fra: usi, costumi e consuetudini. Una modalità d’intervento la quale sembrerebbe possedere i principi ispiratori dell’ordinamento giuridico poiché fra le “Fonti del Diritto” rientrano a pieno titolo anche usi, costumi e consuetudine. Ciò detto, per quanto riguarda questa particolare gestione degli scarti vegetali derivanti dalla normale pratica agricola, vanno comunque fatte salve le disposizioni di tipo generale relativamente ai periodi di massimo rischio per gli incendi boschivi, dichiarati dalle regioni, unitamente alle disposizioni impartite dai comuni e le altre amministrazioni competenti. Questi possono differire o vietare la combustione del materiale di cui al presente comma all’aperto e in tutti i casi in cui sussistono condizioni meteorologiche, climatiche o ambientali sfavorevoli nonché, in tutti i casi in cui, da tale attività, possano derivare rischi per la pubblica e privata incolumità e per la salute   umana, con   particolare riferimento al rispetto dei livelli annuali delle polveri sottili (PM10)

Di seguito si riporta integralmente la disposizione normativa (art. 182 comma 6 bis del D. Lgs 152/06).

“Le attività di raggruppamento e abbruciamento in piccoli cumuli e in quantità giornaliere non superiori a tre metri steri per ettaro dei materiali vegetali di cui all’art. 185, comma 1, lett. f), effettuate nel luogo di produzione, costituiscono normali pratiche agricole consentite per il reimpiego dei materiali come sostanze concimanti o ammendanti e non attività di gestione rifiuti.

Nei periodi di massimo rischio per gli incendi boschivi, dichiarati dalle Regioni, la combustione dei residui vegetali agricoli e forestali è sempre vietata.

I Comuni e le altre amministrazioni competenti in materia ambientale hanno la facoltà di sospendere, differire o vietare la combustione del materiale  di cui al presente comma  all’aperto in tutti i casi in cui sussistono  condizioni meteorologiche, climatiche o ambientali sfavorevoli  e in tutti i casi in cui da tale attività possono derivare rischi per la pubblica e privata incolumità e per la salute umana, con particolare  riferimento al rispetto dei livelli annuali delle polveri sottili (PM10).”

Allegato: DOCUMENTAZIONE FOTOGRAFICA ABBRUCIAMENTO

Alberto Casoni - Perito Industriale - ex responsabile ...

Dott. Alberto Casoni

Docente APL Marche “Ambiente”

AVVISO ORALE DI ASSISTENZA DI DIFENSORE NON RISULTANTE DA VERBALE E PROVA ACCERTAMENTO TASSO ALCOLEMICO: CASS. PEN., IV, 15/09/22 N° 33985

attenzione • Succede in Italia

LA MANCATA VERBALIZZAZIONE DELL’AVVISO ALLA PERSONA SOTTOPOSTA A PROVA DEL TASSO ALCOLEMICO DELLA FACOLTA’ DI FARSI ASSISTERE DA DIFENSORE DI FIDUCIA, QUINDI DATO SOLO ORALMENTE, INVALIDA L’ATTO DI ACCERTAMENTO?

La situazione sopra descritta sicuramente è frutto di un “infortunio di percorso” nella quale alla sostanza, l’avvenuto avviso obbligatorio per legge, non è seguita la forma, la verbalizzazione dello stesso nel verbale, sappiamo che la forma è anche sostanza, ma l’atto può essere salvaguardato?

Interessante ed importante pronunciamento della Suprema Corte con CASS. PEN., IV, 15/09/22 N° 33985 , la quale si è occupata principalmente di rispondere alla questione relativa all’obbligo di fornire l’avviso ex art. 114 disp. att. c.p.p in caso richiesta di accertamento del tasso alcolemico con rifiuto del soggetto e l’esito è stato quello di affermare che “…é ormai granitico ed é qui condiviso – stante la stretta ed esclusiva funzionalità dell’avviso ex art. 114 disp.att. cod. proc. pen. all’effettiva esecuzione di un accertamento tecnico non ripetibile – l’indirizzo giurisprudenziale in base al quale l’obbligo di dare avviso al conducente della facoltà di farsi assistere da un difensore per l’attuazione dell'”alcoltest” non sussiste in caso di rifiuto di sottoporsi all’accertamento, in quanto la presenza del difensore é funzionale a garantire che l’atto in questione, in quanto non ripetibile, sia condotto nel rispetto dei diritti della persona sottoposta alle indagini…”.

Di ciò ci occupammo in un recente articolo OBBLIGO AVVISO ASSISTENZA DIFENSORE PER ACCERTAMENTO TASSO ALCOLEMICO ANCHE IN CASO DI RIFIUTO?

La sentenza si palesa importante però perché argomenta che l’avviso in discussione, anche se non verbalizzato, ma comunque dato verbalmente, può essere considerato come dato e valido:  “…l’avviso de quo, benché non verbalizzato, risulta comunque dato verbalmente al ricorrente, come risulta dalla motivazione della sentenza impugnata, che si diffonde ampiamente nell’illustrare le ragioni a sostegno di quanto riferito al riguardo dai militari operanti: e ciò soddisfa comunque le condizioni previste, a fini probatori, in ordine all’effettività dell’avviso medesimo, atteso che la prova dell’avvenuto adempimento dell’obbligo di dare avviso alla persona sottoposta ad esame alcolimetrico della facoltà di farsi assistere da difensore di fiducia, ove non risultante dal verbale, può essere data mediante la deposizione dell’agente operante, spettando al giudice valutare, fornendone rigorosa motivazione, la precisione e completezza della testimonianza, le ragioni della mancata verbalizzazione dell’avviso e la tempestività dell’avvertimento…“.

L’attività svolta può essere resa salva, ma condizionata alla valutazione del giudice, quindi non vi è certezza assoluta dell’esito, pertanto bisogna evitare tale situazione e prestare massima attenzione.

Giovanni Paris

ACCERTAMENTO TASSO ALCOLEMICO ED AVVISO DI ASSISTENZA DI DIFENSORE A SOGGETTO UBRIACO: CASS. PEN., IV, 26/09/22 N° 36048

Ubriaco al volante provoca incidente: denuncia e patente ritirata - La  Provincia

SI PUO’ PROCEDERE ALLA PROVA DI ACCERTAMENTO DEL TASSO ALCOLEMICO NEL CASO IN CUI IL SOGGETTO CHE DEVE ESSERVI SOTTOPOSTO E’ IN UN TALE STATO PSICO-FISICO DA NON COMPRENDERE L’AVVISO CHE L’ORGANO DI POLIZIA GLI FORNISCE IN ORDINE ALLA FACOLTA’ CHE HA DI FARSI ASSISTERE DA DIFENSORE DI FIDUCIA?

La questione è stata affrontata dalla Suprema Corte CASS. PEN., IV, 26/09/22 N° 36048. (scarica e leggi)

Prima di riportare l’esito del giudizio un breve riepilogo normativo.

L’accertamento mediante l’utilizzo dell’etilometro, per le sue caratteristiche e per la sua finalità di investigazione e di assicurazione delle fonti di prova, si classifica come controllo sulla persona e rientra nella categoria degli “atti di urgenza” o “atti a sorpresa”.

Dal punto di vista processuale tale accertamento si inquadra nell’ambito degli accertamenti urgenti sulle persone che, ai sensi dell’art. 354, comma 3, c.p.p., sono sempre consentiti agli organi di polizia giudiziaria anche di iniziativa.

L’art. 356 c.p.p. prevede che il difensore della persona nei cui confronti vengono svolte le indagini ha la facoltà di assistervi, senza diritto di essere preventivamente avvisato.

L’ograno di polizia giudiziaria procedente però ai sensi dell’art. 114 disp. att. c.p.p. ha l’obbligo di avvertire la persona che viene sottoposta alla prova mediante etilometro che, in qualità di persona sottoposta alle indagini, ha la facoltà di farsi assistere dal difensore di fiducia.

L’avvertimento va fatto verbalmente, ma va trasfuso nel corpo del verbale che si va a redigere.

La mancata indicazione del difensore di fiducia da parte del soggetto indagato non pregiudica pero’ la possibilità di procedere all’accertamento, così come si procede ugualmente all’accertamento senza dover aspettare l’arrivo del difensore pur essendo stata effettuata la sua indicazione.

Ritornando al quesito la risposta è AFFERMATIVA.

La Corte nella sentenza sopra citata ha affermato che “…Nel caso in cui la polizia giudiziaria compia di iniziativa gli accertamenti urgenti sulle persone (sui luoghi e sulle cose) previsti dall’art. 356 cod. proc. pen., l’imputato (Sic!!) non deve essere avvisato ai sensi dell’art. 114 disp. att. cod. proc. pen. della facoltà di farsi assistere da un difensore. Si tratta di previsione volta a garantire il controllo da parte del difensore della correttezza dell’operato della polizia giudiziaria. L’avviso, come ovvio, per potere esplicare la sua funzione, presuppone che il soggetto che ne è destinatario sia in condizione tale da poterne comprendere il significato e decidere di conseguenza se avvalersi o meno della relativa facoltà. Nelle ipotesi in cui il soggetto destinatario dell’avviso si trovi in condizione tale da non poter comprendere quanto gli viene detto, tuttavia, l’atto, proprio perché urgente, non può essere differito, pena il vanificarsi dello scopo a cui è preordinato. Per tale ragione la Corte di Cassazione ha già avuto modo di precisare, in tema di guida in stato di ebbrezza alcolica, che non è configurabile a carico della polizia giudiziaria operante l’obbligo di attendere che l’interessato sia in stato psicofisico tale da poter comprendere l’avviso della facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia nel compimento dell’alcoltest, trattandosi di atto urgente ed indifferibile, il cui esito, essendo legato al decorso del tempo, può essere compromesso definitivamente dall’attesa suddetta, sicché in casi di tal fatta l’avviso può essere pretermesso...”.

Giovanni Paris

FORZE DI POLIZIA, FORZE ARMATE E POLIZIA LOCALE: CASS. PEN., I, 22/09/22 N° 35328

Importanti novità pensioni militari e forze di polizia: il governo  riconosce la specificità con misure compensative ed integrative - INFODIFESA

LA POLIZIA LOCALE FA PARTE DELLE FORZE DI POLIZIA? RIENTRA TRA LE FORZE ARMATE?

Sappiamo che il diritto, come altre branche del sapere, è materia tecnica ed in quanto tale sconta l’uso di terminologie ed espressioni tecniche che hanno un preciso significato tecnico, ma alle quali, nell’uso quotidiano, sovente viene attribuito un significato che si discosta da quello autentico e corretto.

Uno di questi casi riguarda l’espressione “Forze di Polizia”, la quale qualifica una serie di organismi che svolgono particolari funzioni di polizia e specificamente attività di POLIZIA DI SICUREZZA, categoria facente parte della POLIZIA AMMINISTRATIVA.

Ricordiamo che la POLIZIA AMMINISTRATIVA è l’attività della Pubblica Amministrazione che si attua attraverso misure preventive e repressive in modo tale che dall’attività dei privati non derivino danni sociali e siano osservati gli obblighi, i divieti e le limitazioni imposti dalla legge all’attività dei singoli.

La polizia amministrativa (genus) si può ulteriormente distinguere (species) in POLIZIA AMMINISTRATIVA IN SENSO STRETTO  e POLIZIA DI SICUREZZA.

La polizia amministrativa in senso stretto si suddivide in categorie (settori) a seconda degli interessi pubblici tutelati e delle materie trattate.

Avremo quindi, ad esempio, la polizia:

  • edilizia,
  • commerciale,
  • tributaria,
  • annonaria,
  • stradale.

Rileva in particolar modo all’interno della categoria polizia amministrativa la polizia di sicurezza per la tipologia di interessi pubblici tutelati quali l’ordine pubblico, la sicurezza pubblica, l’incolumità dei cittadini, la proprietà (v. art. 1 T.U.L.P.S.).

Il riferimento normativo relativo alle “Forze di Polizia” lo troviamo nell’art. 16 “Forze di polizia” della L. 121/81 “Nuovo ordinamento dell’Amministrazione della pubblica sicurezza”:

“Ai fini della tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, oltre alla polizia di Stato sono forze di polizia, fermi restando i rispettivi ordinamenti e dipendenze:
a) l’Arma dei carabinieri, quale forza armata in servizio permanente di pubblica sicurezza;
b) il Corpo della guardia di finanza, per il concorso al mantenimento dell’ordine e della sicurezza pubblica (24).
Fatte salve le rispettive attribuzioni e le normative dei vigenti ordinamenti, sono altresì forze di polizia e possono essere chiamati a concorrere nell’espletamento di servizi di ordine e sicurezza pubblica il Corpo degli agenti di custodia e il Corpo forestale dello Stato. …”

Quindi nell’ambito complessivo degli organi che svolgono funzioni di polizia rilevano le FORZE DI POLIZIA propriamente dette come individuate dall’art. 16 della L 121/81 sopra riportato e che sono:

  • la POLIZIA DI STATO,
  • l’ARMA DEI CARABINIERI,
  • la GUARDIA DI FINANZA,
  • la POLIZIA PENITENZIARIA,
  • il CORPO FORESTALE DELLO STATO.

La disposizione normativa deve tener conto del DECRETO LEGISLATIVO 19/08/16 , n° 177 “Disposizioni in materia di razionalizzazione delle funzioni di polizia e assorbimento del Corpo forestale dello Stato, ai sensi dell’articolo 8, comma 1, lettera a), della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche”, ove si prevede all’art. 7. “Assorbimento del Corpo forestale dello Stato nell’Arma dei carabinieri e attribuzione delle funzioni”:

“1. Il Corpo forestale dello Stato è assorbito nell’Arma dei carabinieri, la quale esercita le funzioni già svolte dal citato Corpo previste dalla legislazione vigente alla data di entrata in vigore del presente decreto…”

L’elencazione posta dall’art. 16 della L. 121/81 è tassativa e gli altri organi che pure svolgono funzioni di polizia non possono qualificarsi come “Forze di Polizia”.

Per quanto sopra la Polizia Locale, pur svolgendo funzioni di polizia e dotata di una struttura organizzativa fortemente gerarchizzata, NON è Forza di Polizia.

Ancora, anche l’espressione “Forze armate” indica una specifica categoria di organismi pubblici e la Polizia Locale NON ne fa parte e l’occasione per confermare tale, risaputa, esclusione viene dalla sentenza della Cass. Pen., I, 22/09/22 n° 35328, che si è occupata del riconoscimento o meno della applicabilità dell’art. 290 cod. pen. “Vilipendio della Repubblica, delle istituzioni costituzionali e delle forze armate” per un fatto offensivo condotto contro la Polizia Locale, concludendo che “…La Polizia locale di un Comune non possiede la qualifica di ‘forza armata’ anche se sono in dotazione degli agenti della polizia municipale armi da fuoco. In Italia le forze armate sono costituite dall’Esercito, dalla Marina militare, dall’Aeronautica militare. Mentre l’Arma dei Carabinieri ha assunto tale qualifica con il D.lgs n. 297 del 05/10/00. Gli altri corpi militari dello Stato e le forze di polizia civili non possiedono tale qualifica, che costituisce elemento normativo indispensabile richiesto dalla fattispecie di cui all’art. 290 cod. pen. . Un fatto commesso con riferimento alla Polizia locale, che non è nemmeno un reparto militare, non può integrare, di conseguenza, il reato di cui all’art. 290 cod. pen.”.

Giovanni Paris

APPLICABILITA’ DELL’ ART. 109 T.U.L.P.S. ALLE CASE DI RIPOSO E ALLE CASE DI CURA

Residenza Assistenziale per Anziani Cantalupa | Residenza Serena

Abbiamo ricevuto il seguente quesito:

LE CASE DI RIPOSO E LE CASE DI CURA HANNO L’OBBLIGO DEL RISPETTO DELL’ ART. 109 T.U.L.P.S.,  DI DARE ALLOGGIO SOLO A PERSONE MUNITE DI DOCUMENTO IDENTITA’/RICONOSCIMENTO E DELL’OBBLIGO DI COMUNICAZIONE ALLA QUESTURA DELLE GENERALITA’ DEGLI ALLOGGIATI?

Il caso riveste carattere di particolarità per la tipologia delle attività sottoposte a controllo, va approfondito comunque per il diverso trattamento riservato dalla normativa vigente.

Risposta: l’art. 109 T.U.L.P.S. si applica alla case di riposo, ma non alle case di cura. 

Si riporta il contenuto dell’art. 109 T.U.L.P.S., il quale dispone che:

“1.  I gestori di esercizi alberghieri e di altre strutture ricettive, comprese quelle che forniscono alloggio in tende, roulotte, nonché i proprietari o gestori di case e di appartamenti per vacanze e gli affittacamere, ivi compresi i gestori di strutture di accoglienza non convenzionali, ad eccezione dei rifugi alpini inclusi in apposito elenco istituito dalla regione o dalla provincia autonoma, possono dare alloggio esclusivamente a persone munite della carta d’identità o di altro documento idoneo ad attestarne l’identità secondo le norme vigenti.

2.  Per gli stranieri extracomunitari è sufficiente l’esibizione del passaporto o di altro documento che sia considerato ad esso equivalente in forza di accordi internazionali, purché munito della fotografia del titolare.

3.  Entro le ventiquattr’ore successive all’arrivo, i soggetti di cui al comma 1 comunicano alle questure territorialmente competenti, avvalendosi di mezzi informatici o telematici o mediante fax, le generalità delle persone alloggiate, secondo modalità stabilite con decreto del Ministro dell’interno, sentito il Garante per la protezione dei dati personali.”.

Si deve altresì tenere conto che per le case si cura specificamente l’art. 193 Reg. Esec. T.U.L.P.S. prevede quanto segue:

“La disposizione dell’art. 109 della legge circa l’obbligo della esibizione della carta d’identità non si applica alle case od istituti di cura.

I titolari di dette case sono però obbligati alla tenuta di uno speciale registro ed alla notifica all’autorità di pubblica sicurezza delle persone ricoverate.

S’intendono per case di cura quegli istituti sanitari nei quali vengono ricoverate le persone affette da malattie in atto e, perciò, bisognevoli di speciali cure medico-chirurgiche.”.

Il decreto del Ministro dell’Interno indicato nell’art. 109/3 T.U.L.P.S. è il  D.M. 7-1-2013 “Disposizioni concernenti la comunicazione alle autorità di pubblica sicurezza dell’arrivo di persone alloggiate in strutture ricettive.” , il quale, nell’allegato tecnico, di fatto però procede ad una equiparazione delle due tipologie di strutture in ordine alla modalità di trasmissione, limitandosi ad escludere le case di cura solo dal rilievo dei dati dei documenti di identità.

Si leggano anche le F.A.Q. della Questura di Novara sul  SISTEMA INFORMATICO “ALLOGGIATI WEB” che fornisce utili indicazioni sull’applicazione della normativa vigente e che risponde anche al quesito proposto.

Si rammenta che la violazione all’art. 109 T.U.L.P.S costituisce reato, come confermato dalla recente Cass. Pen., III, 01/03/22, 7128 (scarica e leggi), la quale ricostruisce egregiamente le vicende normative che hanno avuto ad oggetto la disposizione in trattazione, la cui violazione per un lasso di tempo è stata sanzionata come illecito amministrativo, ricordando come la Corte si era già pronunciata “…affermando che l’obbligo per i gestori di esercizi alberghieri e di altre strutture ricreative di comunicare all’autorità locale di pubblica sicurezza le generalità delle persone alloggiate, entro le ventiquattro ore successive al loro arrivo, è sanzionata penalmente dalla disposizione sussidiaria di cui all’art. 17 del TULPS, avendo la legge n. 135 del 2001 riformulato la norma eliminando la sanzione amministrativa che era stata introdotta con la depenalizzazione del d.l. n. 97 del 1995…”

Giovanni Paris

NATURA GIURIDICA DELL’ORDINANZA DI DEMOLIZIONE DI COSTRUZIONE ABUSIVA: CASS. PEN., III, 06/09/22 N° 32753

L’ORDINANZA DI DEMOLIZIONE DI UN MANUFATTO ABUSIVO HA NATURA PENALE?

La risposta è negativa, come stabilito dal pronunciamento della Cass. Pen., III, 06/09/22 n°32753 (scarica e leggi) per il quale “…l’ordine di demolizione non riveste, nel nostro ordinamento, una funzione punitiva, quale elemento di pena da irrogare al colpevole, ma, diversamente, una funzione RIPRISTINATORIA del bene interesse tutelato. La ratio della previsione, infatti, non è quella di sanzionare ulteriormente (rispetto alla pena irrogata) l’autore dell’illecito, ma quella di eliminare le conseguenze dannose della condotta medesima, rimuovendo la lesione del territorio così verificatasi e ripristinando quell’equilibrio urbanistico-edilizio che i vari enti preposti – ciascuno per la propria competenza – hanno voluto stabilire, al punto che tale ordine, quando imposto dall’Autorità giudiziaria in uno con la sentenza di condanna, non si pone in rapporto alternativo con l’omologo ordine emesso dall’autorità amministrativa, ferma restando la necessità di un coordinamento tra le due disposizioni in sede esecutiva. …”.

L’ORDINANZA DI DEMOLIZIONE E’ SOTTOPOSTA A PRESCRIZIONE?

Ugualmente il medesimo consesso stabilisce che “…Proprio perché privo di finalità punitive, l’ordine di demolizione non è soggetto dunque alla prescrizione stabilita dall’art. 173 cod. pen. per le sanzioni penali, né alla prescrizione stabilita dall’art. 28 della legge n. 689 del 1981, che riguarda soltanto le sanzioni pecuniarie con finalità punitiva (cfr. Sez. 3, n. 41475 del 03/05/2016, Rv. 267977), per cui il decorso del tempo tra la condanna della ricorrente e l’esecuzione della demolizione non è elemento di per sé decisivo. …”.

Si vedano, tra le decisioni più recenti e nel medesimo senso, per cui è costantemente affermata, infatti, la natura amministrativa di detta sanzione, che persegue una funzione ripristinatoria e non punitiva, imposta per ragioni di tutela del territorio, come tale sottratta, sia alla disciplina dell’estinzione della sanzione per il decorso del tempo ex art. 173 cod. pen., dal momento che tale norma si riferisce alle sole pene principali e non alle sanzioni amministrative, sia all’estinzione per prescrizione quinquennale ex art. 28 legge n. 689 del 1981 propria delle sanzioni amministrative, riguardante le sole sanzioni pecuniarie con finalità punitiva, anche:

Cass. Pen, III, 31/08/22 n° 31929

Cass. Pen., III, 03/08/22 n° 30601

Cass. Pen, III, 14/04/22 n° 14554

Cass. Pen., III, 13/04/22 n° 14225

Cass. Pen. , VII, 16/03/22 n° 8785

Giovanni Paris

RESPONSABILITA’ DEL GESTORE DI UN PUBBLICO ESERCIZIO PER DISTURBO DELLA QUIETE PUBBLICA – ART. 659 C.P.: CASS. 08/09/22 N° 33096

Bergamo, "stretta" sulla movida: chiusura a mezzanotte e mezza per 9 locali  - BergamoNews

IL GESTORE DI  PUBBLICO ESERCIZIO E’ RESPONSABILE DEL DISTURBO DELLA QUIETE PUBBLICA SE QUESTO VIENE REALIZZATO DAI CLIENTI DEL LOCALE, ANCHE SE GLI SCHIAMAZZI AVVENGONO FUORI DALLO STESSO?

Art. 659 Codice Penale “Disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone”.

“Chiunque, mediante schiamazzi o rumori, ovvero abusando di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche, ovvero suscitando o non impedendo strepiti di animali, disturba le occupazioni o il riposo delle persone, ovvero gli spettacoli, i ritrovi o i trattenimenti pubblici, è punito con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a euro 309.

Si applica l’ammenda da euro 103 a euro 516 a chi esercita una professione o un mestiere rumoroso contro le disposizioni della legge o le prescrizioni dell’autorità.”

La risposta è affermativa e della questione si è occupata la Suprema Corte che ha emesso la seguente sentenza, nonostante la difesa affermasse che “...Al titolare di un’attività commerciale non può addebitarsi nessun obbligo di vigilanza degli spazi esterni al locale. Il dovere di vigilanza compete esclusivamente all’ente pubblico proprietario dell’area. Il titolare dell’attività commerciale non ha nessun potere di coercizione sugli avventori, che si trovano fuori dal suo locale. …“,  Cass. pen., sez. III, 08/09/22 n° 33096 (scarica e leggi) e nella quale si afferma che “...per la giurisprudenza di questa Corte di Cassazione il titolare di un’attività risponde per non aver impedito gli schiamazzi(Sez. 3 – , Sentenza n. 14750 del 22/01/2020 Cc., dep. 13/05/2020; Sez. F, n. 34283 del 28/07/2015 – dep. 06/08/2015; e nello stesso senso, Sez. 1, n. 48122 del 03/12/2008 – dep. 24/12/2008: risponde del reato di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone il gestore di un pubblico esercizio (nella specie, una pizzeria) che non impedisca i continui schiamazzi provocati degli avventori in sosta davanti al locale anche nelle ore notturne – La Corte ha precisato che la qualità di titolare della gestione dell’esercizio pubblico comporta l’assunzione dell’obbligo giuridico di controllare, con possibile ricorso ai vari mezzi offerti dall’ordinamento come l’attuazione dello “ius excludendi” e il ricorso all’autorità, che la frequenza del locale da parte degli utenti non sfoci in condotte contrastanti con le norme poste a tutela dell’ordine e della tranquillità pubblica. …“.

Giovanni Paris

DANNEGGIAMENTO DI MANIFESTI POLITICI E/O ELETTORALI: REATO O ILLECITO AMMINISTRATIVO?

Strappava manifesti elettorali. 'Vandalo' denunciato a Vaglia

COSTITUISCE VIOLAZIONE DI LEGGE IL COMPORTAMENTO DI LACERARE, STACCARE O RENDERE COMUNQUE INSERVIBILI I MANIFESTI POLITICI O DI PROPAGANDA ELETTORALE?

Il dissenso politico può a volte manifestarsi anche attraverso le azioni sopra descritte. Cosa prevede il nostro ordinamento giuridico? Costituiscono esse violazione di legge?

La risposta è AFFERMATIVA, ma dobbiamo fare delle distinzioni in ordine alla normativa applicabile.

Andiamo con ordine.

La tutela giuridica si manifesta in due modi diversi e con la applicazione di due diverse disposizioni normative e ciò in relazione al momento in cui avviene la affissione:

  • se questa avviene nel periodo previsto e disciplinato dalla L. 04/04/56 n° 212 “Norme per la disciplina della propaganda elettorale”,
  • se invece avviene in un periodo diverso da quello previsto per le consultazioni elettorali disciplinato dalla legge sopra citata.

PRIMA SITUAZIONE

L’art. 8 della L. L. 04/04/56 n° 212 “Norme per la disciplina della propaganda elettorale” prevede che:

“Chiunque sottrae o distrugge stampati, giornali murali od altri, o manifesti di propaganda elettorale previsti dall’art. 1, destinati all’affissione o alla diffusione o ne impedisce l’affissione o la diffusione ovvero stacca, lacera o rende comunque illeggibili quelli già affissi negli spazi riservati alla propaganda elettorale a norma della presente legge, o, non avendone titolo, affigge stampati, giornali murali od altri o manifesti negli spazi suddetti è punito con la reclusione fino ad un anno e con la multa da lire 100.000 a lire 1.000.000. Tale disposizione si applica anche per i manifesti delle pubbliche autorità concernenti le operazioni elettorali.”

Successivamente il comma 17 dell’art15 L. 10/12/93, n° 515 ha disposto che in caso di violazione delle disposizioni contenute nel presente articolo si applichi, in luogo delle sanzioni penali, la sanzione amministrativa pecuniaria da lire duecentomila (€ 103,00) a lire due milioni (€ 1.032,00).

L’art. 15 comma 19 della L. 515/93 ha previsto inoltre che per l’applicazione delle sanzioni amministrative pecuniarie previste per le violazioni alla L. 212/56 si applicano le disposizioni generali contenute nelle sezioni I e II del capo I della L. 689/81, salvo quanto diversamente disposto. Non si applica l’articolo 16 della medesima L. 689/81, pertanto nel verbale saranno indicati i limiti edittali con espressa indicazione che non è ammesso il pagamento in misura ridotta.

Autorità competente a cui indirizzare scritti difensivi, a ricevere il rapporto e a emettere ordinanza di arcchiviazione/ingiunzione è il Prefetto.

SECONDA SITUAZIONE

Al di fuori del periodo temporale in cui le affissioni di propaganda elettorale devono essere fatte negli appositi spazi destinati a tal scopo ai sensi della L. 212/56, è possibile la affissione di materiale di propaganda politica o elettorale negli spazi destinati alle normali affissioni. 

In tal caso nell’ipotesi di compimento delle azioni in discussione è applicabile l’art. 664 comma 2 del Codice Penale.

Art. 664 Codice Penale “Distruzione o deterioramento di affissioni”.

“Chiunque stacca, lacera o rende comunque inservibili o illeggibili scritti o disegni fatti affiggere dalle autorità civili o da quelle ecclesiastiche, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 77 a euro 464.

Se si tratta di scritti o disegni fatti affiggere da privati nei luoghi e nei modi consentiti dalla legge o dall’autorità, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 51 a euro 309.”

Tale articolo è stato modificato dall’art. 48 del D.Lgs. 30/12/99 n° 507 che ha disposto la depenalizzazione delle fattispecie illecite fino a qual momento previste come reati contravvenzionali, pertanto ora illeciti amministrativi regolati dalla L. 689/81.

Per la violazione al comma 2, di nostro interesse, è ammesso il pagamento in misura ridotta ex art. 16 L. 689/81 di una somma pari a € 102,00.

Autorità competente a cui indirizzare scritti difensivi, a ricevere il rapporto e a emettere ordinanza di arcchiviazione/ingiunzione è il Prefetto.

Importante verificare in entrambe le ipotesi se i fatti possano avere le condizioni per costituire violazione all’art. 294 del Codice Penale.

Art. 294 Codice Penale “Attentati contro i diritti politici del cittadino”.

“Chiunque con violenza, minaccia o inganno impedisce in tutto o in parte l’esercizio di un diritto politico, ovvero determina taluno a esercitarlo in senso difforme dalla sua volontà, è punito con la reclusione da uno a cinque anni.”

Giovanni Paris

CORREZIONE SCONTRINO ETILOMETRO: PROVA INVALIDA?

A seguito dell’articolo sull’ INSUFFICIENTE ESPIRAZIONE NELLA PROVA ETILOMETRO abbiamo ricevuto il seguente quesito:

LA CORREZIONE A PENNA DELL’ORARIO DELLO SCONTRINO EMESSO A SEGUITO DI PROVA ETILOMETRO DETERMINA L’INVALIDITA’ DELL’ACCERTAMENTO?

La Corte di Cassazione ha avuto più volte modo di pronunciarsi su tale fattispecie, concludendo che la correzione a penna dell’orario costituisce una mera irregolarità che non invalida la prova.

Si vedano:

Cass. Pen., IV, 20/02/17 n° 8060

Cass. Pen., IV, 11/05/17 n° 23121

Cass. Pen., VII, 18/12/18 n° 56797

Cass. Pen., VII, 22/01/20 n° 2393, nella quale possiamo leggere come “…l’esito della verifica del tasso alcolemico può essere annotato nel verbale di contestazione e può formare oggetto di testimonianza da parte degli agenti accertatorí, non essendo neppure necessario procedere alla stampa dei risultati del test (cfr. anche Sez. 4, n. 3785 del 10/10/2014 Ud. -dep. 27/01/2015- Rv. 263198). Persino l’intervento a mano effettuato da parte della Polizia giudiziaria risulta irrilevante e non mette in discussione l’efficacia degli esiti forniti dall’alcoltest (cfr. Sez. 4, n. 8060 del 20 febbraio 2017). Nel caso in esame, le correzioni apportate a mano sugli scontrini erano state necessarie a causa del mancato aggiornamento all’ora “legale” senza che ciò mettesse in dubbio la funzionalità dell’apparecchio. …”

Giovanni Paris

 

 

INSUFFICIENTE ESPIRAZIONE NELLA PROVA ETILOMETRO: CASS. PEN. 09/08/22 N° 30804

Terni, motociclista fermato con tasso alcolemico record: «Non credevo di  essere così ubriaco» // Umbria24.it

LA DICITURA “VOLUME INSUFFICIENTE” RISULTANTE DALLO SCONTRINO A SEGUITO DI PROVA ETILOMETRO DETERMINA LA INVALIDITA’ DELL’ACCERTAMENTO?

La risposta è NEGATIVA, la questione è stata oggetto di esame e decisa in tal senso da Cass. Pen., IV, 06/08/21 n° 30801,

confermata dalla recente Cass. Pen., IV, 09/08/22 n° 30804 nella quale il Supremo Consesso afferma che “…la giurisprudenza di legittimità ha invero precisato che qualora, nonostante l’insufficiente espirazione, sia stato possibile procedere al test, con risultati, peraltro, del tutto coerenti, non v’è alcuna logica ragione per negarne l’attendibilità. Invero, nonostante l’insufficienza dell’aria introdotta lo spirometro è stato, evidentemente, in grado di procedere all’analisi, che, in difetto, avrebbe ricusato con l’indicazione di non validità. …”

Ancora, “…Più recentemente a una siffatta conclusione è stato fornito un ulteriore riscontro di carattere tecnico normativo, ove la Corte ha precisato che nella disciplina relativa al funzionamento degli strumenti di misura della concentrazione di alcool nel sangue, inserita nell’allegato al D.M. 22 maggio 1990, n. 196, è presente un esplicito riferimento interpretativo. Nel testo è previsto che, qualora l’apparato non dia un inequivocabile messaggio di errore, la misurazione deve ritenersi correttamente effettuata, anche nell’ipotesi in cui compaia un “messaggio di servizio” teso ad evidenziare che l’espirazione è stata effettuata con ridotto volume di aria…“.

Giovanni Paris

LE CIRCOSTANZE ATTENUANTI DEL REATO: ART. 62 N° 2 COD. PEN. LA PROVOCAZIONE: CASS. 08/08/22 N° 30770

Vessazioni sul lavoro: come riconoscerle e difendersi

COSA SONO LE CIRCOSTANZE DEL REATO? ESISTONO DIVERSE TIPOLOGIE DI CIRCOSTANZE?

Affinchè si possa dire che ci sia reato vi deve essere la necessaria presenza di elementi senza i quali esso non viene ad esistenza, questi elementi si qualificano pertanto ESSENZIALI e sono:

  • l’elemento oggettivo (condotta + evento + nesso di causalità),
  • l’elemento soggettivo (volontà colpevole nelle forme del dolo, colpa o preterintenzione)
  • la antigiuridicità (in ossequio alla teoria della tripartizione).

Esistono o meglio possono esistere degli elementi che sono accidentali, eventuali, accessori e che non influiscono sulla esistenza del reato, ma lo vanno a qualificare nella sua complessiva realtà oggettiva concreta e che incidono sulla sua gravità o rilevano come indice della capacità a delinquere del soggetto comportando una modificazione della pena o in aumento o in diminuzione.

Questi elementi si qualificano CIRCOSTANZE  e il reato da semplice diviene circostanziato.

Anche per le circostanze vige il principio di legalità per cui necessita la espressa previsione normativa del fatto circostanziale.

Esistono diverse tipologie e classificazioni delle circostanze, una si queste le vede distinte in AGGRAVANTI ed ATTENUANTI, le quali comportano rispettivamente un aumento o una diminuzione della pena comminata per il reato base.

Art. 62 c.p.  Circostanze attenuanti comuni.

“Attenuano il reato, quando non ne sono elementi costitutivi o circostanze attenuanti speciali, le circostanze seguenti:

1. l’avere agito per motivi di particolare valore morale o sociale;

2. l’aver reagito in stato di ira, determinato da un fatto ingiusto altrui;

3. l’avere agito per suggestione di una folla in tumulto, quando non si tratta di riunioni o assembramenti vietati dalla legge o dall’autorità, e il colpevole non è delinquente o contravventore abituale o professionale, o delinquente per tendenza;

4. l’avere, nei delitti contro il patrimonio, o che comunque offendono il patrimonio, cagionato alla persona offesa dal reato un danno patrimoniale di speciale tenuità ovvero, nei delitti determinati da motivi di lucro, l’avere agito per conseguire o l’avere comunque conseguito un lucro di speciale tenuità, quando anche l’evento dannoso o pericoloso sia di speciale tenuità;

5. l’essere concorso a determinare l’evento, insieme con l’azione o l’omissione del colpevole, il fatto doloso della persona offesa;

6. l’avere, prima del giudizio, riparato interamente il danno, mediante il risarcimento di esso, e, quando sia possibile, mediante le restituzioni; o l’essersi, prima del giudizio e fuori del caso preveduto nell’ultimo capoverso dell’articolo 56, adoperato spontaneamente ed efficacemente per elidere o attenuare le conseguenze dannose o pericolose del reato.”

Tali fatti non determinano la liceità del fatto, non sono cause di giustificazione, scriminanti, ma comportano solo la comminatoria di una pena inferiore. 

Una di queste circostanze attenuanti è la cosiddetta PROVOCAZIONE, disciplinata dall’art. 62 n° 2 del c.p. che prevede la esistenza di un elemento soggettivo e un elemento oggettivo:

  • lo STATO D’IRA (elemento soggettivo) che si concretizza in un impulso emotivo irrefrenabile, incontenibile che porta alla perdita del controllo delle proprie azioni. Esso non va confuso con altre condizioni psicologiche quali odio, paura, agitazione, disperazione, risentimento, stizza, vendetta, risentimento;
  • il FATTO INGIUSTO ALTRUI (elemento oggettivo), che può consistere in un comportamento antigiuridico, un illecito giuridico, ma non necessariamente, potendo ricomprendere in esso qualsiasi comportamento che pur non violando alcuna norma dell’ordinamento giuridico, sia comunque contrario ad imperativi di ordine morale o sociale (comportamento persecutorio, oppressivo, vessatorio, ecc.).

Ma l’esistenza di tali elementi permette qualsiasi tipo e livello di reazione?

No, la reazione deve essere proporzionata al fatto ingiusto, si parla anche di adeguatezza, se tale proporzione manca è esclusa la applicabilità della attenuante della provocazione,  facendo venir meno la sussistenza del nesso causale tra fatto provocatorio e reazione, in tal senso si veda Cass. Pen., I, 06/04/18 n° 15529 (scarica e leggi).

Il requisito della proporzionalità è stato ribadito dalla Cass. Pen., I, 08/08/22 n° 30770 (scarica e leggi)

Giovanni Paris

AGGRESSIONE E MANCATA ASSISTENZA: OMISSIONE DI SOCCORSO?

Venne aggredito a settembre a Ponte Mammolo, trovato secondo responsabile -  RomaDailyNews

ESISTE L’OBBLIGO GIURIDICO DI INTERVENIRE IN AIUTO DI UNA PERSONA CHE STA SUBENDO UN’AGGRESSIONE?

Prendiamo spunto dalla tragica notizia di cronaca riguardante l’omicidio avvenuto a Civitanova Marche e dalla circostanza del mancato intervento dei molti presenti al fatto, tra i quali sembra alcuni intenti a riprendere la scena con il proprio cellulare, invece di eventualmente intervenire per cercare di interrompere la aggressione che poteva avere, come in effetti è stato, esiti irreparabili.

Il comportamento degli spettatori rimasti inermi, oltre che censurabile sotto il profilo umano e morale, potrebbe comportare qualche tipo di responsabilità, financo penale?

Il Codice Penale disciplina all’art. 593 la “Omissione di soccorso”, il quale prevede che:

Chiunque, trovando abbandonato o smarrito un fanciullo minore degli anni dieci, o un’altra persona incapace di provvedere a se stessa, per malattia di mente o di corpo, per vecchiaia o per altra causa, omette di darne immediato avviso all’autorità è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a 2.500 euro.

Alla stessa pena soggiace chi, trovando un corpo umano che sia o sembri inanimato, ovvero una persona ferita o altrimenti in pericolo, omette di prestare l’assistenza occorrente o di darne immediato avviso all’autorità.

Se da siffatta condotta del colpevole deriva una lesione personale [c.p. 582, 583] , la pena è aumentata [c.p. 64] ; se ne deriva la morte, la pena è raddoppiata.”.

La disposizione prevede l’obbligo di assistenza nei confronti di colui che si trovi in situazione di pericolo e rientra tra queste sicuramente quella di assistere la vittima di una aggressione.

Ma fino a che punto è possibile pretendere il comportamento imposto dalla norma, la pretesa è assoluta e senza eccezioni? Se dall’attività ausiliatrice può derivare un danno, anche grave, alla propria persona, per il fatto ad esempio che l’aggressore si presenta fisicamente superiore, ha l’uso di arma propria o impropria o oggetto atto ad offendere, ci si deve comunque esporre al pericolo, al rischio di danno?

Sicuramente esistono delle situazioni per cui non si realizza il reato di omissione di soccorso e tali sono tutte quelle che impediscono ad una persona di prestare assistenza, come il fatto di essere una donna, una persona anziana o malata, cioè soggetti che hanno uno stato che non consente di adempiere all’obbligo.

Ma ancora.

Affinché un fatto possa considerarsi penalmente antigiuridico, e pertanto punibile, è necessario accertare non solo che esso sia conforme ad una figura tipica prevista dal legislatore (corrispondenza tra fattispecie concreta e fattispecie astratta), ma verificare anche l’assenza di una “causa oggettiva di esclusione del reato” (c.d. “cause di giustificazione” o “scriminanti”), figure disciplinate dagli artt. 50 e seguenti del Codice Penale (es. stato di necessità , legittima difesa, uso legittimo delle armi, ecc.), in quanto, anche se il fatto corrisponde astrattamente ad una figura prevista e tipica di reato, esso non è sottoposto a sanzione penale, in quanto autorizzato, imposto, tollerato, consentito dall’ordinamento giuridico, il quale pone a confronto due beni giuridici tutelati dallo stesso, ma ritenendo prevalente l’uno sull’altro, uno “sacrificabile” rispetto all’altro.

Quindi vi è la prevalenza di una norma “giustificatrice” su quella “incriminarice”.

Ebbene, tra le cause di giustificazione il Codice Penale prevede all’art. 54 lo “Stato di necessità”, in forza del quale:

“Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo.

Questa disposizione non si applica a chi ha un particolare dovere giuridico di esporsi al pericolo.

La disposizione della prima parte di questo articolo si applica anche se lo stato di necessità è determinato dall’altrui minaccia; ma, in tal caso, del fatto commesso dalla persona minacciata risponde chi l’ha costretta a commetterlo [c.p.m.p. 44]”,

Quindi, al di là del caso di colui che comunque è preposto al soccorso altrui e che ha il dovere di esporsi al pericolo, il cittadino comune non ha tale dovere.

Ma ancora, se dall’azione di difesa altrui si cagiona un danno fisico all’aggressore, questo comporta la conseguenza di una penale responsabilità?

Anche in questo caso soccorre un’altra fattispecie di causa di giustificazione, regolata dall’art. 52 del Codice Penale, “Difesa legittima”, il quale recita:

“Non è punibile chi ha commesso il fatto, per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di una offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa.

Nei casi previsti dall’articolo 614, primo e secondo comma, sussiste sempre il rapporto di proporzione di cui al primo comma del presente articolo se taluno legittimamente presente in uno dei luoghi ivi indicati usa un’arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo al fine di difendere):

a) la propria o la altrui incolumità;

b) i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d’aggressione.

Le disposizioni di cui al secondo e al quarto comma si applicano anche nel caso in cui il fatto sia avvenuto all’interno di ogni altro luogo ove venga esercitata un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale.

Nei casi di cui al secondo e al terzo comma agisce sempre in stato di legittima difesa colui che compie un atto per respingere l’intrusione posta in essere, con violenza o minaccia di uso di armi o di altri mezzi di coazione fisica, da parte di una o più persone.”,

Come si può rilevare dalla sua lettura quindi la norma consente non solo la propria difesa, verso sé stessi, ma anche le difesa di altri, minacciati da “…un pericolo attuale di una offesa ingiusta…”, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa.

Fin qui il diritto…, il resto appartiene al senso di umanità e di solidarietà sociale.

 

Giovanni Paris