ARRESTO DI POLIZIA GIUDIZIARIA E “QUASI FLAGRANZA” – ART. 382 C.P.P. : CASS. PEN., II, 16/09/22 N° 34375

L’ “arresto” sotto il profilo processualpenalistico e’ un atto di polizia giudiziaria di iniziativa e costituisce una misura di coercizione personale, di limitazione della libertà personale avente natura precautelare.
Esso trova disciplina negli artt. 380 (arresto obbligatorio) e 381 (arresto facoltativo) del c.p.p. e prevede quale condizione per la sua esecuzione lo stato di “flagranza” del reato.

Cosa si intende per “flagranza” di reato?

L’ art. 382 c.p.p. “Stato di flagranza” prevede alternativamente che è in stato di flagranza:
1. chi viene colto nell’atto di commettere il reato,
2. chi, subito dopo il reato, è inseguito dalla polizia giudiziaria, dalla persona offesa o da altre persone,
3. chi è sorpreso con cose o tracce dalle quali appaia che egli abbia commesso il reato immediatamente prima.

Il vecchio c.p.p. prevedeva all’art. 237 una distinzione, ora non più riportata nelle disposizioni dell’art. 382 c.p.p., tra “flagranza” e “quasi flagranza”, ricomprendendo in quest’ultima le situazioni di cui ai numeri 2. e 3. sopra riportati, ora l’art. 382 c.p.p. accoglie una nozione unitaria di “stato di flagranza” facendo confluire in essa, oltre alla fattispecie di flagranza “propria”, o in senso stretto, i casi di c.d. flagranza “impropria”, o quasi flagranza.

La Cass. Pen., II, 16/09/22 n° 34375 (scarica e leggi) si occupa della situazione di cui al punto 3 affermando che “…in tema di arresto nella quasi flagranza del reato, il requisito della sorpresa del reo con cose o tracce del reato non richiede la diretta percezione dei fatti da parte della polizia giudiziaria, nè che la “sorpresa” non avvenga in maniera casuale, ma solo l’esistenza di una stretta contiguità fra la commissione del fatto e la successiva sorpresa del presunto autore di esso con le “cose” o le “tracce” del reato e dunque il susseguirsi, senza soluzione di continuità, della condotta del reo e dell’intervento degli operanti a seguito della percezione delle cose o delle tracce…“, richiamando anche i principi espressi nella sentenza della Corte Cassazione, Sez. U, del 24/11/15 n° 39131 nella quale “…si specifica che per poter procedere all’arresto di un soggetto è necessario che vi sia “la coessenziale correlazione tra la percezione diretta del fatto delittuoso (quantomeno attraverso le tracce rivelatrici della immediata consumazione, recate dal reo) e il successivo intervento di privazione della libertà dell’autore del reato.” E quanto sopra è perfettamente in linea con la ratio legis, ben evidenziata nella sentenza delle Sezioni unite citata nella cui motivazione si afferma che “la eccezionale attribuzione alla polizia giudiziaria (o al privato) del potere di privare della libertà una persona trova concorrente giustificazione nella altissima probabilità (e, praticamente, nella certezza) della colpevolezza dell’arrestato. Ebbene, sono proprio la diretta percezione (che, come sopra evidenziato, si ha anche con la sorpresa di un soggetto con cose o tracce del reato, come nel nostro caso) e constatazione della condotta delittuosa da parte degli ufficiali e agenti di polizia giudiziaria procedenti all’arresto, che possono suffragare, nel senso indicato, la sicura previsione dell’accertamento giudiziario della colpevolezza”. Quindi quello che conta per ravvisare la flagranza è che la P.G. abbia la diretta percezione di ciò che la porta a ritenere sussistente la responsabilità dell’arrestando. …”.

Per la cognizione delle situazioni che invece configurano lo stato di “quasi flagranza” derivante dall’inseguimento da parte della polizia giudiziaria, della persona offesa o di altre persone, si leggano i seguenti articoli:

ARRESTO DI POLIZIA GIUDIZIARIA E “QUASI FLAGRANZA”

ARRESTO DI POLIZIA GIUDIZIARIA E “QUASI FLAGRANZA”

Giovanni Paris

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