ART. 126-BIS C.D.S. E PRESENTAZIONE DI RICORSO: LA CERTEZZA DELL’INCERTEZZA

In un passato articolo dal titolo ART. 126-BIS C.D.S E PRESENTAZIONE DI RICORSO rispondemmo alla domanda:

La presentazione di un ricorso avverso il verbale di accertamento per la violazione che comporta la decurtazione dei punti dalla patente di guida determina la sospensione dei termini previsti dal comma 2 dell’art. 126 bis o un giustificato motivo per la omissione della prevista comunicazione?

Si evidenziò come esisteva un contrasto interpretativo tra organi amministrativi, in tal caso rappresentato dal Ministero dell’Interno, per il quale la presentazione di un ricorso avverso il verbale di contestazione costituisce un giustificato e documentato motivo di omissione dell’indicazione delle generalità del conducente e il termine previsto dalla norma rimane sospeso fino alla definizione del ricorso presentato e organi giurisdizionali per i quali l’obbligo di comunicazione sancito dalla norma in esame è indipendente dagli esiti di una concorrente impugnativa attinente alla legittimità dell’accertamento dell’illecito presupposto, con la conseguenza che il termine per la comunicazione delle generalità del conducente decorre dal momento della richiesta dell’autorità.

Tutto ciò ovviamente con conseguente incertezza operativa da parte degli organi di controllo e confusione per gli utenti cittadini.

Concludemmo affermando “Proprio un bel pasticcio…”, “pasticcio” che purtroppo prosegue, perchè se da parte giurisprudenziale sembrava ormai consolidato l’orientamento sopra esposto, si veda tra le più recenti  Cass. Civ., VI, 12/04/21 n° 9569 (scarica e leggi) ove si afferma che “…in tema di sanzioni amministrative conseguenti a violazioni del codice della strada, il termine entro cui il proprietario del veicolo è tenuto, ai sensi dell’art. 126-bis, comma 2, cod. strada, a comunicare all’organo di polizia che procede i dati relativi al conducente, non decorre dalla definizione del procedimento di opposizione avverso il verbale di accertamento dell’infrazione presupposta…ma dalla richiesta rivolta al proprietario dall’autorità di fornire i dati richiesti, trattandosi di un’ipotesi di illecito istantaneo previsto a garanzia dell’interesse pubblicistico relativo alla tempestiva identificazione del responsabile, del tutto autonomo rispetto all’effettiva commissione di un precedente illecito (cfr. Cass.15542/2015; id.18027/2018)…”, dobbiamo riscontrare un avviso diverso assunto da  Cass. Civ., II, 03/08/22 n° 24012 , la quale ha espresso il “…seguente principio di diritto: al fine della configurazione della violazione prevista dall’art. 126-bis, comma 2, c.d.s. 1992, consistente nella mancata comunicazione – nei sessanta giorni dalla data di notifica del verbale di contestazione – da parte dell’obbligato dei dati personali e della patente di guida del conducente al momento della commessa violazione presupposta, e, quindi, della legittima irrogazione della correlata sanzione, il destinatario dell’invito non può ritenersi tenuto a fornire i suddetti dati prima della definizione dei procedimenti giurisdizionali o amministrativi proposti avverso il verbale relativo alla precedente infrazione di riferimento. Da ciò consegue che per poter applicare le sanzioni contemplate dal citato art. 126-bis, comma 2, c.d.s., dopo l’esaurimento dei rimedi giurisdizionali o amministrativi a cui si è fatto ricorso, con esito sfavorevole per il ricorrente, l’organo accertatore  deve provvedere ad un nuovo invito a carico dell’obbligato, dalla cui data di notifica decorre il termine di 60 giorni per adempiere agli obblighi previsti dalla stessa disposizione normativa. Diversamente, ove l’esito dei citati rimedi sia favorevole al ricorrente (con annullamento del verbale di accertamento), viene meno il presupposto per la configurazione della violazione prevista dall’art. 126-bis, comma 2, c.d.s. a carico dell’obbligato in esso individuato (proprietario del veicolo o altro obbligato in solido ai sensi dell’art. 196 c.d.s.). …”

Con buona pace della certezza del diritto, legittima pretesa di chi opera per la sua applicazione, ma soprattutto del cittadino, il quale si troverà stimolato al contenzioso e alla fine “userà” a seconda dei casi l’interpretazione allo stesso più favorevole.

“Rebus sic stantibus.”

Giovanni Paris

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