LE CIRCOSTANZE ATTENUANTI DEL REATO: ART. 62 N° 2 COD. PEN. LA PROVOCAZIONE: CASS. 08/08/22 N° 30770

Vessazioni sul lavoro: come riconoscerle e difendersi

COSA SONO LE CIRCOSTANZE DEL REATO? ESISTONO DIVERSE TIPOLOGIE DI CIRCOSTANZE?

Affinchè si possa dire che ci sia reato vi deve essere la necessaria presenza di elementi senza i quali esso non viene ad esistenza, questi elementi si qualificano pertanto ESSENZIALI e sono:

  • l’elemento oggettivo (condotta + evento + nesso di causalità),
  • l’elemento soggettivo (volontà colpevole nelle forme del dolo, colpa o preterintenzione)
  • la antigiuridicità (in ossequio alla teoria della tripartizione).

Esistono o meglio possono esistere degli elementi che sono accidentali, eventuali, accessori e che non influiscono sulla esistenza del reato, ma lo vanno a qualificare nella sua complessiva realtà oggettiva concreta e che incidono sulla sua gravità o rilevano come indice della capacità a delinquere del soggetto comportando una modificazione della pena o in aumento o in diminuzione.

Questi elementi si qualificano CIRCOSTANZE  e il reato da semplice diviene circostanziato.

Anche per le circostanze vige il principio di legalità per cui necessita la espressa previsione normativa del fatto circostanziale.

Esistono diverse tipologie e classificazioni delle circostanze, una si queste le vede distinte in AGGRAVANTI ed ATTENUANTI, le quali comportano rispettivamente un aumento o una diminuzione della pena comminata per il reato base.

Art. 62 c.p.  Circostanze attenuanti comuni.

“Attenuano il reato, quando non ne sono elementi costitutivi o circostanze attenuanti speciali, le circostanze seguenti:

1. l’avere agito per motivi di particolare valore morale o sociale;

2. l’aver reagito in stato di ira, determinato da un fatto ingiusto altrui;

3. l’avere agito per suggestione di una folla in tumulto, quando non si tratta di riunioni o assembramenti vietati dalla legge o dall’autorità, e il colpevole non è delinquente o contravventore abituale o professionale, o delinquente per tendenza;

4. l’avere, nei delitti contro il patrimonio, o che comunque offendono il patrimonio, cagionato alla persona offesa dal reato un danno patrimoniale di speciale tenuità ovvero, nei delitti determinati da motivi di lucro, l’avere agito per conseguire o l’avere comunque conseguito un lucro di speciale tenuità, quando anche l’evento dannoso o pericoloso sia di speciale tenuità;

5. l’essere concorso a determinare l’evento, insieme con l’azione o l’omissione del colpevole, il fatto doloso della persona offesa;

6. l’avere, prima del giudizio, riparato interamente il danno, mediante il risarcimento di esso, e, quando sia possibile, mediante le restituzioni; o l’essersi, prima del giudizio e fuori del caso preveduto nell’ultimo capoverso dell’articolo 56, adoperato spontaneamente ed efficacemente per elidere o attenuare le conseguenze dannose o pericolose del reato.”

Tali fatti non determinano la liceità del fatto, non sono cause di giustificazione, scriminanti, ma comportano solo la comminatoria di una pena inferiore. 

Una di queste circostanze attenuanti è la cosiddetta PROVOCAZIONE, disciplinata dall’art. 62 n° 2 del c.p. che prevede la esistenza di un elemento soggettivo e un elemento oggettivo:

  • lo STATO D’IRA (elemento soggettivo) che si concretizza in un impulso emotivo irrefrenabile, incontenibile che porta alla perdita del controllo delle proprie azioni. Esso non va confuso con altre condizioni psicologiche quali odio, paura, agitazione, disperazione, risentimento, stizza, vendetta, risentimento;
  • il FATTO INGIUSTO ALTRUI (elemento oggettivo), che può consistere in un comportamento antigiuridico, un illecito giuridico, ma non necessariamente, potendo ricomprendere in esso qualsiasi comportamento che pur non violando alcuna norma dell’ordinamento giuridico, sia comunque contrario ad imperativi di ordine morale o sociale (comportamento persecutorio, oppressivo, vessatorio, ecc.).

Ma l’esistenza di tali elementi permette qualsiasi tipo e livello di reazione?

No, la reazione deve essere proporzionata al fatto ingiusto, si parla anche di adeguatezza, se tale proporzione manca è esclusa la applicabilità della attenuante della provocazione,  facendo venir meno la sussistenza del nesso causale tra fatto provocatorio e reazione, in tal senso si veda Cass. Pen., I, 06/04/18 n° 15529 (scarica e leggi).

Il requisito della proporzionalità è stato ribadito dalla Cass. Pen., I, 08/08/22 n° 30770 (scarica e leggi)

Giovanni Paris

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