“ACCERTAMENTO” DELLA VIOLAZIONE AI SENSI DELL’ ART. 14 L. 689/81: CASS., II, 04/08/22, N° 24209

COSA SI INTENDE PER “ACCERTAMENTO” DELLA VIOLAZIONE, AI FINI DELLA DECORRENZA DEL TERMINE DI 90 GIORNI, PREVISTO DALL’ART. 14 DELLA L. 689/81, ENTRO IL QUALE PROCEDERE ALLA NOTIFICAZIONE DEL VERBALE DI INFRAZIONE?

Come sappiamo il diritto è materia tecnica e come tutte le materie tecniche utilizza termini che hanno un ben preciso significato che sovente si discosta dall’uso che ne fa e/o dal significato quotidiano che gli attribuisce il cittadino comune e l’esempio più ricorrente sono quelli della “multa” e “contravvenzione”, che nel parlare comune vengono utilizzati con riferimento sostanzialmente al provvedimento sanzionatorio adottato da un organo di polizia, ben sapendo che dal punto di vista giuridico hanno ben altro significato e contenuto.

Ebbene, uno di questi termini è quello di ”accertamento” della violazione previsto dall’art. 14/2 della L. 689/81 laddove si prevede che “…Se non è avvenuta la contestazione immediata per tutte o per alcune delle persone indicate nel comma precedente, gli estremi della violazione debbono essere notificati agli interessati residenti nel territorio della Repubblica entro il termine di novanta giorni e a quelli residenti all’estero entro il termine di trecentosessanta giorni dall’accertamento. …”.

A questo punto bisogna capire quando si concretizza l”accertamento”.

In relazione all’elemento temporale riferito ad una violazione abbiamo:

  • la data di avvenuta commissione della violazione,
  • la data in cui l’organo di controllo ha constatato, rilevato la violazione,
  • la data in cui l’organo di controllo ha accertato la violazione.

La data di accertamento della violazione non coincide necessariamente con la data in cui è avvenuta la violazione, né con quella in cui l’organo di controllo ne viene a conoscenza, quest’ultima individua solo il momento in cui la violazione viene constatata nella sua materialità, come elemento di fatto, ma ciò non determina il suo “accertamento”, che costituisce concetto e fatto più complesso, possiamo dire che si realizza una “fattispecie a formazione progressiva”, in quanto esso presuppone sì la sussistenza dell’elemento oggettivo (il fatto costituente violazione), ma pretende anche la presenza dell’elemento soggettivo, cioè la individuazione ed identificazione del soggetto trasgressore a cui attribuire la violazione, attribuibilità che potrebbe comportare altresì la necessità di provvedere allo svolgimento di attività “investigativa”, più o meno complessa e quindi temporalmente più o meno dilatata, mediante gli atti previsti dall’art. 13 della L. 689/81 (es. documentazione fotografica, acquisizione di informazioni, ecc.).

La giurisprudenza di legittimità ha espresso nel tempo un orientamento elaborando il principio in forza del quale il termine di novanta giorni “dall’accertamento”, previsto dall’art. 14 della L.689/81 per la notificazione degli estremi della violazione, inizia a decorrere dal momento in cui è compiuta – o si sarebbe dovuta compiere anche in relazione alla complessità o meno della fattispecie – l’attività amministrativa intesa a verificare l’esistenza dell’infrazione, atteso che l’accertamento presuppone il completamento, da parte dell’autorità amministrativa competente, delle indagini intese a riscontrare la sussistenza di tutti gli elementi (oggettivi e soggettivi) dell’infrazione medesima, il momento dell’accertamento dell’illecito non coincide con il momento in cui viene acquisito il “fatto” nella sua materialità.

Si leggano per tutte  Cass. Civ., sez. II, ord., 29/10/19, n° 27702,  Cass. Civ., Sez. Un., sent., 31/10/19, n° 28210. 

Tali conclusioni sono state ribadite dalla Cass. Civ., sez. II, sent., 04/08/22, n° 24209 (clicca e leggi), nella quale è stato altresì affrontata la questione di quando l’organo abilitato a riscontrare gli estremi della violazione sia diverso da quello incaricato della ricerca e della raccolta degli elementi di fatto:

“…in tema di sanzioni amministrative, il termine per la contestazione all’interessato, stabilito, a pena di decadenza, dall’art. 14 della legge 24 novembre 1981, n. 689, decorre, non già dal momento in cui il “fatto” è stato acquisito nella sua materialità, ma, dovendosi tener conto anche del tempo necessario per la valutazione della idoneità di tale fatto ad integrare gli estremi (oggettivi e soggettivi) di comportamenti sanzionati come illeciti amministrativi, da quando l’accertamento è stato compiuto o avrebbe potuto ragionevolmente essere effettuato dall’organo addetto alla vigilanza delle disposizioni che si assumono violate. Qualora, pertanto, il soggetto abilitato a riscontrare gli estremi della violazione sia diverso da quello incaricato della ricerca e della raccolta degli elementi di fatto, l’atto di accertamento non può essere configurato fino a quando i risultati delle indagini svolte dal secondo non siano portati a conoscenza del primo, dovendo escludersi che le attività svolte dai due diversi organi possano essere considerate unitariamente al fine di valutare la congruità del tempo necessario per l’accertamento delle irregolarità e, conseguentemente, la ragionevolezza di quello effettivamente impiegato dall’amministrazione. …”.

Giovanni Paris

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