SANZIONI PER TICKET SCADUTO NEI PARCHEGGI A PAGAMENTO

Un parcometro

Viene confermato, e come sempre sostenuto, che costituisce violazione delle prescrizioni della sosta regolamentata, ai sensi dell’art. 7/15 del C.d.S., il caso di protrazione della sosta oltre l’orario per il quale è stata corrisposta la tariffa.

Questo è quanto statuito dalla Corte di Cassazione con sentenza 10/03/22 n° 7839  (leggi e scarica).

“…Il Tribunale di Pordenone si è conformato al costante orientamento di questa Corte (Cass. sez. VI, 21/05/2021, n. 14083; Cass., Sez. II, 3 agosto 2016 n. 16258), secondo cui la sosta a pagamento su suolo pubblico che si protragga oltre l’orario per il quale è stata corrisposta la tariffa non costituisce inadempimento contrattuale ma illecito amministrativo, sanzionato dall’art. 7 C.d.S., comma 15, trattandosi di evasione tariffaria in violazione delle prescrizioni della “sosta regolamentata”, introdotte per incentivare la rotazione e la razionalizzazione dell’offerta di sosta.

Come già affermato in precedenti pronunce, (Sez. 2, 25 febbraio 2008, n. 4847; Sez. 2, 4 ottobre 2011, n. 20308) l’art. 157 C.d.S., prevede due distinte condotte: quella di porre in sosta l’autoveicolo senza segnalazione dell’orario di inizio della sosta, laddove essa è prescritta per un tempo limitato, ed il fatto di non attivare il dispositivo di controllo della durata della sosta, nei casi in cui esso è espressamente previsto.

Contrariamente a quanto affermato dalla ricorrente, l’art. 157 C.d.S., comma 8, prevede per la loro violazione la medesima sanzione.

L’espressione “dispositivo di controllo di durata della sosta”, utilizzata dell’art. 157 C.d.S., comma 6, vale a comprendere i casi di c.d. parcheggi a pagamento mediante acquisto di apposita scheda, ciò discendendo dal rilievo che tale formula è la medesima di quella usata dalla disposizione del C.d.S. che consente ai Comuni, nell’ambito delle loro competenze in materia di regolamentazione della circolazione nei centri abitati, di stabilire aree di parcheggio a pagamento, anche senza custodia dei veicoli (art. 7, comma 1, lett. f).

La sentenza di questa Sezione 2 settembre 2008, n. 22036, ha affermato che, là dove il sindaco si sia avvalso del potere di stabilire, previa deliberazione della giunta, aree destinate al parcheggio sulle quali la sosta dei veicoli è subordinata al pagamento di una somma da riscuotere mediante dispositivi di controllo di durata della sosta, anche senza custodia del veicolo, fissando le relative condizioni e tariffe, la stessa non si sottrae all’operatività della sanzione amministrativa pecuniaria nei casi di sosta protrattasi in violazione dei limiti o della regolamentazione al cui rispetto essa era subordinata.

A sua volta, Sez. 6-2, 9 gennaio 2012, n. 30, ha cassato la sentenza del giudice del merito che aveva escluso “che nell’ipotesi di cui all’art. 7 C.d.S., superata l’ora scatti la medesima violazione come avviene nel caso del sistema previsto per la sosta limitata di cui all’art. 157 C.d.S.”, sul rilievo – non condiviso da questa Corte di legittimità – che nel primo caso “scatti soltanto il diritto del Comune di riscuotere la tassa per l’utilizzo del parcheggio a pagamento ed in relazione alla durata stessa della sosta”.

Questo orientamento è stato recepito dalla giurisprudenza della Corte dei Conti (Sezione giurisdizionale per la Regione Lazio, sentenza 19 settembre 2012, n. 888). Il giudice contabile ha infatti affermato che la mancata contestazione della sanzione pecuniaria da parte dell’ausiliario del traffico (e della società affidataria del servizio) nel momento in cui è stata accertata la sosta del veicolo senza ticket comprovante il pagamento del corrispettivo dovuto oppure con tagliando esposto scaduto per decorso del tempo di sosta pagato (che è pur sempre una fattispecie di mancato pagamento che il C.d.S., senza distinzioni, sanziona), configura una ipotesi di danno erariale per il Comune, rappresentato dal mancato incasso dei proventi che sarebbero derivati dalla applicazione della sanzione per violazione delle norme che disciplinano la sosta in aree a pagamento.

Il Tribunale ha fatto corretta applicazione dei principi affermati da questa Corte ed ha ritenuto che, in materia di sosta a pagamento su suolo pubblico, ove la sosta si protragga oltre l’orario per il quale è stata corrisposta la tariffa, si incorre in una violazione delle prescrizioni della sosta regolamentata poichè l’assoggettamento al pagamento della sosta è un atto di regolamentazione della sosta stessa. …”.

Ormai la questione dovrebbe essere chiara trovando concorde anche il Ministero dell’Interno che si è espresso a proposito in uno specifico punto (n° 3 pag. 4) della CIRCOLARE MININTERNO 23-09-16 N° 876-2014

Si leggano anche i precedenti articoli sull’argomento:

ARTICOLO DEL 29/06/16

ARTICOLO DEL 16/11/16

ARTICOLO DEL 16/05/14

N.B. UNO DEI MOTIVI DI RICORSO PRESENTATI DALLA PARTE E’ STATO QUELLO CHE IL GIUDICE DI MERITO HA OMESSO “…l’esame di un fatto decisivo per il giudizio costituito dalla diversità di disciplina della sosta a pagamento in altri comuni della stessa Regione, che, in caso di ticket scaduti, richiederebbero solo l’integrazione del pagamento per il periodo di occupazione dello stallo eccedente rispetto a quanto pagato dall’automobilista.”. EBBENE LA PRATICA OPERATA, CERTAMENTE PIU’ CONVENIENTE PER L’UTENTE, POTREBBE ESPORRE A DIVERSI TIPI DI RESPONSABILITA’.

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