PRODOTTI ALIMENTARI IN CATTIVO STATO DI CONSERVAZIONE

 

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L’art. 5 lett. b) della L. 283/62 (Disciplina igienica della produzione e della vendita delle sostanze alimentari e delle bevande) prevede quale ipotesi di reato contravvenzionale il fatto di  “…impiegare nella preparazione di alimenti o bevande, vendere, detenere per vendere o somministrare come mercede ai propri dipendenti, o comunque distribuire per il consumo sostanze alimentari: … b) in cattivo stato di conservazione;”,

Quando si verifica tale situazione? E’ necessario che l’alimento sia effettivamente posto in vendita, venga consumato o è sufficiente la semplice offerta in vendita o la detenzione per la sua vendita”?

Nel solco di un consolidato orientamento giurisprudenziale la Corte di Cassazione con sentenza del 26/10/16 m° 45229 (scarica e leggi) ha statuito che “La detenzione per la vendita o per il consumo di sostanze alimentari in cattivo stato di conservazione, punita dall’art. 5, lettera b), della legge 30 aprile 1962, n. 283, è reato di pericolo per la consumazione del quale non è necessario che vi sia un effettivo atto di cessione o che sia effettivamente danneggiata la salute, essendo sufficiente che il prodotto sia nella materiale disponibilità dell’operatore commerciale (grossista o dettagliante) che lo fornirà ai consumatori. Il reato, pertanto, si consuma anche con la semplice detenzione delle sostanze nel frigorifero posto nel luogo di vendita o di somministrazione: indipendentemente dalla possibilità di un eventuale controllo sullo stato di conservazione al momento dell’impiego.”.

Il reato in discussione è reato di pericolo e specificamente di pericolo presunto, ma in cosa si caratterizza tale categoria di reati?

Per rispondere dobbiamo introdurre il concetto di DANNO in ambito penalistico, il danno criminale.

Esso è l’offesa (evento giuridico) al bene giuridico tutelato dalla norma e può assumere due forme:

  • la LESIONE, quando il bene giuridico viene realmente leso (es. omicidio consumato),
  • la MESSA IN PERICOLO, quando il bene tutelato è solo messo in pericolo, minacciato (es. omicidio tentato).

Il PERICOLO consiste nella probabilità che un evento temuto accada ed è un giudizio che si basa sull’esperienza di casi simili.

In relazione all’offesa i reati quindi si distinguono in :

  • reati di DANNO,
  • reati di PERICOLO.

I reati di pericolo a loro volta si distinguono in :

  • reati di PERICOLO CONCRETO, nei quali il giudice deve accertare in concreto la avvenuta messa in pericolo del bene giuridico (es. strage art. 422 c.p.);
  • reati di PERICOLO PRESUNTO, nei quali vi è una presunzione di pericolosità senza la necessità di sua dimostrazione e di accertamento da parte del giudice (es. associazione per delinquere art. 416 c.p.).
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